Decoro urbano, dehors e regolamento comunale: ok alle tende in Pvc scorrevoli al posto dei vetri

Cassazione: non sussiste reato per il titolare del bar che mette nel dehor le tende in Pvc scorrevoli invece dei vetri come previsto dal regolamento comunale, in quanto non si altera il decoro urbano


Quando si può 'sorpassare' il regolamento comunale in materia urbanistica? E quando i dehors - strutture gettonatissime in tempo di pandemia - sono legittimi anche se utilizzati 'al posto' di strutture in vetro?

A questa domanda, interessante sia per il caso specifico (che riguarda un bar) sia in generale (si pensi ai professionisti tecnici che lavorano a stretto contatto con questo tipo di paletti) risponde la Cassazione nella recentissima pronuncia 35804/2021 del 30 settembre, che ha accolto il ricorso del titolare di un esercizio pubblico contro l'amministrazione comunale, ribaltando la sentenza di primo grado.

Al ricorrente era stata contestata l'inosservanza del Regolamento edilizio comunale nella parte in cui lo stesso imputato, titolare di autorizzazione all'occupazione del suolo pubblico con tavoli, sedie e una pedana in legno, aveva infine installato, o comunque ripristinato, pannelli in materiale plastico trasparente in un cd. dehor  di tipo chiuso, laddove il regolamento edilizio comunale prescriveva che detti  elementi fossero realizzati esclusivamente in vetro.

Quindi, osserva la Corte Suprema, la contestazione è limitata alla pretesa violazione del pregresso regolamento edilizio, non più in vigore, nella parte in cui sarebbe stato utilizzato un materiale anziché un altro nella realizzazione del tamponamento.

Decoro urbano e regolamento comunale: ok alle tende in Pvc scorrevoli al posto dei vetri

Decoro urbano, posa di pannelli in pvc e offensività

In generale, spiega la Cassazione, anche a prescindere dal fatto che le norme regolamentari in questione appaiono per vero concernere al più proprio il decoro urbano, più che l'attività edilizia in sé in relazione a dette esigenze (cfr. ad es. Sez. 3, n. 6597 del 29/04/1981, Rizzante, Rv. 149638), si osserva che anche la presente contestata fattispecie deve essere intesa, come ogni precetto penale, nell'ottica della cosiddetta "concezione realistica" del reato, la quale espunge dalla fattispecie punibile - ancorché astrattamente rispondente alla figura edittale - la condotta che manchi di qualsiasi idoneità a  recare pregiudizio o pericolo di pregiudizio all'interesse protetto (cfr. ad es. Sez. 3, n. 42479 del 24/09/2013, Pieri e altro, Rv. 257372; Sez. 3, n. 5633 del 08/03/1994, Ornani, Rv. 199118).

E, nella fattispecie, la posa in opera di pannelli trasparenti in pvc in luogo del vetro non appare connotata da alcuna concreta offensività penalmente rilevante, quand'anche si ritenesse che l'intervento non fosse compreso nell'ambito dell'edilizia libera, una volta autorizzata l'installazione organizzata dello spazio esterno del pubblico esercizio, ossia appunto del dehor.

In tal senso infatti, da un lato l'esclusivo utilizzo del vetro nulla aggiunge al decoro urbano ed ancor meno al corretto sviluppo edilizio, semmai accrescendo l'impressione di non facile reversibilità di una struttura che, in definitiva, è destinata a fruire dello spazio pubblico (tra l'altro semmai aumentando i pericoli per la pubblica incolumità, in ipotesi di rottura dell'elemento); dall'altro, e sempre quantomeno ai fini della verifica sulla concreta offensività, non è senza significato che nel regolamento edilizio vigente sia consentito in proposito l'utilizzo dei materiali che prima erano vietati.

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