Pellet, teleriscaldamento e micro-cogenerazione a biomassa. Tre elementi che possono vivere in perfetta simbiosi

La micro-cogenerazione a biomassa e il pellet stanno seguendo dei percorsi di sviluppo che sempre più convergenti, con ampi spazi di sovrapposizione. Da un lato l’utilizzo del pellet – che al momento è principalmente focalizzato sulla generazione termica ma che potrebbe essere impiagato in maniera ancora più efficace in sistemi di micro-cogenerazione distribuiti sul territorio – e dall’altro lato la cogenerazione a biomassa, che per riuscire scendere di taglia ha bisogno di combustibili a basso contenuto di ceneri quali il pellet. A questi si aggiunge il teleriscaldamento, inteso come piccole reti di distribuzione del calore di sviluppo complessivo non superiore a 1-2 chilometri, tecnica abbastanza diffusa nel territorio italiano e che si sposano perfettamente con la generazione termica da biomasse e la mini e micro-cogenerazione. Se per le centrali termiche di media e grande taglia, il cippato di legno è il combustibile preferito, diminuendo la taglia i vantaggi logistici derivati dall’uso del pellet possono compensare i costi del combustibile. Inoltre la micro-cogenerazione a biomassa può trarre notevoli vantaggi dal ridotto contenuto di ceneri del pellet, rispetto al cippato, che sono causa di problemi di “sporcamento” nei più delicati scambiatori di calore dei sistemi di micro-cogenerazione.
L’importanza del teleriscaldamento e della piccola cogenerazione per il pellet non è però soltanto quella che vede il pellet come combustibile preferenziale. Una funzione importante può essere giocata da questi due elementi anche nel processo produttivo del pellet piuttosto che nel suo utilizzo.
L’Italia è il principale consumatore al mondo di pellet per usi domestici. Nel 2013 ne sono stati consumati c.a 3 milioni di tonnellate a fronte di una produzione inferiore alle 500 mila tonnellate. Produciamo circa un sesto di quello che consumiamo. I motivi per cui un mercato così importante non riesce a generare una produzione locale adeguata sono vari, principalmente dovuti agli elevati costi della materia prima, ma anche per una progettazione degli impianti di produzione non adeguata al contesto italiano. In Italia storicamente si è sempre usato gas metano e energia elettrica prelevata dalla rete per alimentare il processo produttivo, ma come sappiamo in Italia i costi dell’energia sono sicuramente tra i più alti nel mondo. Usare gli scarti quali ramaglie e cortecce per generare l’energia elettrica e il calore necessari al processo, sfruttando anche gli schemi incentivanti disponibili, può ridurre i costi di produzione. C’è poi da considerare la taglia di impianto. In Italia la taglia media degli impianti di produzione di pellet è abbastanza piccola, principalmente perché la disponibilità di materia prima è scarsa e distribuita. Questo comporta evidentemente dei costi aggiuntivi derivanti dalle economie di scala. La soluzione al problema non può però essere quella di fare taglie di impianto più grandi, ma fare impianti piccoli altamente efficienti e a misura della disponibilità di risorsa locale.

Approfondiamo adesso aspetti specifici, ponendoci due domande:
1) quali tecnologie per la micro-cogenerazione potrebbero essere adeguate all’utilizzo del pellet e quali caratteristiche deve avere l’utenza termica per rendere sostenibile la micro-cogenerazione?
2) Come convivono i piccoli impianti di produzione pellet associati al teleriscaldamento ?
3) E quanta importanza ha la cogenerazione nel processo produttivo stesso?

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