Scivolosità delle pavimentazioni ceramiche: analisi del problema

In caso di contenzioso sulla scivolosità delle pavimentazioni ceramiche, quali valutazioni occorre fare? Quali accorgimenti tecnici è necessario tenere in considerazione quando si progetta il pavimento al fine di evitare, per quanto possibile, il problema.

Tutti i dettagli nell’articolo.


Scivolosità del pavimento in caso di contezioso: come affrontare il problema

In un precedente articolo dedicato al problema della scivolosità “Pavimentazioni ceramiche: i metodi di misurazione della scivolosità” abbiamo affrontato il problema del pericolo della scivolosità delle pavimentazioni in termini generali cercando di valutare il rischio della caduta in piano, analizzando da cosa può dipendere la scivolosità di una pavimentazione, illustrando i vari metodi di misurazione e abbiamo fornito il quadro normativo del problema.

Credo che il tema meriti un ulteriore approfondimento dedicato ad alcuni aspetti, aspetti in precedenza solo accennati, che cercano ora di dare indicazioni precise circa il momento in cui il problema diventa “conclamato”, ovvero nel momento in cui si verifica un incidente o più incidenti, e di conseguenza ci si trova di fronte ad una denuncia che può trasformarsi in formale reclamo che necessita quindi di un’indagine tecnica.

L'argomento non è di facile trattazione soprattutto per l’indeterminatezza e la varietà delle regole e dei metodi di misura ma anche perché il problema è soggetto alla percezione personale, forse più di ogni altro aspetto, delle pavimentazioni, non solo ceramiche ma di qualsiasi altro materiale.

La mia esperienza lavorativa mi ha portato ad affrontare questo problema in una fase extragiudiziale nella quale, a seguito di alcuni episodi, veniva segnalata una criticità che andava verificata e, se necessario o possibile, risolta con opportuni interventi oppure rigettata per infondatezza o per problemi legati all’utenza, cioè da come il pavimento è stato utilizzato.

In altre circostanze, la contestazione veniva posta a seguito di problemi più frequenti e gravi e la controversia diventava oggetto di causa e di relativo accertamento tecnico da parte del consulente del tribunale.

In entrambi i casi l’approccio tecnico è più meno o lo stesso e le considerazioni da fare sono varie e non sempre facilmente comprensibili o accettate da parte dell’utente, il quale ritiene giustamente di essere di fronte ad un danno prima di tutto percepito ma che deve essere trattato cercando di superare la semplice percezione e fornire invece adeguate risposte tecniche.

In pratica: come si deve affrontare il problema della scivolosità quando il pavimento è già realizzato e presenta subito dopo la posa, o dopo un periodo più o meno lungo, criticità relativa alla sicurezza per gli utenti?

La domanda non è affatto banale in quanto, davanti ad un problema di scivolosità che può costituire pericolo per l’incolumità delle persone, la risposta non è semplice.

Proviamo ad analizzare il problema nei suoi vari aspetti.

 

Carlo Montecchi, ingegnere

 

La valutazione di ogni singolo aspetto della pavimentazione è fondamentale

Occorre innanzi tutto sottolineare che le prestazioni antiscivolo fornite su scheda tecnica o sul catalogo aziendale sono riferite a piastrelle nuove, vale a dire non utilizzate, la cui superficie è perfettamente pulita, testate con strumenti di laboratorio e quindi in condizioni che non corrispondono spesso alla realtà dell’utilizzo al momento dell’evento.

Vanno quindi valutate le condizioni del pavimento che stiamo considerando:

Grado di usura del pavimento

Un pavimento con una ruvidità accentuata, e quindi con un buon coefficiente di attrito, può diventare scivoloso se l’usura ha eliminato questa caratteristica.

Pulizia della superficie

Un pavimento sporco è sicuramente un pavimento più scivoloso, in esterno (foglie, fango ecc.) oppure in ambienti di lavoro (laboratori artigianali o industriali) e in ambienti pubblici (negozi, ristoranti ecc.)

Ci si può trovare in presenza di agenti che possono favorire la scivolosità (olio, residui alimentari, acqua, detersivi). Esempio in cui mi sono trovato: un pavimento di un panificio scelto dal committente in R9 (DIN 51140) che diventava scivoloso a causa della presenza di farina.

Condizioni ambientali e atmosferiche in cui si riscontra il problema

La scivolosità aumenta se siamo in presenza di gelo, pioggia, ambienti umidi oppure se il pavimento è sottoposto a lavaggi; in questo caso è fondamentale segnalare il pericolo di aumentata scivolosità.

Non conforme utilizzo della piastrella in base alle prestazioni richieste

Utilizzo di piastre con bassi coefficienti di attrito dove invece sarebbero indicate piastrelle ad alte prestazioni antiscivolo.

Valutazione architettonica del pavimento

Occorre anche valutare l’architettura del pavimento prestando attenzione a pendenze, avvallamenti della pavimentazione che possono dare origine a ristagni di acqua; se ci sono zone preferenziali (corsie di transito) di passaggio di merci e persone con conseguente creazione di zone con usura maggiore e quindi potenzialmente più pericolose sia per aumentata scivolosità ma anche solamente per differente coefficiente di attrito nella stessa superficie.

Se una di queste caratteristiche non è corrispondente alle condizioni di test della piastrella, ci troviamo di fronte ad una complicazione in termini di verifica e di accettabilità del reclamo o per lo meno ad un forte elemento di contrasto.

Occorre quindi valutare preventivamente la situazione generale del pavimento per una valutazione appropriata di causa – effetto della scivolosità.

Frequenza di incidenti

Occorre anche valutare la frequenza con cui accadono gli scivolamenti per poter distinguere tra problematica della superficie (incidenti frequenti) e problematiche dovute a cause esterne o fortuite (incidenti saltuari o dovuti a comportamenti scorretti).

 

Come valutare il grado di scivolosità del pavimento

La determinazione che un pavimento possa essere più o meno scivoloso non dovrebbe essere lasciato alla percezione dell’utente ma dovrebbe essere il risultato di un test che stabilisca fondamentalmente due aspetti:

  1. Il valore di attrito del pavimento corrisponde a quello richiesto?
  2. Qual è il valore di attrito del pavimento allo stato di utilizzo e il valore può essere ritenuto sufficiente a una certa sicurezza di utilizzo?

Le risposte non sono affatto semplici, anche qui per due sostanziali ragioni:

  1. I test utilizzati per la determinazione del coefficiente di attrito sono spesso irripetibili nella realtà d’uso. Come abbiamo detto, i test sono effettuati in laboratorio, in condizioni standard e secondo quanto prescritto dalle norme.
  2. Non esiste un valore univoco che stabilisca che la pavimentazione sia completamente antiscivolo se non in termini generici né una regola che ne stabilisca i limiti.
    (Ad esempio quale grado di attrito devo considerare in una scuola?)

Dal momento che parliamo dei pavimenti costruiti in Italia partiamo dall’unico riferimento cogente che la legislazione ci fornisce e che possiamo identificare nel: Decreto Ministeriale - Ministero dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989, n. 236. "Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche."

 

La normativa di riferimento

L’articolo 8.2.2  del suddetto Decreto Ministeriale recita:

Per pavimentazione antisdrucciolevole si intende una pavimentazione realizzata con materiali il cui coefficiente di attrito, misurato secondo il metodo della British Ceramic Research Association Ltd. (B.C.R.A.) Rep. CEC.6/81, sia superiore ai seguenti valori: - 0.40 per elemento scivolante cuoio su pavimentazione asciutta; - 0.40 per elemento scivolante gomma dura standard su pavimentazione bagnata. I valori di attrito predetto non devono essere modificati dall'apposizione di strati di finitura lucidanti o di protezione che, se previsti, devono essere applicati sui materiali stessi prima della prova. Le ipotesi di condizione della pavimentazione (asciutta o bagnata) debbono essere assunte in base alle condizioni normali del luogo ove sia posta in opera. Gli strati di supporto della pavimentazione devono essere idonei a sopportare nel tempo la pavimentazione ed i sovraccarichi previsti nonchè ad assicurare il bloccaggio duraturo degli elementi costituenti la pavimentazione stessa. Gli elementi costituenti una pavimentazione devono presentare giunture inferiori a 5 mm, stilate con Certifico Srl - IT 29.08.2018 21 DM 14 giugno 1989, n. 236 materiali durevoli, essere piani con eventuali risalti di spessore non superiore a mm2.

 

Quindi il decreto pone solamente un limite da rispettare per un criterio di accettabilità minima del coefficiente di attrito di pavimento in un luogo pubblico in condizioni di utilizzo ma non fornisce una classificazione dei pavimenti in base al coefficiente di attrito dinamico.

La norma B.C.R.A cui fa riferimento il decreto, fornisce però, nella sua interezza, anche una valutazione qualitativa in funzione del valore del coefficiente di attrito e questo, pur non essendo un elemento cogente, può essere un utile riferimento (vedi tabella 2) anche se, per il Decreto Ministeriale è sufficiente che l’attrito sia al minimo soddisfacente. In pratica dovrà essere il progettista a tenere conto delle condizioni d’uso e adeguare la scelta del coefficiente di attrito alla prescrizione del Decreto Ministeriale.

Nel precedente articolo dedicato al tema della scivolosità è stato descritto, il metodo della “rampa” per la determinazione dell’attrito di una superficie di una piastrella secondo le norme DIN 51130 e DIN 51097 cui rimando per non appesantire il testo. Mi limito a sottolineare che rappresenta l’indicazione maggiormente utilizzata per stabilire il grado di resistenza alla scivolosità della piastrella non solo in Italia ma in molti paesi del mondo.

L’Istituto Tedesco per la sicurezza sul lavoro pubblica una scheda tecnica informativa che classifica gli ambienti e le zone di lavoro nel relativo gruppo di valutazione (da R9 a R13 con scarpe normalizzate e il pavimento con velo d’olio) per piedi calzati e l’indice ABC per piedi nudi. Il gruppo di valutazione serve come parametro per il grado di prevenzione contro lo scivolamento. Il gruppo di valutazione è un valore indicativo che nei singoli casi può variare a seconda delle condizioni di lavoro esistenti o potenziali. Nell’immagine qui di seguito riportata troviamo un estratto di quanto sopra.

 

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Indice degli argomenti trattati nell'articolo:

  • Scivolosità del pavimento in caso di contezioso: come affrontare il problema;
  • Quali aspetti della pavimentazione valutare;
  • Come valutare il grado di scivolosità della pavimentazione;
  • Come misurare la scivolosità della piastrella installata;
  • Come scegliere il coefficiente di attrito adeguato alla pavimentazione.