Tutela Professione, Firma, Ruolo, Servizi, Tirocini: Quale il ruolo degli Ordini professionali, oggi e domani

Ordini sì e Ordini no. Periodicamente l'intera categoria dei professionisti tecnici dibatte sull'utilità o meno degli Ordini Professionali, sulla loro funzione, sulla loro evoluzione ... in particolare quando arrivano le quote annuali da pagare. Vista l'amicizia con il presidente (Andrea Barocci) dell'Ordine in cui sono iscritto, l'Ordine degli Ingegneri di Rimini, ho proposto ad Andrea di scambiarci qualche email di domande e risposte per poter affrontare il tema con qualche "dettaglio" in più. Ovviamente ognuno ha scritto a titolo personale, sulla base delle esperienze maturate. Ecco cosa è emerso.

andrea-barocci.jpg andrea-dari-ingenio-10-300.jpg

Come spende i soldi un Ordine Professionale

Andrea Dari

Caro Andrea, il nostro Ordine chiede come quota di iscrizione 240 euro l’anno. Non è un importo che ti cambia il bilancio familiare, ma rispetto ad altri ordini in cui si paga 70 euro qualche domanda me la sono fatta. E la prima è, ma come sono di fatto suddivisi questi 240 euro per capitolo di spesa ? 

Andrea Barocci

Caro Andrea, inizio con alcune precisazioni. Per prima cosa nel 2020 il nostro Ordine ha ridotto di 10€ la quota e quest'anno di ulteriori 10€, quindi il totale attualmente è di 220€.

Poi, mi risulta che le quote d'iscrizione abbiano una variabilità compresa tra i 100 e i 290 euro. Detto questo, ogni Ordine ha facoltà di chiedere la quota d'iscrizione che ritiene congrua, in funzione del proprio funzionamento, dei servizi erogati, ecc... In primis occorre sempre ricordare e ribadire che  l'attività dei Consiglieri e dei membri del Consiglio di Disciplina, comprendendo anche tutte le cariche, è a titolo completamente gratuito.

Tornando alla tua domanda, ricordo che gli unici incassi dell'Ordine derivano dalle quote versate dai propri iscritti; prendendo quindi i 200€ d'iscrizione come riferimento, possiamo individuare la seguente suddivisione:

  • 11% (€ 25 per ogni iscritto - quota identica per ogni Ordine professionale) da versare al Consiglio Nazionale Ingegneri.
  • 33% spese ordinarie di funzionamento (consulenze, collaborazioni, locazioni, assicurazioni, pulizia, tipografiche, cancelleria, ecc...).
  • 27% spese per il personale.
  • 28% spese per organi istituzionali (attività di welfare, partecipazioni al congresso nazionale, rimborsi, organizzazione attività iscritti, attività formative, contributi partecipazioni enti, ecc...).
  • 1% altro.

Gli ordini hanno da svolgere un'attività ordinaria che non è sempre direttamente proporzionale con il numero degli iscritti, quindi per questi capitoli le relatà piccole si trovano ad avere un'incidenza superiore rispetto a quelle più grandi.

Il resto dipende da scelte interne: politiche di welfare (quote ridotte per alcune tipologie di iscritto), servizi gratuiti (assistenza legale, uso di strumentazioni, convenzioni, ecc...), numero di partecipanti a commissioni e gruppi di lavoro, riconoscimenti, ecc… Purtroppo non tutti i gli iscritti conoscono appieno i servizi offerti e, soprattutto i non frequentatori, vedono nella quota d'iscrizione solo una tassa senza poterne soppesare veramente il valore e l’utilità.

 

E un accorpamento fra gli Ordini professionali ?

Andrea Dari 

Si è vero. confermo che guardando quello che si legge sui social e quello che ci arriva in redazione ci si rende conto che spesso vi siano dei colleghi non sanno a cosa servono gli Ordini e considerino l’iscrizione una vera e propria tassa.

Certo, con l’abolizione delle province (virtuale, formale, reale … boh, non so quanto poi si sia fatta) si poteva cogliere l’occasione dell’accorpamento come hanno fatto le associazioni industriali (Rimini si è per esempio riunita con Ravenna e Forlì Cesena) e abbassare così le quote. Una sede unica con una segreteria unica, riunioni in digitale per evitare spese di trasferta, formazione online e se serve presso gli alberghi … e di fatto il funzionamento dell’Ordine professionale era comunque assicurato. Ma quando si parlò di questo accorpamento molti professionisti, non solo gli ingegneri, si ribellarono, evidenziando che si perdeva il controllo sul territorio.

Andrea Barocci

Anche in questo caso è difficile fare valutazioni univoche; esistono ordini grandi con notevole peso "politico" anche derivante da dinamiche storiche, oppure ordini piccoli magari molto giovani nati da provincie che in passato non esistevano. Rimini ha un territorio variegato a scala provinciale, sia come morfologia che per il tessuto economico e sociale; inoltre la provincia è relativamente giovane in quanto formatasi nel 1992. Credo che la Regione sia una dimensione troppo vasta, ma ritengo che sia utile procedere facendo rete con le altre professioni tecniche a scala parimenti provinciale; nel nostro caso esiste da qualche anno la rete delle professioni tecniche della provincia di Rimini (Architetti, Geometri, Ingegneri, Periti) che raggruppa 3.000 professionisti e costtuisce un valido interlocutore per tutte le amministrazioni e enti del nostro territorio.

Andrea Dari 

Ma almeno sui servizi il mettere insieme più Ordini, non per regione ma per vicinanza territoriale e culturale (e industriale), non darebbe dei vantaggi ? per esempio se si passa alla formazione online il poter avere una unica società di servizi che gestisce i corsi porterebbe forse a una maggiore qualità della formazione erogata, darebbe la possibilità di toccare temi più specialistici, insomma non solo di ridurre i costi ma anche di migliorare i servizi.  [ E probabilmente si potrebbero mettere insieme anche più professioni. Per esempio, quando si parla di normativa urbanistica si va incontro all’interesse di ingegneri, architetti, geometri, periti

Andrea Barocci

Sicuramente ci sono servizi come i Consigli di disciplina o la formazione che potrebbero essere gestiti su scala più ampia come la regione, sfruttando il fatto che esistano federazioni regionali degli ordini che portano avanti politiche comuni per quanto riguarda le questioni su scala più ampia.

 

I compiti istituzionali dell'Ordine

Andrea Dari

Come sai io non sono un frequentatore dell’ordine, quindi non riesco a capire cosa significhi che l’Ordine svolge un azione sul territorio. E allora mi viene da chiedermi se ’ordine professionale provinciale  ha davvero un controllo del territorio ? e come viene esplicitato ? e siamo ascoltati dalla PA ? Per esempio quando un Comune definisce il piano regolatore, o valute delle varianti l’Ordine è coinvolto ? quando viene avviato un appalto su servizi digitale gli ingegneri sono ascoltati ? Personalmente sarei molto contento se la nostra categoria, come quella degli architetti o dei geologi, potesse pesare di più nelle scelte della PA, soprattutto a livello locale, ma ho la sensazione che questo non accada. Oltre ad essere un tecnico apprezzato in ambito sismico ha un’ampia esperienza di relazioni istituzionali. Cosa si dovrebbe fare per aumentare il nostro peso specifico e come si potrebbe rafforzare il ruolo degli ordini ?

Andrea Barocci 

Credo sia fuorviante associare l'Ordine professionale al controllo del territorio; una cosa infatti che per molti non è chiara, è che l'Ordine non è una corporazione o un'associazione di categoria che deve tutelare i colleghi; è al contrario un Ente Pubblico, sotto l'alta vigilanza del Ministero della Giustizia, la cui funzione principale consiste nel garantire il cittadino circa la professionalità e la competenza dei professionisti.

Probabilmente la colpa è stata anche nostra come rappresentanti degli Ordini, che non siamo stati capaci ad evolverci velocemente quanto il mondo esterno. Un tempo l'Ordine era effettivamente un "contenitore" di iscritti e le sue funzioni quasi si esaurivano con la tenuta dell'albo; negli ultimi anni invece gli adempimenti e gli oneri sono cresciuti esponenzialmente e non sempre siamo stati capaci di comunicare questa trasformazione ai nostri iscritti. Formazioni, commissioni, consigli di disciplina, certificazioni, ecc... 

Il ruolo degli Ordini lo si rafforza se tutti gli iscritti sono consapevoli di esserne parte. Quando consegno i timbri ai nuovi iscritti mi piace sempre porre loro la questione del "non chiederti cosa può fare l'Ordine per te, ma cosa tu puoi fare per l'Ordine». 

A Rimini crediamo fortemente nelle Commissioni, come anello di collegamento tra chi svolge la professione e chi la regolamenta, quindi non poniamo limiti alle partecipazioni; anche per i neoiscritti, essere costantemente in contatto con colleghi più anziani è un forte stimolo per comprendere il complesso mondo del lavoro, nel quale soprattutto all'inizio gli errori si pagano cari. 

Chiedere sempre, non avere mai timore di fare domande; sfruttare la massimo la segreteria (a Rimini Lucia e Antonella sono il vero motore di tutto, impagabili); conoscere tutte le convenzioni e i servizi che possiamo erogare, ma anche gli obblighi. 

Per esempio a seguito degli ultimi regolamenti è obbligatorio comunicare la propria PEC altrimenti vi è la cancellazione automatica; alcuni colleghi, non sapendo che la PEC è obbligatoria da anni (nonostante i nostri continui solleciti e la possibilità di averla gratuitamente) e che questo è solo l'ultimo step, la prendono come una sfida dell'Ordine verso di loro e "minacciano" azioni legali o cancellazioni, senza sapere che noi dobbiamo eseguire leggi sovraordinate.

 

Quale futuro per gli Ordini

Andrea Dari

Grazie Andrea, la tua risposta mi permette di capire molto di più e credo che molte polemiche che viviamo nella professione nascano dalla non conoscenza del ruolo degli Ordini. Ordini in cui come hai già evidenziato «si lavora  e partecipa» a titolo gratuito. E mi è di stimolo per una riflessione. Si è spesso discusso del tema del tirocinio e di come l’esame di stato per la nostra professione arrivi «troppo presto», e sia ancora troppo legato ai temi accademici piuttosto che ai temi della professione. Quale ruolo potrebbe svolgere l’ordine come punto di collegamento tra la laurea e l’esame di stato, ovvero, si potrebbe prevedere, a norma di legge, un ruolo per gli ordini. E parlo di qualsiasi tipo di specializzazione ovviamente.

Andrea Barocci

Su questo sfondi assolutamente una porta aperta; negli ultimi anni purtroppo il valore dell'abilitazione si è andato sfilacciando nei meandri del mondo accademico.

Nel mio ruolo vedo adesso tanti nuovi iscritti, freschi di esame di stato; quest'ultimo dovrebbe servire a prepararli al mondo esterno, conoscere le dinamiche lavorative, le leggi di settore, ecc... In realtà sempre più negli ultimi anni è diventato un ulteriore esame, durante il quale vengono chieste formule e teoremi che il professore di turno ritiene utili (per esempio nel 2020 a Bologna sono state chieste le formule per il calcolo dello spettro sismico...). Nessuno, per esempio nel ramo Civile-Ambientale, si preoccupa di far conoscere cosa sia il DPR380/2001 a un giovane ingegnere che deve intraprendere la professione, piuttosto che le basi del Codice Civile o il Codice degli Appalti.

In questo il ruolo degli Ordini sarebbe fondamentale, nel fornire uno starter kit a chi vuole intraprendere la libera professione; soprattutto perchè molti docenti che si rendono disponibili per le "interrogazioni" per l'esame di stato non hanno particolare cognizione di cosa sia la libera professione.

Con quanto detto sopra, trovo invece molto utile il tirocinio, sia pre che post laurea; lo sperimento io stesso nel mio studio e trovo che sia positivo sia per chi lo effettua (che ha la possibilità di vedere uno spaccato del futuro che lo attende) sia per chi ospita il tirocinante (in quanto può valutare un futuro eventuale collaboratore basandosi non solo sulle sue competenze ma anche sulle attitudini e predisposizioni).