Il medio termine e la retorica della rapidità: sviluppo dell'Industria dell'Ambiente Costruito o cosiddetto rilancio dell'Edilizia?

 Il medio termine e la retorica della rapidità: sviluppo dell'Industria dell'Ambiente Costruito o cosiddetto rilancio dell'Edilizia?

Angelo Luigi Camillo Ciribini, DICATAM, Università degli Studi di Brescia


La crisi del Settore delle Costruzioni ha presentato, almeno dal 2007 o dal 2008, tratti molto seri e ha determinato una forte contrazione del mercato domestico, una drastica riduzione occupazionale e la scomparsa di un medio piccolo tessuto imprenditoriale regionale, sia pure enfatizzando la rilevanza degli interventi sul costruito supportati da incentivazioni fiscali.

È possibile, tuttavia, affermare che un ulteriore spostamento dell'operatività sull'esistente, grazie a misure governative, sia sufficiente a determinare una riconfigurazione del Comparto?

Sfortunatamente la risposta deve essere assolutamente negativa, poiché sembra che le carenze strutturali del Settore siano rimaste intatte nei confronti della Innovazione di Processo e di Prodotto.

In altre parole, in questi anni di crisi, non vi è stato alcun tentativo determinato di attuare Politiche o Strategie Industriali che contribuissero alla transizione verso il Settore dell'Ambiente Costruito contestualizzato nell'Economia Digitale, come, al contrario, hanno fatto e stanno facendo, traguardando gli obiettivi a medio e lungo termine, ad esempio, Francia e Regno Unito, nonché, con particolare  riferimento alle tematiche energetiche, la Germania: Construction 2025, Developpement Durable, Zukunft Bau sono espressioni auto esplicantesi.

Altrettanto si deve dire dell'attenzione, assai scarsa, prestata nel Nostro Paese alle Politiche per la Sostenibilità dell'Industria delle Costruzioni promosse dall'Unione Europea, nonostante i lusinghieri risultati conseguiti nel FP7 della Unione Europea.

Le cause della crisi sono state, del resto, quasi sempre imputate a fattori esterni: la restrizione del credito, la fiscalità opprimente, la complicazione amministrativa, come se criticità intrinseche non esistessero, come se il precedente decennio aureo fosse stato vissuto con la opportuna previgenza.

In questo quadro il programma cosiddetto di rilancio dell'Edilizia che si vorrebbe attuare tramite l'edilizia residenziale e l'edilizia scolastica non appare francamente rassicurante.

Per prima cosa, gli interventi, specialmente di riqualificazione energetica e di miglioramento sismico, pur coordinati da una Struttura di Missione centralizzata, appaiono quantificati in decine di migliaia, per importi complessivi, ma aggregati, rilevanti, con caratteristiche di urgenza e, presumibilmente, attuati localmente e dispersivamente da Amministrazioni Comunali provviste, si teme, di progetti inadeguati e, comunque, frammentari.

L'urgenza di impegnare le risorse teoricamente disponibili, così come quella di attuare una parte di esse nel periodo estivo, si accompagna, poi, al desiderio di ricorrere a procedure semplificate, sotto l'egida della cosiddetta lotta alla macchina burocratica, che recentemente ha preso di mira anche la tutela dei Beni Culturali.

Quale potrebbe essere l'effetto presumibile di una tale Tattica (poiché di Strategia è davvero difficile accennare), probabilmente incentrata su affidamenti e aggiudicazioni polverizzati, ribassisti, discrezionali?

Anzitutto, si può agevolmente supporre che tale condotta, estremamente efficace sul piano della gestione del consenso elettorale, consoliderà una struttura frammentaria e parcellizzata del Settore che, riluttante al cambiamento, non aspettava altro che di essere artificiosamente soccorsa per evitare un doloroso cambio di paradigma.

In secondo luogo, tale polverizzazione abituale, che parte dalla struttura della committenza pubblica, dispersa (a parte i Provveditorati e le Agenzie Regionali di Committenza Delegata) propria degli enti locali il cui municipalesimo oggi è esaltato acriticamente, a disdoro delle amministrazioni di maggiore dimensione e ampiezza, non farà che perpetuare le carenze strutturali che hanno sinora impedito la diffusione delle reti di impresa e la nascita della media professionalità e della media imprenditorialità, capaci di competere anche sui mercati internazionali.

Oltre a ciò, l'assenza di protocolli e di procedure condivise che garantiscano criteri di progettazione e di intervento qualificati e controllabili impediranno di sviluppare un Sistema delle Costruzioni che potrebbe essere proposto internazionalmente con il brand RehabItaly, a favore di una opzione assistenzialista e per nulla riformista.

Il vizio peggiore di questo approccio risiede, però, nella rinuncia a considerare la centralità del sistema anagrafico e informativo nazionale dell'edilizia scolastica (preferendo rivolgersi direttamente ai Sindaci), a comprendere come l'immobile sia il veicolo di un progetto culturale e formativo imprescindibile da esso (e, invece, a esso posposto), a considerare il Settore delle Costruzioni come distante dalla dimensione dell'Industria dei Servizi, a ignorare quanto il Ciclo di Vita del bene strumentale scolastico valga, in termini di funzionalità e di disponibilità, assai più di una miriade di interventi eterogenei che, sia per la prevenzione sismica sia per l'efficientamento energetico, se mal concepiti e frettolosamente attuati, potrebbero risultare persino dannosi o controproducenti.

Tali interventi, poi, in virtù della loro episodicità, nonostante aneliti di ricucitura urbana, appaiono sideralmente lontani dalle logiche della Smart City, delle economie e delle innovazioni informative, culturali, sociali, energetiche proprie delle relazioni tra edifici, reti e sistemi nelle priorità dell'Agenda Digitale.

Un simile rilancio del Settore, che non potrà, nella sua urgenza (e approssimazione?) che essere restaurativo di magisteri operativi desueti o improvvisati, impedirà anche di dare vita a un programma di qualificazione e di riqualificazione della manodopera, a impedire che sorgano nuove generazioni perdute di operatori e di tecnici intermedi, a fianco di operatori che non saranno riqualificati.

È palese che le scelte in essere pregiudicheranno definitivamente la possibilità di evoluzione industriale del Settore, di razionalizzazione delle sue Filiere e delle sue Catene di Fornitura, di revisione degli immaginari che presiedono ai progetti formativi delle Università e degli Istituti Tecnici Superiori, ostacoleranno la specializzazione di Fornitori e di Subappaltatori spendibili all'estero da parte dei Nostri Campioni Nazionali.

In un simile contesto il Building Information Modelling appare una vera chimera, mentre su di esso, a cominciare dalle opere infrastrutturali, i maggiori Paesi a Noi vicini stanno impostando non solo il contenimento della spesa pubblica e l'incremento della produttività del Settore dell'Ambiente Costruito, ma pure i fattori di competitività sui mercati internazionali, in molta parte estraeuropei, che vedranno la massima espansione mondiale nel 2017. Probabilmente a causa di una cortomiranza dei decisori il Paese maturerà quei veri ritardi strutturali che ci fanno percepire come preoccupanti e portatori di worst practice dai maggiori Paesi Comunitari che, al contrario, privilegiano la Legacy delle best practice e la loro disseminazione e capitalizzazione.