Legge di Stabilità: l'aiuto agli impianti termoelettrici con il capacity payment per i cicli combinati a gas

Mentre gli Italiani si dimostrano (finalmente) più sensibili alle Rinnovabili ed all'energia pulita, il Senato rema contro dando corso ad un emendamento dai risvolti terrificanti.

Se un lato le Rinnovabili e la lotta al riscaldamento globale mettono ora, finalmente, d'accordo ben quattro italiani su cinque, dall'altro il Senato dà corso ad un emendamento retrogrado che è stato prontamente definito da tutti, con grottesca umoristica rassegnazione “l'Ammazza Rinnovabili”.


Notizia freschissima, anche se invero non proprio edificante, che risale a ieri 27 Novembre è che novella la Legge di Stabilità 2014 al comma 99 (inizialmente il meccanismo incentivante sarebbe dovuto entrare in funzione dal 2017) ha introdotto una voce agghiacciante: l'aiuto agli impianti termoelettrici con il capacity payment per i cicli combinati a gas.
Il capacity payment dovrà però - purtroppo - essere coperto, ossia pagato, dalle fonti rinnovabili, penalizzando la competitività dell'energia pulita e rinnovabile e rallentando, non di poco, il processo di avvio della green economy, operazione già complessa e velleitaria in un mercato fortemente speculativo e drogato dal consumismo, da attitudine a comportamenti energivori e poco eco-friendly.

Ecco infatti come recita l'incriminato comma 99, oggetto della nostra disamina:

“L’Autorità per l’energia elettrica e il gas, con effetto dal 2014, definisce le modalità d’integrazione del corrispettivo di cui all’articolo 5, comma 5, del decreto legislativo 19 dicembre 2003, n. 379, senza nuovi o maggiori oneri per prezzi e tariffe dell’energia elettrica, anche disponendo un’adeguata partecipazione delle diverse fonti ai costi per il mantenimento della sicurezza del sistema elettrico”.

E' notizia recente che al Forum QualEnergia (www.forumqualenergia.it) sia stato presentato il rapporto di Lorien Consulting sulle priorità degli italiani.
Ebbene, quasi l'80% degli intervistati si è dimostrato decisamente sensibile alla riduzione dell'impatto ambientale ed al tema dell'efficienza energetica.

La notizia dell'emendamento quindi palesa una incolmabile distanza tra politica e cittadini ma soprattutto una scarsa competenza (o volontà) di traghettare il paese verso la green economy e le rinnovabili!

Cambiamento, lavoro, sobrietà.
Sono le parole chiave scelte dagli italiani per uscire dalla crisi, secondo i dati della ricerca presentata dall’Amministratore delegato di Lorien Consulting, Antonio Valente, alla Conferenza nazionale su clima, energia e ambiente.

L’iniziativa, organizzata da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club, da quest’anno in partenariato con Cobat (www.cobat.it), si chiude oggi a Roma, all’Auditorium dell’Ara Pacis.
Gli intervistati, chiamati a indicare gli asset strategici, individuano ai primi tre posti le energie rinnovabili, le piccole imprese locali e l'ecoturismo, punti cardine della Green economy.
Nonostante la crisi, sono disposti a sacrifici a patto che si aumentino gli sforzi per la riduzione delle emissioni climalteranti: l'82,7% del campione ritiene che la priorità sia la lotta al riscaldamento globale, mentre il 77,5% è disposto a maggiori tagli per ridurre l'impatto ambientale.
Obiettivi per i quali sono pronti a impegnarsi in prima persona: il 45,5% indica come misura principale la riduzione del trasporto privato; segue, con il 40,5%, quella del traffico merci, mentre le rinnovabili guadagnano il bronzo con il 31,9%.

"La Green economy rappresenta una reale via d'uscita dalla crisi per una buona parte degli italiani - afferma Luca Biamonte Direttore delle Relazioni Esterne dell'Editoriale Nuova Ecologia - che mostrano una sensibilità purtroppo estranea a una parte rilevante del mondo politico, impegnato in continui attacchi alle fonti d'energia rinnovabili". Tra i comportamenti sostenibili rivelati dalla ricerca, alcuni sono di stretta attualità: al primo posto con il 93,0%, la raccolta differenziata, seguita con il 92,5% dal risparmio energetico. Chiara anche la prospettiva auspicata per la politica industriale: quale comparto sceglierebbero gli intervistati, tra auto e rinnovabili, se avessero un miliardo di euro da investire? La stragrande maggioranza, 76,9%, indica le fonti d'energia verdi a fronte del 17,6% favorevole alle quattro ruote.

Tutto questo stride - e non poco - con la Legge di Stabilità sopra menzionata, che pretende che siano proprio i virtuosi ed i puliti (le Rinnovabili) a gettare un salvagente al vetusto settore termoelettrico!

Un paradosso al limite del retrogrado, in netto contrasto con gli obiettivi europei di riduzione dell'inquinamento, dell'aumento di quota energetica Rinnovabile e di un nuovo modo di pensare e produrre l'energia più vicino alla tanto (e solo) decantata environmental awareness.

La green energy, che negli ultimi vent’anni ha beneficiato di svariati notissimi progetti e programmi di incentivazione per un totale di oltre 140 mld di € circa, conta ad oggi un notevole parco di impianti installati che supera le 500.000 unità (in larga parte fotovoltaico) a scapito degli impianti tradizionali ed a favore di minori emissioni inquinanti e di un migliore L.C.A. (life cycle assessment) più in generale.
Il problema ora risiede certamente nel fatto che la rete abbia bisogno di impianti programmabili per la produzione di energia, poiché le rinnovabili non sono notoriamente in grado di garantire regolarità produttiva, essendo ovviamente legate sia ad eventi atmosferici, sia alle porzioni diurne della giornata (quando c'è irraggiamento solare).

Le tecnologie e le soluzioni per ovviare a tali discrasie, invero ci sarebbero già: la smart grid, i sistemi di accumulo ed, ovviamente, il ricorso in extrema ratio al termoelettrico, ancor meglio se riveduto con impianti ammodernati e meno inquinanti.

Nulla di eclatante ed altresì nulla di fantascientifico per i tecnici; un po' meno per i politici, la cui stragrande maggioranza – va precisato – sia dotata (se e quando ne siano provvisti) di laurea in scienza delle merendine, che tutto sommato giustificherebbe i tantissimi provvedimenti legislativi con fondamenti spesso ascientifici, spesso incomprensibili e spesso difformi dai dettami UE (vedi il D.L. 63/2013, un decreto tappa buchi, partorito in fretta e furia per riallinearci con i parametri europei).

E' notizia di qualche giorno addietro l’appello/denuncia fatto congiuntamente dalle associazioni di settore come Assorinnovabili, Gifi e Ifi:
www.assorinnovabili.it → PRESS ROOM - in cui si chiedeva a gran voce - giustamente - annullamento dell’emendamento: “In questo modo si giungerebbe ad un esito paradossale per cui le fonti rinnovabili andrebbero a finanziare in senso regressivo l’energia da fonti fossili”.

Purtroppo il documento di proposte del Coordinamento FREE (www.free-energia.it/2013/11/energia-free-ad-emendamento-contro-rinnovabili-legge-stabilita/) non solo non ha sortito gli effetti sperati, ma è stato del tutto ignorato!
Nel mentre il Ministro per l’Ambiente Orlando ha già annunciato, per fortuna, che farà ricorso alla Camera: speriamo bene!

A rischio sarebbero inoltre ben 130mila posti di lavoro, attualmente impiegati nella filiera virtuosa delle energie Rinnovabili: per questo le sigle associative sopra menzionate hanno chiesto al Governo non nuovi oneri ma nuovi incentivi per sostenere lo sviluppo delle smart grids ed i posti di lavoro attualmente presenti.

Le proposte di Free, condivisibili e ben articolate, suggeriscono infatti di orientarsi vero uno sviluppo da realizzarsi intervenendo con del sano retrofit efficiente sul patrimonio edilizio esistente, intervenendo sugli agglomerati urbani, ritoccando la mobilità, e ridando dignità al territorio extraurbano e rurale. In particolare il documento punta a sensibilizzare il legislatore su una piena attuazione della Direttiva Europea 2012/27/UE sull’efficienza energetica per le costruzioni che, nel 2020, dovranno essere NZEB – nearly zero energy buildings (a domanda energetica quasi nulla).

Gli altri punti della Legge di Stabilità 2014: Ecobonus e detrazioni 50%

La notizia edificante invece è che non vi sono novità di alcun tipo nel capitolo dedicato alle detrazioni del 50% previste per le ristrutturazioni edilizie nonché all’Ecobonus del 65% per interventi di efficientamento energetico.

Entrambe le misure vengono infatti prorogate per tutto l'anno a venire e quindi estese fino al 31 Dicembre 2014, anche se per dovere di cronaca andrebbe ricordato che le Commissioni Ambiente e Bilancio della Camera abbiano già sottoscritto all’unanimità una mozione che chiede di rendere strutturali anche per il 2015 le due detrazioni, onde evitare un ritorno, assai poco allettante sul fronte degli investimenti, alla vecchia detrazione 36% che contribuirebbe ad affossare definitivamente edilizia ed impiantistica, settori già sufficientemente provati dalla crisi.

Attendiamo quindi con curiosità, trepidante attesa (e grandissima speranza) il prosieguo dell'iter di approvazione della Legge di Stabilità che passerà ora alla Camera, che speriamo ponga i veti dovuti all'idiocrazia imperante, in favore di un paese più green e più sostenibile.

 

Credits:
Ufficio stampa Forum QualEnergia / Agenzia Press Play - www.forumqualenergia.it
Coordinamento FREE - www.free-energia.it
Cobat - www.cobat.it
AssoRinnovabili - www.assorinnovabili.it
Lorien Consulting - www.lorienconsulting.it
Nuova Ecologia - www.lanuovaecologia.it