Biennale di Architettura 2023: alla guida c'è una donna

Una nuova sfumatura "rosa" alla Biennale, proprio come i romanzi che scrive, Lesley Lokko è alla guida della Biennale di Architettura 2023.

Architetta, docente e scrittrice, Lesley Lokko ha ricevuto dal Cda della Biennale di Venezia l'incarico di curare la 18. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, in programma da sabato 20 maggio a domenica 26 novembre 2023.

É ufficiale, la Biennale di Architettura di Venezia slitta agli anni dispari, tutta colpa della pandemia che nel 2020 rinviò la Biennale di Sarkis. 


Chi è Lesley Lokko?

Classe 1964, Lesley Lokko è architetta, docente di architettura e scrittrice anglo-ghanese.

É la 4° curatrice donna della Biennale di Architettura di Venezia, prima di lei Kazuko Sejima (2010) e le Grafton Architects, Yvonne Farrel e Shelley MC Namara (2018).

Nata a Dundee, in Scozia, oggi vive tra Accra (Ghana) e Londra.

Proprio ad Accra, nel 2020 ha fondato l'African Futures Institute, scuola di specializzazione in architettura e piattaforma di eventi pubblici, che tuttora dirige. Nel 2015 aveva fondato la Graduate School of Architecture alla University of Johannesburg, in Sudafrica.

Ha insegnato nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Europa, in Australia e in Africa (Bartlett School of Architecture, Kingston University e London Metropolitan University a Londra; Iowa State University e University of Illinois a Chicago negli Stati Uniti; University of Johannesburg e University of Cape Town in Sud-Africa; UTS a Sydney in Australia).

Nel 2019 è stata nominata Preside della Bernard and Anne Spitzer School of Architecture, City College of New York, da cui si è dimessa nel 2020 per dedicarsi all’African Futures Institute nel suo paese, il Ghana. Le sue dimessioni da preside della Spizter, hanno destato scalpore. La sua dichiarazione pubblicata sulla rivista americana Architectural Record hanno fatto esplicito riferimento alla 'questione razziale' che continua a tergiversare negli State

"La razza non è mai lontana dalla superficie di qualsiasi situazione negli Stati Uniti. Essendo arrivata direttamente dal Sud Africa, non ero preparata per il modo in cui si manifesta negli Stati Uniti e, semplicemente, mi mancavano gli strumenti per elaborarla e deviarla. La mancanza di rispetto ed empatia per i neri, in particolare per le donne nere, mi ha colta alla sprovvista, anche se non è affatto esclusivo di Spitzer. Suppongo che alla fine direi che le mie dimissioni sono state un profondo atto di autoconservazione".

Ha un PhD in Architecture alla University of London e un BSc (Arch) and MArch alla Bartlett School of Architecture, UCL (University College London).

Lesley Lokko curatrice della Biennale di Architettura 2023

Courtesy of © La Biennale di Venezia

 

Razza, cultura e spazio al centro del lavoro di Lesley Lokko

Negli ultimi 30 anni il suo lavoro nel campo dell’architettura e della letteratura ha guardato alla relazione tra ‘razza’, cultura e spazio.

Ha ricevuto numerosi premi per il suo contributo all’insegnamento dell’architettura, tra cui si ricordano:

  • RIBA Annie Spink Award for Excellence in Education 2020;
  • AR Ada Louise Huxtable Prize for Contributions to Architecture 2021.

Nel 2004 ha pubblicato il suo primo romanzo Sundowners (Orion) (traduz. italiano Il mondo ai miei piedi, Mondadori 2004), cui sono seguiti altri 11 titoli. Il suo ultimo romanzo, The Lonely Hour, uscirà nel 2023 con Pan Macmillan editore.

Ha fondato e dirige FOLIO: Journal of Contemporary African Architecture.

È autrice di White Papers, Black Marks: Race, Space and Architecture (Minneapolis, University of Minnesota Press, 2000).

Attualmente è membro fondatore del Council on Urban Initiatives, insieme a LSE Cities, UN Habitat e UCL Institute for Innovation and Public Purpose; è Guest Editor della serie UCL Press e Visiting Professor alla Bartlett School of Architecture, UCL.

È stata membro della Giuria Internazionale della 17. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.


... E se anche il Padiglione Italia per la Biennale 2023 fosse al femminile?

"La nomina di Lesley Lokko è espressione di quella necessità allargata di ascoltare narrazioni provenienti da mondi fino ad ora poco conosciuti al grande pubblico: quello femminile e quello africano. La curatrice ha un curriculum straordinario di esperienze dove temi quali “razza”, cultura e architettura sono affrontati attraverso l'individuazione di percorsi di formazione, di ricerca e di diffusione. 

Questa scelta da parte della Fondazione Biennale può contribuire a scardinare le regole di un immaginario collettivo legato ad una visione univoca prevalentemente maschile abile, cisgender e occidentale come unico riferimento alla definizione del sistema architettura.

Una grande opportunità che abbiamo visto esprimersi grazie alle precedenti nomine di Kazuyo Sejima nel 2010 e delle Grafton Architects nel 2018. Ci auguriamo che anche il Padiglione Italia, dopo 8 edizioni al maschile possa trovare in una curatrice o in un team di curatela al femminile nuovi approcci di ricerca ed espressione così che le moltissime architette italiane possano identificarsi in un ruolo così influente."

Il commento di Francesca Perani,
architetta e founder dell'Associazione RebelArchitette



La dichiarazione di Roberto Cicutto

La 17. Mostra Internazionale di Architettura ha confermato, forse in modo definitivo,​ la necessità di rappresentare una disciplina così strettamente intrecciata con i bisogni dell’umanità e del pianeta in generale”, ha dichiarato il Presidente Cicutto.

Roberto Cicutto, Presidente della Biennale di Venezia

Courtesy of © La Biennale di Venezia
 

“I curatori delle Mostre Internazionali hanno sempre cercato, attraverso la visione dei partecipanti invitati, di consegnarci un quadro quanto più esaustivo di temi e progetti adatti ad affrontare scenari futuri. La scelta di Lesley Lokko come curatrice della 18. Mostra Internazionale di Architettura vuole accogliere lo sguardo di una personalità internazionale, capace di interpretare con diversi ruoli la propria posizione nel dibattito contemporaneo su architettura e città​, che parte dalla sua esperienza immersa in un continente che sempre più sta diventando un laboratorio di esperienze e proposte per tutto il mondo contemporaneo.

Credo che questa immersione nel reale sia il modo migliore per  dialogare con gli interrogativi posti dalla Mostra curata da Hashim Sarkis nel 2021”.

 

Il commento di Lesley Lokko

É con queste parole che Lesley Lokko ha commentato il nuovo incarico:

Si sta delineando un nuovo ordine mondiale, con nuovi centri di produzione e di controllo della conoscenza. Si stanno definendo anche nuove tipologie di pubblico, desiderose di narrazioni diverse, strumenti diversi e linguaggi diversi di spazio, forma e luogo. Dopo due degli anni più difficili e divisivi che la storia ricordi, noi architetti abbiamo un’occasione unica per mostrare al mondo quello che sappiamo fare meglio: proporre idee ambiziose e creative che ci aiutino a immaginare un più equo e ottimistico futuro in comune. Parlando a voi dal più giovane continente del mondo, ringrazio il Presidente Cicutto e tutto il team della Biennale per questa scelta audace e coraggiosa”.

 

Su l'African Futures Institute fondato da Lesley Lokko

Tutto è iniziato con una serie di domande "what if":

  1. e se... una nuova scuola di architettura emergesse improvvisamente da un luogo nuovo e inaspettato?
  2. e se... l'Africa e la diaspora africana avessero la chiave per superare così tante sfide contemporanee di razza, giustizia ambientale, nuove forme di urbanistica?
  3. e se... una nuova scuola africana potesse insegnare al Nord del mondo come inserire la diversità, l'equità e l'inclusione nel cuore della pedagogia dell'ambiente costruito?
  4. e se una costellazione di voci globali progressiste potesse trovare lo spazio e la libertà per perseguire un'agenda veramente trasformativa?
  5. e se... una scuola nuova e progressista potrebbe produrre una generazione di architetti africani e della diaspora davvero innovativi, senza paura di affrontare alcune delle questioni più spinose del mondo?
  6. e se... invertiamo quasi mille anni di pratiche di sfruttamento, dando al dinamismo e all'energia creativa dell'Africa uno spazio in cui prosperare?
  7. e se l'Africa fosse veramente intesa come il laboratorio del futuro?

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