Costruire in cemento armato: intervista a Giuseppe Schlitzer, Consigliere Delegato AITEC

25/02/2014 4214

Intervista a Giuseppe Schlitzer, consigliere delegato AITEC

Qual è oggi la situazione dell’industria del cemento in Italia?
L’industria del cemento in Italia sta attraversando una fase critica mai vista prima. Dopo il record raggiunto nel 2007, con oltre 47 milioni di tonnellate, nel 2013 la produzione di cemento è scesa a 23 milioni di tonnellate, livello paragonabile a quello registrato negli anni ’50. Le conseguenze di questo grave stato di crisi sono sotto gli occhi di tutti, con la chiusura di numerosi impianti.
Per uscire dalla crisi c’è assoluto bisogno di far ripartire i cantieri, partendo innanzitutto da una seria politica di rilancio delle infrastrutture, ma promuovendo altresì la riqualificazione delle periferie urbane e dei distretti industriali dismessi. Il mondo delle costruzioni ha già lasciato senza lavoro circa 750 mila addetti ed è il comparto, insieme all’industria in senso stretto, dove si registra la maggiore crescita della disoccupazione in Italia.


La nuova edilizia ha nuove parole chiave, e la più importante è sostenibilità. Quali sono i valori che rendono il cemento una soluzione sostenibile ?
Tra cemento e sostenibilità la contraddizione è solo apparente. Si pensi alla gestione sostenibile delle cave, dove il nostro settore ha maturato una decennale esperienza, al sistematico calo delle emissioni di CO2 e di fattori inquinanti, o anche alle performance energetica delle strutture in cemento, grazie alle particolari proprietà della massa termica.
Del resto l’attenzione dell’industria del cemento alla sostenibilità è documentata nel recente Rapporto realizzato da AITEC, che pone la nostra Associazione all’avanguardia in Italia nell’ambito delle associazioni di settore. Il Rapporto, ispirato ai principi del GRI v.3 (Global Reporting Iniziative), rendiconta sul quadriennio 2009-2012 tutte le azioni significative in materia di sostenibilità realizzate alle aziende associate e fornisce, attraverso una serie di indicatori, la performance economica, ambientale e sociale del settore.

Un altro tema di grande importanza è quello della sicurezza. In molti paesi, nell’ambito delle infrastrutture viarie si è scelto di migliorare la sicurezza delle strade attraverso la scelta delle pavimentazioni stradali in calcestruzzo. Qual è la situazione in Italia? Si sta sperimentando anche in Italia questa soluzione?
La pavimentazione stradale in calcestruzzo, utilizzata diffusamente in altri paesi, è una soluzione economica, sicura e sostenibile. Economica in quanto il risparmio in termini di manutenzione dopo i primi 10 anni di esercizio la rende più conveniente della soluzione in bitume. Sicura perché il calcestruzzo è un materiale inerte che resiste al fuoco e l’esposizione degli aggregati sulla superficie di rotolamento riesce ad offrire una buona aderenza degli pneumatici alla superficie stradale. Sostenibile in quanto il calcestruzzo è un prodotto locale, il colore chiaro permette di risparmiare sui costi di illuminazione e a fine ciclo di vita il materiale può, e dovrà, essere riciclato per impieghi “meno nobili” ma fondamentali quali i sottofondi stradali e i lavori di preparazione e consolidamento del suolo.
Sebbene il divario con gli altri Paesi resti significativo, di recente sono state avviate alcune importanti realizzazioni in galleria. Mi riferisco in particolare a quelle del Quadrilatero Umbria-Marche, in fase di realizzazione, e alla galleria Laives in provincia di Bolzano, che è stata appena aperta al traffico. Del resto le gallerie sono l’ambito nel quale la superiorità della pavimentazione in calcestruzzo sul piano della sicurezza stradale è assolutamente schiacciante.