EPD e Criteri Ambientali Minimi: come valutare la sostenibilità ambientale del laterizio

Il tema della sostenibilità è parte integrante del settore delle costruzioni che, da un lato incide fortemente sull'ambiente e dall'altro prevede che gli edifici debbano rispondere sempre di più a requisiti di comfort, salubrità e bassi consumi energetici.

Il processo costruttivo genera impatti sull'ambiente fin dalle prime fasi: dall'approvvigionamento delle materie prime, passando per il trasporto e le attività in cantiere, fino ad arrivare alla fase operativa dell'opera e alla sua eventuale demolizione.

In questo scenario, è fondamentale individuare fin dai primi momenti progettuali i materiali e i componenti costruttivi più sostenibili. Quali sono gli strumenti a disposizione del professionista per identificarli e valutarli?

Caterina Gargari, Architetto e Coordinatore nazionale Gruppo GL 2 Sostenibilità UNI, spiega perché il laterizio è un materiale sostenibile facendo chiarezza sul panorama delle certificazioni ambientali e anticipando le attività che sta portando avanti il Gruppo GL 2 dell'UNI per quanto riguarda la revisione dei CAM in edilizia.

 

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La sostenibilità nel settore delle costruzioni

Arch. Gargari, oggi il tema della sostenibilità è trasversale e interessa diversi settori. Pensa che le normative presenti siano sufficienti?

«Sul fronte della sostenibilità legata al settore delle costruzioni, negli ultimi cinque anni sono stati fatti passi da gigante. Il settore oggi è ben normato, soprattutto attraverso standard armonizzati a livello europeo. In questi anni, il Comitato europeo di normazione (CEN) ha svolto un grande lavoro per regolamentare i metodi di valutazione e misurazione della sostenibilità nell’ambito delle costruzioni. Un percorso che ha visto un iniziale traguardo con la pubblicazione dei primi standard nel 2012 e tuttora continua con la recente pubblicazione (2019) del primo aggiornamento dello standard che regola la sostenibilità dei prodotti da costruzione. Alla fine del 2021, invece, verrà pubblicato lo standard che definisce le regole di calcolo della sostenibilità degli edifici. Si tratta di strumenti metodologici che sono stati concertati fra tutti i portatori d'interesse del mondo delle costruzioni e sono validi a livello europeo. Questo consente quindi un’omogeneità di visione, non solo su tutto il panorama edilizio, ma anche su tutto il mercato dei prodotti da costruzione in Europa».

 

Come valutare la sostenibilità ambientale del laterizio

Parlare della sostenibilità di un materiale significa guardare al suo intero ciclo di vita. Qual è la sostenibilità ambientale del laterizio? Ci sono strumenti per quantificarla?

«Gli strumenti sono quelli a cui facevo riferimento, nel dettaglio gli standard europei e in particolare la norma EN 15804 che è stata recepita in Italia da UNI e ora è anche una norma nazionale che regola la sostenibilità dei prodotti da costruzione tra i quali il laterizio. Tra l’altro, sono numerosi i laterizi realizzati dalle aziende italiane che sono in possesso di una certificazione di prodotto conforme alla norma 15804, si tratta quindi di prodotti disponibili sul mercato e dotati di una dichiarazione ambientale che ne quantifica le prestazioni. In ogni caso, la sostenibilità del laterizio è nota da tempo, indipendentemente dai numeri e dai valori misurabili attraverso la dichiarazione ambientale di prodotto (EPD). Infatti si tratta di un materiale che ha origine naturale, durabile nel tempo e non contiene né disperde sostanze tossiche durante il suo ciclo di vita. Oltre a queste caratteristiche intrinseche, oggi, grazie alle norme e agli standard definiti nel corso degli anni, siamo in grado di attribuire un valore, ossia di calcolare ed esprimere attraverso un indicatore numerico la qualità ambientale dei prodotti in laterizio, descritta appunto attraverso indicatori di impatto riportati nella dichiarazione ambientale di prodotto».

La sostenibilità caratterizza l’intero ciclo di vita del laterizio?

«Certo, come dicevo, parliamo di un prodotto che viene realizzato a partire da materie prime di origine naturale e senza l'uso di sostanze tossiche, evitando così l’emissione di sostanze nocive nei confronti dell’ambiente e dell’uomo. Il laterizio poi, ha una lunga durabilità così come testimoniano le tante architetture italiane, a partire dall'enorme patrimonio edilizio di epoca romana. Si tratta infatti di un materiale che mantiene le sue prestazioni inalterate per un tempo lunghissimo, conservando le proprie caratteristiche meccaniche, estetiche e igieniche, garantendo sicurezza, salubrità e comfort all’interno degli ambienti. Inoltre il laterizio è riciclabile al 100%, ciò significa che è possibile riutilizzare la quasi totalità degli scarti derivanti dalla demolizione di un edificio in muratura. Residui che possono essere recuperati e riciclati come graniglia e granulato per gli impieghi più vari, da quelli semplici come aggregati per sottofondi e riempimenti, a quelli nobili come i campi da tennis in terra rossa. Non dimentichiamo poi, che anche la cava di laterizio viene gestita in maniera sostenibile dal momento che quando si esaurisce è soggetta a recupero ambientale per la creazione di nuovi spazi verdi e vivibili, in cui viene ricostruito un habitat per la flora e per la fauna».

 

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Le dichiarazioni ambientali di prodotto di tipo III

Sul mercato vi sono innumerevoli proposte di prodotti molto spesso “marcati“ sostenibili, come scegliere quelli più performanti e green?

«Innanzitutto occorre fare chiarezza sul panorama delle certificazioni ambientali perché ne esistono di vario tipo e ovviamente non tutte hanno lo stesso valore. Le dichiarazioni ambientali di prodotto di tipo III (come definite dalla norma UNI EN ISO 14025), quali appunto le EPD, costituiscono i documenti più completi e affidabili, non solo perché sono basate su una norma di calcolo armonizzata, quindi su una metodologia di misurazione definita e concertata a livello europeo, ma soprattutto perché sono certificate e validate da un ente terzo. L’indipendenza del processo di verifica garantisce la qualità dei dati che sono contenuti nell’EPD e questo differisce nettamente dalla semplice autodichiarazione rilasciata da un produttore, sulla quale non sono previsti controlli o verifiche terze per validarne la veridicità. In conclusione è importante non solo scegliere sul mercato prodotti certificati, ma anche fare attenzione a qual è il tipo di certificazione del prodotto perché non tutte sono esattamente equivalenti».

 

Il corretto utilizzo dell'EPD

La dichiarazione ambientale di prodotto è quindi uno strumento che aiuta il progettista a scegliere tra tanti materiali. Esattamente che tipo di informazioni sono contenute nell'EPD?

«L’obiettivo primario dell’EPD, non è tanto quello di scegliere un prodotto piuttosto che un altro, anzi, diciamo che questa comparazione diretta è di fatto vietata dalla norma che regola l’EPD e il motivo è semplice».

Ossia?

«Il prodotto da costruzione da solo non è in grado di assolvere a una funzione specifica, ma diventa performante nel momento in cui, assieme ad altri materiali, si costituisce in elemento edilizio ed è a quell’elemento che si attribuiscono determinate prestazioni, come quella termica, quella acustica, meccanica e di resistenza al fuoco. Il concetto alla base dell’utilizzo dell’EPD è che il confronto non avviene tra materiali, ma almeno tra componenti edilizi, se non tra edifici, perché è del componente edilizio che è possibile stabilire la prestazione che determina l'unità di riferimento per la confrontabilità. Quindi, nel momento in cui si confrontano due prodotti, occorre farlo a parità di prestazione dell'elemento di cui fanno parte, perché su tale base è possibile scegliere quei materiali che, combinati tra loro, portano a un miglioramento della sostenibilità complessiva dell’elemento».

Un esempio concreto?

«Se per esempio devo progettare un edificio e mi trovo a scegliere tra due soluzioni alternative di tamponamento, quindi parlo di pareti opache verticali, per prima cosa fisso come prestazione di riferimento, a esempio, la trasmittanza termica, così come potrei farlo per quella acustica o meccanica oppure una loro combinazione. Una volta determinato quale sia il valore di trasmittanza termica da rispettare, calcolo e confronto le prestazioni ambientali di due pareti realizzate con materiali diversi, magari anche con tecnologie differenti ricavando dall’EPD le informazioni ambientali dei materiali che utilizzo nella prima e nella seconda soluzione. Alla fine, sommando gli impatti ambientali dei diversi materiali che compongono l'elemento, riesco a determinare la parete con la prestazione ambientale migliore e operare quindi una scelta consapevole».

 

Il progetto Life SUPERHERO

Lei si è occupata anche del progetto europeo Life Herotile che recentemente è entrato nella seconda fase con Life SUPERHERO. Ci può raccontare quali sono stati i risultati ottenuti nella prima fase e cosa ci si attende da questa nuova?

«Il progetto LIFE ha avuto una portata molto più ampia di quella attesa. Innanzitutto ha portato allo sviluppo di due tegole innovative dal punto di vista della geometria e della forma e in grado di garantire prestazioni migliori in opera. Nello specifico consentono di realizzare coperture in laterizio che migliorano in modo significativo il comfort termoigrometrico degli ambienti, soprattutto nei climi caldi e in quegli ambiti in cui generalmente il tetto piano e quello verde la fanno da padroni. Numerose ricerche avevano già messo in discussione il concetto che, in particolar modo nei climi caldi, il tetto piano o meglio ancora, quello verde, fossero le soluzioni energeticamente e ambientalmente più sostenibili. Il progetto Herotile ha dimostrato questo assunto. La tegola Herotile infatti, consente di realizzare un tetto tradizionale ad elevata efficienza energetica in grado di garantire alti livelli di comfort, in alcuni casi addirittura superiori a quelli raggiungibili con altre soluzioni tecniche. Durante la seconda fase del progetto saranno approfonditi i risultati ottenuti grazie alla realizzazione di due importanti casi studio, in cui saranno monitorate le prestazioni delle nuove tegole, affinché i numeri reali dimostrino ciò che il primo progetto ha calcolato su esempi costruiti in laboratorio, per arrivare a una proposta normativa che riveda le attuali metodologie di calcolo della prestazione termoigrometrica delle coperture ventilate».

 

CAM e Superbonus: quali risvolti per il laterizio?

Oggi, anche in virtù del Superbonus, si richiede che i prodotti rispondano ai requisiti stabiliti dai Criteri Ambientali Minimi (CAM). Cosa significa precisamente per i laterizi?

«I laterizi sono tra quei materiali per i quali esiste un criterio CAM dedicato che indica alcuni requisiti specifici: in primis il contenuto minimo del riciclato, tra il 5% e il 15% a seconda del tipo di prodotto in laterizio, che ovviamente incide sul processo di produzione. Infatti la possibilità di mixare l’argilla pura che arriva dalla cava ad altre materie seconde di diversa origine, consente di ottenere impasti con un contenuto di riciclato conforme ai CAM e variabile in base ai diversi utilizzi del prodotto».

 

Un prodotto sostenibile è anche di design

È possibile coniugare la sostenibilità con il design?

«Certo, anzi, stranamente si pensa sempre che qualcosa di naturale debba essere esteticamente poco bello o meno performante. In realtà è spesso l’opposto: il prodotto sostenibile è necessariamente più performante e nasce da studi e ricerche che difficilmente possono prescindere anche dagli aspetti di design. I prodotti da costruzione negli ultimi anni hanno fatto un balzo in avanti dal punto di vista dell’evoluzione tecnologica e di processo, sono stati riprogettati non solo per garantire prestazioni sempre migliori ma per raggiungere appunto l'obiettivo della sostenibilità, quindi sono prodotti sui quali si è intervenuti in termini di modifica del processo, delle materie prime e delle energie. L’investimento e la ricerca scientifica che stanno dietro a un prodotto sostenibile, lo rendono in assoluto più performante. È ovvio che modificare gli impasti di alcuni materiali possa incidere su alcune caratteristiche estetiche, però questa non deve essere vista come una limitazione, ma come una porta che apre a nuovi scenari compositivi. Un bravo architetto deve saper sfruttare il panorama dato dalla disponibilità di materiali che hanno una natura diversa da quella a cui siamo abituati. Molti dei design più innovativi sono nati proprio grazie a materiali progettati nell’ottica della sostenibilità. La ricerca di un linguaggio e un contenuto ecologico ha profondamente influenzato il settore della progettazione architettonica, del design e dell'arredo. Per cui no, la sostenibilità non è assolutamente un limite, anzi per tanti versi è stata una delle spinte più forti all'innovazione».

 

Il Gruppo Sostenibilità dell'UNI: impegni e obiettivi

Lei coordina il gruppo di Lavoro "Sostenibilità" dell'UNI, state lavorando a qualche nuova norma o definendo nuovi standard legati alla sostenibilità?

«Stiamo lavorando allo sviluppo e all’evoluzione dei nuovi CAM di concerto con il Ministero. La revisione del CAM edilizia è in corso e alla stesura del nuovo documento di bozza stanno contribuendo tutti gli attori della filiera, compreso il gruppo Sostenibilità dell'UNI. L’intento è quello di coordinare le diverse visioni delle aziende, delle associazioni, degli enti di certificazione e professionisti che fanno parte del gruppo, con l'obiettivo di arrivare a una visione comune per la revisione di un Decreto che si pone grandi obiettivi ma è in realtà ancora poco compreso e applicato. Siamo molto concentrati ovviamente sul tema del contenuto del riciclato, non tanto nella determinazione delle diverse percentuali, ma soprattutto per una più esaustiva definizione di riciclato, una esplicitazione dei metodi di calcolo e di verifica nonché una più chiara lettura delle certificazioni che contengono le informazioni relative al contenuto di riciclato, sulla loro equivalenza o meno, a supporto dei tecnici e degli operatori che devono applicare e rispettare i CAM nelle varie fasi del progetto e della realizzazione dell'opera. Le aziende sono pronte, hanno investito nelle certificazioni e i prodotti sono sostenibili, ma dall’altra parte c’è bisogno di insegnare ai tecnici a leggere tali documenti e a utilizzarli nella maniera corretta. Parallelamente stiamo lavorando anche al progetto di formazione destinato a tutti i tecnici, perché i Criteri ambientali minimi prevedono l’istituzione di una figura qualificata come esperto CAM che al momento non esiste o non è propriamente normata. Per questo, in ambito UNI, sarebbe interessante sviluppare una norma che identifichi uno schema di certificazione del professionista CAM».

Il documento per i nuovi CAM in edilizia quando potrebbe essere pronto?

«Difficile dare una risposta oggi. È un documento ancora in divenire».

In conclusione, costruire in laterizio, quindi significa costruire sostenibile?

«Questo da sempre, anche perché significa realizzare un edificio solido e performante, durevole per 100/150 anni e che non richiederà nella sua vita utile, manutenzioni rilevanti. Non dimentichiamo che la sostenibilità ha una dimensione temporale molto importante intrinseca alla definizione stessa del termine. Sostenibilità significa pensare alle generazioni future e in questo caso l’edificio in muratura dura nel tempo più di altri, continuando ad assolvere al compito per il quale è stato progettato e mantenendo inalterate le proprie prestazioni».