Calcestruzzo e dissesto idrogeologico

Dissesto idrogeologico in ITALIA: la soluzione è il CALCESTRUZZO

Il dissesto idrogeologico, l’erosione delle coste marine e i cambiamenti climatici determinati dal riscaldamento globale costituiscono un tema di fondamentale importanza in Italia a causa degli inevitabili effetti sulla popolazione, gli edifici, le infrastrutture e di conseguenza sull’apparato economico e produttivo del Paese.

La situazione attuale

Negli ultimi decenni si è verificato un decisivo incremento delle aree esposte al rischio di alluvioni e frane.

L’Italia, per le sue caratteristiche morfologiche, presenta una particolare vulnerabilità nei confronti delle alluvioni soprattutto in presenza di eventi meteorologici brevi, ma molto intensi, favoriti dal cambiamento climatico in atto sul Pianeta. Non solo: una consistente porzione delle coste italiane è caratterizzata da fenomeni erosivi che hanno creato problemi alla sicurezza delle linee di comunicazione, oltre ad aver compromesso le attività legate al turismo balneare.

Non ha aiutato il vuoto normativo, perdurato fino al 1989, che non considerava i fenomeni naturali nella pianificazione urbanistica e territoriale e che si è riflesso nel mancato censimento degli eventi franosi e delle aree a maggior rischio. Questo ha impedito di fatto una pianificazione urbanistica e territoriale intelligente ed efficace, con la conseguente costruzione di insediamenti abitativi, commerciali e infrastrutture in aree in cui non sarebbe opportuno edificare.

La soluzione al dissesto idrogeologico deve costituire una delle priorità per la salvaguardia e sviluppo del territorio, se si tiene conto che la quasi totalità dei comuni è a rischio per frane e/o alluvioni.

Il calcestruzzo come soluzione per prevenire e gestire il rischio idrogeologico

L’estrema versatilità e adattabilità del calcestruzzo non trova eguali in nessun altro materiale da costruzione. Questa sua caratteristica ha avuto un’ulteriore leva nello sviluppo tecnologico degli ultimi anni: il calcestruzzo non è “acqua, cemento, sabbia e ghiaia” ma un materiale evoluto capace di adattarsi alle esigenze di cantiere e alle condizioni di esposizione ambientale, alle dimensioni e forme degli elementi da gettare. Inoltre viene tagliato su misura (tailored) per qualsiasi applicazione e progettato (mix-design) per tener conto delle difficoltà realizzative e per garantire sicurezza strutturale e durabilità.

Queste proprietà permettono di realizzare lavori in tempi rapidi, consoni all’urgenza tutta italiana di mettere in sicurezza il territorio per salvaguardare la popolazione, i centri abitati, le linee di comunicazione, le infrastrutture strategiche, il tessuto economico e produttivo oltre che l’inestimabile patrimonio architettonico e culturale.

In questa nuova stagione di rilancio del Paese, in cui è centrale il tema della mitigazione del rischio idrogeologico e dell’erosione delle coste, il calcestruzzo si presenta dunque come materiale versatile per qualsiasi intervento a salvaguardia del territorio e come il giusto partner per progettisti, pianificatori urbanistici e ingegneri stradali.

L’esempio della Diga di Ravedis

Vaia, il devastante fenomeno atmosferico che ha sconvolto il Friuli Venezia Giulia, ha lasciato nel 2018 numerosi danni nel Pordenonese distruggendo parte delle foreste, delle infrastrutture e delle protezioni dei corsi d’acqua. Questo evento straordinario ha reso necessario un’importante operazione di ripristino del pendio della sponda destra della Diga di Ravedis, per consolidare la scarpata e mettere in sicurezza il bacino idrico.


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La diga di Ravedis

La diga di Ravedis è un’opera in calcestruzzo con altezza massima di 96m che delimita un bacino con capienza di circa 25 milioni di m3. Anche se utilizzata per irrigazione e produzione d’energia elettrica, la sua principale funzione è quella di controllo delle piene del Cellina. Trovandosi in una delle zone più piovose d’Italia questo problema è sempre esistito ed infatti i primi progetti per una diga risalgono agli anni 50.


Si è trattato di creare una sorta di “scogliera artificiale” a difesa del lago di Ravedis che ha impiegato 50 addetti, circa 1 milione di chili di pietre massive, 100 mila kg di cemento e 600 mila kg di calcestruzzo.

Inizialmente, sono stati posizionati a secco alcuni massi grandi quanto una piccola utilitaria e di circa due tonnellate di peso. Una volta sistemate a scacchiera le pietre calcaree lungo il pendio, la zona è stata riempita e stabilizzata con il pompaggio di uno specifico calcestruzzo.

Si è venuta così a creare una superficie chiusa in grado di resistere alle sollecitazioni del corso d’acqua e di eventuali eventi atmosferici, anche estremi.


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Federbeton è, in ambito Confindustria, la Federazione di settore delle Associazioni della filiera del cemento, del calcestruzzo, dei materiali di base, dei manufatti, componenti e strutture per le costruzioni, delle applicazioni e delle tecnologie ad essa connesse nell'ambito della filiera sopra indicata. I suoi principali obiettivi sono quelli di diffondere la cultura dello sviluppo sostenibile promuovendo comportamenti virtuosi all’interno della filiera dell’edilizia e sostenere la qualificazione dei processi produttivi, la sicurezza sui luoghi di lavoro e l’innovazione delle pratiche costruttive, contribuendo a ridurre il consumo di risorse naturali non rinnovabili, nel solco della sostenibilità ambientale e dell'efficienza energetica.