Il progetto di recupero sostenibile di edificio storico attraverso l’interoperabilità del BIM: l’esempio di CASA21

Come noto, la metodologia integrata di lavoro offerta attraverso l’approccio BIM, oggi consente nuove possibilità nei metodi di progettare, costruire e gestire edifici, pubblici e privati, fornendo un efficiente e completo sistema di informazioni durante le varie fasi e i diversi aspetti tecnici della costruzione, dal Master Plan, alla progettazione, alle fasi di costruzione, alla gestione/manutenzione nel tempo.
La “Construction digital”, associazione che oggi riunisce e valorizza negli Stati Uniti i contributi dei diversi enti che si occupano della construction innovation e del Green Building, prevede che entro il 2016 per tutti i progetti pubblici americani, di qualsivoglia dimensione, venga richiesto l’uso del Building Information Modelling (BIM), per soddisfare la richiesta di incorporare tutte le informazioni riguardanti la costruzione, creare cioè un unico modello digitale, in ambito anche di lifecycle assessment.
È pur vero, come già osservato sulle righe di questo giornale, che l’efficienza e compatibilità di interoperabilità dei software richiesti dall’approccio BIM presenta ancora diversi aspetti problematici.
L’articolo illustra, con un esempio esplicativo e critico per alcuni aspetti che sicuramente possono aprire confronti e discussioni, l’esperienza condotta dagli autori, con il contributo di alcuni allievi Master della Scuola Pesenti del Politecnico di Milano, di docenti e di alcuni professionisti, nell’affrontare le problematiche inerenti i requisiti di sostenibilità per il restauro ai fini abitativi di un edificio in muratura esistente, dai vincoli di tutela ambientale all’efficienza energetica alla richiesta strutturale antisismica, in modo integrato, proprio con l’approccio BIM.
È stato scelto il “Progetto Casa 21” per l’originalità e complessità del tema, ma anche per l’attualità, in termini di possibile proposta di sviluppo sostenibile nel complesso ambito legislativo e tecnico di recupero storico-ambientale; si tratta infatti del recupero e valorizzazione di un casale in Val D’Orcia (ambiente tutelato dall’UNESCO), nel rispetto dei criteri di tutela ambientale, restauro conservativo, risparmio energetico, adeguamento nei riguardi della sicurezza strutturale, sostenibilità di tempi e costi.
Il percorso operativo proposto per “Progetto Casa 21” vuole analizzare criticamente la fattibilità operativa dell’implementazione non solo di regolamenti, normative e vincoli nazionali, ma trovarne la compatibilità con raccomandazioni internazionali, quali il Libro Verde della Commissione Europea o il Protocollo Agenda 21, stilato dalle Nazioni Unite, e firmato dall’Italia, per la salvaguardia dell’ambiente nel 21° secolo. (1992).
Solo con un supporto tipo BIM un’operazione di tale complessità, con tanti e diversi vincoli, può divenire prototipo ed essere proposto come linea guida per futuri interventi.
Il lavoro ha già avuto diversi riconoscimenti tra i quali il primo premio italiano per il CSR “Corporate Social Responsability” del 2008, ed è stato presentato dalla prof. Paola Ronca durante la Tavola Rotonda, tenutasi alla recente Manifestazione EIRE Expo Italia Real Estate, dal titolo “Real Estate education after the global financial crisis”.
Di seguito alcune immagini dell’edificio e dell’ambiente che lo avvolge.

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