Crisi prezzi e reperibilità materie prime: si torna mercato nero ?

Resine, Polimeri, Acciaio ... aumenti vertiginosi di prezzi e crescenti difficoltà di reperibilità.

Ma non solo "materie prime", anche sistemi elettronici, pallets, container ... tutto è diventato un enorme problema. E' temporaneo ? il rischio è che non lo sia e si torni al mercato nero.


Commercio mondiale: siamo in mezzo alla tempesta perfetta ?

E' dall'inizio dell'anno che si stanno registrando progressivi aumenti dei prezzi, spesso con velocità esponenziali, e una crescente difficoltà di reperimento di materie prime e prodotti. Sta accadendo in tutti i settori e riguarda l'intero continente europeo.

Quali le ragioni. Ovviamente c'è chi parla di speculazione, e chi parla di una tempesta perfetta scatenata da numerose cause.

Per esempio:

  • Nel 2020 con il COVID il commercio mondiale ha fortemente rallentato. Questo ha portato per esempio a rallentare l'interscambio globale, con una dispersione di container che ha generato una difficoltà nel loro reperimento, molte aziende a ridurre la produzione o a programmare il fermo per manutenzione degli impianti alla fine dell'anno, a una programmazione delle attività per il 2021 ridotta rispetto alle reali esigenze poi verificatesi.

  • Alcune aree dove si concentra la produzione mondiale di alcune materie prime o di alcuni prodotti sono colpiti, e ancora oggi accade, da fenomeni di ripartenza della pandemia, creando rallentamenti non solo alla produzione ma anche all'attività portuale. 

  • Altre aree, colpite nel 2020 in modo molto forte, sono ripartite con grandissima accelerazione (pe. in Cina nei primi due mesi + 70% di consumi di cemento) anche per compensare i ritardi accumulati, e questo ha aumentato la quota di autoconsumo di paesi produttori

  • Nel 2020 il Texas è stato colpito da un mese di forte maltempo, portando alla chiusura per un periodo prolungato di una parte importante della produzione americana in ambito chimico e petrolchimico.

 


Pubblicato il Decreto Prezzi del MIMS

In questi giorni è uscito in Gazzetta Ufficiale il Decreto del MiMS 25 maggio 2021 con la rilevazione dei prezzi medi per l’anno 2019 e delle variazioni percentuali annuali, in aumento o in diminuzione, superiori al dieci per cento, relative all’anno 2020, ai fini della determinazione delle compensazioni dei singoli prezzi dei materiali da costruzione più significativi.

Ma non riguarda il problema dell'aumento prezzi del 2021. A questo LINK un articolo di presentazione e il decreto.


Problema inaspettato ? no

Non si può però parlare di problema inaspettato. E’ un concatenamento di cause. Lo sviluppo industriale indotto in modo molto differente nel mondo ha infatti reso fragile l'interso sistema della produzione e commercio a livello mondiale, portando a delle criticità di cui oggi vediamo solo alcuni aspetti.

Tre fattori - costo del lavoro, tassazione e norme su sicurezza e ambiente - hanno spinto in questi anni in due direzioni diverse: la progressiva de-industrializzazione dei paesi virtuosi, in particolare quelli dell'Europa (negli Stati Uniti politiche protezionistiche da un lato e di sostegno dall'altro hanno reso il problema meno importante) e la delocalizzazione della produzione nei paesi con meno regole.

Questo spostamento, peraltro, ha portato questi Paesi ad essere oggetto di crescite del PIL a doppia cifra, che hanno alimentato la domanda interna, facendo sì che diventassero anche interessanti dal punto di vista di "mercato di arrivo" e non solo di partenza. Oggi Cina e Corea del Sud sono innanzitutto mercati interessanti dove vendere.

Non solo. La maggiore capacità economica della popolazione e le richieste sempre più qualificate da parte dell'industria - che nel frattempo si è fortemente evoluta - ha portato a una importante crescita dal punto di vista di cultura tecnica. Oggi sono gli ingegneri indiani, cinesi, coreani ... che hanno studiato nelle loro università e si sono specializzati nelle migliori scuole del mondo a dominare in molti settori l'evoluzione tecnologica. Un tempo si affermava che l'ingegno stava da noi e in questi paesi si copiava, oggi non è più così.

La giusta attenzione che 31 Paesi hanno posto alla lotta al cambiamento climatico con la firma degli accordi di Parigi del 2015 ha accelerato il processo.

Negli ultimi quattro anni le imposizioni sulla produzione di CO2 assunte da questi paesi hanno generato un mercato finanziario di questa "risorsa invisibile" esplosivo, in cui il costo di tonnellata equivalente di CO2 è passata da 7 a 55 euro, e si parla già di 80 euro a fine anno.

Vi sono interi comparti industriali - energia, acciaio, cemento, chimica ... - che a questi costi non possono più permettersi di produrre in Paesi dove peraltro sono più alti anche tutti gli altri costi. La migrazione industriale è stata accelerata prendendo due direzioni: verso i Paesi a valuta nobile e bassa tassazione per le sedi legali e finanziarie, verso i Paesi a basso costo per la parte produttiva. 

Nel frattempo, la de-industrializzazione di alcuni Paesi va incidere sul PIL, sui tassi di disoccupazione, di migrazione, di capacità di investimento. I paesi inizialmente ricchi diventano sempre più poveri, le industrie rimaste hanno meno risorse per gli investimenti, le famiglie per gli studi dei figli, il lavoro sempre più precario, arrivando così a generare tensioni sociali che sfociano in derive populistiche e a lotte "di razza".

Nel nostro Paese negli ultimi anni si è speso più tempo a capire come chiudere l'ILVA piuttosto che a trovare soluzioni per farla diventare più importante e più strategica nell'area del mediterraneo. E accade anche a livello locale. A Gubbio c'è chi si dedica più tempo a pensare come ostacolare lo sviluppo sostenibile delle cementerie presenti, piuttosto che ad aiutare queste aziende a percorrere questo sentiero ineludibile.

D'altronde abbiamo stanziato milioni di euro pubblici per l'acquisto di pericolosi monopattini elettrici prodotti in Asia, invece che dare questi contributi a produttori nazionali nella logica di consentirgli di abbassare i loro prezzi e renderli competitivi con la concorrenza sleale straniera. Diamo i soldi a pioggia per compensare i costi degli acqusiti piuttosto che finanziare le industrie che operano in Italia. D'altronde corriamo altrimenti il rischio di incorrere in una infrazione europea di aiuti di stato ... 

 

La concentrazione produttiva generà fragilità

Come dicevo è una reazione a catena che porta a queste conseguenze. Ecco alcuni esempi.

La concentrazione di produzione in Cina e in tutti i Paesi del Sud Est asiatico ha reso ovviamente più importanti i costi di trasporto navale. La naturale conseguenza è stata quella di avviare un fenomeno di gigantismo navale che ha come successivo effetto il fatto di limitare l’accesso delle navi grandi solo ad alcuni canali e porti. Poichè non tutti i porti sono servibili da queste navi, quando accade un problema a uno di questi grandi porti - in partenza o in arrivo - le conseguenze hanno effetti su aree molto grandi e su intere economie. Pensiamo al recente problema di incagliamento di una supernave nel canale di Suez. Il gigantismo navale ha portato il sistema a diventare più rigido e vulnerabile. 


Container bloccati in Cina: a Yantian crisi più grave che a Suez

Si ingrossa ogni giorno di più (e contagia anche i porti vicini) l’ingorgo di navi in attesa di fronte al maxi terminal per i container bloccato dal Covid: l’impatto ha già superato quello della crisi di Suez. E i noli corrono a livelli record.

Fonte: Sole 24 Ore


La produzione di chip è concentrata in alcune zone del mondo. Il sisma di magnitudo 7,3 sulla scala Richter che il 13 febbraio 2021 ha colpito la prefettura di Fukushima, in Giappone, pur non provocando per fortuna vittime ma solo feriti, ha portato ad effetti negativi sull’industria dell'auto in tutto il mondo. Per esempio Toyota ha deciso di bloccare la funzionalità di ben quattordici linee di montaggio in nove diversi impianti del Paese.


L'Europa vuole la sua fabbrica di chip per non dipendere da Cina e USA: forse coinvolte Samsung e TSMC

L'Unione Europea vuole ridurre il peso di Cina e Stati Uniti nella fornitura di chip e nel farlo potrebbe coinvolgere Samsung e TSMC, due dei principali produttori al mond.

Fonte: DDay.it


Oggi, come non mai, vale la pena di ricordare la frase di Lorenz: Può, il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas? 

 

La soluzione non sono le tasse Green

Per metà luglio è prevista la pubblicazione della proposta di Bruxelles sulle misure necessarie a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030, permettendo così all’Ue di raggiungere i suoi target climatici. In Olanda una sentenza obbliga la Shell a ridurre il suo impatto sulla CO2 del 45% in meno di 9 anni. Nel corso del 2021 Berlino ha già introdotto una nuova imposta in Germania sulla Co2 emessa dai settori del riscaldamento e del trasporto, per un ammontare che parte dai 25 euro per tonnellata. Si sta parlando di avviare una riforma del mercato del carbonio europeo e un’imposta frontaliera sulla Co2 per le merci importate.

Costi e Tasse per l'industria europea. 

Si tratta di obiettivi importantissimi e con INGENIO siamo fortemente impegnati a sostenere la necesssità di una lotta contro il cambiamento climatico e per la divulgazione delle tecnologie ecosostenibili. Ma occorre fare attenzione e accompagnare decisioni così importanti con strategie di rafforzamento del ruolo industriale dei nostri paesi.

Perchè le conseguenze più dirette di queste azioni per i Paesi UE sono:

  • una ulteriore spinta a una migrazione industriale

  • riduzione della richiesta di manodopera

  • un aumento dei costi dei servizi e dei prodotti importanti, o che dipendono dall'importazione

  • una guerra dei dazi che portarà a una riduzione delle esportazioni

E una maggiore fragilità per il tessuto industriale dell'area UE

Perchè come sta accadendo ora l'aumento della dipendenza da parte della UE nei confronti dei paesi produttori diventerà sempre più forte, con conseguenze che potrebbero diventare non temporanee, come molti si augurano, ma stabili.

Un esempio: oggi c'è una forte spinta alla conversione della mobilità ai motori elettrici, che necessitano però di batterie, costruite con litio, cobalto e terre rare estratte in miniere ormai di controllo cinese. La domanda è se accadrà quanto già accaduto nel passato (e nel presente): oggi un'economia che dipende dai capricci di chi produce petrolio e gas, domani da quelli della Cina. 

Peraltro, quando si parla di petrolio, occorre ricordarsi che da questa materia prima fossile non dipende solo la produzione di gasolio e benzina, ma anche di tutta l'industria petrolchimica e quindi della produzione di una varietà illimitata di prodotti oggi indispensabili per la nostra società. 


Non solo industria, non solo costruzioni

Coldiretti: l’indice Fao cresce del 39,7% su maggio 2020, quotazioni in forte aumento per oli vegetali, zucchero e cereali

I prezzi dei prodotti alimentari hanno raggiunto a livello mondiale il massimo da quasi dieci anni, trainati dalle quotazioni in forte aumento per oli vegetali, zucchero e cereali.

Aumento Materie prime: a rischio l’allevamento italiano

In seguito all’aumento delle materie prime utilizzate per l’alimentazione degli animali da allevamento – il mais registra oggi il maggior incremento del decennio, mentre la soia ha raggiunto il picco da quasi sette anni – Assocarni e Uniceb ritengono quanto mai urgente un confronto costruttivo con la GDO sulla situazione del comparto zootecnico nazionale. 


 

La soluzione sono politiche industriali a lungo termine

Se allora è vero, e lo è, che la salvezza della nostra specie, dipenderà dalla capacità di produrre e vivere limitando, se non azzerando, l'impatto antropico dei processi, è chiaro che occorrerà avviare strategie economiche ed industriali che puntino a riportare le produzioni nei paesi virtuosi, perchè solo in questo modo sarà possibile in un bilancio globale, gestire un percorso virtuoso.

Solo dai paesi in cui vi è una cultura di rispetto delle persone e dell'ambiente, di applicazione delle norme e regole, di sviluppo sociale delle città e dei territori, sarà infatti possibile aspettarsi investimenti mirati non solo ad incrementare la produttività, ma a ridurre ogni impatto sul clima e valorizzare il riuso dei materiali a fine ciclo e l'uso delle energie rinnovabili.

E' nei nostri paesi che possiamo aspettarci un maggiore uso delle fonti sostenibili - a partire dall'idrogeno - per alimentare le fabbriche, le grandi industrie, gli impianti produttivi. E' nei nostri paesi che possiamo aspettarci che i fumi siano trattati prima di essere messi in atmosfera e gli scarti reflui prima di essere immessi in fogna. E' nei nostri paesi che possiamo aspettarci politiche di riuso e riciclo. E' nei nostri paesi che si può pensare in termini di green economy.

E' quindi necessario che piani come il PNRR non vadano ad agire solo su effetti di servizio, come le infrastrutture, o sul consumo, come gli edifici, ma su azioni che spingano a ricreare un tessuto industriale di base premiando gli investimenti in sostenibilità, in sicurezza, in occupazione.

E' necessario un piano dell'intera Unione perchè non possiamo accettare che un’Europa proceda in ordine sparso di fronte alle sfide che la green economy pone generando così un ulteriore deterioramento degli squilibri macro economici interni che ne minano la stabilità.

 

Premiare, non punire

E' fondamentale creare i presupposti per un ritorno della produzione in Europa. In particolare l'industria di processo deve tornare ad avere un ruolo importante nel nostro continente.

Non posso non ricordare quella chimica che prima degli anni novanta aveva una importante base in Italia, con un'approccio avveniristico agli aspetti connessi con la sostenibilità, che inventava le bio plastiche e i bio carburanti, e che con le nostre scelte politiche siamo stati bravissimi a distruggere.

E' il ritorno a una industria "a chilometro zero" che porterà l'Europa ad essere meno fragile rispetto a queste tempeste perfette.



La finanza non può essere trascurata.

Nei più importanti documenti istituzionali il tema è connesso ai parametri ESG - Environmental, social and corporate governance, che permetterebbero la predisposizione di bond collegati agli obiettivi climatici. Esistono però dei rischi: le dinamiche finanziarie, anche quando inserite nella cornice dei parametri ESG, possono portare ad erogare più credito-capitale nelle zone a minor vulnerabilità climatica – dove ci sarebbe meno necessità di credito-capitale da investire – rispetto ad aree ad alta vulnerabilità.


 

Senza produzione locale anche le politiche sostenibili sono fragili

La crisi di materie prime sta avendo i suoi effetti anche nel comparto dell'edilizia e sul funzionamento dei vari incentivi messi a punto per favorire una qualificazione immobiliare.

Mancano le resine per i rinforzi strutturali, per le colle, per le vernici, per i pavimenti ... manca l'acciaio per le carpenterie, per il cemento armato ... manca il legno per le strutture, per i pallet ... il risultato è che molti cantieri si stanno fermando. Parlando con un amico del settore mi ha detto una frase che mi ha fortemente colpito: "E' come al tempo della guerra, stiamo tornando al mercato nero".

Per gli appalti pubblici - anche quelli strategici del PNRR - c'è il rischio forniture, sia per la irreperibilità dei prodotti che per l'aumento dei costi, in alcuni casi superiori al 100%.

 

Uno dei pochi settori che non risente del problema è quello del cemento.

Perchè ? perchè ancora oggi è prodotto a chilometro zero. Ma se continuerà ad aumentare il costo della CO2, se si continueranno a porre vincoli e divieti (incomprensibili) all'uso dei CSS, un domani potremmo non avere più neppure questa industria. E siccome il cemento serve per ogni componente delle infrastrutture ... fondazioni, strade, ponti, gallerie ... allora il problema potrebbe essere più grave.

 

Crisi materie prime: problema temporaneo ?

Quello che non si sta comprendendo è che il problema che stiamo affrontando - o forse ancora non affrontando in modo serio -  non è temporaneo, ma strutturale. Siamo l'anello debole che si romperà dopo ogni tensione, dopo ogni emergenza, dopo ogni situazione di crisi.

andrea-dari-ingenio-10-300.jpgLa nostra sfida più importante non è vincere gli europei di calcio o il torneo di tennis di Parigi. E ora che l'attenzione dei Media e della collettività sia dedicata al vero problema che riguarda il nostro futuro: che paese vogliamo essere fra 5/10 anni ? una colonia commerciale o industriale che dipende da paesi a basso rispetto delle norme ambientali e sociali ? Dove vogliamo che lavorino i nostri figli domani ? Con quali soldi potremo permetterci gli investimenti necessari per una green economy e green society ?

Per questo è necessario agire.

Se posso quindi esprimere dei #tag per le prossime politiche del governo quelli che ritengo principali sono:

#industrializzazione sostenibile - #chilometro zero - #politica industriale - #YIMBY (inglese per Yes In My Back Yard) al posto #NIMBY (inglese per Not In My Back Yard) al posto.