Riuso e Rigenerazione nella cultura e nelle economie delle aree interne

Il ciclo di eventi RIUSO DEL MODERNO, l’iniziativa itinerante che coinvolge 11 Ordini territoriali degli Architetti PPC, e che pone al centro del dibattito lattuale problematica del Riuso alla luce di un rinnovato confronto sul ruolo futuro degli Architetti all’interno dei processi di trasformazione e valorizzazione del patrimonio architettonico e paesaggistico, nel corso del suo lungo viaggio iniziato da Rimini arriva con una penultima tappa nella città di Campobasso.

Ingenio ha intervistato larch. Guido Puchetti, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Campobasso, per scoprire di più sul seminario online da loro organizzato e dedicato al tema del riuso e della rigenerazione nelle aree interne.

>>> Partecipa ai due seminari online in programma il 9 e il 10 dicembre

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Presidente Puchetti, il vostro Ordine ha organizzato un seminario online all’interno dell’iniziativa itinerante RIUSO del MODERNO. Qual è l’ambito tematico da voi individuato e che sarà portato sul tavolo del confronto?

Guido Puchetti: “Il tema del riuso e della rigenerazione è un tema trattato anche dal governo, ma che interessa e appassiona gli architetti già da un po’ di anni. Riteniamo sia indispensabile sollecitare l’attenzione sul patrimonio costruito anziché edificare nuovi volumi e consumare suolo. La necessità di un recupero dell’esistente da una parte e dall’altra la rigenerazione di importanti aree dismesse che abbiamo sul nostro territorio nazionale, sono tematiche che coinvolgono la nostra professione e per le quali i diversi ordini territoriali portano avanti importanti riflessioni. Riteniamo sia necessaria una maggiore sensibilizzazione riguardo queste tematiche per poter cambiare radicalmente il modo di affrontare gli interventi sul patrimonio edilizio esistente. Sensibilizzazione che deve essere operata nei confronti della politica e della società civile.

L’iniziativa RIUSO del MODERNO ha dato al nostro Ordine lo spunto per organizzare queste due giornate di confronto che si articolano attraverso una prima giornata dedicata al riuso e alla rigenerazione, in ambito urbano e delle aree interne, e una seconda giornata dedicata alle prospettive future. Non ci rivolgiamo solo ai colleghi architetti, ma cerchiamo di coinvolgere e sensibilizzare il più possibile la società civile e la rappresentanza politica. È evidente che da soli, seppur convinti e certi che bisogna modificare radicalmente il modo di operare, se non abbiamo dalla nostra parte un salto culturale che viene dal mondo civile e dalla politica, difficilmente riusciremo ad ottenere dei risultati concreti. Anche il mondo accademico sarà coinvolto in queste due giornate di confronto perché chiediamo anche al mondo della cultura di affiancarci in questo momento particolare che vede nel riuso dei borghi rurali una opportunità, estesa a tutto il territorio nazionale, ma in particolare per le piccole realtà regionali come la nostra.”

Perché questa attenzione verso un riuso dei borghi rurali?

Guido Puchetti: “L’attenzione è riservata ai borghi perché potenzialmente sono delle risorse in quanto costituiscono la nostra storia, la nostra tradizione ma che di fatto oggi stanno diventando delle ‘zavorre’. Anziché riservare ai borghi e ai centri storici un valore aggiunto, queste realtà purtroppo subiscono quotidianamente un processo di dequalifica in quanto non vengono sufficientemente manutenzionati oppure, nella peggiore delle ipotesi, vengono abbandonati. Questo significa perdere un importante patrimonio architettonico di alto valore culturale storico e artistico. In Molise, i borghi costituiscono gran parte del nostro costruito e quindi la nostra attenzione si concentra su come poterli rigenerare e riutilizzare. Riteniamo siano necessari pensieri e politiche diverse, non solo dedicate al come intervenire per riqualificare queste realtà dal punto di vista sismico o dell’efficientamento energetico, ma è necessario prima di tutto pensare in che modo ripopolarli e renderli attrattivi nonché comprendere che cosa possono offrire del punto di vista economico.”

Sono state valutate nuove modalità d’uso che posso contribuire a rigenerare questi luoghi?

Guido Puchetti: “L’aspetto turistico potrebbe essere per un verso un elemento su cui puntare all’interno dei nostri borghi, ma ancor prima della rigenerazione di queste realtà secondo questo indirizzo è necessaria una qualificazione in tal senso di chi abita questi borghi. Non tutti gli abitanti possono improvvisarsi gestori di B&B o di altre strutture legate al turismo. Io credo che in primo luogo sia necessario delocalizzare qualche struttura pubblica all’interno dei borghi. Un esempio potrebbe essere quello di avere all’interno di alcuni di essi delle RSA diffuse. Tra le possibilità di ripopolamento, anche una delocalizzazione rispetto ai centri maggiori delle attività legate al settore agricolo. Inoltre, continuiamo a realizzare complessi di edilizia economica popolare quando abbiamo un grosso patrimonio di abitazioni vuote all’interno dei centri storici. Anche l’immigrazione, gestita con adeguate politiche di integrazione, può essere una risorsa per questi luoghi.”

Riqualificare e rigenerare, sono due concetti all’ordine del giorno. Nell’ambito della riqualificazione si parla tanto di superbonus mentre per ciò che riguarda la rigenerazione è oggi al vaglio del senato un disegno di legge dedicato. La riqualificazione è essa stessa uno strumento per rigenerare. Cosa pensa a riguardo?

Guido Puchetti: “Io vedo come al solito una grossa contraddizione tutta italiana. Laddove si ‘mettono in campo’ una serie di misure legate agli incentivi fiscali che coinvolgono proprietari, tecnici professionisti e imprese nella riqualificazione del patrimonio costruito, in senato si esamina una proposta di legge dedicata alla rigenerazione urbana.

La rigenerazione urbana, nelle esperienze delle grandi città europee, è stata utilizzata e verificata nei grandi quartieri delle periferie dove addirittura si è riusciti a demolire e ricostruire migliorando di conseguenza la qualità di vita degli abitanti. Ritengo che non si possa fare uscire un testo di legge contestualmente a delle misure di superbonus che metteranno mano a tutto quel patrimonio edilizio che oggi necessita di una forte rigenerazione urbana. Queste aree che sono, o potrebbero, essere oggetto di rigenerazione urbana sono già oggi oggetto di interventi legati agli incentivi fiscali nell’ambito della riqualificazione energetica e di adeguamento sismico degli edifici.

A mio avviso i superbonus dovevano intervenire a supporto della legge sulla rigenerazione urbana per far fronte agli interventi da un punto di vista economico. Io vedo tutto come un fallimento e spero sinceramente di essere smentito a riguardo. Vedo queste misure che si accavallano tra di loro senza avere una conseguenza logica, un progetto chiaro e definito per il futuro del nostro patrimonio costruito. Inoltre, ritengo che non sia conveniente applicare misure di ecobonus a buona parte del patrimonio costruito quando questo non è a norma dal punto di vista sismico.”

Quale è il ruolo dell’architetto all’interno dei processi di riqualificazione e di rigenerazione urbana?

Guido Puchetti: “Gli architetti devono in primo luogo riconoscere e assumersi la responsabilità che dal dopoguerra a oggi qualcosa nella pianificazione e nella progettazione non ha funzionato. Di conseguenza, non possono ignorare la richiesta da parte della società civile di avere quelle condizioni tali da garantire un miglioramento della qualità di vita. Gli architetti sono chiamati a confrontarsi con altre categorie professionali perché non possiamo più pensare di progettare da soli. Un altro aspetto importante all’interno dei processi di riqualificazione e di rigenerazione, è la partecipazione delle realtà locali al processo. Credo che la partecipazione sia oggi uno strumento fondamentale con il quale rapportarsi. Il progetto partecipato è tanto più fondamentale quanto più è importante il progetto di riuso e di rigenerazione a cui si mette a mano. Chiaramente in un progetto partecipato, la partecipazione deve essere guidata. La sfida degli architetti è quella di rafforzare e garantire una qualità di vita che fino ad oggi non siamo riusciti a dare attraverso il nostro operato. Una sfida quindi che si basa principalmente su aspetti di tipo sociologico, più che di natura tecnico progettuale.”

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