Strutture in Calcestruzzo, Prefabbricazione: a colloquio con Marco Menegotto, presidente AICAP

Quello che si chiamava cemento armato non aveva un nome fortunato. Infatti, nell’uso popolare, era immaginato come fonte invasiva della cementificazione del territorio, supporto di ecomostri, addirittura motore della speculazione edilizia.
Analogamente la prefabbricazione che, dal canto suo, richiamava le baracche di fortuna fornite a chi aveva perso l’abitazione, provvisorio che diveniva permanente, rivelando ovvi inconvenienti e precarietà d’uso.
Avevano quindi entrambi cattiva immagine sulla stampa più superficiale. Sta a quella più esperta e specialistica mostrare i fatti e gli argomenti nella giusta luce, per farli conoscere agli stessi mezzi di informazione e al pubblico . Il cemento infatti non è che il legante idraulico con cui da oltre un secolo si forma appunto il calcestruzzo; noto questo, con diversi leganti e tecniche costruttive, dall’epoca romana.

Oggi, per il primo si usa più propriamente il termine di “calcestruzzo strutturale” – internazionalmente structural concrete – comprendente gli ex cemento armato, cemento armato precompresso e cemento non armato.
Anche la prefabbricazione di cui parliamo riguarda il calcestruzzo strutturale, non ha nulla a che vedere con quella degli alloggi di fortuna e va fatta conoscere per ciò che è.

Fin dal primo apparire, le strutture in calcestruzzo hanno saputo arricchire l’ambiente, funzionalmente ed esteticamente. Si guardi ad esempio a una delle prime infrastrutture costruite in Italia, il Ponte Risorgimento di Roma, 1911, primo ponte a una campata sul Tevere: elegantissimo e di nessun ostacolo alle piene (cosa apprezzata ultimamente), dopo un secolo di perfetto servizio, praticamente senza necessità di manutenzione. Roma ospita anche la bimillenaria volta del Pantheon, tuttora la più grande al mondo in calcestruzzo leggero.
Le proprietà di questa pietra artificiale, plasmabile in forme e dimensioni a piacere e in grado di incorporare armature metalliche, pur esse modellabili, sono progredite enormemente, con valori di resistenza impensabili agli inizi, permettendo la costruzione di opere sempre più complesse, efficaci e ardite. Persino i maggiori grattacieli in costruzione oggi nel mondo hanno strutture portanti in calcestruzzo.
Anche negli impieghi più usuali, il calcestruzzo strutturale, in tutte le sue varianti, con la sua resistenza meccanica, chimica, al fuoco, alla corrosione, alle radiazioni, e grazie alla capacità termica, alla durabilità e sostenibilità complessiva, ha soppiantato le vecchie tecniche, estendendone le prestazioni e le possibilità, da quelle di realizzazione a quelle funzionali alle opere (come ad es. l’ampiezza delle superfici libere e il numero di piani negli edifici, l’altezza e le luci dei ponti). Esso si rivela il materiale strutturale più indicato in tutte le opere a contatto con agenti aggressivi, come fondazioni, gallerie, grandi contenitori, opere idrauliche e marittime, come pure nelle infrastrutture per i trasporti e nell’edilizia di ogni genere, industriale, residenziale, sportiva, sanitaria, ecc. Non per nulla è il più usato a ogni latitudine, per costruzioni con le più varie funzioni e atte a resistere a tutti i tipi di azioni.
Perciò, negli oltre cento anni del calcestruzzo strutturale sono state costruite innumerevoli opere, di ogni dimensione e di grande utilità per la vita sociale. Molte anche di eccezionale valenza estetica, che qui non vi è spazio per richiamare e descrivere.
Quanto al chiamare cementificazione una certa deturpazione ambientale, la parola è del tutto fuorviante. Bisognerebbe parlare piuttosto di edificazione, pavimentazione, occupazione scriteriate, con le costruzioni improprie, invadenti, talvolta inutili, malfatte, brutte, che si vedono purtroppo qua e là; ma non tirare in ballo l’ottimo materiale a disposizione, mero strumento economico di facile impiego. Il calcestruzzo strutturale, nei suoi impieghi appropriati, migliora l’ambiente e la sua fruizione, lo veste e contribuisce a manutenerlo e salvaguardarlo.

La prefabbricazione rappresenta un modo importante di applicazione del calcestruzzo strutturale.
In vari casi, infatti, può convenire l’esecuzione fuori opera di elementi separati, da assemblare in seguito come componenti di una struttura complessiva, collegandoli a mezzo di unioni appositamente predisposte, piuttosto che eseguirli interamente in opera e collegarli con getti successivi aderenti e armatura passante.
La prefabbricazione industriale vera e propria si è sviluppata a partire dalla metà del secolo scorso, accompagnando il rapido sviluppo delle costruzioni e sfruttando le nuove tecnologie dei materiali e della presollecitazione delle strutture e fornendo prodotti dagli elementi lineari, alle lastre di solaio, ai grandi pannelli portanti, alle facciate architettoniche (portanti, non portanti, indipendenti), alle coperture continue e discontinue di grande luce. Il tutto con brillanti risultati funzionali ed estetici.
I vantaggi sono legati alla produzione effettuata in stabilimenti dedicati, con personale specializzato, in condizioni ambientali protette e dotata di un controllo continuativo, eseguito prima della posa in opera.
La pre-tensione delle armature, sistema di presollecitazione rapido ed economico, è praticamente fattibile solo in elementi fuori opera e costituisce pertanto un altro vantaggio per la prefabbricazione. Ulteriori aspetti che possono favorirla sono dati dalla velocità di produzione, indipendente dal cantiere, nel quale si può procedere più speditamente non dovendo attendere i tempi di montaggio e smontaggio di casseforme e puntelli, in specie per gli orizzontamenti, né la maturazione del calcestruzzo per procedere ai livelli successivi; aspetti che riducono la durata del cantiere e dei relativi inconvenienti ambientali, specialmente in ambito urbano, nonché degli immobilizzi di capitali.
Le strutture che si prestano maggiormente alla prefabbricazione sono quelle per l’edilizia di ogni genere e delle opere stradali e ferroviarie. Gli elementi prefabbricati spesso trovano posto anche in strutture di calcestruzzo non prefabbricate in toto ovvero in strutture principali eseguite con altri materiali. In particolare, si può affermare che i solai di calcestruzzo prefabbricati sono ormai di impiego generalizzato in tutta la tipologia di strutture.
La realtà industriale ci mostra che sia il calcestruzzo eseguito in opera sia quello prefabbricato hanno larga applicazione e che quindi entrambe le tecniche esecutive possono convenire da caso a caso, confrontandosi in una sana concorrenza.

L’AICAP, Associazione Italiana Calcestruzzo Armato e Precompresso, è nata nel 1972, dalla fusione dell’AICA, che trattava l’allora cemento armato e l’ANICAP, che trattava invece il cemento armato precompresso; ambedue fondate circa un decennio prima.
In ciò l’AICAP ha preceduto di molto la fib, Fédération Internationale du Béton, nata nel 1998 dalla fusione di CEB e FIP, le quali si occupavano rispettivamente dei “due” materiali. Questi infatti venivano trattati come materiali diversi, come suggeriva Freyssinet, l’ideatore della precompressione. Si guardava al loro comportamento in esercizio, dove l’uno si fessura, parzializzando le sezioni resistenti, e l’altro le rende invece interamente reagenti. Col tempo, dovendo considerare il loro comportamento fino agli stati limite, se ne è raggiunta una visione olistica. Di conseguenza, le associazioni nazionali e internazionali si sono ovunque formalmente unificate.
AICAP è un’associazione culturale senza scopo di lucro. I suoi soci appartengono alla professione, all’industria, all’università, alle amministrazioni e alle istituzioni.
La sua missione è di promuovere studi e ricerche per migliorare le costruzioni nuove, valutare le capacità di quelle esistenti e razionalizzare i criteri di progettazione; di valorizzare le esperienze progettuali, costruttive e gestionali; di favorire l'aggiornamento continuo delle conoscenze professionali, scientifiche e tecniche degli operatori, promuovendo iniziative e manifestazioni culturali; di contribuire all’evoluzione della normativa. Tramite le proprie commissioni di studio, approfondisce temi specifici, nel campo della tecnologia, dei controlli di qualità, della durabilità delle costruzioni, del riciclaggio dei materiali, della sostenibilità in genere.
Al fine di diffondere le conoscenze, ha svolto negli ultimi anni numerosissimi corsi di aggiornamento per ingegneri, architetti e geometri, con la collaborazione degli Ordini Professionali e di altre associazioni culturali; ha pubblicato volumi di ausilio all’uso delle norme tecniche e documenti pre-normativi su temi poco sviluppati nelle norme ufficiali.
Il Premio AICAP per opere realizzate in calcestruzzo strutturale ha lo scopo di stimolare la qualità e dare visibilità all’eccellenza nell’uso del calcestruzzo strutturale. Viene attribuito ogni due anni a un edificio e a un’opera infrastrutturale e vede una partecipazione crescente di concorrenti.
La consegna dei premi, di valore puramente simbolico, avviene in occasione delle GIORNATE AICAP, il congresso biennale dell’Associazione. Le prossime, che si terranno a Bergamo dal 23 al 25 Maggio 2014, si annunciano di notevole interesse, con la presentazione di oltre cento memorie tecniche di alto livello, Relazioni generali e conferenze su invito, presentazione di nuovi soci onorari, visita tecnica, mostre ed eventi sociali.

www.associazioneaicap.it


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