Linee Guida sulla Qualità dell’Architettura: il CONSUP chiede la revisione del Documento

Linee Guida sulla Qualità dell’Architettura: il parere del Consiglio Superiore dei LLPP!

Il Consiglio Superiore dei LLPP le chiede più snelle e più attente su alcuni principi basilari

L'attività del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici non si è mai fermata in questo anno così complesso a causa della pandemia COVID 19 (come emerge dall'intervista che ho rivolto al Presidente, l'ing. Massimo Sessa, in questi giorni). E tra gli "oggetti" presi in considerazione vi è anche il documento relativo alle Linee Guida sulla Qualità dell'Architettura.

L'Assemblea del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici non ha approvato le Linee Guida sulla Qualità dell’Architettura. Nel corso della riunione del 18 dicembre il verbale della riunione (allegato) evidenzia che "La redazione del documento oggetto del parere ha richiesto un approccio multidisciplinare e una forte condivisione e collaborazione tra i Ministeri, le amministrazioni centrali e regionali nonché il supporto del mondo accademico e scientifico, raccogliendo inoltre le istanze dei portatori di interesse. Sulla base di questi principi ordinatori si suggerisce una rimodulazione degli indirizzi operativi contenuti nelle Raccomandazioni e più diffusamente nel Rapporto.

L’Assemblea ravvisa utile che l’articolato del testo sia opportunamente coordinato con i suggerimenti e le riflessioni sopra esposte in ordine ai principi ordinatori.

L’Assemblea, infine, considerata la natura strategica e multidisciplinare delle Linee guida in argomento, propone di istituire una Commissione presso questo Consiglio Superiore nella quale coinvolgere, oltre ai rappresentanti istituzionali già interessati e quelli della Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Architettura e di Ingegneria, anche il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero dell’Economia e delle Finanze."

 

Linee Guida sulla Qualità dell’Architettura: le finalità del documento

Si tratta di un documento importante, nasce dall’analisi di alcuni processi strutturali e sovranazionali che costituiscono la cornice ineludibile per l’impostazione di una proposta che possa promuovere la qualità dell’architettura italiana.

Il primo processo riguarda la crisi profonda del settore delle costruzioni che si è aperta tra il 2008 e il 2009 nel nostro Paese e che non si è ancora conclusa. Questa crisi non ha un carattere congiunturale in quanto mette in discussione le connessioni di lungo periodo tra sviluppo socio-economico e dinamiche insediative, che hanno caratterizzato per decenni la storia italiana ed europea. Le implicazioni di questi processi sono molteplici: da una parte riguardano il modo di intendere l’architettura, le sue pratiche e le sue tecniche, nel quadro più generale delle linee di sviluppo sostenibile del Paese, dall’altra attengono alla riduzione di attrattività degli studi nell’area dell’architettura: una contrazione che ha profondamente investito università e formazione superiore negli ultimi anni e che richiede strategie lungimiranti e scelte coraggiose.

Il secondo processo attiene ai mutamenti tecnologici, organizzativi e culturali della professione dell’architetto, oltre alla globalizzazione dei mercati del lavoro, e in prima istanza in Europa, nell’ambito delle pratiche professionali, nelle loro diverse declinazioni. Si tratta di cambiamenti profondi, che spingono da una parte nella direzione di una maggiore specializzazione dell’attività dell’architetto, dall’altra verso una più forte integrazione tra architettura, competenze interdisciplinari e processi più ampi di natura tecnologica, sociale e istituzionale.

L’architettura è destinata sempre più ad integrarsi con altre pratiche, altre professioni e proprio per questo deve essere in grado di qualificare meglio la specificità del proprio ruolo e l’articolazione delle proprie competenze.

Il terzo processo riguarda lo sfondo più generale delle dinamiche globali dell’ambiente costruito, del paesaggio e del territorio, a partire dai problemi radicali e ormai ineludibili posti dall’accelerazione dei processi di urbanizzazione planetaria, dal cambiamento climatico e dalla questione ecologica la cui rilevanza non deve essere più sottovalutata non trattandosi di un tema specialistico o meramente tecnologico. L’architettura, come azione umana che contribuisce alla conformazione dell’ambiente costruito, del paesaggio, del suolo e degli ecosistemi, porta una responsabilità essenziale nella sfida dei processi globali di rigenerazione sostenibile del mondo in cui viviamo.

Infine, il quarto processo attiene ai fenomeni di omologazione globale delle culture, degli stili di vita, delle pratiche sociali, che riguarda anche le attività di trasformazione delle città e dei territori. Le città, nelle convulse dinamiche della globalizzazione che spesso coincidono con i processi di urbanizzazione, sono i luoghi nei quali la diversificazione radicale delle identità, delle culture, degli stili di vita e di consumo, ma anche dei territori e delle loro connessioni con altre economie e culture, sfidano la capacità di progettare il proprio futuro ridefinendo continuamente le strategie e i propri obiettivi.

L’architettura, congiuntamente all’ingegneria e ad altre discipline che producono mutamenti irreversibili sull’ambiente naturale e antropizzato, porta una grande responsabilità nella definizione delle condizioni del vivere e dell’abitare contemporaneo.

Su questo sfondo si può inquadrare la riflessione per la promozione della qualità dell’architettura a partire dai seguenti temi: l’identità e la storia del nostro Paese, la ricerca, la formazione e l’educazione, il patrimonio e il paesaggio, la pianificazione e lo spazio urbano, la sostenibilità. A partire da questo quadro di riferimento generale è necessario ripensare strategie, regole e progetti.”


La sicurezza: un valore fondamentale

Eccellente il rush voluto dal Presidente Massimo Sessa per arrivare prima della fine dell'anno a questo parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e quindi accelerare il percorso che porterà, dopo i passaggi necessari, al documento che offrirà un contributo sul tema della progettazione. L'importante è che il documento non nasca e non diventi uno strumento di difesa coorporativa ma un supporto per una vera e propria evoluzione della professione (e di quanto consegue) come peraltro rimarcato dai principi definiti dalla commissione relatrice. Digitalizzazione, evoluzione professionale, visione sostenibile, valore sociale ... e sicurezza. Perchè non c'è valore architettonico se non c'è sicurezza. I recenti terremoti ce lo hanno evidenziato con tantissime prove: i primi a crollare, a volte gli unici, sono stati gli edifici vincolati. Se un documento contribuisse a marcare delle differenze fra le professioni, invece che valorizzare la somma, sarebbe un ulteriore ostacolo per il futuro. Fondamentale quindi che le Linee Guida sulla Qualità dell'Architettura siano uno strumento e non una bandiera, e mi sembra che l'Assemblea del Consiglio Superiore abbia saputo cogliere questa importante "sfumatura". Un ringraziamento al suo Presidente.

Andrea Dari


Linee Guida sulla Qualità dell’Architettura: la struttura del documento

Le Linee guida sono concepite e organizzate secondo la seguente struttura:

  • PREMESSA
  • PRINCIPI ORDINATORI
  • RACCOMANDAZIONI: Identità e storia, Ricerca, formazione, educazione, Patrimonio, Paesaggio, Pianificazione e spazio urbano, Sostenibilità, Processi e procedure
  • RAPPORTO
  • IL QUADRO GIURIDICO

Il punto RACCOMANDAZIONI costituisce l’indice del documento, nel quale ogni settore sopra numerato possiede un’ulteriore divisione in sotto-settori che specificano le peculiarità dell’argomento trattato.

Il RAPPORTO costituisce il cuore del documento in cui ogni Raccomandazione elencata al punto precedente è trattata ad ampio raggio riportando le criticità attualmente riscontrate sul tema in discussione, le raccomandazioni specifiche ad esso dedicate e, in alcuni casi, anche gli strumenti per rendere quelle raccomandazioni effettivamente realizzabili.

 

Linee Guida sulla Qualità dell’Architettura: chi ha redatto il documento 

La governance che ha condotto il processo di redazione si è articolata in:

  • un Tavolo interistituzionale, con il compito di individuare le linee politiche di indirizzo, composto da: rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MiBACT) e della Conferenza permanente Stato Regioni e province autonome;
  • un Gruppo tecnico operativo, con il compito di declinare le linee di indirizzo individuate dal Tavolo definendo obiettivi e procedure per il perseguimento della qualità in architettura, composto da Consiglio Superiore dei Lavori pubblici, Direzione generale per la condizione abitativa del MIT, Direzione generale per l’edilizia statale e gli interventi speciali del MIT, Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), Agenzia per la Coesione Territoriale, Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio - Servizio III, Tutela del patrimonio storico, artistico e architettonico e Servizio V, Tutela del paesaggio del MiBACT, Direzione Generale Creatività Contemporanea e Rigenerazione urbana del MiBACT, Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE), Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC), Centro nazionale di studi per le politiche urbane - Urban@it;
  • un Tavolo di ascolto per garantire il coinvolgimento dei portatori d’interesse composto da diversi attori istituzionali interessati (Provveditorati Opere Pubbliche del MIT, Assessorati regionali, Città metropolitane, Agenzie Territoriali del Demanio, Università, Ordini professionali, Associazioni di categoria, Musei e Fondazioni), nonché dai rappresentanti delle principali associazioni delle categorie interessate.

 


"Caro Andrea, intervengo sulla questione, rimasta a lungo pendente, delle linee guida per la qualità dell'architettura, per proporti un punto di vista un po' diverso rispetto ai primi commenti usciti.

A me pare che se c'è stato il passaggio al Consiglio Superiore LL.PP. è proprio perché il tema della sicurezza non era rimasto fuori dai principi ispiratori del documento.  Che poi se ne parli, esplicitamente, proprio per la protezione antisismica dei beni tutelati, peraltro richiamando un documento già ampiamente condiviso del 2016, è un ulteriore aspetto positivo. Raccolgo la tua provocazione sui monumenti che crollano: non mi stupisce che un edificio antico sia più fragile di uno nuovo, mi scandalizzerebbe il contrario, e non è che non ci siano stati esempi, da L'Aquila alle campagne emiliane. Non mi risulta che nel 2012 le forme di parmigiano fossero stoccate in edifici vincolati, ma in capannoni prefabbricati, alcuni costruiti poco prima che il cambiamento di classe sismica della zona determinasse maggiori costi di costruzione. O ricordo male?

Sai bene quanto lavoro di ricerca si sia fatto negli ultimi decenni per mettere a punto tecniche specifiche che consentano di conservare con sicurezza, in un'ottica di prevenzione: e a volte l'inefficacia deriva dalle procedure e dalle tempistiche più che dalla tipologia dei presidi strutturali. D'altra parte, abbiamo tutto un campionario di edifici crollati a causa di presidi malpensati. Forse più che con le soprintendenze converrebbe prendersela con l'ignoranza, e con l'abusivismo. In realtà dalle linee guida emerge fortissimo il tema della necessaria specializzazione, che è un tema trasversale e va proprio contro le vecchie barriere ordinistiche: e forse questo è l'aspetto di maggior interesse a attualità.

Che il testo venga rivisto, non mi pare un problema, mi preoccuperebbe se questo stop nascondesse semplici interessi corporativi."

Stefano Della Torre 


  

L'analisi del CONSUP

L’Assemblea era chiamata a esprimere un parere, in primo luogo, sui principi ordinatori del documento e in seguito sulle argomentazioni espresse all’interno dei singoli settori per le quali propone di evidenziare dei concetti, esprimendo delle priorità, con il precipuo obiettivo di fornire indirizzi guida e di conferire un carattere di maggiore forza e definizione agli aspetti di interesse.

Il documento è stato quindi analizzato in prima istanza da una Commissione Relatrice (composta da Mauro COLETTA, SANTORO, SCAVONE, GIOVENALE, CUPELLONI, Paolo ROCCHI, Antonio BORRI, Rino LA MENDOLA, COLLETTA, SESTINI, FEDELI, MIANO, PORTACCI, Gianni MASSA, WALLACH, MARINI, TRAPLETTI).

La Commissione relatrice, nell’esaminare il documento in oggetto, aveva focalizzato l’attenzione sui principi ordinatori sottesi al documento stesso, considerandoli quali elementi fondanti di tutto il ragionamento sul tema della qualità dell’architettura essendo l’elemento ordinatore delle Linee guida e dei conseguenti indirizzi operativi.

La Commissione ha, pertanto, suggerito alcune modifiche e integrazioni dei Principi Ordinatori, così come meglio esposte di seguito.

Innanzitutto le citate Linee guida dovrebbero essere uno strumento di carattere molto più snello, sintetico ed efficace per orientare il legislatore nazionale e locale, indirizzare gli apparati amministrativi locali e supportare il mondo professionale tecnico, considerato nella sua multidisciplinarietà e intersettorialità, verso l’elaborazione del progetto di qualità, nel quale la “qualità” rappresenta la sostanza dell’attività tecnico-professionale, l’obiettivo del buon governo delle città e l’essenza delle trasformazioni del territorio.

Ecco perchè, la Commissione relatrice e quindi l'Assemblea, nell'implementazione dei principi, ha voluto tenere conto di alcune questioni di grande attualità e di particolare rilevanza per la promozione e l’affermazione dei principi fondamentali per la qualità dell’architettura, quali il rapporto con il tema della sicurezza strutturale e della prevenzione dei rischi naturali, in particolare quelli sismici e idrogeologici, che a seguito degli ultimi eventi calamitosi hanno devastato un grandissimo patrimonio architettonico e storico ma anche con le strategie globali di lotta ai cambiamenti climatici le cui conseguenze continuano a determinare danni enormi per le popolazioni e l’economia, compromettendo spesso la tutela della salute e del benessere nell’ambiente urbano.


«La discussione in Assemblea è stata molto densa e partecipata - ha commentato l'Ing. Edoardo Cosenza, membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici - come ingegneri, abbiano sottolineato l'importanza del documento, ma anche che non è pensabile un'Architettura di qualità senza anche un'Ingegneria di qualità e viceversa. E che quindi alcuni principi di Ingegneria dovevano avere una posizione rilevante. Pertanto abbiamo fortemente sostenuto l'idea del Presidente Sessa affinché il principio della sicurezza stesse ai primissimi posti».


Linee Guida sulla Qualità dell’Architettura: la sintesi dei principi ispiratori

1. L’architettura e il paesaggio, nella loro più ampia definizione, rivestono un valore di primario interesse pubblico per la collettività e la qualità dell’architettura è un diritto fondamentale per ogni persona.

Uno spazio edificato o urbanizzato di qualità apporta un fondamentale contributo per la realizzazione di una società sostenibile, caratterizzata da un’elevata qualità di vita, garante della diversità culturale, del benessere dei singoli e delle comunità, della giustizia e della coesione sociale. La qualità dell’architettura e quella della trasformazione complessiva dell’ambiente antropico riguardano non solo la città storica e di pregio storico-architettonico, artistico e archeologico, ma l’intero organismo urbano con le sue periferie, il paesaggio con il suo forte legame al contesto storico ambientale, geologico e geomorfologico che lo sottende, i luoghi anonimi e degradati, ma anche le infrastrutture urbane e territoriali. Non solo le grandi città, ma anche i borghi, non solo l’edificato, ma i vuoti urbani, con particolare riguardo allo spazio pubblico e di relazione. Per conferire qualità all’architettura e “qualità diffusa alla città” è necessario un approccio olistico, integrato e multidisciplinare dal punto di vista culturale e tecnico, artistico, economico ed etico che deve essere garantito con il coinvolgimento di tutte le competenze e le professionalità tecniche.

 

2. La sicurezza delle persone nelle costruzioni esistenti, del contesto urbano e del contesto paesaggistico è una assoluta priorità della pianificazione e della progettazione, un tema imprescindibile e di primaria importanza che attiene ai concetti di prevenzione sismica e di riassetto idrogeologico del territorio. Realizzando costruzioni sicure dal punto vista strutturale si può garantire la “qualità del progetto”. Come esprime correttamente la Commissione mista MIT-MiBAC 2018 nell’Atto di Indirizzo per la revisione delle Linee guida per l’applicazione della normativa sismica ai BBCC, Il patrimonio culturale “deve contemperare e integrare le esigenze di conservazione e di tutela attiva, con quelle della sicurezza e pubblica incolumità, e della sostenibilità economica e ambientale degli interventi; ciò in linea con quanto già espresso in documenti e norme internazionali e nazionali e allo scopo di assicurare la concreta fattibilità della politica di prevenzione o, almeno, di definire una scala di priorità nella realizzazione degli interventi che, in relazione alla disponibilità delle risorse economiche, consenta alla pubblica amministrazione competente una programmazione di breve e medio periodo. Tali esigenze devono essere garantite da una cultura del territorio ad esse appropriata, fondata sulla conoscenza del patrimonio culturale, anche nelle sue diverse tradizioni di risposta al rischio sismico, e sulle metodologie dell’analisi strutturale e delle tecniche di prevenzione sismica, secondo un approccio di tipo multidisciplinare da adottare e mantenere in tutte le fasi di un intervento, non solo in quella progettuale, ma anche in quella autorizzativa e in quella realizzativa. Ciò dovrà comportare un’indispensabile e auspicabile diffusione, tra tutti gli operatori del settore, della conoscenza dei principi e degli obiettivi delle norme in questione”. “La sicurezza antisismica del bene (intesa come sua sopravvivenza al sisma, anche se con danni gravi purché riparabili) è intesa, anche alla luce del Codice dei Beni Culturali, come una componente necessaria della conservazione del bene, e con i principi di questa deve interagire”. Occorre favorire azioni dirette verso la sicurezza delle persone, attraverso politiche ed iniziative volte alla conoscenza strutturale delle costruzioni, del loro comportamento statico e dinamico e dei possibili interventi per la riduzione dei rischi.

L’investimento nelle opere di prevenzione e la diffusione degli interventi di miglioramento/adeguamento sismico degli edifici e delle infrastrutture esistenti rappresentano peraltro una condizione che contribuisce fortemente alla qualità (e al “benessere”) dell’architettura esistente. In tale direzione, la prevenzione sismica ed il riassetto idrogeologico del territorio italiano sono temi che attengono alla specificità delle opere di architettura e di ingegneria e rappresentano emergenze improcrastinabili, per il continuo tributo di vite umane e di danni economici che i vari eventi provocano nel nostro Paese.

 

3. Tutti i cittadini hanno il diritto di fruire di uno spazio edificato di qualità, poiché aggiunge valore all’ambiente di vita.

Uno spazio di qualità è un bene comune, che può essere realizzato solo con un lavoro collettivo e consapevole che prevede la collaborazione tra il settore pubblico e quello privato, anche per favorire lo sviluppo di una domanda di qualità. La fruizione della qualità della città e di uno spazio urbano vivibile è un diritto per tutti e non può, pertanto, prescindere dal dare priorità alle esigenze di tutti i cittadini, soprattutto di coloro i quali possiedono una ridotta mobilità o disabilità. L’attenzione forte a questo tema, rende il diritto alla qualità dell’architettura universalmente condivisibile. La partecipazione e il coinvolgimento attivo dei protagonisti della realtà urbana costituiscono elementi fondamentali per conferire valore aggiunto alla comprensione e valorizzazione dell’opera di architettura, del patrimonio storico e di quello moderno e contemporaneo per promuoverne la tutela, la valorizzazione e la fruizione pubblica. L’opera di architettura in tutte le sue declinazioni è fondamentale elemento costitutivo del “grado di vivibilità” di un ambiente urbano, va quindi finalizzata alla realizzazione di spazi di qualità, in quanto bene comune, esito di un lavoro collettivo e consapevole in stretta sinergia tra pubblico e privato, sviluppando strumenti urbanistici in grado di recepire le istanze e i fabbisogni delle comunità, in un progetto organico ed equilibrato tra città costruita, aree e spazi urbani pubblici, tra residenze e luoghi di relazione e di lavoro. Le “linee guida” devono contribuire a formulare criteri utili per rigenerare i tessuti della città, a differenziare le varie esigenze della mobilità, a garantire migliori condizioni di agibilità e di sicurezza, nonché garantire la salute e il benessere dell’ambiente urbano e degli edifici, ponendo l’attenzione a tutte le misure e gli interventi finalizzati non soltanto a mitigare ogni forma di inquinamento ambientale e di rischio naturale e antropico, tendendo quanto più possibile alla resilienza nei processi di trasformazione urbana.

 

4. La qualità dell’opera di architettura consente di rispondere alle sfide del futuro, in termini di resilienza, di capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, di riduzione del consumo di risorse non rinnovabili, di produzione di materiali ed energie da fonti rinnovabili e da materiali di riciclo e di recupero.

La qualità dell’architettura si deve misurare con i cambiamenti epocali che la società dell’innovazione e dell’informatica presentano continuamente e non può prescindere dallo specifico contesto geologico e geomorfologico in cui il progetto si inserisce e delle relative pericolosità, di cui il progettista deve avere piena cognizione. Un progetto di architettura di qualità si deve confrontare con l’identità dei luoghi, con la sua storia e le tradizioni culturali, in continuità o in rapporto dialettico, ma comunque non ne può prescindere, dovendo tenere in considerazione le relazioni di senso che legano l’area o l’edificio al contesto urbano, paesaggistico, botanico-vegetazionale e geologico.

 

5. I principi dello sviluppo sostenibile sono a fondamento della qualità dell’architettura.

E’ necessario accrescere la rilevanza strategica di una scelta culturale obbligata di lunga durata, non limitata alla questione energetica o alla stessa riduzione del consumo di suolo. Promuovere il paradigma della sostenibilità ambientale, sociale ed economica significa affermare una nuova qualità ambientale del costruito e dello spazio pubblico, con la partecipazione dei cittadini alle scelte di campo e con la corretta definizione degli obiettivi economici, intesi come impiego responsabile delle risorse economiche ai fini della durabilità fisica e della flessibilità spaziale nell’uso e nel tempo, tenendo presente la questione dell’equità intergenerazionale nell’accesso alle risorse. In tal senso si pone in primo piano la questione dell’intervento sulla città esistente, sia essa storica, moderna o contemporanea. Mitigazione, adattamento e resilienza al cambiamento climatico, qualità ambientale, risparmio e uso efficiente di risorse naturali limitate sono ormai condizioni prioritarie per il presente e il futuro delle città, per il benessere dei cittadini e per le stesse possibilità di sviluppo economico durevole e sostenibile. Le politiche e le misure per le green city promuovono rilevanti e positive ricadute anche economiche, occupazionali, sulla qualità del benessere e l’inclusione sociale. La green city si avvale di tecnologie basate sulle Information and Communication Technologies (ICT), per il monitoraggio, la raccolta e la regolazione dei flussi informativi, le modalità di utilizzo e di gestione, in direzione dell’eco-innovazione di filiere urbane strategiche come l’illuminazione pubblica, gli edifici intelligenti, la mobilità, la generazione diffusa, la distribuzione e il consumo di energia, la gestione dei flussi di materia e del riciclo dei rifiuti, la gestione e la manutenzione del patrimonio edilizio e delle infrastrutture urbane.

 

6. Il progetto è lo strumento di rilevanza centrale per realizzare opere di qualità nelle sue diverse componenti architettoniche, ingegneristiche, impiantistiche, storico-architettoniche, paesaggistiche, agronomiche e geologiche deve essere definito in ogni sua parte ed è lo strumento centrale per l’attuazione di una strategia delle trasformazioni dell’ambiente a garanzia del conseguimento dell’interesse collettivo. Il progetto è frutto della multidisciplinarità delle competenze e delle professionalità e della collaborazione ed integrazione di diverse discipline, è il risultato della conoscenza del contesto e dell’ambiente circostante, dell’impiego della diagnostica tecnica e scientifica, del rispetto e del dialogo con il patrimonio esistente e dell’identità dei luoghi della comprensione e risoluzione delle interferenze ed, in ultimo, dei rapporti con gli organi di tutela o preposti al controllo del territorio. La qualità del progetto è garantita dalle capacità tecniche e professionali e per tale motivo ogni opera di architettura dovrà essere il risultato preferibilmente di una competizione sul piano del merito e delle competenze, attraverso l’espletamento dei concorsi di progettazione in due livelli. La gradualità del processo concorsuale in due gradi consente infatti di esprimere una equilibrata competizione tra tutti i soggetti consentendo di premiare la creatività e le competenze senza appesantire con inutili costi e dispendio di tempo i concorrenti e i soggetti che promuovono le procedure concorsuali.

 

7. I giovani professionisti sono il futuro dell’architettura, occorre dare nuova forza alle università e alla ricerca, alla formazione e all’educazione alla cultura architettonica di questo Paese. E’ necessario consentire l’ingresso dei giovani professionisti nel ciclo delle attività riguardanti le opere pubbliche, affidando loro responsabilità e l’onere di contribuire con protagonismo all’innalzamento della qualità dell’architettura. E' indispensabile che nella cultura e nella formazione architettonica venga recuperata e rivalutata la funzione storica del progettista completo, risultato della conoscenza intersettoriale e multidisciplinare.

 

8. La manutenzione di un’opera di architettura è parte integrante ed imprescindibile del mantenimento della qualità dell’opera stessa nel tempo e passa attraverso un progetto di manutenzione dell’opera e delle sue parti. Progettare un’opera significa anche progettare la sua manutenzione, il suo mantenimento in efficienza ed in qualità nel passare del tempo. Il progetto di manutenzione è “un progetto nel progetto”, che riferisce dei lavori di cui l’opera ha bisogno per mantenersi in esercizio e per funzionare efficacemente, in ogni momento della sua vita. Il costo vero di un’opera è dato dalla somma del suo costo di costruzione più quello di gestione, ai quali sottrarre i costi inestimabili, di riparazione o risarcimento per i disastri e gli incidenti che continuano a provocare l’incuria e il degrado. Il concetto di “Progetto di manutenzione” afferma definitivamente la “cultura della manutenzione e della prevenzione dei rischi”.