Una imperdibile storia del cemento attraverso i racconti di due persone normali, e un archivio eccezionale

Le storie del cemento si intrecciano con le storie del territorio. E il territorio di Casale Monferrato è un territorio che sa di cemento. Me lo ripeteva sempre Giancarlo Sirchia quando ero in ATECAP "quelle sono zone in cui chi nasce sa già di cemento". E così, quando ho trovato questo interessane sito, consultabile preferibilmente da smartphone, non sono rimasto sorpreso. Dentro hiab.ilcemento.it ci sono due storie, a cavallo della seconda guerra mondiale, di Edoardo Saletta, custode della cementeria di Morano, e Berto Spina, autotrasportatore, che ci raccontano di un tempo in cui il Saletta ci dice "I padroni erano brava gente". Una storia ricca di fotografie provenienti dall’archivio storico della Buzzi Unicem. Un regalo per chi fa parte del settore. Imperdibile.

Andrea Dari 

 

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La storia del cemento attraverso la storia di due persone normali

Si tratta di un progetto fisico e virtuale: il progetto Heritage in a Box si compone di due elementi: l’App che trasmette e divulga l’Heritage e il contenitore espositivo –Box– posizionato nei pressi dell’arco sito nel comune di Morano Po.

Con l’App (hiab.ilcemento.it ), in un video composto da riprese in fabbriche e siti in funzione e dismessi, alternato a ricostruzioni in computer grafica, l’utente, seguendo le fasi di vita e lavoro di un operaio di cementeria e di un autotrasportatore, può conoscere le differenti fasi di lavorazione del cemento, compiere un inedito viaggio panoramico sul territorio casalese, dalle colline alla pianura, e percorrere l’Italia a bordo dei primi mezzi pesanti negli anni del boom economico.

Il Box invece si configura come un’espansione del Museo Etnografico di Coniolo, un piccolo centro di documentazione posizionato nei pressi dell’arco costruito a Morano Po negli Anni 50 dall’allora titolare dello stabilimento dell’Unione Cementi Marchino per proteggere l’attraversamento della strada provinciale Casale – Torino da parte della teleferica per il trasporto delle materie prime da Coniolo alla cementeria di Morano. «Heritage in a box – spiega l’ingegner Gian Mario Rossini dell’associazione Il Cemento – amplia, sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie, l’offerta culturale del vicino museo etnografico di Coniolo. Dentro il container ci sono qr code per accedere all’applicazione lungo una mappa interattiva»

Il progetto, curato dall’architetto Manuel Ramello, promosso dall’associazione casalese e realizzato con il contributo di Compagnia di San Paolo per il bando Luoghi della Cultura 2018, oltre che con il sostegno della Buzzi Unicem Spa e del Comune di Morano, rappresenta un ulteriore tassello ad implementazione del Parco di Archeologia Industriale del Cemento, il museo diffuso sul territorio, studiato e gestito dall’Associazione Il cemento nell’Identità del Monferrato casalese.

Il contenuto si sviluppa quindi attraverso il racconto di Edoardo Saletta, custode della cementeria di Morano nato ai primi del Novecento, e a Berto Spina, del ’37, autotrasportatore. Le loro parole accompagnano il pubblico alla scoperta di un mondo che è scomparso lasciando in eredità uno straordinario patrimonio di archeologia industriale legata al cemento.

Ecco due brevi estratti.

 

 

I padroni erano brava gente

Edoardo Saletta: "Una volta quasi ci cadeva la casa. A forza di mangiare il pendio da sotto. Pendio è una parola che ho trovato sui libri, ho letto tanto, nella mia vita, mi è servito a imparare a pensare, a spostare il futuro avanti. A forza di mangiare il pendio da sotto quasi ci cadeva la casa. Era venuto uno spedito dall’Unione Italiana Cementi, un sacco di parole difficili: e i voltini e la volta a padiglione, «e insomma la casa – aveva detto – minaccia di cadere. Terrò particolareggiata relazione». Mio padre si era messo a trattare: «O ci date una casa nuova o ci date i soldi per farne un’altra, farcela abbandonare qui e basta non potete». Non so mica come andò a finire, forse ce ne costruirono un’altra, di sicuro quella la lasciammo."

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A me piacevano, i Buzzi

Berto Spina: "«Compila sempre la bolla di trasporto», mi aveva raccomandato il padroncino, «che i Buzzi sono precisi». Facevano perfino le calcimetrie campione (ci ho impiegato un po’ a imparare che si chiamavano così). Testavano il prelevato dai diversi punti della cava, lo analizzavano a Casale. A me piacevano, i Buzzi. Forse perché anche io sono sempre stato uno preciso, regolare."

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Foto e testi sono tratti dal sito hiab.ilcemento.it