Il Building Information Modelling e gli scenari per il settore delle costruzioni

Il BIM
L’acronimo BIM, che sta per Building Information Modelling, sta suscitando nel Nostro Paese una notevole curiositè, unita a una sorta di aura misterica e, perciò, potenzialmente salvifica e minacciosa al contempo: salvifica perchè promette il riscatto del Settore, minacciosa perchè suggerisce destini cupi a coloro che non vi aderiscano.

San Tommaso affermava in merito al Tempo: Che cos'è dunque il tempo? Quando nessuno me lo chiede, lo so; ma se qualcuno me lo chiede e voglio spiegarglielo, non lo so.

In realtà, il tema evocato dal BIM è assai antico e risale alla Gestione dell’Informazione, da sempre considerata nel Comparto come un elemento di criticità (il Conseil International du Batiment nacque proprio sulle ceneri di un organismo internazionale dedicato alla gestione della documentazione nell’Edilizia), e deriva dalla constatazione che la cultura industriale rinvenibile in taluni settori manifatturieri a elevata complessità derivi proprio dalla risoluzione alla questione medesima.

Dal punto di vista tecnologico, pertanto, il BIM origina da un forte avanzamento strumentale in una direzione avviata già negli Anni Sessanta in Europa (anche Orientale) e negli Stati Uniti, in maniera pionieristica sulla coerenza e sulla computabilità di dati alfanumerici nonchè geometrici e che si è formalizzata all’inizio degli Anni Duemila, allorchè, appunto, è stata coniata questa ormai diffusa espressione.

Ciò permette di considerare come, all’origine di un significativo elemento di innovazione tecnologica di prodotto, vi sia una forte richiesta strategica per l’innovazione di processo.

E’, tuttavia, non banale sottolineare come inizialmente (e non solo) il BIM, inteso come metodo e come strumenti, sia stato identificato riduttivamente con la Progettazione e abbia individuato i Progettisti (specie Architettonici) quali suoi destinatari. Non a caso, sino a un certo tempo, negli Stati Uniti la maggiore utenza è stata proprio da essi costituita, per essere, poi, sopravanzata dalla clientela formata dai Contractor che hanno ormai dato vita a un mercato globalizzato potenziale e in cui (vedansi i casi di Skanska o di Vinci, tra i molti) posseggono BIM Competence Centre in tutte le Regioni.

Il Building Information Modelling è, in realtà, un metodo di gestione (di Programme e di Project Management), destinato a integrarsi con il Product Lifecycle Management, in cui, secondo modalità olistiche legate all’accesso ai concetti tramite la visualizzazione, si governano i flussi informativi e decisionali: ben oltre la Clash Detection tra entita geometriche!

Ciò spiega perchè esso sia divenuto oggetto di Politiche e di Strategie Industriali di più ampio respiro per il Settore dell’Ambiente Costruito da parte di Governi assai distanti tra loro (dal Regno Unito a Singapore, dall’Australia alla Norvegia) con obiettivi come la forte riduzione della Spesa Pubblica e il dimezzamento dei tempi di gestione della commessa.
Questo è avvenuto poichè i vincoli apposti alla Finanza Pubblica, unitamente alla notevole fase espansiva di mercati prevalentemente extraeuropei (con il baricentro sempre più spostato a Oriente), ha richiesto una profonda innovazione dei modelli organizzativi e dei quadri contrattuali, incrementando il ruolo dei soggetti economici e finanziari privati.

Il BIM, quale metodologia, rientra, perciò, in un contesto assai più vasto in cui la finalità ultima è l’accrescimento di efficienza di un Sistema e delle sue Catene di Fornitura.

Tale tendenza, che oggi vede impegnati i Governi (e, a cascata, i committenti statali, poi quelli locali e, infine, quelli privati, oltre agli sviluppatori immobiliari), è destinata, sia pure nel medio periodo, a riguardare gli istituti bancari e assicurativi nell’orizzonte della Gestione della Conoscenza e della Gestione del Rischio.
L’esito di tale fenomeno è, quindi, quello di modificare profondamente l’identità e l’operatività degli Attori del Processo Edilizio e Infrastrutturale agendo sulle componenti organizzative e intaccando quelle tecnico disciplinari in profondità, ma per via indiretta: si pensi alla relazione tra concezione, calcolo e modellazione.

La Cultura Industriale
Uno dei punti di criticità dell’approccio del BIM al Settore è costituito dal fatto che esso, come traspare, ad esempio, anche dalla norma BS PAS 1192:2, destinata a fungere da riferimento per la futura analoga Norma ISO, trascura i nessi che la diffusione del BIM dovrebbe avere con quella del Field BIM, vale a dire con quel coacervo di approcci improntati alla Lean Construction (e al Lean Design) che sono supportati da tecnologie le più disparate (RFID, UWB, e molte altre) tesi a trasferire direttamente in cantiere l’Informazione in tempo reale nella localizzazione desiderata. Più in generale, attraverso espressioni come Collaborative Working o Integrated Delivery sono veicolate aspirazioni quasi epocali che nascono, anzitutto, da formule contrattuali di tipo relazionale e partenariale desiderose di ridurre e, addirittura, di annullare la contrapposizione tra le parti in causa, di attenuare, perlomeno quegli antagonismi che stanno alla radice della conflittualità tra i contraenti, ma, soprattutto, che impediscono al Settore l’acquisizione di una autentica essenza industriale.

Allo stesso tempo, la Collaborazione rimanda alla necessità che i Progettisti per primi si facciano carico dell’economia generale della commessa e che, agendo quali Costruttori Virtuali nell’ambiente Digitale, siano fortemente responsabilizzati in termini di Costruibilità.

Nel quadro dei sistemi versatili di produzione manifatturera, si fondono, quindi, alcune esigenze, come quelle di rendere sartoriale la soluzione tecnologica in funzione di una Ingegnerizzazione delle Alternative (Optioneering), di trasferire in luoghi produttivi controllati la produzione di componenti complesse che integrino elementi strutturali e impiantistici, di differire la produzione in funzione delle condizioni di realizzazione (effettivamente rilevate in tempo reale, esemplificativamente con il Laser Scanning) in sito.

Ecco, perciò, che l’Industrialesimo e l’Industrializzazione si concretano in Edilizia in forme assai più sofisticate delle abituali e nelle quali le distinzioni di ruoli e di competenze tra Progettisti, Costruttori e Produttori si fanno più incerte.
E’ bene, però, osservare come una simile accezione di Industrializzazione non abbia inizio in questo scenario dal fatto manifatturiero, bensì dal Briefing, dall’istruttoria della Progettazione, in cui i connotati del prodotto immobiliare possono essere oggi definiti con precisione e resi controllabili ed evolvibili nel tempo anche in una ottica computazionale.
Soprattutto, in particolare, il paradigma dell’anticipazione che connota il BIM si riflette sia nelle ipotesi di Operations & Maintenance sia in quello di Pre-Occupancy Evaluation, vale a dire, si cerca di simulare le modalità di uso di soluzioni progettuali ancora in fieri e passibili di agevoli modifiche. E’ palese, allora, come tutto ciò sia potenzialmente in grado di sovvertire assetti consolidati, di determinare dislocazioni semantiche imprevedibili, di mutare il panorama delle identità degli Operatori sul mercato.

Il Ciclo di Vita e la Distrettualità
Quello che rende il BIM elemento di cambiamento (del Mercato, del Settore e del Paradigma) è, però, la sua dilatazione orizzontale (verso l’intero Ciclo di Vita dell’Opera) sia verticale (verso le Infrastrutture, la Città e il Territorio), rendendo il manufatto puntuale o lineare parte di un sistema interattivo assai più articolato e in cui lo scambio di flussi informativi corrisponde ad altri tipi di scambi (energetici, finanziari, sociali ecc.).

Tale fattore comporta che, ad esempio, nella Riqualificazione Energetica, nell’Adeguamento Sismico e nel Miglioramento Architettonico, gli Energy Performance Contract mettano letteralmente a sistema manufatti anche geograficamente e tipologicamente distanti, se non remoti, accomunandoli, però, in una strategia comportamentale e finanziaria.
Tale considerazione potrebbe, peraltro, comportare che possano sorgere Medie Imprese di ..., in grado di intervenire a scala di distretto urbano e territoriale con una nozione di Sviluppo Immobiliare inedita, puntando all’antitesi di ciò che, in Italia, esso è stato nel recente ciclo di massima espansione (1995-2006): produzione espansiva resa possibile dall’allentamento del merito di credito, con bassi contenuti di innovazione tecnologica e sociale basata su rapporti contrattuali estemporanei.

Organizzazioni imperniate su contratti di durata, su una responsabilizzazione in termini di risultati (dai collassi strutturali alle economie energetiche), capaci di proporre il prodotto immobiliare, nuovo o recuperato, anche in termini di contenuti, vale a dire di servizi legati all’Innovazione Sociale e ai Servizi alla Persona.

Del resto, ad esempio, l’adesione di molte Amministrazioni Comunali al Patto dei Sindaci, da semplice elemento di gestione del consenso, si potrebbe tradurre nella necessità concreta di attuare azioni operative misurabili con il concorso di committenti privati (e dei relativi professionisti e imprenditori).

D’altronde, la inedita, ma consolidata, alleanza tra Lega Ambiente, CNAPPC e ANCE sulla Rigenerazione Urbana potrebbe dar vita a un sistema integrato la cui valenza politica si misura sulle percezioni emotive dei cittadini elettori, come già è evidente nell’enfasi riposta sull’Edilizia Scolastica e sulla Sicurezza dei discenti.

Naturalmente tutto ciò estenderebbe il proprio effetto se si fosse in grado di relazionare i manufatti edilizi (la General Construction) con le opere lineari (le Infra).

Non è un caso che la nuova frontiera tecnologica del BIM sia proprio questa (sotto le denominazioni di Infrastructure, District e Landscape Information Modelling), che i Governi Finlandese e Norvegese abbiano posto al 2016 i termini di obbligatorietà del BIM solo in ambito infrastrutturale, che il Governo Danese stia varando un Programma legato alla Alta Velocità Ferroviaria, che nel Regno Unito si parli di Crossrail e di HS2, che nei Paesi Arabi il fabbisogno prevalente di BIM Manager sia proprio collocato nel tema infrastrutturale.

Analogamente, però, la diffusione delle formule avanzate di Partenariato Pubblico Privato (e anche di quelle intermedie che prevedano, comunque, una integrazione e un accentramento decisionale relativo alle fasi della commessa) – dalla edilizia ospedaliera a quella penitenziaria – richiedono che la priorità, sin dalla ideazione embrionale degli interventi, sia attribuita al funzionamento nel tempo dell’opera e alla sua utilizzazione da parte del personale addetto o della utenza prevalente (la popolazione che invecchia, i divorziati, gli inoccupati, ecc.).

Il BIM diviene, in molti casi internazionali, metodo e strumento privilegiato per adempiere a tali scopi e, per fare ciò, la dimensione oggettuale (che si basa sugli Oggetti) è affiancata da quella funzionale (che si basa sugli Spazi e sui Flussi, compresi quelli dell’Energy Modelling).

Da questo punto di vista, la digitalizzazione del Settore delle Costruzioni e la dematerializzazione dell’Opera non valgono tanto per quello che appare in senso letterale, bensì per il fatto che propongono una dimensione del prodotto immobiliare e infrastrutturale tutta rivolta, anche nei suoi aspetti formali, alla fruizione dello stesso e alla conseguente redditività.
In questa ottica, si potrebbe dire che i Costruttori di Viadotti e di Gallerie, fulcri dell’immaginario ottocentesco del Positivismo, siano ormai, anzitutto, erogatori di servizi...

Gli strabismi
A fronte di un quadro fortemente suggestivo che cosa dovrebbe inquietare il Nostro Paese? Anzitutto, la consapevolezza che nella misura in cui cresceranno in Europa e altrove committenti davvero consapevoli delle valenze del BIM, oggi assai rari a dispetto delle richieste nominali (ed è il compito che si prefigge il Network dei BIM Procurer comunitari), la competizione avverrà, su basi di molto maggiore trasparenza, sulla efficienza e sulla efficacia delle Filiere e delle Catene di Fornitura.

L’applicazione rigorosa del BIM a un contratto evoluto imporrà una notevole fragilità del sistema di erogazione dei servizi e dei lavori e porrà irrimediabilmente in crisi i competitori che non sono abituati a valorizzare e a integrare i Fornitori.
Questa è, a tutta evidenza, la maggiore debolezza del mercato domestico, che è in assoluto sfasamento rispetto ad altri.
Tale asincronia si registra, però, anche per il fatto che mercati vicini e lontani (dalla Svizzera all’Austria, dalla Norvegia ai Paesi Asiatici e Africani) vivono una fase di crescita e di espansione considerevoli, mentre il mercato domestico (assieme a quello spagnolo e a quelle irlandese) versa nelle più cupe (anche se ormai invertite come tendenza, ma con tassi assai ridotti di crescita) realtà di contrazione del mercato e di riduzione non solo dell’occupazione, ma anche della mobilità in deroga.

La sfida che il BIM pone al mercato domestico è, pertanto, duplice:
a) rivisitare radicalmente un sistema, solo apparentemente irrazionale, che ha generato
sprechi, inefficienze, diseconomie, che ha allontanato il Paese dagli standard di competizione internazionali, ma di cui hanno beneficiato non pochi, che si è rafforzato nei propri interessi particolari dall’inerzia di coloro che tali vantaggi non possedevano;
b) proporre soluzioni identitarie per committenti, professionisti, imprenditori, che rivisitino alcune carenze in termini dimensionali, tecnologici, organizzativi, finanziari.

Naturalmente, tali opportunità sono contrapposte alla possibilità che i Governi Centrale e Regionali, Innovatori e Progressisti, riescano legittimamente e comprensibilmente ad allentare il Patto di Stabilità, a rafforzare le politiche di incremento del disavanzo pubblico, a far ripartire il Mercato delle Costruzioni secondo i noti criteri, permettendo a tutti gli Attori e Operatori di ripristinare le antiche consuetudini e di confermare assetti noti e consolidati.

In fondo, anche le incentivazioni sulla fiscalità assegnate agli interventi sul costruito, che pure hanno contribuito a sostenere il Settore, non è che abbiano troppo insistito nel merito qualitativo degli interventi o sulle conseguenze nei confronti di un tessuto professionale nonchè imprenditoriale oltre modo parcellizzato, il combinato disposto tra Edilizia Scolastica/Seimila Campanili/Piano Città/Dissesti Idrogeologici non punta certo a riconfigurare la Industry of the Built Environment al 2025 o al 2030 nel quadro delle Strategie Comunitarie, bensì a finanziare progetti immediatamente cantierabili (con le caratteristiche che ciò comporta) in un quadro che non potrebbe, nell’urgenza, essere certo unitario e proattivo, a dispetto delle buone intenzioni.

Al Nostro Paese non sono mai interessate, a parte alcune parentesi come per il Centro Sinistra dei primi Anni Sessanta e ovviamente per il periodo immediatamente post bellico, prospettive di medio periodo, strategie di disseminazione delle Grandi Opere come maieutiche...

In questa ottica, HOK, Skanska, ma pure il Manchester City Council, appariranno come esempi lontani, appartenenti a mondi remoti, certo più rilevanti, ma che possono tranquillamente progredire senza che il Nostro Paese sia costretto a riformare se stesso, la sua struttura accademica, istituzionale, professionale, imprenditoriale, i suoi meccanismi interdittivi che scoraggiano gli investitori internazionali.

Il BIM potrebbe, perciò, divenire miracolistico, nel senso che, mentre il Governo Britannico traguarda con fatica al 2025, ma avendo interiorizzato l’acronimo nel linguaggio dei Politici, il Livello di Maturita? del Sistema cosiddetto 3, all’interno di una Strategia Industriale (che assomiglia molto a una Politica Industriale, concetto inusitato per un Governo Liberal Conservatore), nel mentre che attua il precedente Livello entro il 2016, il Nostro Paese potrà cercare di neutralizzare la portata di cambiamenti strutturali dissimulando attraverso la diffusione degli strumenti. Potremmo, dunque, fornire ottimi operatori BIM-Oriented, anche se non BIM-Aware, ai mercati avanzati.