Edilizia sanitaria: «Il 40% dei posti letto ospedalieri sono in edifici da demolire e ricostruire»

In Italia ci sono circa 1.050 ospedali per un totale di 210 mila posti letto: se circa 52 mila posti sono in immobili per cui può essere considerato sufficiente un buon piano di ristrutturazione, oltre 85 mila sono in edifici da demolire e ricostruire.

In una prospettiva di medio periodo, a 10 anni, l’investimento è quantificabile in 6,2 miliardi di euro, di cui circa il 18 per cento attribuibile alla componente tecnologica, con ampi benefici sociali ed economici e circa 6mila posti di lavoro.

Sono alcuni dei dati del “Quarto Osservatorio sulla sostenibilità e sulla sicurezza”, realizzato da Scenari Immobiliari in collaborazione con Johnson Controls e presentato nel corso del 28°Forum a Santa Margherita Ligure

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Gli ospedali: da asset immobiliari a infrastrutture strategiche

La gestione dell’emergenza attuale e futura, intimamente connessa alla tutela della salute delle persone, ha messo sotto pressione il sistema sanitario e le strutture fisiche che lo ospitano, con tensioni che rischiano di incrinarne alcuni principi essenziali. Grandi potenzialità potrebbero arrivare dal settore della medicina robotica e dalla telemedicina e dallo sviluppo di spazi per la cura particolarmente evoluti. Questi ultimi, in particolare, per l’evidente necessità di riqualificazione dei nostri ospedali, la diffusione sul territorio nazionale, il grande impatto che producono a scala urbana, la dimensione fisica dell’infrastruttura, potranno far parte del motore economico dei prossimi anni.

In un’ottica di lunghissimo periodo, superiore ai 45 anni, ciò vorrebbe dire un giro d’affari fra i 27 e i 30 miliardi di euro.

In una prospettiva di medio periodo, a 10 anni, l’investimento è quantificabile in 6,2 miliardi di euro, di cui circa il 18 per cento (1,1 miliardi) attribuibile alla componente tecnologica.

Gestione sanitaria nazionale e RSA: quale futuro?

A fianco delle strutture ospedaliere, le RSA per l’evoluzione della popolazione, invecchiamento e allungamento della speranza di vita, sono diventate centrali nella gestione sanitaria nazionale.

Oggi nel panorama italiano sono disponibili circa 300 mila posti letto in residenze socioassistenziali che si confrontano con una domanda potenziale di circa 550 mila posti. Se proiettiamo questi numeri nel lunghissimo periodo, al 2045, la domanda potenziale potrebbe essere doppia di quella attuale.

Nell’ultimo triennio la crescita è stata di circa 4.400 di posti letto all’anno. A questa evidente carenza numerica si associa la necessità di miglioramento e trasformazione dei centri, non solo per le problematiche sanitarie che il virus ha messo in evidenza, ma per carenze tecnologiche e strutturali e per necessità sociali, per cui le costruzioni dovranno essere aperte al territorio, offrire accanto al servizio residenziale quello poliambulatoriale, l’assistenza domiciliare e mini-alloggi, asset privilegiati per volontà dei cittadini di vivere il più a lungo possibile in un luogo simile a una vera abitazione sicura e con possibilità di socializzazione.

La spesa per la sanità rappresenta circa il 9 per cento del Pil nazionale. Le strutture, e gli ospedali in particolare, per il loro funzionamento consumano energia attraverso impianti che in discreta parte sono nella fase avanzata del loro ciclo di vita. Energia elettrica, circa il 35 per cento del totale, e termica, il 65 per cento del totale, con un costo che incide per circa il 5 per cento del fatturato sanitario. 

«Dal nostro studio emerge chiaramente una naturale necessità di riqualificazione dell’infrastruttura che, oltre a portare vantaggi alla collettività, possa fungere nel breve, medio e lungo periodo, data la dimensione del comparto, da sostegno e motore per l’economia nazionale - dichiara Francesca Zirnstein, direttore generale Scenari Immobiliari - l’edilizia sanitaria è da sempre una delle maggiori sfide per i progettisti, che devono operare in un contesto estremamente delicato per le azioni che sono svolte all’interno degli edifici e per la protezione che deve essere garantita a soggetti fragili».

«L’evoluzione tecnologica che fa incontrare tecnologie impiantistiche ed Information Technology è un aspetto importante per massimizzare comfort, sicurezza e user experience» conferma Ivan Mazzoni, Sales Director di Johnson Controls Italia.

«La situazione attuale ci vede impegnati al fianco dei nostri clienti per garantire ambienti sicuri a fronte dell’emergenza sanitaria in corso. Con la piattaforma OpenBlue recentemente annunciata, Johnson Controls si pone come partner delle società italiane che non solo vogliono garantire la sicurezza e la salute degli utenti, ma anche gestire il building in maniera innovativa e addirittura creando nuovi servizi. Stiamo portando sul mercato una serie di applicazioni connesse che permettono a ospedali, uffici e siti produttivi di garantire il rispetto delle norme sanitarie attraverso singole applicazioni, come il controllo del distanziamento, la gestione degli spazi e, contemporaneamente, creano un sistema informativo per affrontare attraverso i dati le sfide di business e sicurezza».

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