Il balcone verandato senza permesso di costruire è abuso edilizio. Ecco perché

Tar Salerno: la chiusura di un balcone con elementi in alluminio determina un incremento della superficie e del volume dell’appartamento cui accede, con conseguente aggravio del carico urbanistico

 

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Torniamo, dopo qualche 'spruzzata' di distanze in edilizia e antisismica, a qualcosa di più 'commestibile', che poi in realtà non lo è se, ancora una volta, ci troviamo di fronte ad un abuso edilizio per la chiusura di un balcone.

Nello specifico, se ne occupa il Tar Salerno nella sentenza 454/2021 del 19 febbraio, dove si evidenzia che la chiusura, con elementi di alluminio anodizzato e vetro, di parte di due balconi, comunicanti tra loro, di pertinenza dell’appartamento di proprietà, a prescindere dai materiali utilizzati – comunque idonei a garantirne la conservazione nel tempo – determina un incremento della superficie e del volume dell’appartamento cui accede, con conseguente aggravio del carico urbanistico.

Ciò significa che serve il permesso di costruire e che, senza, è abuso edilizio. Nel caso specifico, l’abuso in questione consiste nel significativo ampliamento dell’immobile preesistente, di cui sono stati peraltro sensibilmente alterati i prospetti, come tale necessitante ex lege e, quindi, a prescindere dall’eventuale mancata dotazione da parte dell’ente locale di uno strumento di pianificazione urbanistica, del preventivo rilascio della permesso di costruire.

La trasformazione, in questo caso, è in veranda e il consolidato orientamento della giurisprudenza è che “le verande realizzate sulla balconata di un appartamento, trattandosi di strutture fissate in maniera stabile al pavimento che comportano la chiusura di una parte del balcone, con conseguente aumento di volumetria e modifica del prospetto, sono senza dubbio soggette al preventivo rilascio di permesso di costruire, non costituendo una pertinenza in senso urbanistico” (così T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. II, 18.01.2019, n. 83; Consiglio di Stato sez. VI, 09/10/2018, n.5801; cfr. anche Consiglio di Stato sez. VI, 05/09/2018, n.5204).

 

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