Il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza e il Settore dell'Ambiente Costruito

Il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza (PNRR), nella versione nota e alla luce della discussione politica in corso, entro il quadro di Next Generation EU e di Recovery and Resilience Facility, destina oggettivamente cospicue risorse a investimenti che concernono il settore della costruzione e dell'immobiliare.

Di là degli appunti che si possano muovere al Piano a proposito della sua visione complessiva e della originalità degli interventi ivi previsti, contesi tra risorse sostitutive e addizionali, nonché della loro capacità di fungere da leva sul medio termine (Italia 2030), resta la necessità di comprendere in che modo Domanda Pubblica e Offerta Privata siano in grado di gestire una così considerevole mole di azioni di carattere edilizio e immobiliare.

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Si tratta di un interrogativo sollevato recentemente anche dal CRESME che, in realtà, chiama il settore tutto, nelle sue eterogenee e identitarie componenti, ad attuare una profonda opera di riconfigurazione e di integrazione, mossa da fattori prioritari, quali quelli riassumibili con Green & Digital.

Non a caso, accanto agli interventi relativi all'edilizia pubblica e privata non residenziale (ad esempio, da quella ospedaliera e sanitaria a quella scolastica e universitaria) e alle infrastrutture portuali, stradali, ferroviarie, figurano gli investimenti addizionali tesi a estendere temporalmente la vigenza del super bonus 110% destinato, prevalentemente, alla edilizia residenziale privata esistente, tranne debite eccezioni legate alla sostituzione.

La misura, contenuta nel Decreto Rilancio, ha destato molte perplessità tra i commentatori, giungendo a essere definita dai media come iniqua e regressiva: essa, in realtà, configura un ecosistema straordinariamente ampio e complesso, iconicamente rappresentate dall'asseverazione tecnica e dal visto di conformità.

Essa è per certi versi in continua evoluzione regolamentare, e ha generato grandi aspettative, non solo per gli operatori del settore, ma anche presso i potenziali beneficiari (la committenza privata data da proprietà individuali, proprietà condominiali, comunità energetiche, e quella pubblica delle agenzie territoriali per la casa), in  termini di popolarità.

La qual cosa ha, inoltre, attivato non solo Esco, Multi Utility e Financial Arranger, ma anche persone fisiche e giuridiche estranee al settore in qualità di General Contractor.

D'altronde, se le motivazioni che hanno animato il provvedimento, fortemente rafforzativo rispetto al sistema precedente di agevolazioni e di incentivi fiscali, sono esplicitamente di politica industriale, resta il fatto che le iniziative si sviluppano con alcune caratteristiche peculiari:

1) dalla iniziativa singola e individuale, al di fuori di una pianificazione territoriale;

2) con l'orizzonte temporale dell'intervento puntuale, lontano dall'ottica del ciclo di vita e dalla tematica del fascicolo digitale dell'edificio, menzionato dalla bozza di decreto relativo al testo unico dell'edilizia privata e dall'iniziativa comunitaria del digital building logbook;

3) la difficoltà a esplicitare, di là del ricorso ai Criteri Minimi Ambientali, i temi della inclusione sociale, della neutralità climatica e dell'economia circolare, ben presenti nel Piano.

Più in generale, vi è chi nel Piano non ritrova una mappa sistemica che correli tutte le fondamentali tematiche ivi comprese né una programmazione temporale coerente con i vincoli e colle scadenze contemplate a livello comunitario.

Quale che sia la sua versione finale, sempreché rimangano gli investimenti previsti per il settore dell'ambiente costruito, sorge una questione fondamentale, relativa a come la Domanda Pubblica, come soggetto attuatore, e l'Offerta Privata, quale soggetto realizzatore, intendano concretamente riconfigurarsi.

A questo proposito, si evincono alcuni elementi, da leggere sotto la doppia luce della sostenibilità e della digitalizzazione, al fine di evitare che si aggiunga una ulteriore sequenza critica a quelle precedenti, della grande espansione produttiva (1995-2007) e della grande recessione (2008-2020).

Il primo di essi riguarda la presenza, nel Piano, della intenzione di realizzare una infrastruttura digitale immateriale, simile a quella che nel Regno Unito è denominata National Digital Twin, vale a dire un sistema informativo, basato sui dati, che supporti processi decisionali (predittivi e semi-automatici) e che metta in relazione i singoli programmi di investimento, da non intendersi come meri elenchi di interventi, di più o meno recente concezione.

In secondo luogo, è proprio la natura interconnessa dei cespiti immobiliari e infrastrutturali che deve indurre a comprendere come tali beni fisici, o meglio, come tali prodotti tangibili, siano destinati sempre più a divenire veicoli (e piattaforme ibride, fisiche e ciberneutiche) di erogazione di servizi alla persona, che l'era pandemica ha sottolineato, dalla cura dei bambini alla assistenza agli anziani, per non dire della commistione tra residenzialità e lavoro.

Quel che più vale è, tuttavia, il modo in cui Domanda (Amministrazione Pubblica) e Offerta (Professionalismo e Imprenditorialità), frammentate dimensionalmente e disintegrate relazionalmente, sappiano fare fronte a una tale mole di investimenti in un lasso temporale così compresso: a oggi 2022 per il super bonus 110%, 2026 per il Piano.

All'interno di questa riflessione occorre, inoltre, considerare che, anche oltre il Piano, il settore della costruzione e dell'immobiliare rappresenti il fattore decisivo per il recupero del prodotto interno lordo e della produttività a livello nazionale.

Al contempo, però, il settore è chiamato ad acquisire maggiore valore reputazionale presso le istituzioni finanziarie e gli interlocutori sociali, a iniziare dalle operazioni partenariali pubbliche private della rigenerazione urbana, questa ultima, anch'essa citata nel Piano.

In virtù dei contenuti e dei vincoli proposti dall'insieme di prestiti e di sussidi offerti nell'ambito comunitario, è urgente avviare una visione collaborativa che intenda innescare processi di riforma e di rivisitazione delle catene del valore e della fornitura in maniera congiunta e collaborativa tra Domanda e Offerta.

A prescindere dalla necessità di avviare urgentemente le procedure tecnico-amministrative per la spesa pubblica inerente al Piano presso le singole amministrazioni pubbliche attuatrici, compresi gli enti locali, con le difficoltà, anzitutto, culturali e specialistiche, sarebbe immaginabile ipotizzare un luogo, una agenzia o una piattaforma, in cui si possano concordare in maniera unitaria gli obiettivi sistemici e che possa offrire supporto sia alle entità aggiudicatrici sia ai soggetti esecutori?

Quel che è certo è che, per il settore della costruzione e dell'immobiliare, il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza costituisce una grande opportunità e, al contempo, un notevole rischio, proprio nella consapevolezza del significato rivestito dai due intervalli temporali precedenti nella storia del comparto e del mercato.