Pareti panoramiche incentivabili con i bonus fiscali

Con il passare del tempo gli appartamenti sono diventati sempre più piccoli. Negli anni ’60 una casa in edilizia economica e popolare aveva una dimensione standard di circa 115 mq oltre box auto e cantina; le case signorili superavano tranquillamente a 150 mq.

Chi ha i capelli bianchi e la fortuna di avere buona memoria, ricorderà la casa dei nonni con la saletta (un grande ingresso) il “salotto buono” dove ricevere gli ospiti importanti, una grande camera da letto per i genitori che ospitava il classico lettone a due piazze, un armadio quattro stagioni, comodini, sgabelli e persino la specchiera.

I figli avevano la loro camera bella grande, una per i maschietti, l’altra per le femminucce.

Cucina abitabile, camera da pranzo e relativi accessori completavano il quadro.

Ormai non abbiamo nulla di tutto questo, le case attuali difficilmente superano i 65 mq (ovviamente commerciali).

Nella camera da letto entra a malapena un comodino, la cameretta dei bambini è un ripostiglio a cui si aggiunge l’ingresso-soggiorno-cucina-pranzo.

Ma perché viviamo in ambienti così piccoli? Semplice: ci siamo impoveriti, non abbiamo figli, abbiamo trasformato la nostra casa in un dormitorio.


Arriva il lockdown

La pandemia ha inciso pesantemente sulle nostre vite e sembra essere destinata a cambiare le nostre abitudini.

Il lockdown ci ha costretti a vivere in casa e, improvvisamente, ci siamo accorti che lo spazio è insufficiente e la convivenza in ambienti ristretti può trasformarsi in un incubo. Abbiamo inventato un nuovo modo di lavoro: lo smartworking! Bene, ma abbiamo lo spazio per pc, stampante e un minimo di cartacce?

E, si badi bene, occorrono almeno due postazioni di lavoro (una per il marito, l’altra per la moglie).

Chi ha dei figli deve organizzarsi per la DAD, ovvero avere almeno un altro tavolino su cui alloggiare il pc, libri, penne, quaderno e l’onnipresente cellulare.

All’improvviso ci siamo accorti che manca lo spazio e abbiamo invidiato chi aveva la fortuna di vivere in una villetta e poteva approfittare del giardino.

Veranda e Superbonus: ecco quando non è abusiva e si prende tutto

A questo punto la domanda sorge spontanea: cosa possiamo fare se abbiamo bisogno di spazi e le nostre finanze non ci permettono di acquistare un appartamento più grande?

Una possibile soluzione passa attraverso l’utilizzo del balcone (del resto è uno spazio che paghiamo) che, però, deve essere reso vivibile.

Navigando in rete scopriamo che esistono le vetrate panoramiche. Belle, ma… di cosa parliamo?


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Le pareti ventilate

Le vetrate panoramiche (o VEPA) sono composte da antine trasparenti (vetro o materiali simili), montate su piccoli binari in metallo leggero che ne permettono lo scorrimento e l’impacchettamento, utilizzate per “chiudere” i balconi e renderli maggiormente fruibili.

Le VEPA presentano numerosi punti di forza: proteggono il balcone dalle intemperie, permettono l’ingresso di aria e luce, abbattono la rumorosità, lo smog e i pollini provenienti dall’esterno, sono di facile manutenzione e pulizia; ciliegina sulla torta, possono contribuire al risparmio energetico.

In poche parole, rendono la casa più vivibile.

Trattandosi di sistemi tutto-vetro, permettono di ampliare gli spazi utilizzabili mantenendo la vista panoramica verso l’esterno; possono essere montate e smontate, senza grosse difficoltà, su balconi e terrazzi.

 

Si tratta di sistemi poco conosciuti

Le vetrate panoramiche, tipiche del nord Europa, nel nostro Paese sono poco conosciute, probabilmente, per due motivi: il soleggiamento e la burocrazia.

L’Italia, fortunatamente, gode di un ampio soleggiamento per cui la luce solare non è una necessità primaria come potrebbe essere in Scandinavia.

Anzi, a ben guardare, specie nelle regioni meridionali, il più delle volte abbiamo un problema opposto e la priorità è il raffrescamento.

Possiamo risolvere anche questo problema montando vetri capaci di ridurre la radiazione solare.


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All'interno di questa collaborazione una serie di articoli sul tema dell'EDILIZIA LIBERA, con l'obiettivo di sciogliere alcuni dubbi più frequenti a cura di Donato Palombella.


I contro: la burocrazia…

L’ostacolo principale all’installazione di una vetrata panoramica è dato dalla burocrazia.

Sotto questo profilo potremmo avere due punti critici: il condominio e le autorizzazioni amministrative.

La riforma del condominio, muovendosi controcorrente, certamente non ha contribuito a liberalizzare le opere edilizie anzi, sotto certi aspetti, le ha ingessate ulteriormente.

L’art. 1122 cod. civ., infatti, prevede che “… il condomino non può eseguire opere che … determinino un pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell'edificio. In ogni caso è data preventiva notizia all'amministratore che ne riferisce all'assemblea.

Oltre al divieto generico di realizzare opere che incidano sulla stabilità e sicurezza del fabbricato (il che appare ovvio) abbiamo un ulteriore vincolo rappresentato dal “decoro architettonico”.

Purtroppo non abbiamo una norma che indichi quali siano le opere che compromettono il decoro architettonico di un fabbricato il che lascia ampio spazio alla fantasia dei condomini che vogliono contrastare le iniziative del vicino di casa.

In ogni caso la norma ci costringe a “notiziare” l’amministratore di condominio e soprattutto, a passare attraverso l’assemblea di condominio (cosa non del tutto agevole).

 

… e le norme edilizie

Forse tutti ricorderanno lo slogan “padroni a casa nostra”.

Inutile dire che si è trattato di una bella trovata che non si è mai concretizzata.

Attualmente le c.d. opere libere sono disciplinate da due fonti, ovvero l’art. 6 del Testo Unico dell’edilizia ed il c.d. glossario delle opere libere introdotto dalla Riforma Madia.

Di fatto, non è assolutamente facile stabilire a priori quali siano le opere libere e quelle chi richiedono una preventiva autorizzazione.

Il problema si complica in quanto non abbiamo una “definizione tecnica” delle vetrate panoramiche; le definizioni standardizzate, infatti, si limitano a prendere in esame la loggia (n.37), la pensilina (n. 38); il portico (n. 39), la terrazza (n. 40), la tettoia (n. 41) e la veranda (n. 42).

E’ vero che le leggi regionali e i regolamenti edilizi possono contenere delle sorprese ma, in questo caso, difficilmente potrebbero venire in nostro aiuto in quanto la definizione di “vetrata panoramica” sembra un termine coniato dagli addetti ai lavori.

Secondo l’ASSVEPA (associazione che riunisce oltre 4mila produttori e posatori di vetri protettivi panoramici) una vetrata panoramica garantisce mediamente un risparmio energetico del 27% circa e può rappresentare una soluzione per migliorare l’efficienza energetica dell’abitazione.

In questo caso un escamotage potrebbe essere quello di rappresentare la vetrata panoramica come una serra solare estendendo alla prima la normativa di favore propria della seconda; ovviamente, sarebbe necessaria una relazione tecnica che dimostri come il manufatto abbia la capacità di assicurare un guadagno energetico.

In questo caso si potrebbe pensare di installare una vetrata panoramica per migliorare l’efficientamento energetico dell’edificio e godere persino dei bonus fiscali.

  

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Mancano le norme di settore

In realtà manca una normativa precisa sulle vetrate panoramiche e c’è il rischio ed il pericolo che la loro installazione venga considerata, sotto il profilo edilizio ed urbanistico, come un manufatto capace di aumentare la volumetria e la superfice utile.

A questo punto scatterebbe l’obbligo del titolo edilizio (probabilmente il permesso di costruire) con quanto ne consegue ovvero: oneri concessori, sismica, paesaggistica e chi più ne ha più ne metta.

Inutile sottolineare come tale carenza si ripercuote negativamente sulla diffusione di questa tipologia di manufatto che potrebbe migliorare, e non di poco, la vivibilità delle nostre case contribuendo al risparmio energetico.


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Per approfondire:

Nella piattaforma Smart 24 Tecnici la Guida "Condominio facile 2022. Superbonus 110%, green pass e assemblee". Una Guida per fare il punto su un mondo complesso e in continua trasformazione: il superbonus, anzitutto, con tutte le novità della legge di Bilancio 2022 con le sue proroghe; ma si parla anche delle cautele anti covid da mantenere e delle precauzioni di legge da adottare per chi lavora in condominio. Il tutto strutturato in brevi capitoli corredati di schede riassuntive e domande con risposta.

Lo speciale:

LE OPERE MINORI RIENTRANO NELL'EDILIZIA LIBERA?

Quali sono le opere che rientrano nell'edilizia libera? La Riforma Madia, con il glossario delle opere libere, sembrava aver fornito una risposta definitiva a questo interrogativo. L'esperienza dimostra come non sia assolutamente facile incasellare le opere nella casistica astrattamente prevista dalla norma. Affrontiamo alcuni casi concreti: il dehor, le tettoie, la chiusura del portico e le vetrate panoramiche. 

A cura di Donato Palombella

 

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