Non di Sola Digitalizzazione vive il Settore dell'Ambiente Costruito

Una riflessione del prof. Angelo Ciribini su valori e politiche sostenibili per il Settore della Costruzione e dell’Immobiliare.


Come e quando è nato il BIM?

La digitalizzazione si è, negli ultimi lustri, affermata nel settore della costruzione e dell'immobiliare per il tramite del cosiddetto Building Information Modeling, inteso dapprima quale tecnologia, sorta, in verità, già alla fine degli Anni Cinquanta del secolo scorso negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Ungheria, contestualmente al Computer Aided Design.

Particolarmente interessante è la ricostruzione storica delle origini del Computer Aided Design, nella sua intenzionalità primigenia, presso il MIT in quegli anni, che ne dimostrerebbe la convergenza con i tratti di ciò che, appunto, è ora conosciuto come Building Information Modeling.

Il passaggio fondamentale, in questo senso, è avvenuto alla fine degli Anni Zero del presente secolo, dopo che, a parte i primi tentativi attuati dal governo danese, nel 2007, tra il 2010 e il 2011, il governo britannico decise di fare degli strumenti riconducibili al Building Information Modeling un elemento di metodo cruciale per la strategie industriale di riforma del settore delle costruzioni, tema oggetto, già dagli Anni Quaranta del secolo scorso, di forti attenzioni in merito al proprio grado di industrializzazione e, negli Anni Dieci del presente secolo, ripreso spesso dalle maggiori consultancy (Boston Consulting Group, Cap Gemini, Deloitte, Ernst Young, KPMG, PwC, Roland Berger) come re-shaping, re-thinking, generando un forte consensus, improntato al convincimento dello stato di immaturità digitale del comparto e della sua drammatica perdita di produttività.

Non è, peraltro, casuale che ciò sia avvenuto, in quegli anni, inizialmente nel contesto delle politiche di de-carbonizzazione del governo britannico, e che il combinato disposto delle policy relative a digitalizzazione e a sostenibilità, stia oggi generando, da parte di quel governo medesimo, impegnato nella Global Britain, un ambizioso tentativo di datafication, di cui è emblema, ad esempio, il Construction Playbook.

Indipendentemente dal successo reale della sua attuazione effettiva, tale sforzo è altamente significativo, come, del resto, lo è stato quello relativo al Building Information Modeling, nella misura in cui ciò ha consentito al Sistema Paese (o meglio, al complesso delle Home Nation) di porsi quale riferimento principale per l'attività normativa sovranazionale e internazionale e di proporsi come soggetto consulenziale per numerosi governi dell'Oceania, del Lontano e del Medio Oriente e dell'America Centrale e Meridionale.

Di tutto ciò sono dimostrazione anche la costituzione, tempo addietro, di ciò che è noto come lo EU BIM Task Group, e, più recentemente, del Global BIM Network e l'implicito riconoscimento, negli Stati Uniti, dell'assenza di una strategia sul tema a livello federale quale gap competitivo.

 

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Programmi e investimenti nel settore dell'ambiente costruito

Da molte parti, pertanto, anche in Italia, si sollecita, da tempo, giustamente, la definizione di una politica, o almeno di una strategia, industriale per il settore della costruzione e dell’immobiliare, a livello nazionale.

Utili spunti si rintracciano, con questa finalità, a livello comunitario, ad esempio, in Build4People o nella Renovation Wave Strategy e, in ambito domestico, nelle locuzioni di Infrastrutture Sostenibili e di Rigenerazione Urbana.

A livello comunitario, peraltro, occorre fare riferimento a programmi quali quelli inerenti al Digital Europe Programme o allo European Data Space, anche in funzione dello European Green Deal, e, ad altra granularità, alla tematica degli European Digital Innovation Hub, ma anche a quadri prospettici settoriali, come quello disegnato da DigiPLACE.

Alcuni dei loro contenuti sono presenti nella Recovery and Resilience Facility e, di conseguenza, nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e nel Piano Nazionale degli Investimenti Complementari, racchiusi sotto la sigla di Italia Domani, che dedica ingenti risorse al cosiddetto Ambiente Costruito, risorse che, comunque, a motivo della natura temporanea della mutualizzazione del debito pubblico, non possono riguardare intrinsecamente proprio il ciclo di vita del capitale fisso sociale (ri-)generato, ma, piuttosto, possono fungere da leva per esso, anche nel senso di innescare operazioni di carattere partenariale che oltrepassino il 2026.

Il fatto che al settore dell'ambiente costruito sia dedicata circa la metà degli investimenti nazionali, sotto la forma di grant e di loan, entro la Recovery and Resilience Facility, molto dice del ruolo del settore della costruzione e dell'immobiliare nella eventuale, quantunque difficile, possibilità di trasformare in strutturale tale approccio della Unione Europea.

Benché, infatti, tale eventualità, consentita dal contesto pandemico, appaia piuttosto remoto, anche in considerazione della complessa governance tra Commissione e Consiglio, resta valida la considerazione attinente al peso del settore nel successo del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza nell'ottica comunitaria.

La distinzione, o meglio, la ibridazione, poi, tra Civil Engineering e General Construction è, in verità, posta a sintesi dalle strategie adottate dal governo britannico che, dopo avere evocato la locuzione di National Digital Twin, a indicare la interoperabilità tra sistemi informativi eterogenei a fungere da supporto dei processi decisionali capaci di ibridare Natural Environment e Built Environment, cerca ora di conseguire una soluzione olistica: come è evocato dal cosiddetto Built Environment Model.

In un simile contesto, la digitalizzazione si espande progressivamente, a partire dal Building Information Modeling, secondo uno spettro dilatato di campi applicativi, lungo una teoria che idealmente si delinea per una traiettoria connotata, tra gli altri, da Artificial Intelligence of Things, Autonomation di prodotti e di processi (dal Digital Twinning dei processi progettuali e realizzativi agli Autonomous Building), supportata da tematiche quali, a titolo esemplificativo, Sustainable Public Procurement, Smart Contract, Digital Building Permit, Digital Building Logbook, che, non a caso, potrebbero ben figurare in una versione avanzata del Codice dei Contratti Pubblici e del Testo Unico dell’Edilizia Privata, entrambi attualmente in fase di revisione, così come lo saranno prossimamente le direttive comunitarie sul Public Procurement.

Sempre non per nulla, l’essenza stessa di approcci per programmi, propria dell’industrializzazione edilizia, risulta, nel Regno Unito, coerente colla implementazione di accordi collaborativi (PPC 2000, FAC-1 e altri) in grandi progetti, miliardari, di investimento attinenti all’edilizia per la difesa, per la giustizia, per l’istruzione, tesi a stabilire condizioni di cooperazione e di integrazione tra i maggiori player nazionali, professionali e imprenditoriali, e le agenzie governative.

Si tratta di una impostazione che è consona a grandi obiettivi formulati, ad esempio, per l'edilizia residenziale, nei programmi politici non solo nel Regno Unito, ma pure in Francia e in Germania, di cui il Nostro Paese ha memoria storica, non sempre positiva, ma che è dubbio che possano avere luogo nei grandi piani di investimento nazionale, in cui si accenna, ad esempio, di ricorso a committenze delegate convenzionate cogli enti locali o di esercizio di poteri sostitutivi, in caso di inadempienza, da parte presumibilmente delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato.

Non si scordi, peraltro, la capacità del sistema professionale e imprenditoriale francese di avviare grandi programmi di ricerca e di sperimentazione sulle tematiche in questione, sotto l'egida governativa, direttamente promossi, come il Plan BIM 2022, oppure sostanzialmente auto-finanziati, come il Projet National MINnD (Modélisation des informations interopérables pour les infrastructures durables), ma anche, a prescindere da BIM Deutschland (Das nationale Zentrum für die Digitalisierung des Bauwesens), l'attività dei cluster a livello di Bundesland, come il Kompetenzzentrum Planen und Bauen del Nordrhein-Westfalen.

Ancora differente appare il modello spagnolo della Comisión Interministerial para la incorporación de la Metodología BIM en la licitación pública.

La narrazione convenzionale prevede, inoltre, forme di industrializzazione edilizia, di Off Site Construction, abilitate da piattaforme tecnologiche di prodotto che permetterebbero di conseguire, anche per gli interventi sul costruito, gli obiettivi fissati dallo sviluppo sostenibile (ambientale, economico, sociale), dall’economia circolare, dalla neutralità climatica, dall’inclusione sociale, anche se le specificità dettate dal patrimonio immobiliare italiano, pubblico e privato, paiono sollecitare fortemente il ricorso a soluzioni modulari, per quanto sartorialmente adattabili coi sistemi versatili di produzione manifatturiera tipici della Quarta Rivoluzione Industriale.

 

Le misure relative agli incentivi fiscali

Le stesse misure relative al Super Bonus 110% e al Bonus Facciate, nonostante che non si relazionino a una pianificazione strategica ispirata dal catasto energetico digitale, collocandosi entro misure attuate dal 1998, si rifanno idealmente alle policy comunitarie, a far data, ad esempio, dalla tematica della povertà energetica, oltreché, ovviamente, di de-carbonizzazione e di energia pulita e, più in generale, alla triade Digitalizzazione, Resilienza e Sostenibilità ora precisata dalla Commissione Europea appositamente per il Settore.

Il fatto che tali iniziative, inscritte anche nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, si fondino sulla monetizzazione del credito fiscale cedibile (condizionato sia dalla evoluzione del corrispondente mercato secondario sia dalla controversia potenziale relativa agli aiuti di stato entro la finanza pubblica comunitaria, oltreché dall'andamento del costo del denaro e dalle scelte in materia del quantitative easing e delle politiche di controllo dell'inflazione delle competenti istituzioni europee e internazionali) e ipoteticamente abbiano innescato la formazione di cluster e di network eterogenei e integrati di sfere professionali e imprenditoriali collegate al mondo finanziario, dimostra, tuttavia, l’esigenza che il settore, la «industria» delle costruzioni, appunto, disponga di una più solida teorizzazione macro- e micro-economica, di fatto ancora ferma agli studi di Turin, di Tamburini e di Dandri.

D'altronde, a dispetto delle attuali politiche comunitarie, apparentemente meno restrittive che in passato, vi è una forte corrente di pensiero che ritiene che la natura della contabilità pubblica unionista imponga, in futuro, schemi e soluzioni prevalentemente partenariali, implicando una adesione dei soggetti privati ai valori dello sviluppo sostenibile e della loro abilitazione digitale.

 

Sostenibilità e digitalizzazione: quale relazione?

All’interno di questo scenario ampio, la relazione che intercorre tra Digitalizzazione e Sostenibilità (in maniera più circoscritta, ma riferita, rispetto ai Sustainable Development Goal) si può intravedere a diversi livelli, a iniziare da quello, per così dire inferiore, legato al prodotto fisico, infrastrutturale o edilizio: Environmental Product Declaration, Level(s) European framework for sustainable buildings, Life Cycle Assessment, Life Cycle Costing, Footprint di diversa natura, Whole Carbon Life Cycle Assessment, che è interpretabile digitalmente tanto attraverso la configurazione di strutture di dati (Data Dictionary, Product Data Template, e così via) quanto tramite funzionalità di semi automazione per l’orientamento dei progettisti e per la verifica dei progetti, inerenti ad algoritmi e a indicatori di prestazione per la sostenibilità e per lo sviluppo sostenibile che riguardino tutte le fasi temporali dell’investimento pubblico e del procedimento tecnico-amministrativo.

Tale procedimento, d'altronde, è attualmente già investito da azioni di de-materializzazione e di digitalizzazione che, nell’ambito dell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non concernono solo la prima componente, ma vertono anche sui flussi informativi per il monitoraggio e per la rendicontazione.

A questo proposito, è interessante osservare come si riscontri una possibile co-occorrenza tra la necessità di assicurare, in termini di contenuto, la qualità degli esiti degli investimenti (nella direzione dello sviluppo sostenibile) e, al contempo, l'efficienza dei flussi informativi che risalgano dai soggetti attuatori e da quelli affidatari agli uffici e alle unità preposti nel Ministero dell'Economia e delle Finanze (Ragioneria Generale dello Stato) e alla Cabina di Regia della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Si ricordi, invero, che l’origine del Digital Twin risiede nel Product Life Cycle Management, a testimonianza della centralità del ciclo di vita degli asset, dei cespiti.

A proposito di ciò, giova ricordare almeno due aspetti problematici: le espressioni Data Model e Information Model, in ambiti originari, possono assumere significati differenti da quelli comunemente utilizzati nel settore; nella transizione dal Digital Shadow al Digital Twin, locuzione davvero ormai abusata, passano Use Case e Purpose assai differenziati per soggetti, per fasi e per finalità, cosicché è utile rammentare che un gemello digitale debba essere sufficientemente realistico e sincronizzato, capace di generare servizi a elevato valore aggiunto e contestualizzato nel ciclo di vita.

Del resto, la definizione di Digital Twin offerta da ISO/IEC JTC 1/SC 41 è: a digital representation of a particular physical entity or a process with data connections that enable convergence between the physical and digital states at an appropriate rate of synchronization, and provides an integrated view throughout the lifecycle of the physical entity or the process that helps to optimize the overall performance.

Naturalmente, lo sfruttamento dei data lake e la valorizzazione dei big data si ergono a obiettivi territoriali di sostenibilità delle reti infrastrutturali per la mobilità o per le opere idrauliche, di loro impatto sulla società nei modi del dibattito pubblico, ma anche, di sostenibilità plurima degli Smart District.

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