Isolamento termico dall’interno senza barriera al vapore

La riqualificazione energetica di un edificio esistente spesso si scontra con l’impossibilità di isolamento dall’esterno delle pareti perimetrali a causa di vincoli sulle distanze dai confini, vincoli per edifici storici, facciate con mattoni a vista, presenza di modanature difficilmente rimovibili, interventi parziali che non riguardano tutto l’edificio, ecc.
In queste situazioni pertanto spesso si procede isolando le strutture sul lato interno attraverso l’impiego di una controparete, in muratura o in lastre, abbinata alla posa in opera di pannelli isolanti e della barriera al vapore.
La barriera al vapore tuttavia in alcune situazioni può essere un rischio, ad esempio in estate nel caso di inversione dei flussi igrometrici o in generale nel caso di errata posa in opera (continuità non garantita in corrispondenza di giunti, nodi costruttivi, scatole impiantistiche, ecc.).
Nelle pagine che seguono riportiamo un estratto del manuale ANIT “Isolamento termico dall’interno senza barriera al vapore” (disponibile gratuitamente a chi si registra al sito www.anit.it) attraverso il quale si cercherà di documentare la possibilità di evitare in alcune circostanze l’uso di una barriera al vapore, superando l’impostazione semplificata proposta dal metodo di Glaser (UNI EN ISO 13788) in accordo con altri metodi normativi più sofisticati (UNI EN 15026).

Igrotermia in regime statico e variabile
La verifica tradizionale del rischio di condensazione interstiziale e superficiale oltre che di formazione di muffa è descritta dalla norma UNI EN ISO 13788. Nell’introduzione del documento si legge però che: “La trasmissione del vapore all'interno delle strutture edilizie è un processo molto complesso e la conoscenza dei suoi meccanismi, delle proprietà dei materiali, delle condizioni iniziali e al contorno è spesso insufficiente, inadeguata e ancora in via di sviluppo. Perciò la presente norma propone metodi di calcolo semplificati, basati sull’esperienza e sulle conoscenze comunemente accettate. La standardizzazione di questi metodi di calcolo non esclude l’uso di metodi più avanzati. I metodi di calcolo utilizzati forniscono in genere risultati cautelativi e quindi, se una struttura non risulta idonea secondo questi in base ad un criterio di progettazione specificato, possono essere utilizzati metodi più accurati che ne dimostrino l’idoneità”.
Le principali limitazioni del metodo di calcolo (detto anche modello di Glaser) consistono nel considerare costanti le proprietà dei materiali, tra le quali la conduttività termica che è invece variabile in funzione dell’umidità ma anche della temperatura, e nel trascurare il moto dell’umidità in fase liquida portando a una sovrastima del rischio di condensazione.
Il modello di calcolo in grado di superare i limiti della verifica di Glaser è oggi codificati nella norma UNI EN 15026 “Prestazione termoigrometrica dei componenti e degli elementi di edificio - Valutazione del trasferimento di umidità mediante una simulazione numerica”.
Questo metodo alternativo nasce per affrontare l’analisi di fenomeni quali la condensazione interstiziale in regime variabile, l’influenza dell’irraggiamento sulla migrazione del vapore, l’influenza della pioggia sulla migrazione del vapore, i fenomeni legati all’asciugatura delle strutture e il comportamento dell’utenza.
Il vero problema nell’uso di questo modello di calcolo è la quantità di dati di input da reperire in fase di progetto: è necessario infatti un quadro completo dei dati climatici orari per un periodo significativamente lungo (comprensivo di valori di piovosità e ventosità oraria) e la caratterizzazione totale del comportamento igroscopico dei materiali utilizzati con informazioni quali ad esempio la porosità, il fattore di assorbimento d’umidità, il livello di saturazione d’acqua e l’andamento della conduttività in funzione di umidità e temperatura.

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