Nuovo Decreto rinnovabili: la Direttiva RED II

Con l’approvazione della nuova Direttiva RED II, si intende dare un forte rinnovamento sul tema della produzione energetica da fonti rinnovabili.

I temi trattati sono senza dubbio quelli più attuali, e vanno dalla gestione delle comunità energetiche, alla necessità di integrazione degli impianti, passando per lo snellimento degli iter autorizzativi e per il nuovo ruolo che devono avere i consumatori.

Vediamone di seguito i principali passaggi.


Cambio di rotta sulle energie rinnovabili in Europa

Nella Gazzetta ufficiale del 30 novembre 2021 è stato pubblicato il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, di recepimento della direttiva UE 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, la cosiddetta Direttiva RED II.

Entrato ufficialmente in vigore il 15/12/2021, il D.L. rappresenta un cambio di rotta sulle energie rinnovabili, voluta dall’Europa. 

Il provvedimento porta con sé senza dubbio rilevanti novità nella disciplina energetica. Possiamo anzi affermare che tocca tutti i temi più attuali di questo particolare momento storico:

  • gli incentivi alle rinnovabili elettriche;
  • gli incentivi ai biocarburanti (biometano in primis);
  • la promozione del riscaldamento ottenuto da FER;
  • l’impiego dei proventi delle aste della CO2 per coprire gli oneri di bolletta;
  • la normazione dell’autoconsumo;
  • le semplificazioni burocratiche;
  • la disciplina per individuare le aree idonee ad installarvi gli impianti;
  • i nuovi obblighi per l’edilizia;
  • le misure per l’incentivazione del teleriscaldamento.

Si dovranno comunque aspettare 180 giorni dalla pubblicazione in GU per vedere i decreti attuativi stabiliti dagli enti proposti.

 

 Nuovo Decreto rinnovabili: la Direttiva RED II

Figura 1 – Sinergia tra FER.

 

Una grande spinta viene data all’autoconsumo dell’energia elettrica, soprattutto legata ad un ulteriore regolamentazione sulle Comunità Energetiche (CE), un lavoro peraltro iniziato in via sperimentale grazie al decreto cosiddetto Milleproroghe 2019. Il tema è moderno e il Governo ha dato una forma più organica alla disciplina, rimuovendo alcuni nodi, per accelerare la trasformazione del territorio.

Con il nuovo quadro di incentivazione viene ampliato il perimetro di aggregazione e rimosso il limite delle cabine di trasformazione secondarie.

Nei prossimi mesi ARERA dovrà aggiornare l’attuale delibera per rivedere i nuovi costi sull’energia elettrica condivisa, cioè quella prodotta e istantaneamente consumata nell’ambito di una Comunità Energetica Rinnovabile (CER). I valori saranno rivisti e affidati a RSE (Ricerca Sistema Energetico), attraverso calcoli che tengano conto dei vari costi di distribuzione, di sistema e di dispacciamento. Per fare ciò possono essere utilizzati i primi dati delle Comunità Energetiche già esistenti, e inserite nelle piattaforme di gestione del GSE (Gestore Servizi Energetici), piattaforme e portali che andranno aggiornate in appoggio alle nuove CE allargate che si verranno a creare.

 

Le comunità energetiche

Da adesso al 2030, quante Comunità Energetiche possiamo aspettarci? Difficile fare previsioni, dobbiamo tenere conto che il PNRR finanzierà 2 GW di impianti, installati in comuni con abitanti inferiori ai 5000. A questo si aggiungerà sicuramente altra potenza, proveniente da investimenti che, trainati dalla possibilità di ritrovarsi in un territorio più vasto, avranno un limite più ampio, cioè quello di collegarsi sotto la stessa cabina primaria. Andando su scala così ampia, le CE potrebbero non solo autoconsumare, ma basare il loro piano di rientro economico sulla fornitura, poiché l’energia condivisa risulterà incentivata. In questo modo nelle CE, oltre al controllo automatico del carico, sarà possibile fornire alla rete in caso di necessità, grazie alla presenza degli accumuli, l’energia elettrica richiesta. I sistemi di accumulo daranno così una flessibilità al sistema assai vantaggiosa e a servizio della comunità.

Un passaggio importante sarà quello di sensibilizzare gli utenti, il cui insieme è composto da comuni, condomini, enti locali, ecc. Oltre a quello che già sta avvenendo nei condomini, con il Superbonus 110%, potrebbe avvenire anche con le CE, purché il decreto venga opportunatamente promosso. In supporto a ciò, sottolineiamo l’ “Energy Community Map”, un evento organizzato dal RSE, come occasione per presentare i risultati della mappatura delle Comunità Energetiche Italiane e la pubblicazione realizzata sul progetto. La ricerca intende fornire indicazioni utili al legislatore e al regolatore, affinché il recepimento della direttiva rinnovabili e la definizione dei relativi decreti attuativi permettano la crescita e il moltiplicarsi di progetti energetici di comunità. Come nel resto del mondo, anche in Europa si stanno infatti sperimentando diversi modelli energetici innovativi e sostenibili, capaci di perseguire gli obiettivi dettati dalla transizione energetica tramite nuovi approcci, basati sulle comunità e sul coinvolgimento degli utenti e dei cittadini. Le Comunità Energetiche rappresentano un potenziale inedito di innovazione del mercato e delle infrastrutture, anticipando uno scenario di produzione distribuita in cui i consumatori finali avranno un ruolo sempre più attivo nel sistema elettro-energetico.

Le CE saranno un’opportunità anche per le piccole medie imprese italiane, poiché tutti potranno riempire i tetti di pannelli fotovoltaici, dotarsi di accumuli e scambiarsi reciprocamente l’energia prodotta in base alle esigenze. I valori attuali del MGP (Mercato del Giorno Prima), intorno ai 250 - 300 €/MWh, sono talmente alti che potrebbero permettere il rientro di ogni investimento in brevissimo tempo, senza la necessità di alcun incentivo. Il Decreto amplia la potenza massima degli impianti a 1 MW e permette ai clienti finali di organizzarsi in CER, con la necessità di introdurre degli obiettivi, individuabili in benefici ambientali, economici o sociali. L’esercizio dei poteri di controllo deve far capo esclusivamente a persone fisiche, PMI, enti territoriali e autorità locali, enti di ricerca e formazione, enti religiosi, enti del terzo settore e di protezione ambientale e amministrazioni locali. Relativamente alla partecipazione delle imprese, questa non potrà costituire l’attività commerciale e industriale principale.

Ci sono alcuni fattori fondamentali che caratterizzano le condizioni di operatività, tra cui la necessità che l’energia autoprodotta venga utilizzata prioritariamente per l’autoconsumo istantaneo in sito, per la condivisione con i membri della CE oppure, per l’energia eventualmente eccedente, venduta tramite PPA (Power Purchase Agreement). L’energia può essere condivisa tra i membri della comunità, purché sussista la connessione sotto la medesima cabina primaria. Inoltre la CE potrà promuovere interventi integrati di domotica, di efficienza energetica, di servizi di ricarica dei veicoli elettrici e altri servizi di flessibilità.

Dal punto di vista economico-finanziario, sarà importante che i decreti attuativi attesi mettano in campo alcuni vantaggi, tra cui gli aspetti fiscali: sarà importante tenere conto della diversità dei soggetti appartenenti alle CE, cercando di dare gli stessi vantaggi per tutti. Anche dal punto di vista giuridico, servirà tenere conto dell’abbattimento dei costi notarili, necessari per dare vita ad una CE. Infine avranno la loro importanza i fondi messi i campo, apporti di capitali per dare impulso ad un settore in piena nascita; all’inizio saranno sicuramente i general contractor ad essere dai traino, per la loro capacità di investire in formazione ed informazione, ma poi anche gli installatori sapranno prendere il loro ruolo di player del mercato, proprio come dimostrato in questi anni.

Protagonista principale che farà da padrona a questo processo di sviluppo è la tecnologia, incentrata su sistemi di meetering automatizzati di rilevazione ogni 5 secondi, con appoggio su sistemi in cloud; in modo da far sapere agli inverter ibridi quando devono inseguire il carico.

Anche chi non avrà l’impianto fotovoltaico sul proprio tetto potrà accedere alle CE, identificandosi come prosumer (definito come “destinatario di beni e di servizi che non si limita al ruolo passivo di consumatore, ma partecipa attivamente alle diverse fasi del processo produttivo”), in quanto consumando contribuirà alla produzione. La speranza è che i prodotti tecnologici che verranno utilizzati (pannelli, inverter, sistemi di meetering, piattafome cloud, ecc.) vengano costruiti in Italia, o al più tra i confini Europei, diversamente da quanto accaduto nelle incentivazioni degli anni addietro. Di certo sono possibilità reali e concrete, che vanno implementate quanto prima, visto che oggi stiamo pagando a caro prezzo (gas ed energia elettrica) lo stop alle politiche rinnovabili degli ultimi anni.

 

L’importanza delle CE

L’ampliamento previsto nelle CE permetterà anche ad attività commerciali situati in centri storici, o a chi non ha superfici adeguate su tetto, di usufruire direttamente di energia rinnovabile. Sarà pertanto importante divulgare e costruire una cultura dell’energia, in modo che sia da volano per gli incentivi di condivisione dell’energia.

Nel decreto si individuano inoltre anche novità per il fotovoltaico commerciale e industriale, una spinta che si attendeva alle installazioni, rallentate negli ultimi anni dai meccanismi complicati e lunghi delle aste e dei registri. Ora è evidente un cambio di passo, una propensione ai grandi impianti non vista nei precedenti decreti FER. 

 

Iter burocratico e documentazione richiesta

Nella Direttiva Red II si introduce una classificazione delle aree, vista con un senso di positività e di trasparenza, e che sarà a responsabilità e indicazione delle Regioni. La suddivisione sarà fatta tra aree libere, aree neutre e aree non idonee, e la classificazione avverrà tramite un portale a responsabilità del GSE. L’obbiettivo sarà quello di unificare i procedimenti autorizzativi, con una standardizzazione a livello nazionale, rappresentando un vero e proprio cambiamento. Rispetto a prima i tempi per le pratiche saranno ridotti di un terzo, con la differenza che la Sovraintendenza darà un parere non vincolante, in caso di paesaggistica, soprattutto sulle centrali a terra vicino ad aree industriali, dove spesso sono state bloccate per motivazioni ideologiche. Il futuro sviluppo potrà avvenire in zone industriali, parcheggi, cave dismesse, aree non agricole, ecc. Quando saranno definiti con certezza gli obiettivi, le Regioni saranno obbligate a trovare delle aree idonee all’interno del loro territorio; in questo modo i blocchi e le restrizioni verso le rinnovabili, in queste zone definite, sistematicamente decadranno. In questo modo il sistema delle installazioni delle rinnovabili diventerà più fluido e veloce.

ATTENZIONE

Alle Regioni spetta il ruolo chiave di pianificazione degli interventi, tramite l’individuazione delle aree idonee per le nuove installazioni.

Per dare una linea comune il Governo ha standardizzato la documentazione richiesta a livello nazionale, inoltre il Decreto Red II stabilisce anche una quantità di potenza che verrà assegnata per area in funzione delle richieste di capacità di rete elettrica e di necessità degli assorbimenti. Inoltre una tendenza di mercato, ovviamente non scritta nel Decreto, è la ricerca dei progettisti e degli investitori di una maggiore integrazione nelle loro soluzioni tecniche. Ad esempio l’”agrivoltaico”, che tra l’altro prenderà anche un incentivo lato PNRR, in quanto non dovrà interferire nell’attività agricola sottostante. In questo settore sarà molto importante un’interazione di coinvolgimento tra i protagonisti e le associazioni di settore, che dovranno trovare un modo per colloquiare sempre più con il mondo dell’energia.

 Nuovo Decreto rinnovabili: la Direttiva RED II

Figura 2 – Non più campi di pannelli fotovoltaici, ma “agrivoltaico”.

 

Alcune considerazioni finali

In definitiva si spera che il 2022 sia l’anno sia l’anno di consacrazione dei grandi impianti, nel settore utility scale, sopra il MWp, anche se, in quanto imposta dall’Europa, non potrà mancare il meccanismo delle aste.

L’impatto sulla rete di distribuzione che si avrà, è da visionare in una simbiosi tra le aree idonee e le aree di mercato all’interno di una Regione in quanto, se opportunamente scelte, risulterà minimo. Se invece si lasciasse inseguire liberamente il trend delle domande di richieste di connessione, ovviamente si avrebbe una maggiore concentrazione nelle regioni centro-sud, con spazi più ampi e ore di produzione maggiori.

Sarà fondamentale pertanto avere un’opportuna guida durante l’assegnazione delle aree idonee, altrimenti si rischierebbe poi di creare oneri di rete, legati a costi di gestione e sviluppo non ottimizzati, rispetto invece a come previsto nel recepimento della Direttiva.

Aggiungiamo un’ulteriore riflessione, in quanto la rete elettrica, ovviamente, si è sviluppata e continua a svilupparsi per seguire il carico, e si paga con gli oneri versati dai contribuenti nelle bollette elettriche. Di conseguenza, pur con lo sforzo di ottimizzare al meglio le dislocazioni di queste centrali, un minimo di investimenti andranno effettuati, risultando quindi come necessità di sviluppo delle reti. Siccome stiamo andando verso un mondo sempre più elettrificato, in cui la rete elettrica diventa una struttura sempre più vitale per il paese, e in prospettiva di un 2050 con un carico elettrico più raddoppiato, sarà normale e logico portare avanti degli sviluppi infrastrutturali sulla distribuzione. Sono costi legati alla decarbonizzazione e alla conseguente elettrificazione, in primis pensando alla mobilità elettrica.

Inoltre, decorsi tre mesi dall’entrata in vigore del Decreto Red II, non sarà più possibile stipulare nuovi contratti di Scambio sul Posto, e quelli in corso verranno gradualmente convertiti entro il 31 dicembre 2024. I nuovi prosumer domestici dovranno essere favoriti da incentivi che premino l’abbinamento con l’accumulo, per consentire una maggiore programmabilità delle fonti. Non è ancora chiara la direzione che verrà presa, ma di certo verrà abbandonata l’attuale doppia via, consentendo al piccolo impianto di godere di un’eventuale maggiore valorizzazione dell’energia.

Nel Decreto ci sono anche incentivi per il biometano prodotto o immesso nella rete di gas naturale, attraverso l’erogazione di una specifica tariffa, per gli impianti di nuova realizzazione fino al 2026. Inoltre con un decreto del MITE, che dovrà essere adottato entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto, e in attuazione delle misure del PNRR, saranno definiti criteri e modalità per la concessione di un contributo a fondo perduto, per finanziare spese ammissibili connesse ad investimenti di efficientamento, di riconversione parziale o totale di impianti esistenti a biogas, per nuovi impianti di produzione di biometano, per la valorizzazione e la corretta gestione ambientale del digestato e dei reflui zootecnici e per l’acquisto di trattori agricoli alimentati esclusivamente a biometano.

Una menzione va ancora riservata alla possibilità di forme di incentivazione connesse all’idrogeno, anche qui con un Decreto del MITE da adottare entro 90 giorni, e alla realizzazione di infrastrutture di produzione e utilizzazione, con l’introduzione di ulteriori semplificazioni burocratiche.

In definitiva rimaniamo ancora in attesa del Governo e degli enti preposti, sta a loro confezionare una serie di decreti attuativi che permettano al bel paese di rivivere quello sviluppo trainante e sostenibile che ha vissuto per qualche anno nel decennio scorso, nella speranza, questa volta, di non ricommettere gli stessi errori del passato. Questa volta sarà necessario diluire i vantaggi delle rinnovabili nel tempo, consentendo quindi una crescita manifatturiera di settore interna al territorio e non a vantaggio di altre aree del pianeta.