Racconti dalla Biennale di Architettura 2021: le riflessioni di Alessandro Marata

Nel contesto attuale in cui viviamo caratterizzato da fattori che affliggono il nostro pianeta come la crisi climatica, le continue divisioni politiche, le disuguaglianze economiche e sociali, senza dimenticare la pandemia, sorge spontaneo interrogarsi se esiste un modo attraverso il quale è possibile ri-tornare a vivere insieme.

In questo complicato contesto, quale contributo può offrire l’architettura?


 

How will we live together?

È con questa domanda che il curatore della Biennale di Architettura 2021, Hashim Sarkis, ha chiamato a raccolta architetti, artisti, costruttori, ingegneri e artigiani, politici, giornalisti, esperti in Scienze Sociali e cittadini comuni per immaginare gli spazi in cui possiamo vivere generosamente insieme.

Insieme come esseri umani che, nonostante l’individualità crescente, desiderano comunque connettersi tra loro e con altre specie attraverso lo spazio digitale e reale; insieme come nuovi nuclei familiari alla ricerca di spazi abitativi più diversificati e dignitosi; insieme come comunità emergenti che reclamano equità, inclusione e identità spaziale; insieme oltre i confini politici per immaginare nuove geografie di associazione; insieme come pianeta che sta affrontando crisi che esigono un’azione globale affinché tutti noi continuiamo a vivere” ha dichiarato il curatore della Biennale nel suo discorso di presentazione.

Al centro della mostra c’è lo spazio, reale e intangibile, che l’architettura nella sua specificità - materiale, spaziale e culturale - è capace di governare e che attraverso il suo artefice, ovvero l’architetto nel ruolo di catalizzatore e di custode del contratto spaziale, può fornire una o più risposte al quesito di questa Biennale e ispirare nuovi modi in cui vivere insieme.

Ingenio ha deciso di accompagnare un gruppo ristretto di professionisti a Venezia con l’obiettivo di raccogliere impressioni e riflessioni su una Biennale di Architettura tanto dibattuta quanto apprezzata, e che difficilmente dimenticheremo per la profondità e l'importanza dei temi trattati.

Di seguito riportiamo il punto di vista di Alessandro Marata, architetto e ricercatore presso il Dipartimento di Architettura Alma Mater Studiorum – Università di Bologna.

Il racconto di Alessandro Marata sulla Biennale di Architettura 2021

 

Il parere su progetti e installazioni visti alla Biennale di Architettura 2021

Per Alessandro Marata la 17° Mostra internazionale di Architettura di Venezia è “una Biennale potente, a partire dall’inizio".1

Una mostra che fa riflettere su temi sociali profondi ha dichiarato. “Una mostra non per architetti, o per lo meno non solo per architetti. Le mostre d’arte come quelle di architettura ormai non si fanno solo per gli esperti, o per gli addetti ai lavori, ma si fanno per le persone.

Secondo l’architetto Marata il filo conduttore di questa "bella mostra", come ha lui stesso definito, risiede nel “concetto di punto di vista di confine”.

Per Marata siamo troppo abituati a pensare e a vedere solo con i nostri occhi e con i nostri sensi.

Come ha detto Zygmunt Bauman il pianeta è uno solo. La terra è unica e quindi la condividiamo. Condividiamo la terra con l’acqua 2, la condividiamo con gli animali 3, la condividiamo con il contratto spaziale” ha dichiarato Alessandro Marata. Un altro concetto importante evidenziato da Marata è quello che lega i cambiamenti climatici alla guerra 4.

 

 

L’architetto non progetta solo muri ma progetta relazioni

Per Marata il ruolo etico dell’architetto è cambiato ed è molto più interessante rispetto al passato: “C’è sempre meno estetica, c’è sempre più etica che nasce proprio dalla consapevolezza della complessità del mondo.”

Infatti, “l’architetto non progetta solo muri ma progetta relazioni. Insegna che i confini non esistono più” spiega l’architetto Marata.

L’architetto può fare la sua parte di progettista e di coordinatore perché ha quelle competenze - 50% scientifiche e 50% umanistiche - che lo portano ad essere forse il più importante ‘operatore della conoscenza’. L’architetto è un po’ un tuttologo, un regista che domina la complessità, anche con pochi mezzi.

Per Alessandro Marata questa Biennale rappresenta la complessità e il lavoro complicato che l’architetto deve affrontare, a volte in maniera eroica, nella sua professione.

 


How will we live together? Impressioni e riflessioni sulla Mostra Internazionale di Architettura è un progetto di Ingenio. Una raccolta di interviste, riflessioni e dialoghi per comprendere in che modo l’architettura potrà “salvare” il mondo e ri-tornare a vivere insieme.
Hanno partecipato: Guendalina Salimei, Alessandro Marata, Antonello StellaMarco MariRoberto Ricci e Roberto Grio.

 

"Sneak Peek" sulla Biennale di Architettura 2021

Per una maggiore comprensione delle riflessioni fatte dall'architetto Alessandro Marata, riportiamo sia i video che le brevi descrizioni contenute nel catalogo e sul sito della Biennale per spiegare, con maggior dettaglio, i progetti che maggiormente hanno colpito e stimolato le riflessioni dell'architetto Marata durante la visita alla Biennale.

Una persona è come una porta: aprirla è diventare parte del suo segreto

(1) Abbiamo iniziato il nostro viaggio alla Biennale di Architettura partendo dalle opere e dalle installazioni allestite presso la sede dell’Arsenale. Qui Alessandro Marata ha apprezzato particolarmente l’installazione all’ingresso. Si tratta dell’installazione scultorea dell’artista nigeriana Peju Alatise dal titolo “Alasiri: Doors for Concealment or Revelation”.

La tribù africana degli Yoruba ha un detto: “Eniyan ni ilekun; ti oba gba e laye ki owole, odi alasiri “(una persona è come una porta: aprirla è diventare parte del suo segreto). La domanda Come vivremo insieme? implica un noi su cui vale la pena riflettere. Quali sono gli elementi che occorre considerare per riuscire a vivere insieme? Ciò che è certo è che bisogna superare la paura di chi è diverso da noi per cultura, credo e colore. Alasiri è un’installazione scultorea di porte e figure che consente alla nostra vulnerabilità e a coloro che stanno dietro le porte di attraversare la soglia, offrendo ai visitatori una strada per esplorare la reciproca comprensione o incomprensione. Alasiri è il custode dei segreti che si possono sperimentare contemporaneamente nelle vesti di outsider e insider” riporta la descrizione sul sito della Biennale.

Consigliamo di guardare lo Sneak Peek, realizzato dalla Biennale, in cui l’artista descrive la sua opera.

 

Acqua, un bene prezioso: il Padiglione Danese alla Biennale di Architettura

(2) Come ha dichiarato nelle sue riflessioni Alessandro Marata, il Padiglione della Danimarcasembra molto leggero, invece è molto profondo”. Un padiglione che la curatrice Marianne Krogh ha dedicato all’oro blu, il bene più prezioso presente sulla terra e senza il quale non esisterebbe la vita.

Ogni forma di vita dipende dall’acqua. Ovunque sul nostro pianeta l’acqua si trova in un ciclo dinamico a cui l’esposizione con-nect-ed-ness fa riferimento: l'acqua proveniente dal tetto del padiglione viene resa visibile e tangibile mentre scorre attraverso gli spazi. Chissà dove sarà stata prima o dove andrà dopo? Chissà quali altri corpi, paesi e secoli ha attraversato? Il flusso ciclico e l’assenza di confini dell’acqua uniscono passato, presente e futuro, precludendo ogni possibilità di isolarci gli uni dagli altri e portandoci a riconoscere che siamo connessi. Mentre scorre attraverso i nostri spazi condivisi, l’acqua trasporta il tempo, le sciagure, la vita, “gli altri”. L’acqua unisce tutta la vita sulla terra. Nel Padiglione i visitatori possono percepire l’acqua in diverse fasi e atmosfere; mentre entra, percorre e esce dalla mostra” riporta la descrizione sul sito della Biennale.

Consigliamo di guardare il video in cui la curatrice descrive il Padiglione danese alla Biennale di Architettura 2021.

 

Un rifugio per la rinascita

(3) Refuge for Resurgence è un banchetto multi-specie ambientato dopo la fine del mondo, un’installazione firmata Superlux. La scena, incentrata attorno un maestoso tavolo di quercia, mette a nudo una conversazione di una comunità multi-specie che si riunisce tra le rovine devastate della modernità per trovare nuovi modi di vivere insieme. Al tavolo siedono umani, animali, uccelli, piante, muschi e funghi e insieme lavorano per forgiare un mondo nuovo sulle rovine fumanti di quello vecchio. Lavorano insieme per creare forme durature di condivisione e sopravvivenza. Lavorano insieme per far rivivere questa Terra, un tempo luogo di ordine e controllo.

CLICCA QUI – Scopri di più sull'installazione.

 

Ecologie di confine

(4) Un’altra tavola ha attirato l’attenzione dell’architetto Marata, in questo caso si tratta di un’opera inserita all’interno della mostra allestita presso il Padiglione centrale ai Giardini della Biennale e che ha vinto il Leone d’Argento per un promettente giovane partecipazione alla 17. Mostra How will we live together?

L'installazione Watermelons, Sardines, Crabs, Sands, and Sediments: Border Ecologies and the Gaza Strip racconta l’ultimo secolo delle variazioni dei confini Israelo-Palestinesi e dell’impatto che hanno avuto sull’uomo e sulla natura. Variazioni che hanno favorito la creazione di spazi di eccezione e di ambienti che talvolta, paradossalmente, appaiono più resilienti e sostenibili di altri.

Border Ecologies and the Gaza Strip percorre le tracce della trasformazione di una piccola fattoria a Kutzazh, villaggio agricolo situato lungo uno dei confini più militarizzati tra Gaza e Israele. L’installazione racconta dieci storie che mettono in evidenza la vita quotidiana nell’azienda agricola. L’opera collega oggetti quotidiani come le angurie, le sardine, la sabbia e i sedimenti con i protocolli burocratici, le restrizioni imposte da Israele e la continua violenza a cui si risponde con atti collettivi di sopravvivenza, resistenza, soccorso reciproco e solidarietà” riporta la descrizione sul sito della Biennale.

CLICCA QUI – Scopri di più sull'installazione.