L’attestato di prestazione energetica in Emilia-Romagna

Paolo Tartarini - Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia Alberto Muscio - Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia 11/12/2013 2972

Elementi caratterizzanti (e discriminanti rispetto alle regioni limitrofe)

Quando teniamo lezioni a studenti di Ingegneria o corsi per certificatori energetici, invariabilmente uno dei primi “dogmi” enunciati e più volte ripetuti è sempre lo stesso: “Ricordatevi che in ambito certificazione energetica la nostra Regione prevale sullo Stato. Le regole da seguire sono quelle regionali, e solo dopo possiamo prendere in considerazione e discutere anche le leggi nazionali e le direttive europee”.

Già, però queste affermazioni valgono solo se rimaniamo in Emilia-Romagna: se per un corso ai futuri certificatori ci spostassimo da Rimini a Pesaro, dovremmo dire esattamente l’opposto: “Attenzione, la Regione Marche non si è mossa in tempo, e la legge nazionale si applica, con tutte le sue norme attuative, regolando di fatto tutte le delibere e norme regionali collegate.

La Regione Emilia-Romagna, inoltre, risponde assai bene ad una descrizione del grande scrittore Bevilacqua (che da lassù mi perdoni, cito a memoria i contenuti, non la frase esatta): “…l’Emilia è una metropoli che si estende con continuità da Parma a Rimini…”. In effetti la provincia dell’estremo nord-ovest emiliano, Piacenza, è talmente legata alla Lombardia da venire considerata una sorta di feudo del Politecnico di Milano anche in ambito ingegneristico universitario. Se con la certificazione energetica osiamo spingerci da quelle parti, l’ingresso di un certificatore energetico emiliano in Lombardia non è affatto semplice, e il malcapitato può essere respinto con danni, tali e tante sono le differenze normative fra due delle regioni che hanno deliberato prima delle altre e, soprattutto, prima dell’uscita delle norme attuative nazionali. Così un certificatore piacentino può sì dimenticarsi le regole nazionali, ma deve essere molto bravo a saltare da quelle emiliane a quelle lombarde passando da Piacenza a Lodi e viceversa (oltre a dover essere accreditato in maniera appropriata in entrambe le regioni). Non parliamo poi di un certificatore ferrarese, operante nel cratere del recente sisma al confine con le province di Mantova e Rovigo, che, spostandosi di pochissimi chilometri, può trovarsi ad applicare norme emiliane, lombarde o anche venete, queste ultime sostanziamente differenti dalle prime due.

Da dove è partita la Regione Emilia-Romagna nel suo iter normativo-attuativo? Dopo l’emanazione del Decreto Legislativo n. 192/05 e le successive modifiche e integrazioni (soprattutto il D.Lgs. n. 311/06), la Regione Emilia-Romagna ha prodotto la Deliberazione dell’Assemblea Legislativa (DAL) 25 marzo 2008, n. 156. Con essa, arrivata evidentemente prima delle norme nazionali, ”la Regione Emilia-Romagna ha provveduto a definire il quadro normativo entro cui muoversi per promuovere misure di risparmio energetico nell’edilizia, con particolare riferimento alla promozione della certificazione energetica degli edifici” (dall’introduzione alla DAL n. 156/08).

A partire da queste considerazioni, nell’articolo completo cercheremo di sintetizzare gli elementi caratterizzanti delle procedure di certificazione energetica in Emilia-Romagna, con particolare riguardo a punti di forza e criticità.

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