Pavimentazioni in calcestruzzo fibrorinforzato: vantaggi e criticità raccolti in un'intervista

Intervista all'ing. Alessandra Tonti di Bekaert, azienda leader mondiale nelle tecnologie di trasformazione e rivestimento del filo di acciaio e utilizzate ogni anno per rinforzare oltre otto milioni di metri cubi di calcestruzzo.


Progetto pavimenti industriali a chi spetta?

Il parere rilasciato dal CONSUP sul riconoscimento dei pavimenti industriali come strutture ha portato chiarezza nel settore. 
A vostro parere, il principio che se una pavimentazione industriale deve fare da basamento a una scaffalatura di medie, o grandi, dimensioni, debba essere progettata da un professionista qualificato è giusta?

Alessandra Tonti

Il principio è più che corretto anzi doveroso in un settore che per troppi anni si è trovato alla mercé di figure poco competenti e approssimative, riducendo la pavimentazione ad un getto di completamento di scarsa importanza.

 

I progettisti ad oggi sono sufficientemente preparati per la definizione di un progetto esecutivo di una pavimentazione industriale? Quali aspetti dovrebbero approfondire?

Alessandra Tonti

Purtroppo ad oggi i professionisti in grado di progettare accuratamente una pavimentazione sono ancora pochi, se non pochissimi rispetto alla platea di progettisti iscritti agli Albi. La maggior parte dei capitolati di pavimenti medio/piccoli che si vedono sul mercato sono frutto di un ‘copia e incolla’ di precedenti capitolati dove l’Ingegnere non è intervenuto minimamente sulle voci o al massimo ha dato libera scelta al pavimentista, di concerto con il committente. Gli aspetti che dovrebbero essere approfonditi sono proprio i metodi di calcolo di una pavimentazione industriale che tenga conto non solo dei carichi agenti, dell’utilizzo finale, della vita utile d’esercizio ma soprattutto delle caratteristiche del sottofondo. Molte volte ci si trova davanti dei dimensionamenti sovrastimati di lastre che portano a soluzioni anche economicamente svantaggiose per il proprietario.   

 

Il supporto di Bekaert ai professionisti tecnici

Cosa fate voi per supportare i professionisti a sviluppare una migliore conoscenza delle pavimentazioni e dei relativi aspetti progettuali?

Alessandra Tonti

Bekaert è in grado di offrire supporto tecnico sia attraverso l’affiancamento dei nostri Technical Manager con esperienza pluriennale nelle pavimentazioni industriali fibrorinforzate, sia attraverso un software di calcolo che permette verifiche agli SLU e SLE delle pavimentazioni a completamento del progetto esecutivo redatto dal Professionista.

 

Calcestruzzo fibrorinforzato: vantaggi e criticità

Quali sono i problemi più frequenti che riscontrate nel promuovere l’uso di un calcestruzzo fibrorinforzato nei pavimenti industriali nei confronti dei produttori di calcestruzzo?

Alessandra Tonti

In passato si riscontrava prevalentemente una resistenza dettata da false credenze circa il rischio di danneggiamenti di autobetoniere e betonpompe causati dall’utilizzo delle fibre d’acciaio che per fortuna al giorno d’oggi è stata quasi del tutto sfatata. Attualmente invece il problema si è spostato sul fattore sicurezza: garantire l’immissione delle fibre nel calcestruzzo senza causare incidenti a persone e a cose è di vitale importanza in un impianto di betonaggio.

 

Quali sono i problemi più frequenti che riscontrate nel promuovere l’uso di un calcestruzzo fibrorinforzato nei pavimenti industriali nei confronti dei pavimentisti?

Alessandra Tonti

Ad oggi ci sono pavimentisti ancora all’oscuro della tecnologia del fibrorinforzo in acciaio perché al più conoscono solo l’effetto antiritiro delle microfibre in PP.

L’impiego delle fibre in acciaio nei pavimenti industriali ha permesso negli ultimi decenni di eliminare milioni di tonnellate di barre e reti elettrosaldate annullando lo stoccaggio degli stessi nei cantieri, la problematica della sicurezza per il loro posizionamento, i tempi di posa, soprattutto se doppia rete, di impiegare sempre più la Laser-screed per garantire la planarità richiesta ed aumentare la produttività giornaliera. E così quando un pavimentista verifica e ‘tocca con mano’ i risultati di un pavimento fibrorinforzato con fibre d’acciaio difficilmente ritorna sui suoi passi.

 

L’uso delle fibre può essere un supporto per migliorare la performance delle pavimentazioni in calcestruzzo realizzate in zone che poi risentono dei problemi di cicli gelo/disgelo? Perchè, quali le motivazioni e i benefici?

Alessandra Tonti

Un calcestruzzo per pavimentazione esterna in zone a rischio di cicli gelo-disgelo deve essere privo di una porosità continua che può nuocere alla durabilità. Le fibre d’acciaio sono un’ottima soluzione per il controllo dell’apertura di fessurazione limitando al minimo i collegamenti tra le cavità interne e con la superficie che è a contatto con gli agenti esterni. 

 

L’uso delle fibre può essere un supporto per affrontare il problema della delaminazione delle pavimentazioni in calcestruzzo? Perchè, quali le motivazioni e i benefici?

Alessandra Tonti

Non si riscontrano né vantaggi né svantaggi nell’utilizzo di un SFRC rispetto ad un pavimento senza fibre per quanto riguarda la delaminazione superficiale.

 

Qualifica del calcestruzzo fibrorinforzato per pavimenti industriali

Ritiene corretto che la qualifica di un FRC debba fare riferimento a un CVT e non semplicemente a un FPC come per i calcestruzzi tradizionali? E perchè?

Alessandra Tonti

Né uno né l’altro. Ritengo più opportuno, perché applicabile nel settore del calcestruzzo preconfezionato, una qualifica del FRC nel momento in cui viene prodotto per un determinato cantiere, così come avviene nei Grandi Lavori. Laddove si debba produrre calcestruzzo per un’infrastruttura (TAV, ANAS, ASPI,..) anche se da un impianto in possesso di Certificato FPC, la miscela viene preventivamente qualificata attraverso un laboratorio ufficiale e poi costantemente controllata in fase di produzione.

Un CVT nell’ambito delle pavimentazioni industriali è pressoché inapplicabile per le tempistiche che ne conseguono e la forte variabilità delle materie prime: il calcestruzzo fibrorinforzato per un pavimento non è una miscela prodotta in continuo come può avvenire nella prefabbricazione o per le malte premiscelate. I tempi che intercorrono tra la scelta del mix-design del FRC per un pavimento e il primo getto in opera si restringono a uno/due mesi quando si è fortunati, mentre il rilascio di CVT da parte del Ministero impiega quasi due anni dall’inizio dell’iter. Inoltre, la produzione di un determinato FRC si aggira mediamente sui 500mc per un pavimento di medie dimensioni che si traduce in 4/5 giorni di getto. La probabilità di ripetere la medesima miscela nell’arco di un mese si riduce a meno del 1% degli ordini di calcestruzzo preconfezionato. 

D’altro canto un FPC è sì garanzia di un controllo costante della produzione di calcestruzzi prodotti regolarmente dall’impianto ma non di calcestruzzi prodotti saltuariamente come gli FRC per pavimenti.

Invece seguendo lo schema: progetto firmato → classe di tenacità definita → mix design FRC → qualifica miscela → accettazione della DL, si potrà parlare finalmente di evoluzione nel settore dei pavimenti.