Digital Prototyping e innovazione in ingegneria meccanica

Intervista realizzata dalla redazione di INGENIO

La meccanica ha sempre rappresentato la frontiera più innovativa del processo di progettazione, svolgendo quindi un ruolo di riferimento anche per altri settori dell’ingegneria. Si prenda ad esempio il 3D. Quali saranno quindi le innovazioni che avranno un peso maggiore per la progettazione meccanica nel futuro prossimo e che probabilmente potrebbero poi influenzare anche gli altri settori?
Rimanendo in tema di software, visto l'esempio del CAD 3D al quale si è fatto riferimento, un'innovazione che potrebbe avere un peso determinante per il prossimo futuro, non solo nel campo della progettazione meccanica industriale, è l'ottimizzazione automatizzata al fine di ottenere un risultato "ottimale", sul quale già da molti anni alcuni gruppi di ricerca stanno lavorando. In altri termini, una progettazione che, fissata la "funzione obbiettivo", riesca a migliorare determinati aspetti del prodotto richiesti dall'utente.

Una delle innovazioni di cui si parla di più è il "Digital Prototyping”: quale ruolo potrà avere questa innovazione nel processo progettuale e nell’industria meccanica?
Il Digital Prototyping è un nuovo approccio allo sviluppo del prodotto che consente di progettare, visualizzare e simulare prodotti in modo rapido. Può essere, se utilizzato con accortezza, un valido ausilio per offrire soluzioni in tempi brevi. Un esempio può essere la creazione di prototipi digitali accurati per eseguire simulazioni e l'ottimizzazione degli stessi. Inoltre, lavorando in un team, è anche possibile ottimizzare la documentazione, la gestione dei dati e la condivisione dei file. Il Digital Prototyping può fornire gli strumenti necessari per semplificare il workflow di sviluppo del prodotto ottimizzando il flusso bidirezionale di dati. Il ruolo, quindi, del Digital Prototyping sarà, nel prossimo futuro, sempre più importante e decisivo, sempre che dietro di esso vi sia un operatore attento e preparato. Non dimentichiamo mai il lato "umano" della progettazione, senza il quale tutto sarebbe inutile.

Innovazione e ricerca: si accusa spesso l’università di essere troppo vicino alla scienza e poco alla tecnica. La nostra esperienza con INGENIO ci mostra invece quanto sia funzionale il rapporto tra il mondo universitario e industriale. Nell’ingegneria meccanica quanto è importante e consolidato questo rapporto?
Faccio un esempio per tentare di dare una risposta adeguata alla domanda. L'Aprilia, vincitrice nella categoria costruttori del Campionato mondiale Superbike 2013, nel passato per lo sviluppo dei propri prodotti "di serie" si avvaleva di collaborazioni assidue con diversi Atenei Italiani. Gli sviluppi innovativi e le soluzioni tecniche all'avanguardia di alcuni prodotti commerciali della ditta di Noale sono stati poi trasferiti nel campo delle competizioni, permettendo, appunto, innumerevoli successi. Questo è solo un esempio, tra tanti, del forte rapporto di collaborazione tra il mondo della tecnica e della scienza.

L’Italia è ancora oggi ritenuto un Paese leader in molti ambiti dell’industria meccanica. Oltre ad esportare macchine siamo leader anche in sviluppo e innovazione?
L'esempio riportato precedentemente potrebbe essere la corretta risposta alla superiore domanda. Quello che si può affermare con certezza, senza paura di essere smentiti, è che siamo leader in "intelligencija", parola russa con tutta la sua estensione di significato: persone che svolgono una attività intellettuale (sia essa di natura scientifica, artistica e amministrativa) tale da porli in un ceto creativo più elevato, con compiti anche organizzativi e direttivi del lavoro altrui. Non si spiegherebbe in altri modi il famoso fenomeno della "fuga dei cervelli" o, per dirla in modo internazionale, brain drain. Infatti, secondo una recente ricerca, solo riguardo ai proventi da brevetto, l'Italia avrebbe perso circa 4 miliardi di euro negli ultimi 20 anni. In aggiunta, il 35% dei 500 migliori ricercatori italiani nei principali settori di ricerca abbandona l'Italia e fra i primi 100 è addirittura uno su due a scegliere di andarsene perché in Italia non riesce a lavorare. Questi sono numeri che fanno pensare. Giusto per rimanere nel campo prettamente ingegneristico, non è, infatti, un caso che gli ingegneri italiani siano ricercati e fortemente corteggiati all'estero proprio per la loro preparazione e la loro forte capacità di innovare.

Innovazione e aggiornamento: quale ruolo può giocare l’università per l’aggiornamento - oggi obbligatorio - dei tecnici, soprattutto per l’uso di questi nuovi strumenti di progetto?
L'università può e deve essere stimolo per l'introduzione nel mondo industriale di innovativi strumenti di progettazione. L'università ha uno scopo formativo "universale", non solo da intendere come "prima formazione" dei più giovani, ma anche di perfezionamento e divulgazione per chi ha già avuto una adeguata preparazione e vuole conoscere cosa vi è di nuovo nel proprio campo. Non è, infatti, un caso che, sempre più, i master post laurea siano ambiti e ricercati da giovani e meno giovani.