Viver em concreto: esempi di housing progettati e realizzati a San Paolo del Brasile nel Novecento

 

 

Viver em concreto

 

Riccardo Rubini, Denise Araújo Azevedo
 
Dalla ricerca documentale di Marlene Milan Acayaba un’esperienza didattica italiana propone una modalità interpretativa dell’architettura paulista e un confronto culturale tra diverse generazioni di architetti e di studenti d’architettura
 


 

 

Progetto “Viver em concreto”

 

Centro DIAPReM, Dipartimento di Architettura, Università di Ferrara
Responsabili scientifici: Marcello Balzani, Carlo Maria Alberto Bughi
Modellazione BIM: Riccardo Rubini, Carlo Maria Alberto Bughi
Rappresentazione digitale: Pietro Massai, Marco Medici
Ricerca architettura brasiliana: Denise Araújo Azevedo, Luca Rossato
Modellazione fisica: Francesco Viroli 



 

 

Un titolo che è un progetto

 

Viver em Concreto è il titolo di un’esperienza didattica, che diventa anche una mostra per la prima volta allestita durante il XXI Salone del Restauro di Ferrara. È un titolo che nasce, all’interno del Corso integrato di Rilievo e Tecniche della Rappresentazione dell’Architettura del secondo anno del Corso di Laurea in Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara tenuto da Marcello Balzani e Carlo Maria Alberto Bughi, che decidono d’impostare tutta l’esercitazione finale sulla rilettura morfologica ed interpretativa degli esempi di housing progettati e realizzati a San Paolo in un importante periodo storico del Novecento.

Il titolo è stato immaginato dai docenti e dagli studenti del corso con un preciso riferimento alla tecnologia costruttiva adoperata nel periodo che intercorre tra il 1947 e il 1975 in tutto il Brasile. Con più precisione il cuore di questa innovativa cultura costruttiva si concentra proprio a San Paolo e viene studiato dall’architetto e storica dell’architettura Marlene Milan Acayaba nel suo volume che è l’innesco di questo lavoro. Il cemento armato (concreto) diviene un nuovo archetipo del progetto e delle realizzazione di questi architetti, che formano una vera e propria avanguardia intellettuale e culturale. Il cemento armato è, tuttavia, anche una materia che sottolinea e rappresenta la concretezza della vita, i luoghi e quindi anche l’esperienza concreta di chi ha riprogettato, reinterpretato e ragionato sulle opere del volume “Residencias em Sao Paulo: 1947-1975” di Marlene Milan Acayaba.
 
 

 

Una stimolazione culturale ed intellettuale

 

È nell’ambiente paulista, infatti, che si consolida la Scuola di Architettura come istituzione e porta con sé scelte pedagogiche e progettuali innovative: la FAUUSP(Faculdade de Arquitetura e Urbanismo da Universidade de São Paulo), denominata anche più semplicemente “FAU”, diventa celebre luogo di pensiero e dibattito, ma anche di importanti realizzazioni progettuali e di contestazione politica nel periodo delle repressioni della dittatura.

Attraverso le opere di architetti quali Joaquim Guedes, Lina Bo Bardi, Paulo Mendes de Rocha, Carlos Milan, Cascaldi, Vilanova Artigas e Marcos Acayaba, si sfoglia una storia dell’architettura, che passa dalla ricerca dell’identità nazionale alle specificità locali, un costruire che si fa eclettico, ibrido, che affronta il tema del vivere, dell’abitazione, con un linguaggio completamente nuovo e ricco di una simbologia diversa da quella del passato, ridisegnato con poeticità e nitidezza. Una concreta trasparenza inseguita, anche inconsciamente, come una modalità (rivoluzionaria) di liberazione dalla dittatura, dalla censura politica presente, allora nel Brasile, in tutte le aree di espressione artistica. D’altro canto è la tecnologia dei nuovi materiali ad attivare l’innovazione in termini sia formali che funzionali. 


La conoscenza del volumeResidências em São Paulo: 1947-1975 di Marlene Milan Acayaba, degli edifici residenziali in esso raccolti con una precisa metodologia, anche rappresentativa, e una molteplicità eccezionale di spunti per un ulteriori ricerche e reinterpretazioni è alla base dell’impostazione del Corso integrato di Rilievo e Tecniche della Rappresentazione dell’Architettura, che ha utilizzato la metodologia del rilievo del progetto per definire modelli tridimensionali architettonici geometricamente coerenti in scala da cui estrarre rappresentazioni canoniche bidimensionali.

L’idea è nata dopo aver deciso che il volume di Marlene Acayaba avrebbe costituito la fonte di partenza per i temi da sviluppare nel corso. Probabilmente alcune caratteristiche (tipologiche, dimensionali, contestuali, formali, distributive, funzionali) di quest’architettura di case di oltre oceano hanno sollecitato alcune riflessioni o hanno permesso, che talune riflessioni latenti prendessero forma in progetto sperimentale.  Un altro innesco, non indifferente, per la scelta d’impostazione del corso proviene probabilmente anche dall’impegno d’internazionalizzazione (sulla ricerca e sulla didattica) messo in atto in Brasile e in India, già da alcuni anni, all’interno del DIAPReM/TekneHub del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara.
 
Dal rilievo del progetto alla rappresentazione - l'uso del BIM
È dall’esigenza di una comprensione approfondita delle forme, delle composizioni e dei materiali che nasce l’avventura didattica del Corso integrato di Rilievo e Tecniche della Rappresentazione dell’Architettura del secondo anno del Corso di Laurea in Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara, che esperimenta l’uso di software BIM (Building Information Modeling) per analizzare caso per caso in uno smontaggio e rimontaggio (geometrico e concettuale) utile quanto necessario per far penetrare gli studenti nella conoscenza (non solo formale) dell’esperienza architettonica del Novecento brasiliano.

L’esperienza didattica realizzata è il risultato di uno sforzo interpretativo e rappresentativo su ciascuna delle opere selezionate dal volume di Marlene Milan Acayaba, con la finalità di ottenere modelli geometrici e concettuali digitali coerenti, partendo da una struttura conoscitiva anche parziale ma completandola con un processo interpretativo secondo la metodologia del rilievo del progetto, che utilizza i criteri e gli strumenti del rilievo (eidotipi, livellazione, rapporti dimensionali in scala, morfologia del dettaglio, ecc.). Sono state eseguite inoltre alcune considerazioni rispetto alla rappresentazione concettuale del progetto e il coinvolgimento fisico/tattile nel percorso di apprendimento.

Il tema dell’housing, inoltre, è apparentemente più intuitivo e si propone con meno barriere, culturali e cognitive, rispetto ad altri possibili, per la buona ragione che tutti riescono a fare leva sulla propria esperienza (fisica e spaziale) in abitazioni moderne. L’architettura brasiliana del periodo considerato possiede una forte connotazione corporea (fisica, sensoriale) e un’articolazione di pieno/vuoto, che spesso si perde nel limite tra il dentro e il fuori e la ricercata introspezione tra un interno ed un esterno. È un’architettura molto materica, testurizzata, coerente con l’etimologia del termine texture, che in inglese riguarda il tatto e non la vista: un po’ come avviene nella mente (o forse nell’immaginazione) di chi si occupa di rendering.

La rappresentazione non diventa, quindi, un mero mezzo di comunicazione ma uno strumento di pensiero e di progetto. In tal senso, parlare di restituzione grafica a proposito del progetto di architettura, suona spesso come una diminuzione, laddove non sia un vero e proprio fraintendimento.
 
Ecco quindi che il corso sceglie di offrire agli studenti anche un livello di identificazione più libero rispetto ai canoni della geometria proiettiva, creando un percorso interpretativo che fa leva sulla sensibilità e il potere di rilettura che nascono dall’atto di conoscenza geometrica e formale.
 
Se sul livello digitale devono determinare tutte le coerenze corrette per un ambiente BIM, sul livello fisico, quello del plastico realizzato operativamente nel Laboratorio modelli del Dipartimento di Architettura sotto la guida di Francesco Viroli, possono esprimersi a livello concettuale.

Una possibilità interpretativa che non è sempre sottesa dai rapporti dimensionali quanto piuttosto da quelli emozionali e dai significati e dai valori, che la concretezza dell’esperienza in cui si viene a vivere il rapporto con l’architettura, possono esprimere.

 

Riccardo Rubini
Architetto, Centro DIAPReM, Dipartimento di Architettura, Università di Ferrara
Architect, Departement of Architecture, University of FerraraDIAPReM Centre
 
Denise Araújo Azevedo
Architetto, Dottore di Ricerca in Tecnologia dell’Architettura,
Centro DIAPReM, Dipartimento di Architettura, Università di Ferrara
Heritage Conservation Sustainability
Architect, PHD in technology of Architecture
Departement of Architecture, University of FerraraDIAPReM Centre

 

 

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