Come si progetta una pista ciclabile? Buone pratiche, criteri e standard

Quali sono le linee guida alla base della progettazione delle infrastrutture ciclabili urbane o cicloturistiche? 

La realizzazione di una pista ciclabile richiede un grande lavoro di pianificazione, che sia un itinerario principale o secondario, oppure sia realizzata in affiancamento alla viabilità stradale o all’interno di un paesaggio naturale, dietro la costruzione di un’opera ciclabile vi è una grande complessità. 

A esempio, sulle piste ciclabili deve essere curata al massimo la regolarità delle superfici, specialmente nei casi di pavimentazioni realizzate con elementi autobloccanti ed è importante progettare correttamente le griglie di raccolta delle acque, così come è determinante la scelta dei materiali e della segnaletica.

Ma questi sono solo alcuni dei principali standard progettuali per piste ciclabili.

Ingenio ha intervistato l’Ing. Alessandro Delpiano, Direttore Area Pianificazione territoriale della Città Metropolitana di Bologna e project manager della Ciclovia del Sole, il nuovo percorso ciclabile di 46 km inaugurato lo scorso 13 aprile in Emilia-Romagna.

 

La progettazione degli itinerari ciclabili: esperienze e standard progettuali 

Lo scorso 13 aprile, dopo soli due anni di lavori, è stata inaugurata la Ciclovia del Sole: 46 Km da Mirandola a Sala Bolognese, di cui 32 «corrono» sull’ex tracciato ferroviario Bologna-Verona. 

La realizzazione dell’opera, da parte della Città Metropolitana di Bologna, ha richiesto un grande lavoro di progettazione e organizzazione che ha riguardato molteplici aspetti, dalla pianificazione della mobilità, alla scelta dei materiali fino all’integrazione con le altre strutture e i collegamenti intermodali con gli assi viari già presenti.

 

La Ciclovia del Sole in Emilia Romagna

 

Ing. Delpiano, per progettare la Ciclovia del Sole avete fatto riferimento a particolari Linee Guida?

«Sì, abbiamo preso come riferimento sia quelle di carattere regionale (“Linee guida per il sistema di ciclabilità regionale” della Regione Emilia-Romagna, pubblicate nel 2019) sia nazionale. Nel 2016 nasce infatti il Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche (SNCT) promosso da Mit, Mibact e Regioni di cui la Ciclovia del Sole fa parte e che ha previsto il rispetto di standard soddisfacenti in quanto a larghezza, pendenza, fondo e servizi dell’infrastruttura al fine di assicurare una progettazione omogenea ed integrata sul territorio nazionale, per garantire comfort e accessibilità per gli utenti di tutte le abilità, oltre alla salvaguardia dell’ambiente e della qualità della vita dei territori attraversati. In questo caso abbiamo seguito anche le Linee Guida relative alla rete degli EuroVelo, ossia il gruppo di itinerari ciclistici che attraversano tutta l'Europa. La ciclovia del Sole fa parte del tratto EuroVelo 7 che da Capo Nord arriva fino a Malta».

Nel dettaglio quali sono i requisiti progettuali per la rete degli EuroVelo?

«A esempio quelli riguardanti la sezione della ciclovia che deve rispettare dimensioni adeguate per la circolazione degli utenti in sicurezza. Infatti, la ciclovia si inserisce in ambiti molto diversi. Per lunghi tratti è in sede protetta, lontana dalla circolazione dei veicoli motorizzati, in altri attraversa i centri abitati su strade comunali a basso traffico. Inoltre è necessario tenere conto dell’eterogeneità dell’utenza ciclabile che si prevede su ciclovie turistiche di rango nazionale ed europeo come la Ciclovia del Sole, caratterizzate da viaggi con bambini al seguito, utilizzo di bici attrezzate per il trasporto di sacche e bagagli, utilizzo di carrelli, cargo bike, hand bike,... questo tipo di utilizzo necessita una particolare attenzione nella progettazione e realizzazione dell’opera, infatti gli ingombri, così come i livelli di frequentazione, possono essere molto elevati. La normativa prevede specifiche accortezze in termini di messa in sicurezza della circolazione ciclistica che vanno dalla progettazione di una sezione adeguata della pista ciclabile (che non può essere inferiore ai 2,5 metri di larghezza per un doppio senso unicamente ciclabile), all’individuazione di strade in cui il transito dei veicoli sia limitato a non più di 500 mezzi al giorno».

 

La progettazione di una pista ciclabile

 

Per quanto riguarda invece le opere di piattaforma stradale, come regolarità delle superfici ciclabili, gli apprestamenti per le intersezioni a raso, la scelta dei materiali, la pendenza longitudinale e la segnaletica?

«Gli standard di progettazione delle ciclovie turistiche nazionali prevedono il rispetto di standard tecnici minimi di progettazione riguardanti tutti questi aspetti. Il fruitore della ciclovia deve poter pedalare in sicurezza, protetto da eventuali rischi. I fondi viabili devono garantire buoni livelli di compattezza, scorrevolezza, aderenza e non devono presentare discontinuità. Le pendenze medie longitudinali devono essere inferiori al 4%, ad eccezione di tratti puntuali e circoscritti. Gli itinerari devono garantire una buona visibilità, soprattutto nelle intersezioni a raso e nei tratti di circolazione promiscua ciclo-veicolare. La ciclovia deve prevedere accessi per i mezzi di soccorso e deve essere provvista di segnaletica di indirizzamento adeguata, ma anche della segnaletica prevista dal Codice della Strada laddove la ciclovia interseca strade con traffico motorizzato. La scelta dei materiali e delle soluzioni progettuali deve quindi assecondare queste esigenze, garantendo durabilità e caratteristiche adeguate al transito ciclabile».

 

Ciclovia del Sole, la progettazione di una pista ciclabile

 

Più in generale, secondo la sua esperienza e alla luce di quanto avete appena inaugurato, quali sono i criteri progettuali che dovrebbero guidare il progettista nella realizzazione di un itinerario ciclabile?

«Due elementi vanno curati con attenzione, quello della funzionalità e della bellezza. Nel nostro caso, le risorse erano davvero poche: quattro milioni e mezzo di euro per 32 chilometri. Per quanto riguarda la funzionalità, a esempio, siamo riusciti a raggiungere la larghezza di tre metri per la ciclovia e ovviamente a introdurre elementi di agio, quali le cinque aree di sosta attrezzate con acqua, Wi-Fi e la ricarica per le bici elettriche, oltre al creare uno strato di pavimentazione agevole, che è stato concepito con un sistema che si chiama triplo strato che è più funzionale rispetto ad altri usati per le ciclovie. Poi c’è tutta la parte estetica e della bellezza, che deve creare un impatto emozionale. Nel caso della Ciclovia del Sole, a esempio, sono stati conservati e valorizzati i suggestivi ponti storici. Un altro elemento fondamentale è l'attenzione da dedicare all’ombra creata dalla vegetazione circostante».

Ha parlato di triplo strato per la pavimentazione, come è strutturato?

«La pavimentazione in triplo strato è stata utilizzata per i tratti di pista ciclabile in sede protetta realizzati lungo il rilevato esistente del tracciato dell’ex-ferrovia Bologna-Verona. Il trattamento superficiale in triplo strato è stato realizzato su una massicciata in misto stabilizzato e su una fondazione in aggregato riciclato da demolizione. Il trattamento superficiale prevede tre stesure di granulato sempre più fine. La finitura esterna presenta una graniglia superficiale di natura porfirica che contribuisce alla colorazione rossastra».

Oggi in tante città italiane ed europee si stanno realizzando diverse piste ciclabili. Secondo lei occorre una normativa che regolamenti maggiormente questo settore?

«L’anno scorso nacque una discussione su questo tema che evidenziò la necessità di una modifica al Codice della Strada che alla fine è stato cambiato a tutela della mobilità dolce, ma non sufficientemente. Il Codice della Strada risale al 1992, sarebbe opportuno che fosse rivisto anche per la mobilità ciclistica, perché è quella di maggior successo ed è la più desiderata dalle persone, sia per la facilità di utilizzo sia per i costi».

Quali consigli o suggerimenti si sente di dare ai progettisti che ci accingono a realizzare questo tipo di opere?

«Uno è relativo alla larghezza, stiamo commettendo l’errore di fare ciclovie troppo strette, in realtà devono essere più larghe. Recentemente è stata emessa un’ordinanza per vietare ai pedoni l'uso del percorso ciclabile appena inaugurato. Pensi che a Copenaghen le piste ciclabili arrivano fino a 15 metri di larghezza e sempre più spesso queste infrastrutture vengono usate per una mobilità quotidiana di lungo raggio».


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Il nuovo itinerario cicloturistico è lungo 46 km e attraversa otto comuni: Anzola dell’Emilia, Camposanto, Crevalcore, Mirandola, Sala Bolognese, San Felice sul Panaro, San Giovanni in Persiceto e Sant’Agata Bolognese. 

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