Terremoto Centro Italia: presentato il 3° Rapporto dell’Osservatorio Sisma Fillea-Legambiente

04/11/2020 474

A oggi, nelle aree terremotate del Centro Italia colpite dal sisma del 2016, la veloce e diffusa ricostruzione si è dimostrata un impegno drammaticamente disatteso, segnato da ritardi e lungaggini burocratiche, e ora anche dalla pandemia.

È questa l’amara sintesi che emerge dal Terzo Rapporto sulla ricostruzione redatto dall’Osservatorio Nazionale Sisma Fillea - Legambiente.

Il documento passa in rassegna la situazione nei cantieri, le condizioni di chi vi lavora, la cause dei ritardi, le sofferenze economiche e le irregolarità riscontrate negli anni. 

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Sisma 2016: i dati del rapporto Fillea - Legambiente

Nelle aree terremotate del Centro Italia colpite dal sisma del 2016, la veloce e diffusa ricostruzione, a oggi, si è dimostrata un impegno disatteso segnato, in questi quattro anni, da ritardi e lungaggini burocratiche, e ora anche dalla pandemia.

A parlar chiaro sono i dati raccolti nel report sulla ricostruzione: al 30 giugno sono poco più del 17% le richieste di Contributo per la Ricostruzione (RCR) pervenute alle Unità Speciali Regionali, mentre sul fronte delle macerie pubbliche, ne sono state rimosse 2,4 milioni di tonnellate, pari all’88% delle circa 2,7 milioni di tonnellate stimate inizialmente, anche se le Regioni stanno aggiornando le stime e molto probabilmente aumenteranno.

Si presume, si legge nel dossier, che la completa rimozione andrà ben oltre il 2020 e purtroppo continua a mancare un coordinamento tra le quattro regioni. A oltre quattro anni di distanza, nell’era della digitalizzazione, non si è riusciti ad approntare un monitoraggio dei flussi delle macerie né un semplice sito web dove pubblicare i dati, rendendo molto faticoso il necessario controllo sociale sull’operato della Pubblica Amministrazione e sull’utilizzo di ingenti risorse pubbliche.

Nonostante sia confermato che il 97-98% delle macerie è costituito da inerti riciclabili e utilizzabili, le informazioni certe riguardano solo poco più di 200mila tonnellate di inerti lavorati e resi disponibili per il riutilizzo.

La situazione critica nei cantieri della ricostruzione

Secondo il report, al 31 dicembre 2019, i lavoratori edili erano poco meno di 5.500, per il 34% stranieri, dipendenti delle 822 imprese registrate e presenti nei cantieri della ricostruzione (in media poco più di 6 dipendenti per impresa).

Scorrendo le tabelle del rapporto si nota come la percentuale di operai super specializzati è di poco inferiore alla media nazionale mentre, per il tipo di complessità delle opere, sarebbe dovuta essere superiore. Il secondo elemento è la massa salariale, in totale 22 milioni, per una media inferiore a quella nazionale. Per quanto riguarda poi il lavoro autonomo, è impossibile indicare un numero di lavoratori, perchè non è obbligatoria la registrazione in cassa edile.

Inoltre, al 28 febbraio 2020, si registrava un totale di 78 interdittive antimafia, un dato che conferma in modo preoccupante i tentativi di infiltrazione criminale e mafiosa nella ricostruzione e quindi la necessità di mantenere alto il livello di controllo con la puntuale applicazione dalle II e III Linee guida antimafia, a partire dai Tavoli sui flussi di manodopera e dall’invio dei settimanali di cantiere (alle Prefetture e semplificati alla Casse Edili/Edilcasse).

«Il lavoro è meno qualificato, meno pagato e poco sicuro - spiega Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea Cgil - a ciò va aggiunta la questione del pericolo sempre più minaccioso delle infiltrazioni mafiose e le difficoltà legate all’esplosione della pandemia che ha avuto un forte impatto sulla ricostruzione delle aree terremotate, soprattutto nella fase del lockdwn, quando come prescritto da diversi decreti emanati dal Governo, è arrivato il fermo di tutti i cantieri, a eccezione di quelli per lavorazioni di particolare emergenza ed importanza».

«Dopo il lockdown la ripresa dei cantieri è stata lenta fino ad agosto con il prolungamento della Cig per Covid per circa il 30% delle maestranze impegnate - ha aggiunto Genovesi - dopo aver semplificato le procedure in capo a comuni e stazioni appaltanti e aver riconosciuto ai professionisti un ruolo di fatto autocertificatorio, occorre rafforzare tutti gli strumenti preventivi (controllo reale sui Durc Congruità, settimanale di Cantiere semplificato da inviare alle Casse Edili, flussi di manodopera) e aumentare la capacità di controllo e ispezioni sul territorio. Semplificazione non vuol dire per forza illegalità se tutti gli attori del processo fanno la loro parte. Su questo confidiamo sul ruolo istituzionale di Commissario e Forze dell’ordine».

Necessaria una Legge Quadro sulla prevenzione e la messa in sicurezza 

Fillea e Legambiente non hanno dubbi sui motivi che ritardano la ricostruzione: sono generati dall’assenza della necessaria analisi e la conseguente progettazione e dalle continue proroghe e mancanza di termini certi per il finanziamento pubblico.

Per questo ritengono sia necessaria una Legge Quadro sulla prevenzione e la messa in sicurezza del territorio, la gestione delle emergenze e la ricostruzione.

«Nelle aree terremotate – ha dichiarato Stefano Ciafani presidente nazionale di Legambiente – a quattro anni dal sisma i numeri del bilancio della ricostruzione sono più che sconfortanti, con ricadute pesanti sullo stato d’animo e sul futuro delle comunità colpite. Il lavoro avviato dal nuovo Commissario Giovanni Legnini, insediato a fine febbraio scorso, e il nuovo, e speriamo definitivo, quadro normativo, stanno riaccendendo la speranza che possa finalmente esserci un cambio di passo».

«Il nostro auspicio è che prenda davvero avvio una ricostruzione sicura e di qualità, garantendo il coinvolgimento e la partecipazione delle comunità locali e delle associazioni impegnate per la rinascita di quelle aree - ha continuato - vogliamo però ricordare che la ricostruzione fisica degli edifici e delle infrastrutture non basterà per contrastare lo spopolamento di questi territori, messi a dura prova dal sisma e dall’emergenza coronavirus. Per questo serve anche un forte impegno per rilanciare e rivitalizzare l’economia, puntando sullo sviluppo locale sostenibile e sull’innovazione sociale e digitale, valorizzando le grandi potenzialità e ricchezze dell’Appennino e mobilitando professionalità, partecipazione e impegno di tutti e dal basso. E che il tutto venga finalmente monitorato e reso trasparente, per il necessario controllo sociale».

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