Calcestruzzo: il degrado delle pavimentazioni stampate

Le pavimentazioni stampate sono realizzate seminando la malta cementizia sull’estradosso del calcestruzzo e procedendo ad incorporo con frattazzi e lame metalliche a manico lungo. L’idratazione dei leganti contenuti nelle malte si presuppone che avvenga solo con l’acqua di essudazione precedentemente affiorata per effetto della sedimentazione.

La durabilità della superficie dipenderà, quindi, dalla qualità degli idrati presenti in superficie e dalla natura degli stessi.

Gli attacchi ambientali sono rappresentati da cicli di gelo-disgelo amplificati dalla presenza di vento radente (windchill) e predisposizione al superamento della soglia di saturazione critica determinata da porosità capillari causate da:

  • errate procedure di maturazione umida
  • scarsa qualità degli idrati
  • variazioni di massa provocate da attacco di acido solforico conseguente l’idratazione dell’anidride solforosa contenuta nell’atmosfera. In questo caso il degrado è assimilabile anche agli effetti di un attacco solfatico.
  • veicolazione o cospargimento  di agenti disgelanti altamente distruttivi per la pasta di cemento come il Cloruro di Calcio, il Cloruro di Sodio, l’Acetato di Magnesio o il Glicole.

Il sottoscritto rileva la totale mancanza di progettazione di questi pavimenti laddove la durabilità deve rappresentare un fondamentale dato in ingresso. A margine del progetto è poi importante che siano predisposti adeguati cicli di manutenzione al fine di mantenere inalterati i valori di alcalinità e la qualità degli idrati presenti in superficie nonché l’aspetto estetico e funzionale (giunti, continuità superficiale, controllo delle fessure, ecc.)

La presente breve esposizione vuole servire per sensibilizzare le imprese qualificate per la posa dei pavimenti stampati ed i produttori di sistemi (malte, distaccanti, ecc.) verso una maggiore comprensione del problema implementando una possibile risoluzione immediata secondo l’applicazione dei seguenti consigli.

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Calcestruzzo per stampati

Il calcestruzzo dovrà:

  • essere confezionato possibilmente con cementi a ridotto contenuto di C3A. Fra i materiali cementizi supplementari è consigliato l’uso anche congiunto di
    • Loppa d’altoforno finemente macinata
    • Microsilice (fumo di silice) 
  • il suo rapporto a/c non dovrà essere superiore a 0,55

Per favorire il bleeding necessario all’incorporo della miscela indurente si consiglia:

  • un volume di sabbie non superiore al 45% del totale degli inerti la cui combinazione deve possedere un M.F. compreso fra 3 e 3,5. Le sabbie dovranno possedere una MV non inferiore a 2,65.il volume minimo del blend di leganti deve essere compreso fra 100 e 110lt
  • il volume di pasta non deve superare i 300-310lt. A questo proposito l’aria deve essere inferiore al 1,5%.
  • il volume di finissimi passanti lo 0,125 non deve superare i 120lt
  • il volume di fini passanti lo 0,250 non deve superare i 160lt

E' preferibile l’impiego di aggregati tondeggianti con diametro massimo 25mm e particolare attenzione va posta all’aliquota totale di alcali, solfati, solfuri e zolfo contenuti nel calcestruzzo apportati dal cemento e dagli aggregati.

Fra gli additivi è consigliabile considerare l’impiego di agenti cristallizzanti deputati alla neutralizzazione del CH soprattutto anche in presenza dei SCM sopra indicati.

 

Malta indurente

La malta indurente:

  • non deve contenere CaO o solfoalluminati. Alcune formulazioni prevedono l’uso di una percentuale variabile di calce al fine di contrastare eventuali fenomeni fessurativi e rendere disponibile una maggiore aliquota di CH per scopi estetici correlati alla eventuale applicazione di soluzioni acquose di sali silicatici;
  • deve essere composta da aggregati non reattivi comunque privi di silice reattiva. Allo scopo è preferibile l’impiego di aggregati non silicei: basalti, corindone, allumina, granato e basalto artificiale.
  • la miscela legante deve essere caratterizzata da un bassissimo contenuto di C3A (possibilmente nullo) ed elevato volume di pozzolane in abbinamento alla loppa d’altoforno finemente macinata. 
  • è possibile una formulazione comprendente l’impiego di acido tartarico o acido fumarico combinati, all’occorrenza, con carbonato di calcio al fine di promuovere una successiva ottimizzazione delle capillarità in presenza di acqua.

L'eventuale impiego in malta di silicati o di acido ossalico deve essere valutata in relazione all’influenza sui tempi di presa della malta.

 

Condizioni di getto

Per quanto riguarda le condizioni di getto si consiglia di osservare le disposizioni impartite dalle Linee Guida dl CSLLPP per la posa del Calcestruzzo Strutturale. Si consiglia di non procedere all’applicazione con temperature superiori ai 25°C ed in presenza di vento.

Ultimo consiglio: fare pochi metri e curarli!!!!!

Buona stampa a tutti.

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