Il rilancio della riqualificazione energetica per garantire occupazione e ridurre i consumi

Intervista a Michele Vio, Past President AiCARR

L’obiettivo primario della Direttiva 2010/31/UE e quindi del Dl.63/2013 è la trasformazione dell’intero comparto edilizio in “Edificio ad Energia Quasi Zero” (Near Zero Energy Building - NZEB), imponendo a tutti gli stati membri di fissare i requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici esistenti e nuovi, garantire la certificazione energetica e disciplinare i controlli sugli impianti. Il rilancio della riqualificazione energetica di un patrimonio edilizio nazionale largamente inefficiente e di intere aree urbane degradate potrà garantire occupazione e ridurre i consumi energetici?

Il patrimonio edilizio da riqualificare energeticamente è stimato in circa 2 miliardi di m2, di cui circa 1,2 miliardi nel solo settore residenziale. Si tratta di tutti gli edifici antecedenti all'entrata in vigore del Dl 192. Se si puntasse a ridurre di circa 35 kW/m2 anno il fabbisogno medio per il riscaldamento di tutta questa superficie, con il combustibile risparmiato si potrebbe produrre energia elettrica pari a quella prodotta da 4 centrali nucleari, come quelle che si volevano costruire prima del referendum.
I risparmi sarebbero enormi a fronte di centinaia di migliaia di interventi piccoli o medi. Sarebbe una scossa positiva all'economia.

Per costruire edifici a energia quasi zero uno degli elementi più importanti per la determinazione del reale fabbisogno energetico riguarda la metodologia di calcolo della prestazione energetica. Come si può orientare un progettista nella confusione e frammentarietà che si è determinata a livello normativo in ambito nazionale e regionale?

Per un calcolo serio bisognerà considerare finalmente anche il raffreddamento estivo, importantissimo in Italia soprattutto nel terziario, nel caso di edifici isolati. E sarà una fortuna per tutti, perché si eviteranno tanti errori che si stanno commettendo adesso, scimmiottando soluzioni valide solo in climi freddi o continentali, ben diversi dal nostro. Bisognerà passare alla simulazione dinamica: software ce ne sono, anche gratuiti, come ad esempio Energy Plus.

La direttiva europea sugli NZEB, gli edifici a consumo quasi-zero, pone uno sfidante obiettivo in termini di prestazioni da raggiungere, ma non dà indicazioni preferenziali in termini di tecnologie. Con quali tecnologie si possono raggiungere tali obiettivi?

Per fortuna non dà indicazioni: le tecnologie si evolvono rapidamente e quelle più adatte cambiano in funzione del clima.
In un clima freddo, l'isolamento termico è importantissimo, cosi come l'efficienza dei generatori. Lo stesso vale in un clima caldo, come quello mediorientale.
Nel mite clima mediterraneo l'eccesso di isolamento termico può fare aumentare i consumi stagionali, soprattutto negli edifici adibiti al terziario. In questi bisognerebbe sfruttare molto di più il free cooling, ovvero il raffreddamento gratuito, soprattutto utilizzando di più il raffreddamento per umidificazione. In Spagna è obbligatorio, da noi quasi sconosciuto.

La vostra associazione si occupa soprattutto di tecnologie impiantistiche per la climatizzazione. Quanto influisce la corretta scelta del tipo d’impianto di climatizzazione sul bilancio energetico di un edificio correttamente isolato termicamente?

L'edificio va sempre isolato, ma nel clima italiano non bisogna mai eccedere. A parità di architettura dell'edificio, un palazzo ad usi residenziali va isolato di più di uno per il terziario e la tipologia d'impianto va scelta di conseguenza. Negli uffici, nei centri commerciali, nelle banche, i carichi endogeni gratuiti dovuti alla presenza di persone e di apparecchiature sono tali da annullare le dispersioni di calore verso l'esterno anche a basse temperature dell'aria esterna. Se si isola troppo o se si sbaglia tipologia d'impianto, si rischia di attivare i gruppi frigoriferi a 5°C di temperatura dell'aria esterna, con uno spreco energetico inammissibile. Purtroppo, in molti edifici nuovi sta accadendo proprio questo.

In Italia, il risparmio energetico passa necessariamente per il recupero del patrimonio esistente. Ma spesso il recupero energetico si scontra con una serie di vincoli che rendono difficile intervenire in modo serio ed economicamente conveniente. Sarà questa la sfida del futuro per progettisti e costruttori? Siamo pronti per questa sfida?

Dal punto di vista della tecnologia siamo pronti: la strada è questa e non abbiamo alternative. C'è da registrare un fatto positivo: l'obbligo della certificazione energetica nel rogito. A regime, influirà sul prezzo, per cui un intervento che porti ad un risparmio energetico farà aumentare di valore le abitazioni e ridurrà il tempo di rientro dell'investimento. Le case con bassa classe energetica perderanno valore, un po' come avviene adesso per le automobili usate: se consumano tanto si deprezzano molto.

Un recente dossier di Legambiente, “Tutti in classe A”, ha paragonato le rese di costruzioni recenti, anche progettate da architetti molto famosi, con palazzi costruiti nel dopoguerra ed edifici dove sono stati realizzati interventi di retrofit, evidenziando come una riqualificazione energetica ben fatta possa permettere di realizzare risultati significativi di riduzione dei consumi energetici. In troppe regioni italiane ci sono regole ancora insufficienti per edificare in maniera efficiente, sostenibile e non energivora ed oltre all'inadeguatezza, alla complessità ed alla frammentarietà normativa il vero problema, secondo lei, è la mancanza di controlli sulle certificazioni?

Non servono solo regole, serve di più la formazione. E le regole devono richiedere prestazioni, non indicare tecnologie precise: è il progettista che deve decidere quale sia la soluzione più adatta. Altrimenti si uccide la ricerca, perché le norme sono sempre in ritardo di qualche anno sulla tecnologia.
Attualmente i problemi sono molti. La prima follia italiana è che la questione energetica sia affrontata a livello regionale e non statale. Follia al quadrato, se si pensa ai modelli di calcolo diversi da zona a zona, come se la fisica cambiasse da Bolzano a Palermo.
Il problema principale, però, è legato alla competenza degli operatori. Risparmiare davvero, in un clima mite come il nostro, è molto più difficile che nei climi freddi. Non c'è una soluzione preconfezionata, dalla cima dello Stelvio a Lampedusa va affrontata con competenza di volta in volta, sapendo che la realtà è sempre più complessa del più sofisticato software di calcolo. Ci vuole professionalità. Servono informazione e formazione, ricordando sempre che non basta un corso da 100 ore per creare degli esperti. Ci vuole molto molto più tempo, come in tutti i mestieri del mondo.