Sisma 2009: analisi del danno e sui costi di ricostruzione dei centri storici nei comuni del Cratere

La diffusione e la gravità del danno riscontrato nei centri storici dei comuni del “cratere” danneggiati dall’evento sismico del 2009, sono stati tali da richiedere l’adozione di specifici strumenti di gestione della loro ricostruzione tali da consentire interventi di ampia portata, di respiro urbanistico oltre che edilizio.

Lo scopo del presente lavoro è quello di analizzare la ricostruzione degli edifici in aggregato dei centri storici minori, sia in termini procedurali che dal punto di vista tecnico-economico.

Dopo aver introdotto il modello di ricostruzione adottato (noto come Modello Integrato per i comuni del Cratere - MIC), si forniscono le statistiche relative alle caratteristiche tipologiche del costruito a tre livelli differenti, ovvero a livello di i) Aggregati Edilizi (AE), ii) Unità Minime di Intervento (UMI) costitutite da un Edificio Singolo (ES) o più EDifici (ED) , iii) Edifici Singoli (ES). 

Particolare attenzione è posta all’analisi dell’entità del danno degli ED che costituiscono le UMI rilevate mediante la scheda di primo livello di rilevamento danno, pronto intervento e agibilità, AeDES. Con riferimento alle UMI si forniscono dati relativi ai costi di riparazione e di rafforzamento sismico e si analizzano le problematiche tipiche degli edifici in aggregato, quali ad esempio la presenza di elementi di pregio e la loro incidenza in termini di costi di ricostruzione.


Come si è agito per la ricostruzione nel Cratere dopo il sisma 2009

Il territorio italiano è fortemente sismico e nel corso del tempo è stato frequentemente colpito da terremoti che hanno prodotto danni più o meno rilevanti sugli edifici. A livello nazionale, le procedure da adottare nell’immediato post-sisma, volte alla valutazione dell’agibilità degli edifici colpiti dall’evento sismico, fanno riferimento a un quadro normativo consolidato, mentre non esiste una disciplina unica in ordine alle procedure e ai criteri da seguire per la ricostruzione dei territori interessati dal sisma.

In tale ambito è interessante analizzare il processo di ricostruzione che ha riguardato il territorio di L'Aquila a seguito dell'evento sismico del 6 aprile 2009. In particolare, la gestione della "ricostruzione" del territorio aquilano è stata interessata da due differenti procedure per determinare il contributo concesso dallo Stato, denominate "procedura analitica" e "procedura parametrica".

La procedura analitica è stata adottata nella prima fase post-terremoto dal 2009 al 2013. Essa ha riguardato le pratiche relative alla ricostruzione degli edifici isolati, ovvero non ricompresi in aggregati edilizi, al di fuori dei centri storici, ed è stata gestita dalla cosiddetta Filiera (Fintecna, ReLUIS e Cineas) (Dolce e Manfredi 2015; Di Ludovico et al 2017a,b).

La procedura parametrica è stata introdotta con il D.l. n. 83/2012, convertito dalla L. n. 134/2012, e resa operativa nel corso del 2013 e del 2014, con l’istituzione dei due Uffici Speciali per la ricostruzione di L’Aquila e dei comuni minori del Cratere sismico (USRA e USRC). Essa ha riguardato, prevalentemente, le pratiche relative alla ricostruzione degli aggregati edilizi dei centri storici (Fico et al, 2015a; Fico et al, 2015b; Fico et al, 2017). Gli aggregati edilizi sono comunemente definiti come un insieme di edifici, ovvero unità strutturali, non necessariamente omogenei, posti in contiguità ed interagenti sotto un’azione sismica o dinamica in generale.

Essendo frutto di un processo di accrescimento urbano spontaneo protrattosi nel tempo, essi si contraddistinguono inoltre per la frequente presenza di elementi a valenza storico culturale, tipicamente soggetti a vincoli. Essi sono inoltre caratterizzati da elementi costruttivi e strutturali tipici dell’architettura storica, quali archi di contrasto, volte e logge il cui comportamento e mutua interazione, rende la risposta sismica difficile da simulare e da prevedere nelle analisi numeriche. Tutto ciò, considerati anche i rimaneggiamenti subiti dalle strutture originarie nel corso del tempo, rende alquanto complesso quantificare i lavori da eseguire durante la fase di progettazione, a differenza di quanto accada nel caso degli edifici isolati, realizzati in epoche più recenti, tipici delle aree di più recente espansione.

Pertanto con il DPCM del 4 febbario 2013 la procedura analitica, basata sulla verifica puntuale della congruità tecnica ed economica degli interventi progettuali previsti, è stata sostituita da una procedura parametrica, secondo la quale il contributo concedibile per i lavori è stabilito principalmente in relazione allo stato di danno e di vulnerabilità degli edifici danneggiati dal sisma.

E’ da sottolineare come, rispetto ad altri modelli di ricostruzione, il modello in esame riconosca il valore intrinseco degli elementi costruttivi originali e la necessità di salvaguardarli nel processo di ricostruzione. In considerazione delle diverse peculiarità dei territori di riferimento, ovvero il Comune di L’Aquila e i restanti comuni del Cratere, i rispettivi Uffici Speciali si sono dotati di modelli parametrici simili ma con specificità diverse che tenessero conto delle caratteristiche costruttive e ambientali dei relativi tessuti urbani.

Per quanto concerne la ricostruzione dei centri storici dei comuni minori la procedura definita nel Modello Integrato per i comuni del Cratere (MIC) (Fico et al, 2015a,b), si compone di due parti. La prima consente la definizione del contributo mediante procedura parametrica, mentre la seconda comprende il progetto esecutivo dell’intervento, comprensivo del computo metrico estimativo e della documentazione tecnica.

Si osservi che al fine di valorizzare le peculiarità territoriali, sia in riferimento ai materiali e alle tecniche costruttive, sia in riferimento agli elementi ricorrenti e caratterizzanti l’architettura locale, è stata prevista una maggiorazione del contributo parametrico (contributo base) per far fronte ai maggiori costi da sostenere per le lavorazioni dei cosiddetti “elementi di pregio”, ovvero di elementi costruttivi, strutturali o di finitura con valore storico, artistico e culturale.

Nelle passate esperienze sismiche (Marche 1997 e Molise 2002) le procedure messe in atto per il rilascio del contributo non prestavano particolare attenzione agli interventi da realizzare per preservare e valorizzare i singoli elementi costruttivi tipici dell’architettura locale.

La procedura messa in atto per gli interventi danneggiati dal sisma del 1997, ad esempio, prevedeva un incentivo del 10% per la mancata demolizione di porzioni di pregio storico- architettonico (DGR n. 2153/1998) mentre nel caso del sisma del 2002 si prevedeva un contributo maggiorato per gli immobili di interesse storico- artistico o monumentale rispetto al livello di danno riscontrato (Decreto del Commissario Delegato n.52/2003).

Con la procedura MIC le richieste di contributo possono essere presentate, a seconda dei casi: i) per edificio singolo (ES), ovvero un fabbricato costituito da una o più unità immobiliari, individuabile come organismo edilizio e statico unico, generalmente non interferente con altri fabbricati; ii) per aggregati strutturali (AE) costituiti da più edifici (ED); iii) per Unità Minime di Intervento (UMI), definite come porzioni di aggregati particolarmente estesi e complessi, individuate in modo da ottimizzare l’esecuzione dei lavori e minimizzare le reciproche interazioni sismiche dinamiche. Ciascun edficio ED/ES può essere costituito da più Unità Immobiliari, UI.

Nel presente lavoro si illustra una preliminare disamina delle caratteristiche tipologiche del costruito dei centri storici dei comuni del Cratere a tre livelli differenti, ovvero a livello di AE, UMI ed ED/ES. Particolare attenzione è posta all’analisi del danno degli ED/ES che costituiscono le UMI, quest’ultimo rilevato mediante la scheda di primo livello di rilevamento danno, pronto intervento e agibilità, AeDES (Baggio et al, 2007). Infine, si analizzano le peculiarità del costruito degli edifici in aggregato in termini di elementi di pregio, ovvero in relazione alle caratteristiche costruttive originarie considerate tali, e la loro incidenza sui costi di ricostruzione.

 

Caratteristiche del costruito dei centri storici dei comuni del cratere colpiti dal sisma del 2009

Grazie alla collaborazione scientifica, stipulata tra USRC, Reluis e ITC-CNR L’Aquila nell’ambito dell’accordo 2019-2021 tra il Dipartimento della Protezione Civile (DPC) ed il Consorzio ReLUIS, e più in particolare nella linea di ricerca ReLUIS WP7 – Analisi dati Post sisma, è stato possibile accedere alla documentazine relativa alle pratiche di richiesta di contributo e realizzare un database contenente le informazioni relative alle caratteristiche tipologiche-costruttive dei manufatti dei centri storici dei comuni del cratere, ai danni indotti dal sisma sulle componenti strutturali e non strutturali, agli interventi di riparazione, rafforzamento locale o miglioramento sismico, alla presenza di elementi di pregio e/o peculiarità del costruito dei centri storici.

Ad oggi, il database contiene informazioni relative a 499 UMI, per un totale di 2230 Edifici e 6045 Unità Immobiliari (UI), di cui 4991 UI corrispondenti a prime abitazioni. Inoltre per 760 edifici afferenti a 200 UMI sono state recuperate le schede AeDES redatte nella fase di emergenza post-terremoto. Pertanto, per tali edifici, è stato possibile archiviare  un  numero di  informazioni maggiore in riferimento alle caratteristiche tipologiche, all’epoca di costruzione e al danno indotto dal sisma su componenti strutturali e non strutturali.

Tuttavia, è opportuno considerare che il processo di presentazione e validazione delle pratiche è ancora in corso presso l’Ufficio Speciale dei comuni del Cratere, USRC. All’11/03/2019 risultavano pervenute all’USRC pratiche inerenti a 2142 UMI relative a 2357 aggregati per un totale 10251 edifici e 25085 unità immobiliari

 

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IMMAGINE 1: Pratiche pervenute all’USRC (all’11/03/2019)

 

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Articolo tratto dagli atti del XVIII Convegno ANIDIS - Ascoli Piceno 2019