Linee Guida per la sicurezza dei ponti: presto un Decreto con finanziamenti a Province e Città Metropolitane

Lo scorso dicembre il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha adottato le Linee guida sui ponti elaborate e approvate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Come precisato dal Decreto, le Linee Guida assicureranno l’omogeneità della classificazione e della gestione del rischio, della valutazione della sicurezza e del monitoraggio di ponti, viadotti e cavalcavia presenti lungo strade statali o autostrade gestite da Anas o da concessionari autostradali.

L'atto ha anche stabilito che l’attività di sperimentazione sarà seguita dal Consorzio della Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica e Strutturale (ReLUIS). A che punto siamo oggi? Come si stanno muovendo i concessionari e come sarà gestita la fase sperimentale?

Ingenio ha i
ntervistato Pietro Baratono, Capo Dipartimento per le Infrastrutture, i Sistemi Informativi e Statistici del MIT, che ha anticipato l'uscita di un nuovo provvedimento che assegnerà oltre un miliardo per la messa in sicurezza delle infrastrutture gestite da Province e Città metropolitane.

 

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Linee Guida sui ponti: le applicazioni dei concessionari e la fase sperimentale 

Ing. Baratono, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il DM 578 del 17.12.2020 ha adottato le Linee guida sui ponti. A oggi qual è la situazione? Ci sono novità sulla fase sperimentale prevista dalle Linee Guida nazionali?

«Occorre fare una premessa: con l’emanazione del Decreto Ministeriale dello scorso dicembre le Linee Guida sui ponti sono a tutti gli effetti adottate per i concessionari ed ANAS, ma successivamente anche gli altri enti gestori dovranno farvi riferimento per i loro interventi di censimento, ispezione, classificazione, verifica della sicurezza e monitoraggio delle opere. Sottolineo inoltre che la quasi totalità dei concessionari ha attivato tali procedure, comprese alcune Provincie e Regioni. Anche l’ANSFISA le utilizzerà per le proprie attività ispettive e di vigilanza sui gestori della rete, oltre che come pilastro degli schemi per i sistemi di gestione della sicurezza che dovranno essere adottati dai gestori stessi. La fase sperimentale, richiamata anche all’interno del Decreto Semplificazioni, sarà in capo al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che mi risulta stia organizzando l’attività, operando, in collaborazione con le strutture ministeriali competenti, ossia l'ANSFISA e il Dipartimento per la Protezione Civile, sia con una sperimentazione diretta sia acquisendo una serie di dati dai gestori che nel frattempo si sono attrezzati per applicare quanto previsto dalle Linee Guida. Attualmente sono state bandite alcune gare di rilevante importo da parte dei concessionari e dell’ANAS e, inoltre, sono state affidate o sono in corso di affidamento, talune attività di ricerca scientifica e tutoraggio affidate ad alcuni Consorzi universitari, tra cui il Consorzio FABRE. Possiamo quindi affermare che l’utilizzo delle Linee Guida del Consiglio Superiore è già in corso su una notevole estensione di tratte stradali in tutta Italia».

Come saranno gestiti i risultati frutto di questi interventi portati avanti dai singoli gestori? 

«I dati saranno comunicati e trasferiti ad un’apposita Commissione istituita presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che, attraverso le valutazioni effettuate a cura del Consorzio ReLUIS, proporrà se e come integrare, modificare o rielaborare i contenuti delle Linee Guida, in analogia alle Norme Tecniche, che vengono modificate ogniqualvolta ve ne sia la necessità e non sono certo scolpite nella pietra. Rispetto alle Norme Tecniche, la procedura di modifica di una Linea Guida pubblicata con Decreto Ministeriale dovrebbe essere peraltro molto più veloce. Gli stessi dati potranno consentire ad ANSFISA, in collaborazione con il MIT e il Consiglio Superiore, di predisporre delle istruzioni tecniche su alcuni aspetti specifici come ad esempio le ispezioni speciali, le barriere di sicurezza e quelle antirumore. È ovvio che siamo solo all’inizio, portare a compimento un progetto simile richiede notevoli risorse e tempo, anche perché occorre passare dai sistemi di gestione della sicurezza di ciascun gestore a quelli previsti dalle Linee Guida, anche utilizzando i dati già in loro possesso riguardanti lo stato di degrado delle opere. Tornando alle Linee Guida, rispetto agli usuali sistemi utilizzati, è richiesto qualcosa in più: il censimento e le ispezioni comportano la definizione di una Classe di attenzione e di conseguenza l'eventuale valutazione della sicurezza del ponte per valutarne la transitabilità, l’operatività o l’adeguatezza. In sostanza le Linee guida consentono di portare avanti una grande operazione di censimento e conoscenza dei ponti coerente e organica a livello nazionale. Senza dimenticare che tutti questi dati andranno ad arricchire l’Archivio informatico nazionale delle Opere Pubbliche (AINOP)».

 

Enti locali: in arrivo finanziamenti per la sicurezza di ponti e viadotti



E invece, per quanto riguarda i ponti, i cavalcavia e i viadotti che ricadono nelle reti stradali gestite dagli enti territoriali come Province e Città metropolitane?



«Gli Enti territoriali saranno obbligati a seguire le Linee Guida dalla loro adozione a valle della Conferenza Stato-Regioni. Se fossi un gestore di un Ente locale tuttavia, adotterei le Linee Guida volontariamente, anche per evitare eventuali possibili problemi in ambito penale, qualora accadesse un incidente. Nei prossimi mesi uscirà un Decreto del Ministero delle Infrastrutture preparato di concerto con quello dell’Economia e delle Finanze, che destinerà circa un miliardo e 150 milioni di euro per finanziare interventi per la messa in sicurezza dei ponti e viadotti esistenti gestiti da Province e Città metropolitane. Le risorse saranno suddivise in 350 milioni di euro per il 2021, 450 milioni per il 2022 e 350 milioni per il 2023. Si tratta di un provvedimento importante perché prevede che le risorse non vengano impiegate solo per la progettazione, l’esecuzione e le spese tecniche per il miglioramento o l’adeguamento delle opere, ma anche per il censimento, la classificazione del rischio e la verifica della sicurezza. Il Decreto quindi, finanzia anche “l’operazione Linee Guida” per le attività degli Enti locali, che potranno in questo modo predisporre un programma di messa in sicurezza per ciascuna Provincia. Questo però apre un tema da non sottovalutare».

Quale?



«Il tema della qualità delle Stazioni Appaltanti. I gestori, gli uffici tecnici provinciali o delle città metropolitane, non hanno un livello uniforme nel nostro Paese e vi sono realtà più o meno strutturate. I problemi sono dovuti, a esempio, alla mancanza del personale tecnico, delle competenze, degli strumenti. A mio parere, uno dei compiti del Ministero dovrebbe essere quello di valutare anche come spendere queste risorse che potrebbero essere sommate a quelle previste nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR o Recovery Plan). Un’ipotesi quindi potrebbe essere quella di supportare le realtà locali affiancando loro l’expertise dei consorzi universitari e delle stazioni appaltanti più strutturate quali l’ANAS o le strutture decentrate del Ministero come i Provveditorati».

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Il Recovery Plan per la sicurezza delle infrastrutture

Quanto riserva il Recovery Plan alla sicurezza di ponti e viadotti?



«Il PNRR è ancora in fase di sviluppo e dovrà essere valutato, approfondito e rivisto, ma indubbiamente uno dei temi previsti potrebbe essere quello della coesione territoriale. Ne deriva che il rifacimento, l’adeguamento e il miglioramento della sicurezza dei ponti esistenti consente una coesione, un collegamento più efficiente e sicuro tra le aree del Paese e risponderebbe a quanto richiesto dalle Linee guida sul Recovery pubblicate della Commissione europea lo scorso 22 gennaio che gli Stati membri devono seguire per la stesura dei loro PNRR al fine di ottenere i fondi europei. In ogni caso, il finanziamento delle attività di censimento, classificazione, verifica della sicurezza e monitoraggio delle opere è necessario per portare a termine questa attività di conoscenza a livello nazionale che, non essendo mai stata fatta in modo esteso, presuppone uno sforzo notevole da parte di tutte le istituzioni per la sicurezza dei cittadini».



Tornando alla fase sperimentale delle Linee Guida sui ponti, una volta definito il tutto, come si procederà?

«Come dicevo, i concessionari ed alcuni gestori sono partiti autonomamente attuando le Linee Guida, mentre il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici avrà il compito di sperimentarle direttamente su alcune tratte significative che saranno scelte da un’apposita Commissione. Come stabilito all’art. 49 del decreto “Semplificazioni” il Consiglio, con il supporto scientifico del Consorzio ReLUIS e in collaborazione con gli attori statali coinvolti, valuterà quindi i risultati ottenuti sia con la sperimentazione diretta sia con le verifiche realizzate nel frattempo da Enti gestori, concessionari ed enti locali». 

 

Linee Guida ponti: 15 milioni di euro per la fase di sperimentazione


L’articolo 14 del “Decreto Genova” prevede anche l’attivazione di un importante finanziamento di 15 milioni di euro per la fase sperimentale. Come si è arrivati a definire tale importo? 



«La somma di 15 milioni di euro destinata a finanziare la sperimentazione su circa 1000 ponti e viadotti, nasce da un conto economico ben preciso effettuato dal Dipartimento nel gennaio dell’anno scorso che ha tenuto in considerazione le singole attività tecniche necessarie per sperimentare l’applicazione delle Linee guida sulle infrastrutture più a rischio, con riferimento alle risorse umane, agli strumenti o alle verifiche di sicurezza necessarie ed ai loro costi».

Leggi anche:

Classificazione del rischio dei ponti esistenti: tutti i dettagli delle Linee guida 

Le Linee Guida sono state approvate la scorsa primavera dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici: il testo, le appendici, gli allegati del documento e tutte le interviste nell'approfondimento di Ingenio.

Un nuovo software per la classificazione dei ponti

Lo scorso novembre è partito il progetto ARGO, che Aspi Tech, braccio tecnologico di ASPI, ha sviluppato insieme a IBM e Fincantieri. Il sistema ARGO consentirà di sorvegliare, monitorare e ispezionare lo stato di ponti, viadotti e gallerie presenti lungo la rete gestita da Autostrade per l’Italia. Questo progetto come rientra nell’ambito di quanto previsto dalle Linee Guida sui Ponti?

«Ovviamente i concessionari già in possesso di un sistema di gestione si stanno adattando ai contenuti delle Linee Guida. In generale, considero molto positivo che ci siano più realtà, pubbliche e private, che le stanno applicando e sperimentando, anche perché sono convinto che la ricerca e la sperimentazione di più soggetti consenta un sano confronto scientifico che potrà portare in tempi rapidi a un'importante evoluzione tecnologica del settore. Tra l’altro posso anticipare che arriverà presto un nuovo software studiato per la classificazione dei ponti che è stato messo a punto dal Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa insieme a quello di Tecnica delle Costruzioni e che sarà reso disponibile a titolo gratuito».



E sul fronte della digitalizzazione? Nelle Linee Guida per il censimento e la classificazione del rischio, la verifica della sicurezza e il monitoraggio dei ponti esistenti, entra in gioco anche il Building Information Modeling...



«Le Linee Guida prevedono la progressiva digitalizzazione delle opere iniziando da quelle critiche, per le quali viene effettuata la verifica della sicurezza. In un primo tempo, la classificazione e l’ispezione possono essere indipendenti dal BIM, ma non c’è dubbio che se un ponte deve essere sottoposto alla verifica di sicurezza con la necessità di fare calcoli, a quel punto può essere un’assoluta opportunità quella di implementare un modello informativo da cui estrarre il modello strutturale che consenta di fare le opportune verifiche, comprese le analisi di sensibilità o di back analysis».


Leggi anche:

Linee Guida Ponti: come si svolgerà la fase sperimentale? 

>>> L'INTERVISTA a Edoardo Cosenza, presidente del Consorzio ReLUIS

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