Il BIM e lo statuto della Progettazione e della Professione

Il Building Information Modelling è senz'altro destinato a mutare il perimetro delle prestazioni professionali nel Settore dell'Ambiente Costruito, ma per comprendere meglio che cosa ciò significhi non sembra sufficiente accettare, accogliere interamente, come valida l'asserzione per cui ciò che sia richiesto ai Progettisti e, più in generale, ai Professionisti siano Collaborazione (Collaborative Working) e Integration (Integrated Delivery).

Che cosa, infatti, si richiede, in primo luogo ai Progettisti? Naturalmente di rendere il proprio operato coordinato e concomitante: la cosiddetta Clash Detection (o meglio: l'analisi preventiva dei conflitti geometrici tra Elementi nel Modello Informativo), così come la Clash Prevention, ne è una testimonianza così pregnante che su di essa in alcuni Paesi si misura il Ritorno sull'Investimento.

Che cosa, per contro, i Progettisti domandano al Computational Design e alla Smart Geometry? Di meglio governare le forme e le geometrie complesse in funzione del processo manifatturiero dei Componenti: dalla pannelizzazione in poi, salvo, poi, scontare alcuni iati, alcune discontinuità tra Rhino e Catia, o analogamente.

Ma è veramente sufficiente accontentarsi di una simile interpretazione che si riassume, nel mondo anglosassone, nell'immagine metaforica dei Sili incomunicanti?

La risposta non può che essere negativa, poiché, se solo assumiamo per buona l'ipotesi avveniristica (nel senso letterale del termine) del Single Model, al posto dei Federated Model, in cui tutti i Fornitori di Servizi di Progettazione operino contemporaneamente, anche senza la mediazione del BIM Manager, e in remoto sullo stesso Modello Informativo, ne possiamo desumere un approccio olistico che si scontra palesemente con l'irriducibilità dei punti di vista, dei protocolli e, soprattutto, dei modi con cui gli stessi Oggetti sotto riguardati sotto diversi profili disciplinari. Le semantiche e le ontologie hanno sempre una nemesi. Non per nulla chi si è occupato di relazioni tra discipline progettuali nell'ambito del Building Information Modelling lo ha fatto spesso allo scopo di concepire dei Middleware.

In altre parole, le mediazioni sono sempre necessarie e vanno attuate con il discernimento dei fenomeni.

Al contempo, però, risolvere la questione pensando che la via maestra sia offerta dal Design Management non risulta appieno convincente, perché, nella realtà dei fatti, questa disciplina nasce più per raccordare i contenuti del Progetto nel momento in cui i soggetti realizzatori e gestori sono chiamati all'Early Involvement nel processo ideativo a vari Livelli, piuttosto che non, salvi i debiti casi, in virtù di una esigenza interiore dei Design Team nella loro libera professionalità.

Da questo punto di vista, i migliori Committenti Pubblici hanno utilizzato gli Organismi di Ispezione quali fattori di deterrenza preventiva alla abituale elevata disorganizzazione e acuta incomunicabilità tra i Design Team, più che per rintracciare Non Conformità, anche perché spesso queste da quella condizione dis-organizzativa principalmente derivavano.

Permane, inoltre, una certa contradditorietà tra il fatto che, come per primo aveva sottolineato non casualmente Chuck Eastman, nel Building Information Modelling il Dato e l'Informazione presentano un elevato grado di computabilità e di leggibilità e su ciò si giocano molte loro potenzialità.

Sennonché, tuttavia, tali potenzialità si devono confrontare con una parziale imperfezione delle tecnologie informatiche a proposito della fase embrionale di concezione data dallo Sketching, laddove, comunque, l'avvio delle riflessioni progettuali avviene spazialmente, mentre il Building Information Modelling nasce come oggettuale.

Sotto tale punto di vista è bene osservare che, da un lato, tutto l'impianto normativo britannico sulla metodologia (dalla BS PAS 1192:2 alla BS 7000:4) è imperniato sul Briefing e, addirittura, nel nuovo RIBA Plan of Work su una fase prodromica di carattere strategico, ma che, dall'altro, i software di Space Programming, tanto quelli statunitensi quanto quelli europei, si basano su un approccio tabellare e quantitativo al Brief che, nella letteratura più avanzata sul tema, è spesso confutata come meccanista e funzionalista, nonché strettamente derivata dagli Anni Settanta.

Quale che sia la corretta esegesi, resta, comunque, la constatazione che la dimensione geometrico-dimensionale (rappresentativa) prevale assai di sovente su quella alfanumerica e che, di conseguenza, ci si accontenta di governare la quantificazione computistica delle geometrie, piuttosto che non avviarsi verso, ad esempio, le cosiddette e-Specs o altro.

Con il che, a dispetto dell'uso del Modello Informativo su Tablet e Smartphone, esso poco sarà utilizzabile nelle fasi successive alla Progettazione.

La dicotomia tra contesto geometrico e contesto alfanumerico è, inoltre, risolta in una condizione peculiare, quella per cui, in realtà, la Collaborazione e l'Integrazione non si declinano secondo ireniche armonie, come se davvero gli Specialisti babelicamente parlassero una lingua comune, bensì in base a Rigore e Strutturazione, alla disciplina delle Discipline.

La consuetudine italiana con l'uso delle tecnologie fa non di rado smarrire la percezione per cui il BIM Management significa, anzitutto, articolare l'oggetto del Progetto secondo Breakdown Structure e attribuire a ciascun Elemento una stretta autorialità (i Model Element Author statunitensi) nella logica del Teamworking, vale a dire della condivisione di un fine comune, ovverossia nel fatto che se qualche attore della Progettazione venisse meno ai suoi doveri tutti gli altri ne pagherebbero in solido le conseguenze senza alibi.

In Italia, peraltro, si sono dati casi di Design Team che utilizzavano applicativi BIM-Oriented in una logica BIM-Adverse con i risultati che si possono immaginare.

Occorre, infatti, rendersi conto che il senso ultimo del cosiddetto digital Plan of Work promosso dal Governo Britannico che dovrebbe essere reso, sotto forma di una piattaforma Web-Based, alla fine di Novembre, risiede nella generazione semi automatica del Brief (il Nostro Documento Preliminare: si fa per dire, dato che ne è soltanto un facoltativo epifenomeno), definito Employer's Information Requirements, e nella successiva validazione di conformità allo stesso del Modello Informativo lungo una catena di fornitura che si dipana con il BIM Execution Plan e i suoi correlati (il Master Information Delivery Plan, i Task Information Delivery Plan), sulla base della tipologia di opera e delle forma contrattuale in funzione di Data Drop (Unità di Scambio Informativo) prestabilite.

In altre parole, una inedita metrica del Processo di Progettazione, non più basata sulla titolazione e sul numero di elaborati, consente al Regolatore di governare i Workflow a prescindere, in parte, dalla qualità effettiva della Struttura di Committenza e dei suoi Fornitori di Servizi di Progettazione ovvero permette di far fluire l'Informazione/Decisione lungo la Filiera.

A questo punto, tuttavia, la vicenda si complica non poco, poiché il punto di partenza è, comunque, dato da Strutture di Scomposizione per Spazi o per Elementi (o, addirittura, per Flussi) e, dunque, tali unità basilari non ulteriormente scomponibili devono essere allineate per avanzamenti progressivi omogenei, noti a tutti come Livelli di Progettazione.

Epperò i Livelli di Modellazione Informativa sono sempre duplici: geometrici e alfanumerici. Il che propone l'esigenza di disallineare il Dettaglio dalla Definizione o dallo Sviluppo, nel senso che alcune progressioni potrebbero avvenire in maniera non visualizzabile sotto il profilo esclusivamente alfanumerico, comportando un notevole sconvolgimento negli abiti mentali, ma anche nelle regole contrattuali, o almeno nel loro monitoraggio.

Ciò che è maggiormente rilevante è, però, il fatto che il Livello di Configurazione dipende essenzialmente non solo dalla ricchezza o dalla densità informativa, bensì dal suo grado di certezza, di affidabilità nel processo decisionale. Il che implica che ciascuno Spazio o ciascun Elemento potrebbe, paradossalmente, avere un lead time differenziato e non allineabile per Livelli di Progettazione, secondo un'ottica di Lean Design.

Il Modello Informativo, inoltre, se lo consideriamo per Elementi, per Oggetti, per Assembly, deriva sempre da categorie adattate alla circostanza, laddove le parti del sistema probabilmente contano meno delle loro relazioni: ad esempio, dei sistemi di connessione e di interfaccia.

Al di là della dimensione più concettuale, su un piano più prosaico, possiamo, anche in questa occasione, veramente accontentarci di constatare che la traduzione in termini di Modello Informativo di un insieme di elaborati e di documenti bi- e tri-dimensionali tradizionali ne rileva e ne rivela immediatamente l'incoerenza? Certamente no, poiché i limiti dell'approccio tradizionale sono noti, ma presentano ampie facoltà di transazione e di aggiustamento: anzi, la loro incoerenza consente sempre l'esistenza di margini di tolleranza nei rapporti tra gli attori che così possono legittimarsi a vicenda nelle diseconomie che generano: di coordinamento, ma anche di conoscenza.

Certamente no, perché un BIM Workflow nasce prima dell'avvio della Progettazione allo scopo di controllarne gli sviluppi: il vero artefice dell'opera è il Committente/Concessionario/Sviluppatore (Originatore) e i Progettisti, per certi versi sono dei meri fabbri, esecutori digitali e di ciò, della Costruibilità, della Manutenibilità, della Fruibilità/Funzionalità/Disponibilità ne diventeranno sempre più garanti, sempre più, con il Performance-Based Contracting responsabili in termini di risultati, di fini. Diventeranno, i Progettisti, sempre più Imprenditori, non perché finalmente liberi dal nanismo dimensionale o perché accompagnati da soci di capitale, ma poiché resi contrattualmente Produttori e Trasformatori dell'Informazione, degli Elementi e degli Spazi. Detto altrimenti, quegli Spazi e quegli Elementi che hanno contribuito in maniera decisiva a concepire, a cui hanno dato forma, li tormenteranno sempre nel loro Ciclo di Vita, non potranno più liberarsene.

Vi sarebbe forse una opzione: che i Progettisti, nella prospettiva industriale dell'Assemblaggio (di Assembly!), agissero senza mediazioni di Committenti e di Costruttori/Installatori coi Produttori.

Oltre questo scenario di sapore esageratamente e intenzionalmente orwelliano sulla libertà professionale, sta, però, un autentico cambio di paradigma che si evidenzia sia quando la Modellazione si rende interoperabile con il Calcolo al fine di ottimizzare la Concezione Strutturale sia allorché la Progettazione Impiantistica non può più rimanere il più possibile schematica in quanto con l'Optioneering, con l'Ingegneria delle Alternative, cadono le giustificazioni che spiegavano la propensione a differire, sino allo As Built, la concezione di dettaglio.

D'altro canto, se è vero che il Modello Informativo può essere sottoposto al Code Checking e al Model Checking, la credibilità di questi ultimi dipende dagli Information Requirement che il Committente ha impartito ai suoi Progettisti prima dell'avvio della fase ideativa, dai Rule Set che il Committente ha esplicitato nei confronti dei Progettisti.

Questi pochi cenni spiegano le ragioni per le quali non si possa certo ridurre il Building Information Modelling alle sole tecnologie che ne hanno permesso l'innalzamento del potere computazionale: fare ciò sarebbe, se in buona fede, una solenne sciocchezza, se in cattiva fede, una vera e propria mistificazione tesa a neutralizzarne i passaggi davvero evolutivi.

Naturalmente, però, le cause strutturali dei fenomeni che accompagnano e che connotano la Progettazione Digitale stanno altrove, stanno nello scadimento delle prestazioni professionali intrinseche, oltre che nell'irragionevolezza dei tempi concessi alla concezione dell'intervento e della inadeguatezza dei suoi livelli di remunerazione, stanno in una solitudine crescente del Progettista/Professionista che, in qualche modo, vorrebbe sottrarsi alla diffusione della cultura industriale ma che al contempo è pressato dagli esigui margini di profitto che sono consentiti dal Committente nelle sue molteplici apparenze, dalla incessante richiesta all'Integrazione degli Attori e alla Correlazione tra le Discipline, stanno nel fatto che le semplici (e ufficialmente avversate pregiudizialmente) formule contrattuali di Progettazione e di Esecuzione rendono Committente l'Impresa di Costruzioni e ne dislocano il ruolo per il Libero Professionista.

Il Building Information Modelling non farà altro che enfatizzare le criticità, che allocare le responsabilità, che difendere le proprietà intellettuali: non farà che peggiorare la situazione se l'atteggiamento della classe professionale sarà quello di attestarsi, nella sostanza, su posizioni conservatrici e difensive.

In questa eventualità, come potrà agire la classe professionale stessa? Introducendo inceppi in un meccanismo che, in quanto Snello, è Fragile. Ma quali saranno le conseguenze? Che gli Originatori, siano essi Committenti o Concessionari o Sviluppatori, tenteranno di fare il più possibile a meno dei Liberi Professionisti, anche perché per essi le Tecnostrutture saranno, comunque, indispensabili.

Nel breve volgere la transizione avverrà dal rilascio approssimativo e inaffidabile di attestazioni di prestazione energetica, utile ai fini legislativi e notarili, agli Energy Performance Contract nei quali anche il più banale organismo edilizio sarà oggetto di Energy Modelling accurato e sofisticato, perché le obbligazioni contrattuali in capo alla ESCO o all'Appaltatore generico saranno sempre più stringenti.

E in cui anche la sostituzione degli utenti nel tempo di esecuzione pluriennale del contratto, con stili di vita e comportamenti differenti, costituirà un parametro sensibile per il rispetto degli obblighi contrattuali in materia di conseguimento di beneficio energetico.

Esorcizzare, o ancor peggio, neutralizzare il Building Information Modelling sarà agevole: prescindere da evoluzioni del Mercato e del Prodotto Immobiliare sarà la premessa per la crisi definitiva della Professione.