L'uso del BIM per la valutazione e la classificazione del rischio dei ponti esistenti

Quali sono i dati che il professionista deve avere a disposizione per avviare la procedura BIM ai fini della valutazione del rischio di ponti esistenti?

A margine della quinta edizione del BIMSummit, organizzata da Harpaceas, Antonella Cosentino, dottoranda presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell'Università di Pisa, ha spiegato come avviene la gestione BIM della classificazione del rischio di ponti esistenti portando a esempio il caso studio del ponte La Botte. 

 

Risk Management e BIM: la digitalizzazione della valutazione del rischio di ponti 

Alla base dell'avvio della procedura BIM per la valutazione del rischio di un ponte, vi è la fase conoscitiva della struttura e del contesto in cui è inserita.

La costruzione del modello digitale di un'opera richiede la raccolta di ogni tipo di informazione legata a essa, a esempio tramite documentazione originale, attività di rilievo strutturale geometriche in situ e una precisa georeferenziazione dell'infrastruttura.

«Al BIMSummit ho presentato il lavoro di digitalizzazione del ponte La Botte in Toscana, assunto come caso studio per l'attività di ricerca intrapresa tra l'Università di Pisa e la società Harpaceas - ha detto l'Ing. Cosentino a margine dell'evento - la costruzione del modello BIM ha richiesto il reperimento del progetto originale del ponte e attività di rilievo strutturale geometriche in situ. Inoltre è stato indispensabile affiancare una corretta georeferenziazione del manufatto e in tal senso ci siamo avvalsi dei geoportali della regione Toscana e della provincia di Pisa per reperire rilievi lidar o ortofoto dell'area geografica di interesse».

Come ricordato nell'intervista dall'Ing. Cosentino, la modellazione in BIM di un'opera, si rivela uno strumento prezioso anche per la valutazione del livello di sicurezza di un'opera infrastrutturale nel corso del tempo.

«Le linee guida ministeriali sui ponti pubblicate nel 2020, prevedono un processo di verifica di tipo iterativo, per cui è necessario che la modellazione BIM sia un continuo aggiornamento e si dettagli nel tempo. L'approccio in un ambiente BIM è molto utile perché consente di raccogliere tutte le possibili informazioni e l'evoluzione dei dati». 

 

 

PontiSicuri: la soluzione BIM per la gestione digitale della classificazione del rischio dei ponti

Il mercato offre diversi software per rispondere al flusso di lavoro definito dalle Linee guida ministeriali per la classificazione e gestione del rischio, la valutazione della sicurezza ed il monitoraggio di ponti esistenti.

In occasione del BIMSummit, Adalgisa Zirpoli, Direttore Tecnico Divisione Calcolo Strutturale e Geotecnico di Harpaceas, ha spiegato quali sono le peculiarità di PontiSicuri, il pacchetto che comprende software BIM authoring specialistici del mondo delle infrastrutture proposto da Harpaceas grazie a un progetto di ricerca scientifica con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell'Università di Pisa.

«PontiSicuri è un prodotto innovativo poiché è composto da diversi applicativi, ciascuno leader nel suo settore - ha commentato Zirpoli - innanzitutto è una piattaforma multidisciplinare che permette il dialogo tra le diverse figure professionali coinvolte: dal tecnico che va in situ per il rilievo, all'ingegnere civile che esamina le schede di difettosità fino al professionista che si occupa del modello di calcolo».

Una collaborazione resa possibile dall'interoperabilità insita negli applicativi del pacchetto che si basano sul formato aperto IFC.

«Con la piattaforma BIM infrastrutturale Trimble Quadri, a esempio, è possibile inserire l'opera nel suo contesto territoriale - ha aggiunto - vi è poi il modellatore BIM Tecla Structure, oltre a un ambiente specifico per PontiSicuri che accoglie i dati della classificazione. Infine vi è la piattaforma di collaborazione Trimble Connect per la quale Harpaceas ha sviluppato un applicativo per la gestione dei documenti digitali. Inoltre, grazie al formato di scambio IFC è possibile mantenere l'interoperabilità dei modelli per lunghi periodi di tempo».

 

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