Rapporto ISPRA: continua il consumo di suolo, perso 7,3% del territorio in Italia

Rapporto ISPRA: continua il consumo di suolo, perso 7,3% del territorio in Italia

08/04/2014 2407

Il rapporto ricostruisce l’andamento – dal 1956 al 2012 – del consumo di suolo in Italia che non accenna a diminuire, anche nel 2012, a discapito delle aree naturali e agricole: ricoperti, negli ultimi 3 anni, altri 720 km2, 0,3 punti percentuali in più rispetto al 2009, un’area pari alla somma dei comuni di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo.
In termini assoluti, si è passati da poco più di 21.000 km2 del 2009 ai quasi 22.000 km2 del 2012, mentre in percentuale è ormai perso irreversibilmente il 7,3% del nostro territorio. Ma non è solo colpa dell’edilizia. In Italia si consuma suolo anche per costruire infrastrutture, che insieme agli edifici ricoprono quasi l’80% del territorio artificiale (strade asfaltate e ferrovie 28% - strade sterrate e infrastrutture di trasporto secondarie 19% - edifici 30%) e parcheggi, piazzali e aree di cantiere (14%).
Questi alcuni dei dati contenuti nel Rapporto ISPRA sul consumo di suolo in Italia, edizione 2014.

Le stime del consumo di suolo a livello nazionale
Il quadro conoscitivo sul consumo di suolo nel nostro Paese è disponibile grazie ai dati della rete di monitoraggio del consumo di suolo, realizzata da ISPRA con la collaborazione delle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente delle Regioni e delle Province autonome. Si tratta di un consumo di suolo pari a circa 8 metri quadrati al secondo che continua a coprire, ininterrottamente, notte e giorno, il nostro territorio con asfalto e cemento, edifici e capannoni, servizi e strade, a causa dell’espansione di aree urbane, spesso a bassa densità, di infrastrutture, di insediamenti commerciali, produttivi e di servizio, e con la conseguente perdita di aree aperte naturali o agricole. I dati mostrano, a livello nazionale, un suolo ormai perso che è passato dal 2,9% degli anni ’50 al 7,3% del 2012, con un incremento di più di 4 punti percentuali. In termini assoluti, si stima che il consumo di suolo abbia intaccato ormai quasi 22.000 chilometri quadrati del nostro territorio.

Le tipologie di consumo
Diverse sono le tipologie di copertura artificiale che devono essere considerate causa di consumo di suolo, ma sono poche quelle principali, in cui si concentra la gran parte della superficie persa. Le aree coperte da edifici costituiscono il 30% del totale del suolo consumato, mentre le infrastrutture di trasporto rappresentano ben il 47% del totale (28% dovuto a strade asfaltate e ferrovie, 19% dovuto a strade sterrate e altre infrastrutture di trasporto secondarie). Altre superfici asfaltate o fortemente compattate o scavate, come parcheggi, piazzali, cantieri, discariche o aree estrattive, costituiscono il 14% del suolo consumato (Tabella 3.6).
Le stime del consumo di suolo a livello regionale
Sono Lombardia e Veneto, con oltre il 10%, le regioni con il “primato nazionale” della copertura, seguite da re Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia che si collocano tutte tra l’8 e il 10%. I comuni più cementificati d’Italia si confermano Napoli (62,1%), Milano (61,7%), Torino (54,8%), Pescara (53,4%), Monza (48,6%), Bergamo (46,4) e Brescia (44,5). La cementificazione galoppante ha comportato dal 2009 al 2012, l’immissione in atmosfera di 21 milioni di tonnellate di CO2 – valore pari all’introduzione nella rete viaria di 4 milioni di utilitarie in più (l’11% dei veicoli circolanti nel 2012) con una percorrenza di 15.000 km/anno – per un costo complessivo stimato intorno ai 130 milioni di euro.
Inoltre la trasformazione del suolo agricolo in cemento non produce impatti solo sui cambiamenti climatici, ma anche sull’acqua e sulla capacità di produzione agricola. In questi 3 anni, tenendo presente che un suolo pienamente funzionante immagazzina acqua fino a 3.750 tonnellate per ettaro – circa 400 mm di precipitazioni – per via della conseguente impermeabilizzazione abbiamo perso una capacità di ritenzione pari a 270 milioni di tonnellate d’acqua che, non potendo infiltrarsi nel terreno, deve essere gestita. In base ad uno studio del Central Europe Programme, secondo il quale 1 ettaro di suolo consumato comporta una spesa di 6.500 euro (solo per la parte relativa al mantenimento e la pulizia di canali e fognature), il costo della gestione dell’acqua non infiltrata in Italia dal 2009 al 2012, è stato stimato intorno ai 500 milioni di Euro. Ancora, il consumo di suolo produce forti impatti anche sull’agricoltura e quindi sull’alimentazione: solo per fare un esempio, se i 70 ettari di suolo perso ogni giorno fossero coltivati esclusivamente a cereali, nel periodo 2009-2012 avremmo impedito la produzione di 450.000 tonnellate di cereali, con un costo di 90 milioni di Euro ed un ulteriore aumento della dipendenza italiana dalle importazioni.
Il report rappresenta un valido strumento per l’individuazione di strategie utili a contrastare le minacce dovute alle attività antropiche. è solo attraverso la conoscenza dell’intero sistema e dei processi che lo governano che sarà possibile porre le basi per interventi concreti sulle cause del suo deterioramento ed alterazione. Il Rapporto dell’Ispra non si configura soltanto come raccolta di dati e informazioni validate, rese interoperabili e condivise, ma sarà un tassello fondamentale, con il contributo di tutti gli altri soggetti istituzionalmente preposti, per fornire una visione complessiva dei processi fisici, chimici e biologici che governano il suolo e l’ambiente nella sua totalità, a supporto di chi dovrà decidere e operare scelte in questi settori.

I ricercatori dell’Ispra a hanno messo a punto anche un’App per segnalare nuove perdite di terreno: attraverso uno smarthphone, basta inserire coordinate e foto per vederle subito on line sulla mappa dell’Ispra.
 

Scarica il Rapporto sul consumo di suolo


Gian Luca Galletti, “approvare ddl consumo suolo prima del semestre Ue”

Prima di tutto lo dico al Parlamento: sarebbe necessario che si arrivasse all'approvazione del ddl sul consumo di suolo. Un processo che dovrebbe essere concluso prima del semestre europeo a guida italiana. Potremmo spendere quella legge ed essere di esempio agli altri Paesi”. Lo afferma il Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti intervenendo alla presentazione del rapporto dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) sul consumo di suolo.
“Difendere il suolo dalle aggressioni indiscriminate significa difendere una risorsa anche economica che è strategica per l’Italia: l’ambiente, il paesaggio, le bellezze naturali. Difendere il suolo significa anche proteggere il paese dalla minaccia del dissesto idrogeologico che spesso ha conseguenze gravissime, anche in termini di perdita di vite umane, a causa dell’uso dissennato del territorio. Per questo assume particolare rilievo il rapporto dell’ISPRA che segue l’evoluzione della problematica nell’arco di decenni, focalizzandosi sulle dinamiche più recenti che segnano da un lato la riduzione dell’abusivismo edilizio ma, dall’altro, la prosecuzione del consumo del suolo per opere pubbliche e infrastrutturali”.
L’obiettivo del risparmio del territorio è condiviso con l’Europa ed è oggetto di un disegno di legge del Governo al vaglio del Parlamento. Auspico che la discussione parlamentare possa essere conclusa sollecitamente, dotando così il nostro Paese di una normativa adeguata alle finalità di tutela che ci proponiamo.
Il livello di cementificazione del nostro Paese è, infatti, tra i più alti in Europa, e l’impressionante tasso di consumo di suolo, certificato dai dati ISPRA, impone una risposta delle Istituzioni. Io non credo peraltro che vada contrapposta la tutela del territorio alla, auspicata, ripresa del settore edilizio. Lo sviluppo di questo comparto e la disponibilità di nuovi alloggi possono essere assicurati attraverso idonei programmi di rigenerazione urbana, di recupero, ristrutturazione, riuso e riqualificazione energetica degli edifici esistenti, di bonifica dei siti contaminati e delle aree industriali dismesse, riducendo il consumo di nuovo suolo.
È importante anche prevedere un monitoraggio continuo per garantire la disponibilità costante di un quadro conoscitivo di riferimento per la definizione e la valutazione delle politiche a livello nazionale, regionale e comunale.
Questo Rapporto è un passo significativo in tale direzione e dimostra che, in Italia, esiste un sistema pubblico in grado di assicurare elevati standard di qualità nella tutela dell’ambiente e dotato di mezzi informativi e di studio efficaci e aggiornati per difendere il territorio e programmarne lo sviluppo in modo sostenibile.