Aumentano abusi edilizi e affollamento abitativo: i dati del Rapporto ASviS

09/11/2020 1863

Secondo l’analisi dell’ASviS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, nel 2019 è peggiorato l’andamento del Goal 11 dell’Agenda 2030 dell’Onu (Città e comunità sostenibili): il motivo è dovuto all’aumento dell’abusivismo edilizio e del sovraffollamento delle abitazioni.

Il rapporto di ASviS ha messo in evidenza i dati sull’andamento del Paese verso l’Obbiettivo 11 dell’Agenda 2030, relativo a Città e comunità sostenibili, ed esamina i miglioramenti e le criticità su cui occorre intervenire. 

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L'Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile: il rapporto di ASviS

Peggiora in Italia la situazione delle città e per invertire questa tendenza sono necessari interventi di riqualificazione energetica dell’edilizia, mobilità sostenibile, lotta alla povertà con interventi mirati nelle periferie, digitalizzazione e contrasto all’inquinamento e al consumo di suolo.

Sono queste, in sintesi, alcune delle priorità proposte dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e illustrate nel Rapporto 2020 “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”, analisi sull’andamento dell’Italia e dell’Europa verso i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 realizzata con il contributo di 600 esperti delle organizzazioni aderenti.

L’ASviS ha messo in evidenza i dati sull’andamento del Paese verso l’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030 relativo a Città e comunità sostenibili, esamina i miglioramenti e le criticità su cui occorre intervenire per garantire uno sviluppo delle città che sia sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale.

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L’indicatore composito elaborato dall’ASviS sul periodo 2010-2019 per misurare l’andamento del Paese verso l’Obiettivo 11 mostra un tendenziale miglioramento dell’inquinamento da PM10 fino al 2018, anno in cui per la prima volta l’Italia rispetta il target europeo di numero di giorni in cui si registra un superamento dei limiti di PM10 (31,4 giorni rispetto a un obiettivo di 35).

D’altra parte, nell’arco di tempo considerato l’offerta del trasporto pubblico è diminuita dell’8,7%.

Nel 2019 la flessione dell’indice composito è spiegata dall’aumento dell’abusivismo edilizio (+5,5% dal 2010 al 2019), dal sovraffollamento delle abitazioni (+18,6%) e dall’aumento dell’utilizzo dei mezzi privati per recarsi sul posto di lavoro.

Nel 2020, come conseguenza della riduzione degli spostamenti dovuta alla pandemia, è aumentata considerevolmente la qualità dell’aria nelle città, ma l’emergenza sanitaria ha diminuito l’utilizzo dei mezzi pubblici. Questi due fenomeni contrastanti rendono difficile valutare quale sarà la direzione dell’indicatore relativo a questo Obiettivo nel 2020, che perciò è indicata nel grafico come Non Valutabile (NV).

«Le città sono determinanti per l’attuazione dell’Agenda 2030, per portare il Paese verso la sostenibilità economica, sociale e ambientale e vanno considerate come centrali nel disegno del Piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato dal Next Generation Eu» ha commentato Enrico Giovannini, Portavoce dell’ASviS, che con oltre 270 aderenti è la più grande rete di organizzazioni della società civile mai creata in Italia per diffondere la cultura della sostenibilità e la conoscenza dell’Agenda 2030 dell’Onu.

«Il ruolo delle città è infatti fondamentale per la riduzione dell’inquinamento, la lotta contro povertà e disuguaglianze, la digitalizzazione e il consumo di suolo - ha aggiunto - la crisi pandemica le sta già trasformando se consideriamo gli effetti che lo smart working e la didattica a distanza esercitano sul tessuto economico e sociale. Per questo serviranno politiche di lungo periodo che accompagnino e orientino a una maggiore sostenibilità il processo di cambiamento, rendendo le città più resilienti ai futuri shock, a partire da quelli dovuti alla crisi climatica».

L’Europa e l’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030

A livello europeo, la situazione descritta nel Rapporto ASviS 2020 risulta molto eterogenea.

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La Romania è il paese che presenta la situazione peggiore, con un valore dell’indice composito che si discosta di 32 punti rispetto a quello del best performer, l’Irlanda. A livello generale, però, si nota un miglioramento del valore del composito rispetto al 2010 per la maggioranza dei Paesi: in particolare, l’Estonia presenta un netto aumento grazie alla diminuzione del tasso di sovraffollamento delle abitazioni.

L’Italia, nonostante registri un miglioramento tra il 2010 e il 2018, è ancora al di sotto della media europea a causa del tasso di sovraffollamento delle abitazioni che, nell’ultimo anno disponibile, si attesta al 27,8% rispetto ad una media europea del 15,5%. Peraltro, l’indicatore relativo alle persone che vivono in abitazioni sovraffollate ha la maggiore influenza sulle disparità territoriali registrate per l’indicatore composito all’interno dell’Unione europea.

Le proposte dell’ASviS per “Città e comunità sostenibili”

Per raggiungere l’obiettivo europeo della carbon neutrality al 2050 sono necessari interventi di riqualificazione energetica profonda del patrimonio edilizio, di sostituzione degli impianti di riscaldamento alimentati da combustibili fossili e di installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili.

Visto che gli immobili sono responsabili del 36% delle emissioni di CO2 nell’Unione europea, risulta necessaria una strategia nazionale di valorizzazione urbana mirata al rinnovamento energetico del parco immobiliare pubblico e privato ispirata a criteri innovativi e a sistemi di premialità coerenti con l’economia circolare. Si propone di rendere strutturale l’incentivo fiscale del 65%, con lo sconto o la cessione del credito come con il Superbonus, prevedendo una riduzione minima del fabbisogno energetico di almeno il 50% o il raggiungimento della classe energetica B per aiutare le famiglie a risparmiare. Anche il Sismabonus va reso strutturale, con un credito di imposta fino all’80% delle spese sostenute.

È necessario coordinare il “Programma straordinario per le periferie” (Legge n. 208 del 2015) di 2,1 miliardi di euro (in corso di attuazione) e il “Programma rinascita urbana” di 854 milioni di euro dal 2020 al 2033 (Legge n. 160 del 2019), facendovi confluire tutte le risorse dedicate al tema e seguendo un meccanismo di finanziamento stabile e continuativo di un miliardo di euro l’anno per 10 anni.

Le risorse necessarie per "trasporti sostenibili"

In merito ai trasporti, da un’accurata analisi condotta dall’ASviS emerge il seguente fabbisogno finanziario:

  • infrastrutture per il trasporto rapido di massa (33 miliardi di euro);
  • rinnovo e miglioramento del parco veicolare dei trasporti pubblici (10,3 miliardi);
  • mobilità elettrica (9,2 miliardi);
  • ciclabilità, pedonalità, sicurezza ed intermodalità (7,6 miliardi);
  • incentivi per l’acquisto di biciclette e mezzi di micromobilità (1,6 miliardi).

In totale si tratta di 61,7 miliardi di euro in dieci anni finanziabili nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

Le azioni volte a migliorare il sistema dei trasporti delle persone vanno collegate con il Piano strategico nazionale per la mobilità sostenibile (Dpcm 17.04.2019), che prevede 3,7 miliardi di euro in 15 anni, e con il Fondo per le reti ciclabili urbane.

Il consumo di suolo, il PNIEC e il Programma per il contrasto ai cambiamenti climatici

Anche in considerazione del suo continuo aumento e vista la funzione cruciale della tutela del territorio per la conservazione degli habitat naturali, è indispensabile accelerare l’approvazione della legge in discussione al Senato contro il consumo di suolo.

Il Governo dovrebbe approvare un Decreto-Legge contenente il testo base che sarà proposto dal Comitato ristretto della 13° e 9° Commissione del Senato nominato il 3 marzo 2020.

Il Programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria deve integrarsi senza sovrapporsi con il Pniec, approvato definitivamente nel gennaio 2020 ma da rivedere in relazione ai nuovi obiettivi europei, e con la Strategia a lungo termine (2050) per lo sviluppo a basse emissioni di gas a effetto serra in corso di elaborazione da parte del Ministero dell’Ambiente.

Un target (mancato) al 2020”

L’Agenda 2030 comprende anche un target al 2020:

1.b Entro il 2020, aumentare notevolmente il numero di città e di insediamenti umani che adottino e attuino politiche e piani integrati verso l'inclusione, l'efficienza delle risorse, la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici, la resilienza ai disastri, lo sviluppo e l’implementazione, in linea con il “Quadro di Sendai per la Riduzione del Rischio di Disastri 2015-2030”, la gestione complessiva del rischio di catastrofe a tutti i livelli.

Aggiornando i dati riportati nel Report n. 1/2019 dell’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile ASviS-Urban@it, pubblicato il 22 luglio 2019, risulta che attualmente i Comuni italiani che hanno aderito al Covenant of mayors sono 4.895, un numero molto elevato, dei quali 989 si sono impegnati a presentare anche un Piano di adattamento (Mayors Adapt e/o Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia 2015).

Dei 3.304 Piani di azione presentati, 577 sono dei Comuni impegnati anche all’adattamento, ma la natura di questi piani non è facilmente valutabile.

La situazione italiana è caratterizzata dall’estrema frammentazione delle politiche di intervento in materia di riduzione del rischio da cambiamenti climatici e disastri naturali.

Per superare tale situazione bisognerebbe realizzare un coordinamento tra le diverse strutture competenti in materia di prevenzione e riduzione dei rischi dei disastri naturali: il Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri per la prevenzione del rischio sismico; il Dipartimento della Protezione civile, cui compete l’attuazione del Sendai framework for disaster risk reduction 2015- 2030; il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, cui compete la prevenzione del rischio idrogeologico e l’approvazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC); il Ministero per lo Sviluppo Economico, cui compete l’approvazione del “Piano nazionale integrato per l’energia e il clima” (PNIEC).