Come isolare un tetto già esistente? Principali tipologie di interventi

Quando si affronta un intervento di riqualificazione energetica attraverso la coibentazione dell’involucro opaco è importante non solo isolare le pareti perimetrali ma anche la copertura, sia essa inclinata o piana. Essa infatti ha un’incidenza sulle dispersioni totali dell’involucro pari a circa il 10-30%, in funzione del rapporto di forma dell’edificio considerato e delle sue caratteristiche tecnologiche. La coibentazione della copertura, quindi, non solo riduce i consumi energetici ma migliora anche il comfort indoor. 

Di seguito vengono illustrate le principali soluzioni tecnologiche nel caso di coibentazione di tetto esistente.

 

Quali tipologie di interventi si possono realizzare?

L’individuazione della soluzione tecnologica ottimale, nel caso di interventi di riqualificazione di edifici esistenti, presuppone un adeguato studio delle caratteristiche materiche e tecnologiche. Solo con una piena conoscenza delle condizioni di partenza è infatti possibile individuare la tipologia di intervento migliore, e di conseguenza anche la scelta del materiale termo-isolante, al fine di migliorare il comfort indoor ed evitare fenomeni di condensa. 

In linea generale, la coibentazione di un tetto esistente (sia esso piano che inclinato) può avvenire tramite due modalità:

  • Isolamento in estradosso della copertura (dall’esterno);

  • Isolamento in intradosso (dall’interno).

 

 Isolamento di un tetto esistente

Figura 1 – Isolamento di un tetto esistente: a) assente; b) in estradosso; c) in intradosso.

Isolamento in estradosso

L’isolamento in estradosso consiste nel posizionamento di uno strato coibente tra la struttura (sia essa in legno che in laterocemento) e lo stato di finitura, solitamente tegole nel caso di copertura e falde o pavimentazione di varia natura nel caso di coperture piane praticabili. 

Tale tipologia di intervento risulta quella tecnologicamente più vantaggiosa in quanto oltre a garantire un buon livello di isolamento termico e acustico ed una attenuazione dei ponti termici, evita la formazione di condensa (attraverso l’utilizzo di una barriera al vapore da posizionare sul lato “caldo” del pannello termo-isolante) e consente di sfruttare l’inerzia termica della struttura sottostante (soprattutto nei periodi estivi). 

Dal punto di vista realizzativo, nonostante tutte le lavorazioni debbano essere svolte dall’esterno, tale soluzione coincide con quella maggiormente invasiva in quanto presuppone

  1. la rimozione completa del manto di copertura
  2. il posizionamento della barriera al vapore
  3. posizionamento dello strato coibente
  4. realizzazione di manto impermeabilizzante
  5. rifacimento del manto di copertura.

A queste lavorazioni si aggiungono inoltre delle lavorazioni accessorie, strettamente dipendenti dalle caratteristiche geometriche della copertura.

Nel caso di coperture a falde, soprattutto se particolarmente inclinate, occorrerà predisporre non solo una listellatura di bordo (solitamente in legno) sull’intero perimetro ma anche una listellatura di confinamento dei pannelli termoisolanti in modo da evitarne lo slittamento nel tempo. Nel caso invece di coperture piane occorrerà prevedere un adeguamento del parapetto in modo da garantire allo stesso un’altezza minima pari a 110 cm. 

Infine, soprattutto nel caso di copertura piane praticabili bisogna prestare particolare attenzione alla scelta del materiale termo-isolante che dovrà essere caratterizzato, oltre che da un’elevata permeabilità al vapore e da una bassa conducibilità termica, da un’elevata resistenza meccanica in modo da sopportare i carichi agenti sulla struttura e gli eventuali impianti presenti (es. pompe di calore, unità trattamento aria). 

 

Isolamento in intradosso

L’isolamento in intradosso consiste nel posizionamento di uno strato coibente sul lato interno della struttura da realizzarsi principalmente attraverso la creazione di un controsoffitto, (soprattutto nel caso di copertura piana). Tale tipologia di intervento è la più semplice dal punto di vista realizzativo poiché: 

  • riguarda il singolo privato che effettua l’intervento,

  • non necessita di particolari opere preliminari, come ad esempio lo smontaggio del manto di copertura nel caso di isolamento in estradosso,

  • ha un costo mediamente più ridotto rispetto alla soluzione precedentemente esposta in quanto vanno ad azzerarsi tutte le spese legate all’area di cantiere con particolare riferimento al costo dei ponteggi.

Nonostante ciò, l’isolamento dall’interno non corrisponde alla migliore soluzione dal punto di vista tecnologico in quanto non consente di sfruttare l’inerzia termica della struttura, è maggiormente soggetto ai fenomeni di condensa interstiziale ed alla formazione di muffe ed inoltre, non permettendo una perfetta correzione dei ponti termici, può causare una formazione di condensa superficiale nel nodo parete-copertura. 

In questo caso sarà quindi necessario optare per un materiale termoisolante altamente traspirante ( e quindi con bassi valori di resistenza al vapore). 

Al fine di garantire le altezze minime dei locali, un aspetto su cui bisogna porre particolare attenzione riguarda l’altezza di interpiano: in funzione delle zone climatiche e delle caratteristiche dal materiale coibente utilizzato, l’altezza di interpiano può ridursi da un minimo di 10cm ad un massimo di 20cm. Tuttavia, nel caso di edifici caratterizzati da un’altezza di interpiano elevata, la creazione di un controsoffitto isolato (caratterizzato anche da un’intercapedine di aria leggermente ventilata) può portare dei benefici sia in termini di riduzione dei consumi energetici, in quanto viene a ridursi il volume riscaldato, che in termini di miglioramento del comfort acustico.


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