Isolamento termico: linee guida per la progettazione di interventi in linea con l'Ecobonus 110%

L’introduzione del SuperBonus 110% ha portato grande fermento nel panorama della riqualificazione energetico puntando l’attenzione sulle realtà condominiali ma anche su quelle indipendenti (case unifamiliari); l’articolo raccoglie delle linee guida per la progettazione dell’intervento di isolamento dell’involucro opaco verticale; fornendo spunti di riflessione sulle scelte tecnologiche, sulle caratteristiche prestazionale ed alcuni esempi per la definizione del costo congruo, tenendo conto di tutte le disposizioni attualmente vigenti. 

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Come ottenere risparmi economici, energetici e limitare l’inquinamento ambientale sfruttando gli incentivi

L’approvazione del SuperBonus 110% per l’efficientamento energetico (e l’adeguamento antisismico) ha generato una rivoluzione per l’economia e l’ambiente spostando ancor più l’attenzione sulla riqualificazione del patrimonio esistente. La manovra, così pensata, riuscirà a garantire un miglioramento della qualità della vita anche per in quegli immobili che da tempo non erano soggetti a manutenzioni e riammodernamenti. Prima fra tutte la possibilità di intervenire sull’isolamento termico dell’edificio; proprio l’intervento sull’involucro opaco garantisce l’ottenimento di maggior comfort e minori consumi. L’applicazione del noto “sistema a cappotto” permette una riduzione del fabbisogno termico che non si dimostra mai inferiore al 40% e che in alcuni casi può arrivare fino al 70%. La possibilità di effettuare tali lavori rappresenta un'ottima occasione per contribuire alle strategie di decarbonizzazione ed alle problematiche ambientali che assumono sempre più priorità assoluta.  

Con l’agevolazione ad aliquota maggiorata (SuperBonus) i cittadini che effettueranno questi lavori otterranno una detrazione fiscale del 110% della spesa sostenuta (entro spese massime di riferimento) o lo sconto totale in fattura cedendo il credito di imposta alle imprese che effettuano i lavori.

NOVITA ASSOLUTA: la possibilità di cessione non solo a fornitori ma anche a istituti bancari; la soluzione prima riservata solo ai soggetti c.d. incapienti viene ora ampliata a tutti i contribuenti permettendo di ottenere nell’immediato la liquidità delle spese sostenute.

 

Quali soluzioni tecniche: consigli per la progettazione

L’involucro opaco costituisce la superficie disperdente più ampia dell’edificio pertanto è il principale componente sulla quale intervenire al fine di garantire benessere termoigrometrico, limitare le dispersioni di calore in inverno e favorirle nella stagione estiva. Fino al 35% delle perdite di calore sono dovute proprio alle superfici a contatto con l’ambiente esterno e per limitare gli scambi termici sarà necessario definire le prestazioni fisiche dei materiali utilizzati nei sistemi costruttivi, in particolare nei materiali isolanti. Prima di intraprendere un intervento di riqualificazione è fondamentale conoscere in maniera approfondita l’edificio attraverso analisi ed esami di dettaglio. 

Le strategie di intervento

L’intervento trainante è rappresentato dall’isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involuto dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo. L’intervento deve essere in grado di garantire una prestazione delle superficie coibentata migliore rispetto ai limiti previsti dal D.M. 06/08/2020 conosciuto anche come Decreto Requisiti.

Non viene quindi incentivata una tecnologia, ma una prestazione.

Differenti sono le soluzioni tecnologiche utilizzabili per garantire il requisito. In estrema sintesi sarà necessario capire dove si può collocare l’isolante e con quale spessore. L’intervento sull’involucro deve essere volto a costituire una barriera termoacustica, garantire la sicurezza delle persone, la resistenza agli agenti atmosferici, la durevolezza e la facile manutenzione.

Le opzioni da valutare possono essere riassunte nelle seguenti:

• Sistema composito di isolamento a cappotto;

• Facciata ventilata;

• L’isolamento in intercapedine;

• L’isolamento dall’interno.

La realizzazione di questi interventi richiede la valutazione delle prestazioni energetiche e dello stato di conservazione delle pareti esistenti, al fine di individuare la fattibilità tecnica. A questo scopo deve essere valutata la compatibilità dell’intervento con la facciata esistente in termini di: 

Compatibilità estetica ed architettonica: assenza di vincoli architettonici o storico artistici; assenza di apparati decorativi di pregio, come intonaci antichi modanature, bugnati, mattoni faccia vista, fregi, bassorilievi, affreschi e dipinti; assenza di tessiture murarie particolari, assenza di finiture esterne antiche come intonaci originali o stucchi.

Compatibilità tecnologica: complanarità, assenza di degrado superficiale come de-coesione, distacco dell’intonaco; muffe assenza di umidità interstiziale o superficiale.

Compatibilità meccanica: buona resistenza meccanica del supporto murario.

 

Isolare dall’esterno: Sistema a cappotto

La soluzione più comune è quella del sistema a cappotto: ovvero prevedere l’applicazione di pannelli isolanti, e di ulteriori strati di ancoraggio e finitura applicati sulla superficie esterna dell’involucro edilizio; il motivo per cui si deve parlare di sistema è che tutti i materiali utilizzati devono essere compatibili tra loro. Con l’adozione di questa misura nella stagione invernale il calore prodotto dall’impianto di riscaldamento viene assorbito lentamente dalle pareti che grazie alla presenza di isolamento continuo e omogeneo fungono da schermo verso le dispersioni di calore. In estate il rivestimento trattiene il calore e lo rilascia lentamente nella parete prima e nell’ambiente interno poi.  

I vantaggi conseguibili da questo tipo di sistema

Qualora correttamente progettato ed eseguito, i vantaggi sono: diminuzione della trasmittanza termica e conseguente riduzione delle dispersioni di calore; l’eliminazione del rischio di condensa interstiziale e superficiale; l’eliminazione dei ponti termici di materia di forma e diffusi; riduzione delle dispersioni di calore per ventilazione; la protezione delle strutture dagli sbalzi termici; lo sfruttamento dell’inerzia termica dell’edificio; il miglioramento delle prestazioni acustiche e la riduzione del rumore; l’attenuazione degli effetti dell’irraggiamento solare all’interno degli ambienti; miglioramento delle condizioni igieniche interne e riduzione del rischio di germinazione biologica; protezioni delle pareti preesistenti dagli agenti atmosferici; dall’usura, dal degrado e dalla formazione di fessurazioni. 

Andando nel dettaglio dell’applicazione del cappotto si deve prestare attenzione alle aperture dell’involucro; dovute per esempio alla presenza di finestre e balconi, in corrispondenza delle quali non vanno creati ponti termici che determinerebbero la formazione di condensa superficiale sulle superfici interne.

Differenti sono i materiai impiegabili, con costi e prestazioni variabili. Tuttavia, qualora l’edificio rientri nel campo di applicazione della legislazione antincendio, gli isolanti dovranno essere conformi a quanto previsto da D.M. 25 gennaio 2019 per evitare la propagazione di un eventuale incendio. Operativamente, il materiale isolante viene posato sulla superficie previa “pulizia” e preparazione della medesima, e viene poi fissato tramite elementi meccanici o colla. La finitura prevede una rasatura esterna, con successiva tinteggiatura della superficie intonacata. Evidentemente, l’immagine dell’edificio può cambiar anche radicalmente: si immaginino gli edifici con rivestimenti in pietra o in mattoni, che perderanno definitivamente tale aspetto caratteristico. In realtà, esistono particolari componenti in grado di replicare in modo sufficientemente fedele alcune finitura tipiche: tali componenti trovano applicazione dopo la posa dell’isolante. Qualora si opti per tale soluzione, si deve prestare attenzione al peso complessivo che il sistema può raggiungere. Uno dei limiti del cappotto, oltre alla valutazione estetica, è proprio quello del peso che deve essere sopportato dalla parete su cui viene applicato: pareti realizzate con componenti laterizi non sufficientemente robusti, o semplicemente resi deboli dai cicli climatici e dal tempo, possono non essere sufficientemente stabili se ulteriormente caricati. Inoltre, il cappotto comporta un riposizionamento (o sostituzione) di tutti i davanzali, delle ringhiere dei balconi e di tutto quanto insiste sulla facciata dell’edificio. 

Infine, aumentando lo spessore delle pareti, l’isolamento a capotto può portare ad una lieve riduzione della luminosità nelle stanza, a causa di finestre che si ritrovano più “in profondità” rispetto al filo esterno della facciata. Ulteriore problematica generata dall’applicazione di un cappotto è la riduzione degli spazi sui balconi. Si fa notare inoltre che in molti Comuni il regolamento edilizio impediscono la realizzazione di un cappotto eccedente i 5-6 cm per i primi 4-5 metri delle facciate che sono confinati con strade pubbliche. In assenza di altre soluzioni tecnologiche, il non poter posare un cappotto sufficientemente spesso, potrebbe non garantire la prestazione prevista per l’accesso alle detrazioni, e quindi renderebbe impossibile fruire degli incentivi sulle (sole) spese riconducibili alla realizzazione di uno strato coibente troppo sottile. 

 

Isolamento termico in intercapedine 

Una soluzione ulteriore è rappresentata dall’insufflaggio, ovvero l’inserimento di materiale sfuso nelle intercapedini vuote delle pareti. Con questa tecnica si riducono le dispersioni termiche per trasmissione e vengono migliorate le prestazioni termofisiche e l’inerzia termica; l’onda termica viene attenuata e sfasata migliorando il benessere, la stabilità termica degli ambienti interni e il miglioramento del benessere acustico. Un vantaggio importante è il mantenimento delle caratteristiche estetiche della parete esistente rimangono però invariati i ponti termici di forma materia e diffusi inoltre rischia la condensa interstiziale.

L’insuflaggio, poi, presenta un grosso limite: se gli spessori non sono adeguati rischia di non garantire il rispetto dei requisiti previsti dal D.M. 26 giugno 2015 “Requisiti Minimi”, nonché le sue declinazioni regionali. Inoltre, l’insuflaggio rischia di non essere particolarmente efficace in quanto spesso le intercapedini sono “ostruite” a causa di detriti di costruzione: in tal caso, si generebbe una diffusione poco omogenea del materiale isolante, con conseguenti prestazioni scadenti.

Una buona soluzione, seppur più costosa della media, è l’abbinamento insuflaggio al cappotto esterno: in questo modo si riduce lo spessore del cappotto esterno e, al contempo, si garantisce la correzione dei ponti termici.  Molte delle pareti con cavità interna sono state costruite in aree geografiche soggette a gravi esposizioni di pioggia battente, ciò le rende particolarmente sensibili all’umidità; Colmare la cavità con isolante o con schiume di urea formaldeide è consigliato solo nelle aree ad esposizione moderata, poiché il completamento della parete permette all’umidità il passaggio dall’esterno verso l’interno per contatto, senza la possibilità di evaporare nell’intercapedine. Bisogna tener in conto, infatti, che le cavità originariamente venivano utilizzate come condotti di ventilazione o canne fumarie, che rendono impossibile l’installazione di isolanti non ignifughi. 

 

Facciata ventilata 

Il sistema di facciata ventilata è costituito da un rivestimento e da un materiale isolante continuo distanziati dalla parete da uno spessore costante d’aria tramite supporti. L’isolamento continuo consente di ottimizzare le prestazioni termiche e acustiche ed eliminare i ponti termici per la sua caratteristica di omogeneità. La presenza di aria genera un moto convettivo che riduce il carico termico estivo ed elimina il vapore acqueo in eccesso proveniente dall’interno. La radiazione solare incidente riscalda l’aria dell’intercapedine che sale verso l’alto e fuoriesce. Tuttavia questo moto convettivo riduce il potere isolante per tanto le prestazioni termiche invernali, rispetto all’isolamento a cappotto.  Nella stagione estiva questo sistema protegge dagli stress termici che si manifestano nella struttura muraria. Inoltre protegge la struttura esistente dagli agenti atmosferici, dall’usura, dal degrado e dalla formazione di fessurazione e ne migliora durabilità e resistenza meccanica. La scelta di intervenire con la progettazione di una facciata ventilata potrebbe essere l’occasione per dare un nuovo “volto” in termini architettonici ad alcuni immobili di non particolar pregio, dall’altro canto però alcuni limiti riguardano i costi elevati di posa in opera e di manutenzione. La realizzazione di tale sistema potrebbe superare i limiti di capienza (in termini di spesa massima agevolabile) previsti dal legislatore e prevedere una spesa aggiuntiva da parte dei contribuenti. 

 

Isolamento termico dall’interno

Infine, altra soluzione è quella di collocare l’isolante sulla superficie interna delle pareti: si tratta evidentemente di una soluzione invasiva, che opera su parti private dell’edificio (mentre la facciata è condominiale) e richiederebbe quindi l’autorizzazione dei singoli occupanti delle varie unità immobiliari. Tale soluzione impone una superficie libera su cui applicare l’isolante, e deve essere attentamente progettata in quanto si rischia la formazione di condensa interstiziale (ovvero, all’interno della struttura). Si tratta dell’unica soluzione plausibile quanto la superficie esterna è vincolata e non può essere oggetto di un isolamento a cappotto. Grande attenzione deve essere fatta, in questo caso, ai ponti termici e alla loro correzione. Si deve rammentare che se si opera sull’involucro dell’edificio, sarà sempre necessario verificare che esista un sistema di termoregolazione per singola zona o per singolo ambiente (le valvole termostatiche). Anche se l’isolamento esterno è di solito la soluzione preferibile dal punto di vista energetico, vi sono casi in cui l’isolamento di una parete dall’interno è giustificabile e consigliabile: 

• per edifici classificati storici con facciate meritevoli di conservazione, come ad esempio facciate decorate con pitture o stucchi pregiati;

• adiacenza a edifici confinanti, ove lo spazio risulta insufficiente per un isolamento esterno;

• spessore dello sporto della copertura insufficiente o assente per l’applicazione di uno strato esterno;

• nel caso in cui la riqualificazione riguardi un solo piano di un edificio.

Operativamente l’intervento consiste nel fissaggio di pannelli isolanti tramite incollaggio oppure tramite la collocazione di una struttura, che vengono accoppiati con una o più lastre in cartongesso solitamente, se quest’ultimo non è rivestito vengono applicati due strati di intonaco con rete porta intonaco, che una volta asciutto dev’essere opportunamente livellato e rifinito con una pittura.

...l'articolo continua con la trattazione 

  • LE REGOLE DELL’ECOBONUS 
  • POSSIBILITA’ DI INCENTIVO E SPESE MASSIME DETRAIBILI
  • I QUATTRO PRINCIPI PER LA VALUTAZIONE DEL SUPERECOBONUS
  • LA COSTRUZIONE DEL COSTO CONGRUO E LE SPESE ACCESSORIE
DOMANDE FREQUENTI

Di seguito alcune delle domande più frequenti relative agli interventi di isolamento e all’accesso al SuperBonus 110%.

E’ possibile realizzare l’intervento di isolamento termico anche sul singolo appartamento o è rivolto solo all’intero condominio?

L’Agenzia delle entrate ha aperto la possibilità di effettuare l’intervento di isolamento termico dell’involucro edilizio anche sulle singole unità immobiliare in condominio non funzionalmente indipendente, agendo quindi sulle sole parti comuni perimetrali riferite alla singola unità immobiliare, a condizione che: 

  • l’intervento risulti effettuato comunque su almeno il 25% della superficie disperdente lorda dell’interno edificio: 
  • l’intervento consenta comunque il salto in avanti di almeno due classi energetiche, o il conseguimento della classe energetica più alta, con riferimento all’interno dell’edificio; 
  • l’intervento, dovendo essere effettuate su parti comuni condominiali (seppur riferite alla singola unità immobiliare) sia autorizzato dall’assemblea di condominio. 

Come effettuare il calcolo del 25% della superficie disperdente? 

In base poi all’art. 2 del D. Leg.vo 192/2005, la “superficie disperdente” dell’edificio è definita come la “superficie che delimita il volume climatizzato rispetto all’esterno, al terreno, ad ambienti a diversa temperatura o ambienti non dotati di impianto di climatizzazione”. Nell’ambito della normativa sul Superbonus non viene fornita una definizione di “superficie disperdente lorda” (SDL), si ipotizza che si possa fare riferimento a quanto chiarito dalla Circolare 14/02/2020, n. 2/E, emanata in riferimento alle diverse agevolazioni rientranti nel c.d. “Bonus facciate” il quale a sua volta contempla interventi per i quali occorre calcolare tale parametro. La circolare chiarisce che il calcolo della SDL va effettuato sul totale della superficie complessiva lorda disperdente (pareti verticali, pavimenti, tetti, infissi) confinante con l’esterno, vani freddi o terreno. Specifica poi che nel caso in cui parti della facciata siano rivestite in piastrelle o altri materiali che non rendono possibile realizzare interventi influenti dal punto di vista termico se non mutando completamente l’aspetto dell’edificio, il calcolo va fatto in proporzione tra la restante superficie della facciata interessata dall’intervento e la superficie totale lorda complessiva della superficie disperdente.


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