Le imprese di costruzioni e la modellazione informativa

Le parole chiave su cui si incentra l'attenzione attuale degli Operatori e degli Osservatori sono Crisi, Contrazione, Rilancio, Riconfigurazione.
Ovvero, detto in altri termini: la Crisi ha prodotto una Contrazione che, attraverso la Riconfigurazione dovrebbe dare adito al Rilancio del Settore e del Mercato.
Questa ipotesi è davvero credibile, oppure ha un tono e un sapore accademico, come se fosse una litania?
Non è che, in ultima analisi, il retro pensiero di molti verta sull'attesa messianica di un ritorno al 1995?
Chi metterebbe davvero in dubbio che l'inefficienza amministrativa, la restrizione all'accesso al credito, la fiscalità, la riduzione degli investimenti in conto capitale, il ritardato pagamento di debiti da parte della Amministrazione Pubblica siano stati fattori decisivi per la perdita occupazionale e per la mortalità imprenditoriale?
Anche se, però, non volessimo aggiungere alcunché a questo elenco, gli Operatori e gli Osservatori potrebbero davvero chiamarsi fuori? Potrebbero essi asserire che il Modello Organizzativo e la natura del Prodotto Immobiliare, ma anche di quello infrastrutturale, non stiano mutando profondamente?
Anche se non volessimo menzionare l'esasperata frammentazione dimensionale e la polverizzazione conoscitiva del tessuto committente, professionale e imprenditoriale, la cortomiranza nell'essersi progressivamente privati di strutture tecniche, la scarsa valorizzazione della catena di fornitura e la non tempestiva riqualificazione della manodopera, l'indifferenza alla Ricerca & Sviluppo, all'Innovazione di Processo e di Prodotto, non dovremmo, comunque, riconoscere che, quand'anche tutte le cause strutturali fossero esogene, non sarebbero esse, comunque, esclusivamente congiunturali?
Così come, ad esempio, la semplificazione amministrativa non può riduttivamente passare solo attraverso la riduzione di lacci e lacciuoli, bensì attraverso una autentica e mai riuscita sinora del tutto Riforma della Amministrazione Pubblica, l'identità del Costruttore dovrebbe dipendere dalla revisione dei modelli contrattuali e dalla gestione efficace dei flussi informativi. Tutta la partita sul BIM nel Regno Unito mi sembra che si giochi su qualificazione dei modelli contrattuali in funzione delle esigenze dei flussi informativi con l'obiettivo di condizionare positivamente l'operato degli attori, spesso riluttanti e poco acculturati.
In questo senso, peraltro, occorre ammettere che il deficit di efficienza della Amministrazione Pubblica, cui si ascrive abitualmente la causa diretta e indiretta dell'innalzamento della Spesa Pubblica e la scarsa attrattività del Paese per gli investimenti esteri, cela uno dei principali nodi irrisolti, almeno dell'Età Repubblicana.
E, in questo senso, come dimostra il sistema istituendo norvegese ByggNett, la riforma dei processi autorizzativi, oggetto delle analisi di World Bank, passa giusto dal Building Information Modelling (BIM), in quanto metodo basato sulla computazionalità di Dati, così come quello vigente a Singapore o le aspirazioni del BIM4Regs Britannico.
Ma non può trattarsi esclusivamente di soluzioni tecnologiche, poiché così non faremmo altro che abbattere gli organismi di tutela e di controllo in un Paese già controriformista sotto l'egida dei semi-automatismi!
Che cosa, perciò, si nasconde dietro la giusta insistenza che, ad esempio, CNAPPC, Lega Ambiente e ANCE riservano alla cosiddetta Rigenerazione Urbana e alla Politica per la Città?
Il fatto che, sotto l'egida dell'Ambiente Costruito, l'essenza dell'Imprenditorialità migra dal Prodotto al Servizio, la Cultura diviene autenticamente Industriale.
Solo che, in apparenza, tutto ciò è considerato in funzione dell'andamento del Mercato, in lieve ripresa tendenziale, e dalla necessità di utilizzare i fondi comunitari per gli investimenti in conto capitale, senza, tuttavia, veramente interrogarsi sulla portata epocale di certe transizioni, come se risolvere il tema dei flussi finanziari in armonia con le procedure amministrative di aggiudicazione fosse sufficiente.
Che cosa necessita, invece, affinché accada il cambio di paradigma?
Anzitutto, occorre riconoscere che la catena di fornitura, a iniziare dai professionisti per finire ai subappaltatori, è fonte, al contempo, di insoddisfazione in merito alle prestazioni e di un intimo desiderio di ridurne, o di non aumentarne, la remunerazione.
Da cui è da qui il timore che il BIM sia veicolo pretestuoso per accrescere i costi dei servizi professionali nei confronti dell'Impresa di Costruzioni, così come di altre tipologie di Committenza.
Questa contraddizione, almeno apparente, cela probabilmente una aspirazione inveterata al glorioso e recente passato, ma, appunto, sarebbe opportuno uscire da un gioco di riflessi tra nostalgia e miracolismo.
A questo proposito, il BIM non è la panacea di tutti i mali né un terribile spauracchio.
È semplicemente la cartina da tornasole, l'imbarazzante luce che rende evidenti e trasparenti i vizi del procedere attuale che, tuttavia, per Noi sono provvidenziali meccanismi di compensazione e di aggiustamento delle dinamiche relazionali.
Che cosa permette di fare il BIM, inteso come metodologia basata sui Processi supportata tecnologicamente in senso computazionale?
Di guardare al manufatto, edilizio o infrastrutturale, che realizziamo o che trasformiamo come un insieme di Elementi, Spazi, Flussi che vale lungo il Ciclo di Vita e che si misura in base alle prestazioni che offre e alle funzionalità che permette di ospitare.
Che cosa significa che il BIM è associato a Collaborazione e a Integrazione? Che occorre rimettere in questione la qualità delle prestazioni professionali e produttive, che occorre, in sembianze più o meno dirette, rinunciare a un esasperato individualismo a favore di logiche aggregative, che occorre assicurare la comune finalizzazione di tutte le fasi del Ciclo di Vita, che occorre introdurre principî organizzativi e gestionali rigorosi, governare gli specialismi (la disciplina delle Discipline), attendere la redditività maggiore dall'uso del manufatto, anziché dalla sua produzione/trasformazione.
Sfortunatamente, ad esempio, tutto lo sforzo rivolto all'Edilizia Scolastica potrebbe risolversi in due accadimenti infausti: l'adoperarsi per procedure snelle e rapide, il raccogliere risorse canalizzate per inscenare una guerra dei prezzi sugli affidamenti e per trascurare l'oggetto vero del contendere: il sistema informativo che consentirà di gestire l'attività scolastica nei decenni avvenire.
È questa una Politica o una Strategia Industriale per il rilancio del Settore?
L'idea attuale è probabilmente talvolta legata al progettare per costruire: dopodiché meglio prendere le distanze dall'operato; quella di domani è che il manufatto divenga fonte regolare di profitto tramite la sua cura e il suo impiego o la sua valorizzazione.
Il BIM, allora, per l'Impresa di Costruzioni non è niente altro che il veicolo per effettuare un cambio di paradigma, poiché, ad esempio, dietro la Digitalizzazione dell'Industria delle Costruzioni sta l'opportunità che il mercato oggi parcellizzato della Riqualificazione Energetica e dell'Adeguamento Sismico sia accompagnato da un Disegno Architettonico che si insciva, però, in una concezione infrastrutturale (in un senso meno banale) della dimensione urbana e territoriale, in cui, ad esempio, Multi-Utility, Esco o altri soggetti possano inaspettatamente allearsi coi Professionisti e coi Costruttori apportando saperi industriali e finanziari.
È opportuno, infatti, notare come a poco serva registrare l'incremento inesorabile degli interventi sul costruito, lodare convegni alla Re-Build, iniziative inedite come HabitaMi o intraprese brillanti come quelle di Harley Dikkinson o analoghe legate anche a Reti di Impresa, se, poi, mancano un Progetto e una Strategia Industriale, con gli annessi e i connessi in termini di protocolli e di codici, di tecnostrutture, di distretti tecnologici e, soprattutto, di Politiche Sociali.
Del resto, se ci pensiamo bene, la posta in gioco evidenziata dal cosiddetto Performance-Based Contracting e, nella fattispecie, dagli Energy Performance Contract non è offerta dalla capacità di svolgere una Modellazione Energetica accurata anche per il caso meno eccezionale e di educare l'utenza a comportamenti coerenti con gli obiettivi energetici? Per non dire di introdurre logiche consequenziali tra Energetica, Sismica e Architettura.
È tutto ciò una ipotesi onirica e velleitaria?
I Performance-Based Contract hanno un potenziale sconvolgente degli assetti attuali enorme e in questa direzione andrà probabilmente il Mercato Mondiale poiché la logica è: se ci tieni tanto ad aggiudicarTi il contratto, devi essere pronto a responsabilizzarTi appieno sui risultati misurabili e maturandi negli anni e nei decenni.
Può davvero darsi, può essere che il passato ritorni presto a unirci alla maggior fase espansiva che il Mercato Globale delle Costruzioni si attende per il 2017 con le antiche maniere.
Ma, se così non fosse, che accadimenti potremmo immaginare? La lieve e lenta ripresa ci porterà naturalmente all'appuntamento con la Crescita? O non è una crescita culturale e imprenditoriale che servirebbe alla Ripresa?
Con operatori economici fortemente capitalizzati, programmi di investimento consistenti, committenti dotati di elevata liquidità, procedure amministrative efficienti, avremmo anche una Visione implicitamente originale, collaborativa e integrata? O ci addormenteremmo su comodi allori, come già accaduto?