Ipotesi di Riuso del patrimonio militare dismesso: un’intervista al prof. Antonello Stella

È iniziata la seconda edizione di RIUSO DEL MODERNO, un ciclo di eventi online che pone al centro del dibattito il ruolo futuro degli architetti all’interno dei processi trasformazione del territorio e di valorizzazione dei luoghi, coinvolgendo 11 Ordini degli Architetti in un dialogo corale a distanza” lungo lasse Bergamo-Campobasso, tra novembre e dicembre 2020.

L’iniziativa RIUSO DEL MODERNO | DUE, promossa dall’Ordine degli Architetti PPC di Rimini, ha iniziato il suo viaggio partendo proprio dalla sua città natale lo scorso 18 novembre e, dopo una quattro giorni di confronti su diversi ambiti tematici, si prepara ora ad affrontare una nuova tappa in programma il 26 novembre (h. 15.00 – 18.00) e dedicata al tema del riuso dei grandi complessi militari dismessi.

Ingenio ha intervistato il prof. Antonello Stella dell’Università di Ferrara che da anni si occupa di studi e ricerche sul tema, nonché relatore di numerose tesi di laurea in architettura che hanno come oggetto il riuso delle strutture militari dismesse.

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L’esperienza dell’Università di Ferrara sul tema del riuso delle strutture militari dismesse

Prof. Stella, da diversi anni lei si occupa del tema del riuso del patrimonio militare dismesso. In qualità di esperto, può raccontare la sua esperienza?

Antonello Stella: "Vi racconto quella che è la mia duplice esperienza in ambito universitario. Essendo docente di progettazione architettonica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, negli scorsi anni abbiamo sviluppato il tema del riuso di alcune ex caserme militari dismesse all’interno dei Laboratori di Sintesi Finale. Nello specifico abbiamo svolto diverse tesi laurea di progettazione sull’ex complesso militare “Stamoto” di Bologna. Un patrimonio militare dismesso, inizialmente adibito a officina e a luogo di riparazione dei mezzi militari, localizzato in una zona leggermente periferica della città di Bologna. Attraverso le diverse tesi di laurea, che presenterò in occasione del seminario online, abbiamo proposto varie ipotesi di recupero di questi spazi non più in uso. Ipotesi che in sostanza rimettevano all’interno del tessuto e della vita urbana una serie di nuove funzionalità, soprattutto di tipo culturale, tutte improntate a voler restituire un senso di apertura verso la città stessa. La seconda esperienza ci vede convolti in un Protocollo di Intesa, firmato dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara e lo SME – Stato Maggiore Esercito, per il recupero del complesso I.S.C.A.G. – Istituto storico e di cultura dell'Arma del Genio. In questo caso non si tratta propriamente di una struttura militare ma la sua funzione è connessa a questo mondo. Si tratta di un edificio degli anni Trenta situato in prossimità del villaggio Olimpico di Roma, e nato come museo dedicato alla storia e alla cultura del Genio Militare. Anche nell’ambito di questa esperienza abbiamo realizzato diverse tesi di laurea che cercano di offrire soluzioni progettuali per recupero funzionale di questo grande edificio.”

 

Riconvertire lo spazio inaccessibile: il recupero alla vita urbana dello spazio recintato

Le aree militari sono luoghi inaccessibili, invalicabili e caratterizzati da un importante segno architettonico che ne definisce il limite nello spazio, mi riferisco al tema del recinto. Lei ha appena parlato di restituire un senso di apertura verso la città di questi luoghi, in che modo è possibile farlo?

Antonello Stella: "Si tratta di grandi aree dismesse, spesso incluse nel tessuto urbano oppure localizzate nelle immediate aree periferiche delle città. Restituire alla città questi spazi significa ipotizzare nuove funzionalità che possono fare da innesco ad attività di coesione sociale. Attività che possono essere di tipo culturale, di accoglienza – ad esempio, nel caso della “Stamoto” si ipotizzava la realizzazione di alloggi di “accoglienza temporanea” per i pazienti, e i loro congiunti, in cura presso le strutture sanitarie d’eccellenza bolognesi – una sorta di mix funzionale nell’area. L’elemento fondativo su cui si basa la riflessione architettonica e urbanistica di questi luoghi si concentra nel loro recupero alla vita urbana."

Qual è il fine ultimo di queste sinergie che si instaurano tra Università e i Dipartimenti della Difesa dell’Esercito italiano?

Antonello Stella: "Si sa l’Università è una piattaforma di lancio di idee. Nella migliore delle ipotesi queste idee possono diventare uno stimolo per avviare percorsi più strutturati e professionali volti a un recupero e riuso di questi grandi porzioni urbane dismesse. Nel caso della Stamoto si è rimasti purtroppo confinati nell’ambito di questa esperienza, mentre nel caso dell’I.S.A.C.A.G. grazie a questo Protocollo di Intesa stiamo cercando di dar valore a questo patrimonio di studi, ricerca e progetti affinché possa diventare la base per avviare un vero e proprio processo che possa trasformarsi in un concorso di progettazione."

 

Intervenire sul patrimonio militare dismesso: quanto costa

In Italia, quanto è esteso questo patrimonio militare dismesso che attende di essere rigenerato?

Antonello Stella: "Si tratta di un patrimonio molto esteso. Pensiamo a Bologna e Roma, due città che in termini di metri quadrati di superficie hanno il patrimonio militare dismesso più esteso di tutta la Penisola. È ovvio che per il recupero di questo patrimonio, proprio per la sua vastità e importanza, si ha la necessità di investimenti di una certa entità – si parla di decine di milioni di euro – che si scontrano con quelle che sono le risorse a disposizione. Non parliamo di interventi che interessano i singoli edifici, ma di interventi che coinvolgono intere porzioni urbane. Un’altra criticità che pende su queste aree riguarda la delicata questione della bonifica del suolo. Ad esempio, per la Stamoto di tratta di un’area oggi completamente bonificata da parte dell’esercito e che attende solo di trovare le risorse utili per essere restituita alla collettività attraverso un progetto di rigenerazione urbana."

In che modo è possibile ottenere le risorse economico-finanziare per il recupero di queste aree?

Antonello Stella: "I processi di recupero possono attivarsi attraverso il reperimento di risorse economico-finanziare derivanti dalle cosiddette operazioni di project financing. Operazioni che hanno come obiettivo quello di trovare figure, società ed enti privati che finanziano direttamente i progetti a fronte di una cessione dell’uso dell’immobile o dell’area per lungo termine, così da poter rientrare dell’investimento attraverso una gestione dell’opera stessa."

Una nuova destinazione delle strutture militari dismesse rappresenta per tutte le città un’importante occasione di riqualificazione urbana e la loro “rigenerazione” può configurarsi quale preziosa risorsa per rilanciare più contestuali processi di trasformazione (culturali, sociali ed economici) all’interno di quegli stessi ambiti urbani e territoriali in cui si sono sedimentate come “presenze eclatanti”. Il seminario online in programma il 26 novembre intende affrontare il tema della dismissione e del riuso delle strutture militari a partire dal confronto di esperienze concrete quali esempi di buone pratiche progettuali.

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