Il DIGITAL & BIM ITALIA Award: per una Innovazione Digitale Ben Temperata?

Gli apprezzabili esiti del DIGITAL & BIM ITALIA Award, la cui anzianità inizia a essere significativa, suggeriscono alcune considerazioni di carattere generale sulla natura, incrementale o radicale, della trasformazione digitale del settore della costruzione e dell'immobiliare.

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Tale evoluzione, nella sua transizione, per alcuni versi, dai suoi maggiori fautori, a livello internazionale, era stata concepita come stravolgente (disruptive), poiché essi provenivano, o almeno prendevano ispirazione, da decenni (si veda il caso britannico, coi suoi report governativi periodici) da altri settori industriali, il manifatturiero, in primo luogo.

Ora, al contrario, occorre prendere atto che, non solo in Italia, stante la atomizzazione della struttura della Domanda, così come dell'Offerta, appare ben difficile che la transizione digitale possa risolversi in processi repentini e rilevanti di aggregazione e di fusione tra organizzazioni, omogenee o eterogenee che esse siano.

Questa considerazione implica che ci si debba interrogare sulle modalità attraverso le quali le organizzazioni possano trarre benefici dalla digitalizzazione, che, comunque, comporta l'adesione a un ecosistema in cui, potenzialmente, ogni azione, e ogni emozione, siano potenzialmente rilevabili e misurabili, per non dire condizionabili, influenzabili e orientabili, facendo sì che, specie gli operatori di micro e di piccola dimensione potrebbero essere facilmente eterodirigibili o, se si vuole, piattaformizzabili, stante il fatto che la piattaformizzazione non si propone tanto di rafforzare le potenzialità combinatorie dell'assemblaggio di componenti (proprio delle piattaforme digitali di prodotto), quanto di giungere al modo di pensare e di sentire dei potenziali clienti o committenti (come insegna, ad esempio, la forma più avanzata di digital banking).

Come ha ben dimostrato il CRESME, la dimensione media delle organizzazioni professionali e imprenditoriali si è, dal 1971 a oggi, costantemente contratta, per giungere a una elevata frammentazione, in funzione della trasformazione del mercato sia nel senso della prevalenza degli interventi sul costruito sia in virtù della specializzazione degli operatori economici.

In apparenza, le caratteristiche peculiari della digitalizzazione dovrebbero indurre a immaginare processi collaborativi e integrativi tra gli operatori economici che portassero ad aggregazioni omogenee o eterogenee, orizzontali o verticali.

Il settore, tuttavia, si attende di poter volgere la digitalizzazione nella direzione di efficientare le strutture e i modelli organizzativi esistenti, piuttosto che non di riconfigurarsi altrimenti in maniera significativa.
Sulla questione cruciale, che, naturalmente, non può essere letta solo attraverso il parametro dimensionale, occorre soffermarsi, poiché non è certo immaginabile che i tessuti della Domanda e dell'Offerta, così parcellizzati, possano improvvisamente mutare fisionomia, considerando, peraltro, sia il contesto giuridico complessivo sia le caratteristiche comportamentali degli attori, per nulla inclini a processi di fusione e/o di acquisizione, tranne le debite eccezioni.

Evoluzione digitale nel settore della costruzione e dell'immobiliare: quali strategie di supporto?

Nel momento in cui si allontani l'eventualità di avviare dinamiche tese a mettere a soqquadro il comparto, bisogna, però, domandarsi in che termini si possa supportare una evoluzione digitale del settore che, in realtà, sia, a sua volta, abilitante gli aspetti valoriali di maggior rilievo, legati alla neutralità climatica, all'inclusione sociale, all'economia circolare e alla sostenibilità.

In altre parole, occorre capire se si possa offrire una situazione analoga a quella che sta vivendo il settore dell'autoveicolo, grazie al passaggio verso la guida autonoma e il motore elettrico, che influisce sia sul senso ultimo dell'abitacolo sia sulla componentistica.

Una prima risposta al quesito si trova, ovviamente, nella costituzione della Piattaforma Digitale Nazionale per le Costruzioni e nel corrispondente Digital Innovation Hub.

A prescindere, tuttavia, dalle forme di agenzia che si intendano adottare, rimane il nodo delle strategie da assumere, in riferimento ai contenuti di una possibile politica industriale, tema, a sua volta sensibile, in quanto si inserisce, sia pure indirettamente (non prospettandosi un controllo diretto da parte dello Stato di società di progettazione o di imprese di costruzione, come ai tempi delle Partecipazioni Statali), in una divaricazione di tendenze tra coloro che intendono, su un piano più generale, riaffidare un ruolo importante alla presenza pubblica nell'economia e coloro che sono del parere opposto.

Di conseguenza, dando per presupposto un intendimento teso a rafforzare digitalmente lo scenario attuale del mercato (anche se, ad esempio, vi è una forte intenzione governativa ad aggregare e a qualificare la Domanda Pubblica), occorre riflettere sulle modalità con cui un tessuto atomizzato di operatori possa realmente sussistere in un ambito che, attraverso nozioni quali collaborazione e partecipazione, presuppone, comunque, entità e soggetti (i gestori delle piattaforme che, come in Francia, cercando di disintermediare piccoli committenti privati e ditte individuali e micro imprese?) che presiedano al governo delle relazioni che si instaurano nell'ecosistema digitale.

Da questo punto di vista, il rischio sta nella eventualità che, pur salvaguardando, in apparenza, le autonomie e le individualità nelle organizzazioni professionali e imprenditoriali, attori poco visibili siano in grado, in maniera mediata, di influenzarne fortemente, con la Data Science, le decisioni degli attori, dal mix design alla scelta del fornitore.

Sotto questo profilo, sarebbe, dunque, auspicabile iniziare, per il settore, a ragionare digitalmente sulla iniziativa del Super Bonus 110%, che, attualmente, sembra prendere un ovvio avvio prevalentemente analogico: tanto più nel caso si una sua estensione temporale al 2023 o al 2025.

Cronache dal 2030: il Super Bonus e il Building Information Modeling

Con ogni probabilità, i servizi di progettazione (e quelli correlati, come, ad esempio, quelli relativi alla attestazione della prestazione energetica degli edifici oppure quelli inerenti alla direzione dei lavori) e l'esecuzione dei lavori trainanti e trainati attinenti al cosiddetto Super Bonus, sul versante della riqualificazione energetica (in questa sede non si affronta il miglioramento sismico) previsto inizialmente dal Decreto Rilancio, si svolgeranno, almeno nel 2021, in larga prevalenza in maniera analogica e tradizionale, senza il ricorso al Digital Surveying e al Building Information Modeling.

Immaginiamo, tuttavia, che cosa sarebbe potuto accadere se gli enti locali, il tessuto professionale e gli operatori imprenditoriali avessero da tempo adottato e interiorizzato l'Information Management e l'Information Modeling.

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Ciò in virtù del fatto che, proprio in questa occasione, talora anche tramite piattaforme digitali di diversa natura e finalità, soggetti più o meno liminari al settore, dalle Multi Utility e dalle ESCO agli studi legali e ai Financial Arranger, si palesano come artefici di filiere che integrino identità, competenze e responsabilità eterogenee.

Per questa ragione, una platformization per il Super Bonus 110% potrebbe non esitare come stravagante, anche perché l'alternativa, oggi probabile, è che, in caso contrario, Domanda e Offerta (essenzialmente entrambe Private) procedano in ordine sparso, anche riguardo alle intenzioni strategiche sulle istanze ambientali avanzate dal governo, tanto per la riqualificazione energetica quanto per il miglioramento sismico: che, cioè, si crei un notevole volume di affari e di lavoro di breve termine senza che vi sia un indirizzo strategico di medio e di lungo periodo, come, sulla nuova costruzione, era avvenuto forse tra la metà degli Anni Novanta del secolo scorso e la metà degli Anni Duemila del nuovo secolo.

D'altra parte, di là del significato nominale della APE, del SAL e della asseverazione tecnica, non può che porsi la tematica della dialettica e della integrazione tra professione e imprenditorialità.

In conclusione, vale, comunque, la pena di osservare che una strategia di consolidamento digitale del mercato frammentato, popolato dalle micro e dalle piccole organizzazioni, che corrisponde, del resto, alla natura degli interventi sul costruito, largamente maggioritari nel Nostro Paese, può valere per la dimensione fisica dei cespiti immobiliari (e, in parte, infrastrutturali).

Andando, però, oltre il mercato dei beni concreti, nella sfera più immateriale e intangibile degli edifici connessi, che chiameremmo agile, augmented, cognitive, helpful o smart (home e/o building), la prospettiva si modifica considerevolmente, in quanto, da un canto, si parla di una occupancy che non impatta solo col consumo energetico o che non si riflette esclusivamente nella canonica definizione di Space as a Service  (ad esempio, di workplace che si stanno tramutando sia in spazi domestici ibridi sia in spazi terziali residenzializzati).

Ciò poiché l'interesse delle Technology Company per il settore si fonda sulla idea di Space as an Experience, declinata sulla Efficiency che si misura per il tramite delle Insight tipiche dei Digital Twin.

Si accenna a una nuova dimensione, che con alcuni colleghi australiani e britannici, in un white paper di prossima pubblicazione, abbiamo definito The Third Platform, ove la ben maggiore marginalità attesa dovrebbe essere veicolata dai servizi alla persona (e sulla persona?), che deriva da una estensione dell'ambito dei Social Network al Built Environment.

In quel contesto, ben difficilmente, la micro e la piccola dimensione potranno avere grande diritto di cittadinanza.

Non è, in fondo, un caso che le Big Tech, assieme ai maggiori Digital Provider del settore, stiano congiuntamente investendo su programmi basati sulla Off Site Construction, come, appunto, dispositivo materiale di intermediazione con l'immaterialità della cittadinanza e della socialità digitale.

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