VMC e Superbonus 110%: come preparare l’asseverazione descritta nella FAQ 16D/2021 di ENEA

Il 14 maggio 2021 sul sito www.efficienzaenergetica.enea.it viene pubblicata una nuova FAQ dedicata alla VMC dove sono illustrate le regole per asseverare che la sua installazione è una valida soluzione tecnica e merita le detrazioni fiscali “SuperEcobonus110%”.

È davvero così facile procedere in questa direzione? Non molto, poiché le verifiche richieste al progettista sono molteplici. Di seguito, partendo da un caso progettuale reale, si illustra una procedura tipo di asseverazione.

 

Il massimale di spesa previsto per la VMC

Occorre subito precisare che non è stato individuato un massimale specifico di spesa dedicato agli impianti di VMC. Pertanto, essi possono rientrare in quelli dedicati agli interventi di coibentazione delle superfici opache oppure in quelli relativi alla sostituzione di un impianto di climatizzazione invernale. Come? La FAQ è suddivisa in due paragrafi dedicati, appunto, a questi due interventi.

 

VMC e interventi di coibentazione delle superfici opache

La FAQ 16D ricorda come sia necessario rispettare le verifiche di legge (DM 26 giugno 2015 – Decreto Requisiti Minimi) qualora si realizzino interventi che riguardino le strutture opache delimitanti il volume climatizzato verso l’esterno. Spiega quindi come sia necessario verificare che non sussista il rischio di formazione di muffe e condensazioni interstiziali secondo la UNI EN ISO 13788.

Per fare ciò, i software commerciali mettono a disposizione dei progettisti gli strumenti per compiere queste verifiche. Esse devono essere compiute considerando il numero di “ricambi d’aria naturale” previsto dalla norma UNI TS 11300-1 che, nelle residenze è pari a 0,3 h-1.

Questo significa che la verifica secondo UNI EN ISO 13788 deve essere realizzata secondo il metodo delle classi di concentrazione di vapore, con riferimento alla classe 3, che prevede una produzione interna pari a 0,006 kg/m3 essendo riferita a “alloggi senza ventilazione meccanica controllata, edifici con indice di affollamento non noto”

 

VMC e Superbonus 110%: come preparare l’asseverazione descritta nella FAQ 16D/2021 di ENEA

Figura 1 – Analisi di un ponte termico agli elementi finiti e verifica del rischio di formazione di muffe secondo la classe di concentrazione di vapore 3, tramite EC 709 di Edilclima.


Se in queste condizioni la verifica non è positiva, come si vede in figura 1, occorre quindi procedere al medesimo calcolo con riferimento alla classe 2 che prevede una produzione interna pari a 0,004 kg/m3 essendo riferita a “uffici, negozi, alloggi con ventilazione meccanica controllata”.

 

Analisi di un ponte termico agli elementi finiti e verifica del rischio di formazione di muffe secondo la classe di concentrazione di vapore

Figura 2 – Analisi del ponte termico di figura 1 agli elementi finiti e verifica del rischio di formazione di muffe secondo la classe di concentrazione di vapore 2, tramite EC 709 di Edilclima.

 

Se, come nel caso oggetto della figura 2, la verifica risulta positiva i compiti del progettista non sono terminati poiché egli deve dimostrare che l’adozione della VMC, esclusivamente con recupero di calore, induce ad un risparmio energetico rispetto alla situazione che prevede un numero di ricambi d’aria naturale pari a quello previsto dalla norma UNI TS 11300-1.

Per fare ciò occorre dunque analizzare il sistema edificio impianto due volte. Nel primo caso la ventilazione è impostata come “naturale”, mentre nel secondo caso come “meccanica”. 

La normativa UNI TS 11300-1 sancisce che il valore dei ricambi orari da utilizzare in assenza di ventilazione meccanica è pari a 0,3.

Se invece il rinnovo dell’aria avviene in maniera meccanica, tramite un impianto, occorre utilizzare i dati di portata di progetto. In questo secondo caso, inoltre, occorre inserire nel calcolo ulteriori dati come l’efficienza di recupero di calore, il consumo elettrico dei ventilatori ed altri parametri relativi all’edificio e all’impianto inerenti possibili infiltrazioni aggiuntive o trafilamenti d’aria attraverso le canalizzazioni.

Un esempio 

In figura 3 è possibile osservare un esempio di calcolo relativo ad un edificio esistente per il quale si sta effettuando il progetto di ristrutturazione importante di primo livello e lo studio della possibilità di accedere al meccanismo incentivante “superbonus 110%”.

A sinistra è riportata la schermata dell’attestato di prestazione energetica del fabbricato senza ventilazione meccanica. Si trova in classe B con un indice di prestazione energetica pari a 87,46 kWh/m2 annuo. A destra è riportata la schermata dell’attestato di prestazione energetica del fabbricato con ventilazione meccanica. Si trova in classe A2 con un indice di prestazione energetica pari a 76,78 kWh/m2 annuo. Il sistema di ventilazione previsto è bidirezionale, con recupero di calore all’80% alla portata di progetto e con un consumo globale elettrico dei ventilatori di circa 150 W.

   

Confronto dell’indice di prestazione energetica del medesimo edificio oggetto di progettazione senza (a sinistra) e con (a destra) ventilazione meccanica.

Figura 3 – Raffronto dell’indice di prestazione energetica del medesimo edificio oggetto di progettazione senza (a sinistra) e con (a destra) ventilazione meccanica.

 

In questo caso, dunque, migliora l’indice di prestazione energetica del sistema edificio-impianto, e avviene anche un salto di classe (cosa però non obbligatoria). Si può quindi asseverare che sussistono le condizioni per inserire il costo del sistema di VMC nel massimale incentivabile al 110% relativo agli interventi di isolamento dell’involucro opaco.

Attenzione, però, perché purtroppo negli edifici molto isolati non è detto che la VMC permetta di effettuare un miglioramento delle prestazioni energetiche. In tali situazioni, sfortunatamente, il tecnico non potrà “ammettere” il sistema di ventilazione meccanica alla detrazione fiscale del 110%. Tuttavia, si ritiene che il sistema possa comunque essere incentivabile al 50%. 

VMC e interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale

La FAQ 16D spiega come la VMC possa accedere alle detrazioni fiscali previste dal “Superbonus 110%” se, nell’ambito di un intervento di sostituzione di un impianto di climatizzazione invernale, essa sia “strettamente integrata” con il nuovo impianto esclusivamente con fluido termovettore aria.

Questa parte di testo ha suscitato tante perplessità nel mondo professionale, poiché in tantissimi casi, oramai, i tecnici hanno previsto nuovi impianti di climatizzazione invernale di tipo idronico, abbinato a terminali di emissione a bassa temperatura come radiatori o pannelli radianti a pavimento, soffitto, parete.

Gli impianti ad aria sono prevalentemente diffusi nell’ambito terziario, ma il superbonus 110%, come sappiamo, è dedicato solamente al settore residenziale. Esistono tuttavia alcune tipologie di impianto che sembrerebbero rispecchiare a pennello la descrizione fornita da ENEA.

Si tratta di soluzioni assolutamente assimilabili alla VMC bidirezionale, dove le centrali non sono equipaggiate solamente con il recuperatore di calore statico o termodinamico, i filtri e i ventilatori, ma anche con altri componenti, tra cui una pompa di calore che utilizza il calore dell’aria esausta per riscaldare idoneamente l’aria in ingresso, dopo che è passata attraverso il recuperatore di calore e fornire la necessaria potenza termica all’edificio.

Con questo tipo di centrali, che il mercato definisce come “aggregato compatto”, VMC e impianto di climatizzazione invernale sono strettamente collegati e inscindibili. Questa configurazione, di fatto, impedisce di poter realizzare la verifica richiesta da ENEA relativa al calcolo del risparmio energetico rispetto alla situazione che prevede un numero di ricambi d’aria naturale pari a quello previsto dalla UNI TS 11300-1.

Non è possibile “escludere” dal sistema di climatizzazione la VMC o anche solo il suo recuperatore di calore, pena l’impossibilità di utilizzare il calore dell’aria esausta per alimentare la pompa di calore. A questo punto, quindi, si rende necessario un chiarimento da parte di ENEA.

Ma non è tutto! Le innovazioni tecnologiche più recenti, come l’impiego dell’aggregato compatto, non si sposano affatto con la UNI TS 11300-1. Sarebbe meglio dire che la UNI TS 11300-1 non è a spasso con i tempi!

L’impiego di un aggregato compatto, che permette di realizzare con un unico impianto rinnovo dell’aria e climatizzazione (invernale ed estiva) non è annoverato nella lista degli impianti di climatizzazione invernale. Di fatto, però lo è poiché è utilizzato come unico sistema per riscaldare gli ambienti in molte abitazioni a basso consumo energetico. Un progettista che ne voglia tenere conto in una analisi energetica è in grandissima difficoltà.

 

Conclusioni

In questo breve excursus si è cercato di descrivere le procedure che un progettista deve attuare per verificare se le spese relative all’installazione di un sistema di VMC possano essere incluse tra quelle incentivabili al 110%.

Si è visto che le analisi da compiere sono abbastanza chiare, nel caso di interventi che comportano l’isolamento termico delle strutture opache delimitanti il volume climatizzato verso l’esterno, mentre risultano decisamente più “nebulose” se si svolgono nell’ambito di un intervento di sostituzione di un impianto di climatizzazione invernale. L’auspicio è che una azione congiunta di ENEA e normatori permetta al più presto di fornire ambiti procedurali più chiari e snelli ai progettisti.