ITALIAN CONCRETE DAYS: la Gestione e Piani di Sviluppo Sostenibile per le infrastrutture al centro del dibattito

Si è aperta il 14 aprile 2021 la terza edizione degli Italian Concrete Days, il più importante evento italiano tecnico/scientifico dedicato alla ricerca sul calcestruzzo, organizzato da aicap e CTE.

Un'edizione questa, costretta dalla pandemia a svolgersi in modalità digitale e che ha visto protagonista nella sua giornata inaugurale una tavola rotonda dedicata alla Gestione e ai Piani di Sviluppo Sostenibile delle infrastrutture. Abbiamo contattato il prof. Francesco Karrer per un avere breve quadro di quanto emerso durante la prima sessione di incontro.

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Dopo il successo nel 2016 a Roma e nel 2018 a Milano, gli ITALIAN CONCRETE DAYS 2020 inizialmente previsti per giugno 2020 a Napoli, sono stati costretti dalla pandemia a svolgersi in modalità digitale. Un importante evento online, reso tale grazie al supporto organizzativo della Fondazione del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

 

Il 14 aprile 2021 è stato dato ufficialmente il via a questa tre giorni dedicata alla cultura tecnico scientifica del calcestruzzo. Gli ICD, che proseguiranno fino al 16 aprile, offriranno a tutti gli operatori del settore – industriali della costruzione, produttori di tecnologia e di materiali, professionisti dell’architettura e dell’ingegneria civile, tecnici di cantiere, ricercatori e accademici – un’occasione per aggiornare il proprio bagaglio culturale, presentare i propri lavori, stabilire contatti, scambiare informazioni e opinioni, discutere applicazioni, proporre innovazioni e consolidare la consapevolezza del proprio ruolo. Tutti i partecipanti avranno così l’occasione di conoscere lo stato dell’arte, grazie a esperti del settore che svolgeranno Relazioni Generali di inquadramento sui temi congressuali e a eminenti personalità che terranno Relazioni su Invito.

 

Adeguare le nostre infrastrutture a una condizione di sostenibilità e rivedere il sistema delle imprese

Come già anticipato in apertura, al centro della prima giornata degli ICD vi è stato il tema della “Gestione e Piani di Sviluppo Sostenibile delle infrastrutture” sviluppato all'interno della tavola rotonda moderata dal prof. Francesco Karrer alla quale hanno partecipato Massimo Sessa, Edoardo Cosenza, Claudio De Eccher, Gabriele Scicolone, Paola Firmi, Francesca Moraci, Armando Zambrano, Giuseppe Venditti, Nicola Meistero, Agostino Nuzzolo e Ornella Segnalini.

Abbiamo chiesto al prof. Francesco Karrer un breve quadro su quanto emerso di importante nel corso della stessa.

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Al centro di questa prima giornata degli ICD il tema della sostenibilità - ha dichiarato il prof. Francesco Karrer - sostenibilità che riguarda le infrastrutture esistenti e intesa come una condizione necessaria di rientro, ma allo stesso tempo anche pensare a un progetto futuro di assetto delle infrastrutture sostenibile. In questo contesto si è ridiscusso di questioni connesse all’ambiente, all’economia e alla società e della capacità di imprese, stazioni appaltanti e decisori pubblici di tenere insieme questi tre aspetti. Aggiungere al tema della sostenibilità notoriamente declinato in tre pilastri – ambiente, economia e società – un quarto pilastro ovvero quello della "capacità organizzativa". Su questo aspetto si sono poi espressi imprese e operatori e sono emerse iniziative di grande interesse nel campo dell’adeguamento verso una condizione di sostenibilità e quindi la necessità di rivedere piani di manutenzione, il significato stesso della “manutenzione”. In tal senso, sono state presentate le Linee Guida approvate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per quanto riguarda il rischio e quindi la necessità di intervenire sull’esistente. Inoltre sono state presentate iniziative molto interessanti da parte di alcuni soggetti come Anas, FFSS con i “green bond” e altre proposte di questo genere soprattutto riferite al rientro in una condizione di sostenibilità, soprattutto per quanto riguarda gli effetti sui cambiamenti climatici.

È poi emerso un altro aspetto particolare, ovvero la necessità di rivedere il sistema delle imprese italiane che sono oramai troppo piccole per poter fronteggiare il mercato e soprattutto per portare avanti le necessità di innovazione di cui si è parlato. Uno stimolo potrebbe venire dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) proprio in virtù di un rilancio del sistema”.