Il tema urbano tra austerità e sviluppo: un programma in cinque proposte di lavoro

Pubblichiamo un interessante articolo tratto dagli atti del Forum dell’Agenda urbana italiana realizzato lo scorso gennaio 2013 dal Consiglio italiano per le Scienze Sociali, l'Intergruppo parlamentare per le Politiche Urbane e italiadecide.

Il tema delle politiche urbane: cinque proposte di lavoro, un complesso di misure incisive con la finalità di monitorare e limitare il fenomeno del consumo di suolo delle aree urbane attraverso il recupero e la riqualificazione di aree già edificate. Sempre attuali.


Le conclusioni degli ultimi due Consigli europei vanno nella stessa univoca direzione. Il 18 e 19 ottobre scorsi il Presidente Barroso ha riferito sull’attuazione del patto per la crescita e l’occupazione, mentre il 13 e 14 dicembre è stata esaminata la tabella di marcia proposta da Van Rompuy per un’autentica unione economica e monetaria. In entrambi i casi è emersa con forza la necessità di mettere al centro la crescita dell’economia reale e l’aumento dell’occupazione se si vogliono consolidare i risultati ottenuti sui mercati finanziari per arginare la crisi dei debiti sovrani. È sempre più evidente che austerità e sviluppo non vanno contrapposte poiché sono le due facce della stessa medaglia.
Torna quindi prepotentemente al centro dell’attenzione la strategia Europa 2020 e la piena attuazione dei suoi obiettivi. Anche il Presidente Obama, nel suo giuramento, ha detto che l’America non può più agire da sola di fronte alle grandi sfide del mondo di oggi, e che “preservare le nostre libertà individuali richiede in ultima analisi l’azione collettiva”.
Il nuovo Parlamento e il nuovo Governo che usciranno dalle urne inizieranno il loro cammino nella situazione descritta dal Bollettino economico trimestrale di gennaio della Banca d’Italia. Come è noto esso contiene la previsione, rivista al ribasso, di una ulteriore flessione del PIL di -1% nel 2013, e di un possibile ritorno alla crescita nella seconda metà dell’anno. Ma la condizione è che si consolidi il riequilibrio dei conti pubblici e si intensifichi lo sforzo di riforma volto a rilanciare la competitività e a innalzare il potenziale di crescita dell’economia.
Il tema delle città si colloca a pieno titolo in questo contesto, ed è una delle chiavi per afferrare la ripresa nel 2013, per intraprendere la strada di uno sviluppo equo e sostenibile e per dare un senso di prospettiva ai grandi sacrifici che stanno facendo gli italiani.
C’è una prima considerazione di metodo che è bene fare. Sarebbe riduttivo confinare l’Agenda urbana nell’ambito delle politiche straordinarie di coesione territoriale e di utilizzo dei fondi strutturali europei, sia quelli del ciclo attuale sia quelli degli anni 2014-2020. Anzi, di più, sarebbe un grave errore.
Il Ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca, che presiede il Comitato interministeriale per le politiche urbane, ha recentemente presentato al confronto pubblico un documento approvato dal Governo a fine dicembre dal titolo “Metodi ed obiettivi per un uso efficace dei fondi comunitari 2014-2020”.
In esso le città sono indicate come una del- le tre principali opzioni strategiche, insieme al Mezzogiorno e alle aree interne. Ciò è in perfetta coerenza con la sollecitazione che viene dall’Unione europea la quale ha indicato, con la proposta di nuovo Regolamento del Fondo europeo per lo sviluppo regionale, che almeno il 5% delle risorse assegnate a livello nazionale siano destinate ad azioni integrate per lo sviluppo urbano sostenibile delegate alle città. La Commissione ha inoltre deciso di istituire una piattaforma per lo sviluppo urbano alla quale devono partecipare un massimo di 300 città, con 20 città per ciascuno Stato membro indicate nei contratti nazionali di partenariato.
Nel documento è scritto giustamente che “la carenza di innovazione produttiva e sociale che caratterizza il Paese può essere contrastata solo a partire da una politica di sviluppo che porti il proprio baricentro sulle città”.
Ma è anche scritto che “una volta ancora i fondi comunitari nulla potranno in assenza di una strategia generale”, e si richiama la necessità di una cornice più ampia di riforme per dare una veste adeguata alle politiche per le città. Più volte si ribadisce che il Governo si deve dare una strategia, con il Comitato interministeriale per le politiche urbane, e si afferma che in questo contesto “la programmazione dei fondi comunitari può costruire prototipi e svolgere un ruolo di sprone”.
Ecco, quindi, qual è il ruolo principale del Parlamento e dell’Intergruppo per l’Agenda urbana che dovrà continuare la sua azione anche nella prossima legislatura mantenendo il carattere trasversale ai diversi schieramenti che ha finora avuto. Esso avrà il compito di dare gambe, anche legislative, ad un insieme di politiche ordinarie per le città, rispetto alle quali gli interventi straordinari devono svolgere una funzione di stimolo e di anticipazione, ma in modo aggiuntivo e non sostituivo ad esse.
E questo potrà essere fatto solo se, insieme a Governo e Parlamento, continueranno ad agire altre due forze trainanti che ci hanno portato fino all’istituzione del CIPU. Esse sono le città, cui vanno affiancate le regioni per i poteri da queste esercitati, e il mondo della cultura, della ricerca e delle competenze, oggi qui molto ben rappresentato, al quale spetta il compito di alimentare continuamente la discussione e il confronto anche con le migliori esperienze degli altri Paesi. Guido Martinotti ne era un esempio di prim’ordine, così come la discussione che ha portato all’istituzione del CIPU è stata promossa anche dalla pubblicazione del Libro Bianco sulle città del Consiglio italiano per le Scienze Sociali, curato da Giuseppe Dematteis e Marco Cammelli.
Vi sono però due condizioni preliminari perché questo accada.
La prima è che bisogna sbloccare la capacità di investimento delle città, fortemente compressa dalle manovre finanziarie, per ridare loro respiro finanziario e autonomia fiscale. È una delle condizioni principali anche per la ripresa economica, poiché le città promuovono la gran parte della spesa per investimenti pubblici dell’intero Paese.
La seconda riguarda l’importante innovazione istituzionale delle città metropolitane, che deve essere attuata senza incertezze. Si potrà finalmente dare vita con i loro Statuti a ordinamenti differenziati nelle funzioni, nella loro articolazione territoriale interna, nel sistema elettorale e nelle forme di partecipazione dei cittadini. Si tratta di un primo passo verso il superamento della soffocante uniformità del nostro ordinamento amministrativo che si potrebbe estendere ulteriormente.
Tra i suoi primi compiti il nuovo Governo avrà la presentazione al Parlamento del Pro- gramma nazionale di riforma per il 2013, a partire dallo stato di attuazione di quello per il 2012 e dalle osservazioni del Consiglio europeo del luglio scorso.
Come risulta evidente da quello dello scorso anno, tutte le azioni necessarie per il raggiungimento degli otto obiettivi nazionali della strategia Europa 2020, nessuna esclusa, richiedono un ruolo attivo delle città.
L’Agenda urbana che dovrà essere elaborata avrà perciò il compito prioritario di indicare il modo attraverso il quale le città saranno messe nelle condizioni di contribuire al raggiungimento degli obiettivi nazionali, con l’indicazione dei risultati attesi, delle azioni necessarie e dei tempi previsti.
Essa dovrà inoltre contenere le iniziative legislative che sono necessarie, i Piani operativi per ciascun settore e sarà necessariamente accompagnata dagli interventi straordinari che utilizzeranno i fondi comunitari e che andranno più precisamente indicati nell’atto di partenariato per le politiche di coesione con la Commissione europea.
Come Intergruppo parlamentare, nell’incontro con il Presidente Monti del 4 ottobre scorso, abbiamo indicato cinque punti fondamentali per la predisposizione di proposte anche legislative che servissero a gettare le basi per l’Agenda urbana.
Siamo riusciti a depositare formalmente la proposta relativa al primo di questi, sicuramente uno dei più importanti, relativo al contenimento del consumo di suolo e alla rigenerazione urbana. In esso si propongono misure fiscali per la riduzione del consumo di suolo e obiettivi temporalmente definiti analogamente a quanto viene fatto in Germania, insieme a misure per la riqualificazione del già costruito le quali, insieme al Piano città, rappresentano il volano per rilanciare su basi nuove anche l’industria edilizia.
Cercheremo di elaborare proposte legislative anche sugli altri quattro punti, in modo da consegnarli all’Intergruppo della prossima legislatura il quale avrà il compito di valutarle ed eventualmente presentarle.
Sul secondo punto, quello relativo alle infra- strutture dei trasporti e la mobilità sostenibile, le norme più importanti sono: quelle per la programmazione e le modalità di finanziamento delle grandi infrastrutture; la disciplina per introdurre anche in Italia il Debat Public sulle opere pubbliche come avviene in Francia; la costituzione di un Fondo nazionale per i servizi ferroviari in area urbana alimentato dai proventi dei sovrapedaggi autostradali sui veicoli maggiormente inquinanti.
Il terzo punto riguarda la strategia in materia di clima ed energia. Si tratta di definire un pacchetto di incentivi per le città che attuano Piani energetici ed ambientali in linea con gli obiettivi europei, anche attraverso un supporto tecnico per la loro elaborazione e finanziamenti dedicati.
Le priorità del quarto punto, cultura, Università e smart cities, sono: la definizione organica dei compiti dei vari livelli istituzionali in materia di cultura e la creazione di sistemi unitari nelle aree urbane, con il trasferimento delle istituzioni oggi gestite dallo Stato; l’individuazione di finanziamenti e procedure per realizzare almeno dieci nuovi grandi campus nelle Università che assicurano i migliori livelli qualitativi; lo sviluppo dell’Agenda digitale con particolare riguardo agli obiettivi europei per la diffusione della banda larga.
Il quinto punto, lavoro e welfare, richiede: la riorganizzazione dei servizi per l’impiego in relazione diretta con le politiche attive del lavoro; misure che promuovano la condivisione del lavoro di cura tra uomini e donne per una vera eguaglianza di genere; l’unificazione in capo alle regioni e alle comunità locali di tutti gli inter- venti in campo socio-assistenziale, compresi gli interventi monetari oggi gestiti dall’INPS, per favorire il più possibile l’innovazione sociale.
Non credo si tratti di un programma ambizioso. È quanto strettamente necessario per recuperare il terreno perduto, al quale potremo guardare con fiducia se il cammino fin qui avviato, con il contributo determinante del Ministro Barca, verrà proseguito e rafforzato nella prossima legislatura.

 

Fonte: www.consiglioscienzesociali.org