Lettera aperta di un Ingegnere Italiano

L’ingegnere italiano, da Leon Battista Alberti a Sergio Musmeci, da Leonardo da Vinci a Pier Luigi Nervi, ha avuto, da sempre, un ruolo di protagonista nel campo dell’arte, della scienza applicata e della tecnologia.
La spontanea propensione per la ricerca, la visione di un mondo fatto di persone ed elementi naturali, prima ancora che di macchine e costruzioni, sono prerogative dell’ingegnere italiano: un insieme di competenze acquisite per il benessere collettivo, in una società sempre più complessa, nella quale l’ingegnere dovrebbe essere l’elemento insostituibile, una sorta di “alieno” buono capace di sognare ed inventare, affinché tutti stiano bene e nessuno si senta escluso.
La nostra tradizione culturale, il nostro sistema formativo, le nostre aspettative, tutto ciò che caratterizza l’ingegneria italiana è stato prepotentemente messo in discussione, per irrevocabili esigenze di cambiamento e di standardizzazione.
In questa vile competizione, l’Italia delle professioni non ha voce; i nostri rappresentanti politici ed istituzionali intervengono con maldestre manovre di riforma, in nome dell’Europa e del libero mercato. Chi sono i veri alieni? Esiste ancora l’ingegnere italiano?
La risposta in questa mia lettera.

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