Il 58° Congresso Nazionale Ingegneri e l'ingegneria dell'Informazione

Il 58° congresso nazionale ingegneri si è da poco concluso.
Le aspettative erano davvero alte: alcune si sono ben concretizzate, altre meno, come capita spesso quando si cerca di innovare.
La qualità degli interventi è risultata davvero importante. I palati più fini si sono deliziati ascoltando il Prof. Hoffman: il suo solo intervento è valso la partecipazione al congresso.
Una menzione speciale va agli aspetti informativo organizzativi. Si è però dimostrato che, per quanto l'ingegneria dell'informazione possa fornire strumenti di altissimo livello, la discriminante è l'aspetto umano.
Per esempio la votazione della mozione: avrebbe dovuto essere attraverso i totem, ma evidentemente il loro uso non era "nelle corde" di molti Presidenti.
O anche la partecipazione ai dibattiti via twitter: un piccolo disastro. Intendiamoci: non la loro proposizione, quanto il loro uso, la loro interrogazione, la diffusione. Certo, i tempi del congresso avrebbero dovuto essere profondamente differenti. O forse la platea avrebbe dovuto essere più "assuefatta" all'utilizzo della tecnologia.
Certo, ci si è resi conto che il futuro passa dal terzo settore. Un conto è veder passare il treno delle idee, un altro è prenderlo.
La tecnologia delle smart cities è governata da processi informatici e di telecomunicazione di altissimo livello. Ci si deve abituare che, come nel caso dell'ingegneria ambientale per lo smaltimento dei rifiuti, nel caso dell'innovazione tecnologica non ci si può accontentare del "prodotto preconfezionato" offerto dalla grande società produttrice di software o di sistemi integrati: è necessario un progetto serio, realizzato da un professionista preparato ed indipendente, in altre parole di un ingegnere del settore C (dell'Informazione).
Non valorizzare il settore C non solo significa avere realizzazioni meno efficienti e sicure, ma anche rischiare che molti colleghi perdano l'affezione agli Ordini.
Il settore C sta ancora aspettando risposte concrete ed esaustive su molti temi.
L'assicurazione obbligatoria per esempio. E' facile quantificare il valore di una polizza per qualcosa che in qualche modo "è sempre stato". Molto più difficile capire e quantificare il danno derivante da una partita di auto il cui software installato nelle centraline può compromettere milioni di guidatori. O il danno derivante dalla cancellazione della banca dati di milioni di utenti della telefonia radiomobile. O l'errore nel software di una macchina TAC, magari tarata male. Senza un'azione forte da parte della categoria e da chi la rappresenta, è davvero impossibile reperire delle assicurazioni convenienti.
Il secondo tema oggetto di dibattito da ormai molto tempo è quello della formazione. Gli Ordini difficilmente hanno a disposizione aule che permettano di seguire corsi su sistemi complessi, siano essi macchine biomedicali o sistemi di server da migliaia di euro. I professionisti del terzo settore sanno da tempo che è necessario studiare per poter rimanere al passo coi tempi: alcuni corsi costano diverse migliaia di euro e sono erogati direttamente dai produttori di macchinari. Risulta difficile quantificare il numero dei crediti formativi da erogare per ciascun corso. Infine la questione delle privative. Certo la circolare 194 emessa dal CNI è un passo epocale. Mette le amministrazioni di fronte alla pura realtà: per svolgere compiti relativi ad attività del settore C devono essere utilizzate competenze che vengono dall'ingegneria. Ma non è abbastanza. Ci vuole un'azione continua e convinta perchè si attuino compiutamente le linee indicate con la circolare.
I tempi però si stanno allungando. Non ci possono essere scuse legate al sistema paese, alla 1congiuntura economica o ai massimi sistemi.

Innovare il paese significa applicare la mentalità dell'ingegnere per semplificare e per utilizzare le nuove tecnologie nel modo più efficace, con riduzione di costi e rapidi ritorni degli investimenti.
Prima si parte meglio è per tutti quanti. Non si può abbandonare l'agenda digitale o lasciarla in mano ai soggetti che la vedono come un business, l'ennesimo, che non permette all'economia di risollevarsi: ci vogliono idee, capacità, misura dei risultati. Tutte cose presenti nel DNA degli ingegneri, anche in quelli che appartengono al settore C, spesso considerato la cenerentola delle ingegnerie.