Superbonus, caro prezzi energia, transizione ecologica e PNRR: l'intervista al Senatore Paolo Arrigoni

Le diverse proroghe dei Bonus edilizi, le difficoltà legate al caro prezzi dell'energia e delle materie prime e le misure in atto per fronteggiarle, il tema dell'energia da fonti rinnovabili e quello della mobilità sostenibile che non può puntare esculsivamente sull'elettrico.

Sono alcuni dei temi toccati in questa intervista dal Senatore Dott. Ing. Paolo Arrigoni, membro della 13° Commissione permanente (Territorio, Ambiente, Beni Ambientali), fa il punto sui i principali temi di attualità. 

L’intervista è stata condotta presso il Senato della Repubblica il 19 Gennaio 2022 dal Geometra Devis Ciuccio della Geo Network srl, software house ed ente di formazione.

 

Tutte le proroghe dei Bonus edilizi

Senatore Arrigoni, partiamo dalle recenti novità dell’ultima manovra finanziaria. Vi siete battuti per ottenere la proroga di vari Bonus edilizi: ristrutturazione, Eco e Sismabonus, Facciate e Arredi al 2022 e del Superbonus al 2023, a favore di tutta la platea di beneficiari (eliminando il tetto Isee per le case unifamiliari e imponendo la scadenza al 2025 per le aree terremotate):

«Tutto si è verificato durante l’iter di approvazione della Legge di Bilancio, rispetto alle quale c’erano molte aspettative da parte dell’intero sistema Paese. Imprese, professionisti, oltre che ovviamente i proprietari di casa, confidavano e confidano tutt’oggi di poter beneficare di tale misura. Inizialmente, nella presentazione della bozza della Legge di Bilancio da parte del Governo, potevano rilevarsi luci ed ombre. Tra gli aspetti positivi figuravano certamente la proroga del “Superbonus” per i condomini fino al 2025 (con un décalage a partire dal 2024), oltre alla proroga triennale di tutti i Bonus edilizi, quali il Bonus ristrutturazioni, l’Ecobonus, il Bonus arredi, ecc.. Tuttavia, non era prevista la cessione del credito, né lo sconto in fattura, senza contare l’esclusione dal “Superbonus” di villette e abitazioni unifamiliari, infine, era consentita una proroga di sei mesi solo per i lavori effettuati su abitazioni principali (purché con il reddito Isee inferiore a 25.000 euro)».

«Prima dell’ufficializzazione della Legge di Bilancio da parte del Governo, si sono tenute alcune interlocuzioni con il Parlamento, a seguito delle quali è stata innanzitutto inserita la possibilità dello sconto in fattura per il triennio, relativamente a tutti i Bonus edilizi; inoltre, grazie a un serrato lavoro tra le forze politiche di maggioranza, è stato possibile mettere in campo una proposta comune per il Governo, ottenendo un risultato davvero molto positivo».

«In primis, per quanto riguarda le abitazioni unifamiliari abbiamo rimosso i vincoli succitati, consentendo quindi la proroga fino al 2022 (purché entro giugno 2022 si raggiunga il 30% dello stato avanzamento lavori); un’altra proroga importante che è stata ottenuta, su richiesta della Lega, è quella di cui possono beneficiare le Onlus, in particolare per le residenze sanitarie per anziani: si tratta di una proroga equivalente a quella dei condomini, ossia al 2025 (piena fino al 2023, a seguire un décalage al 70% per il 2024 ed al 65% nel 2025). Un altro risultato straordinario è quello ottenuto a favore delle comunità terremotate, ossia coloro che hanno subito eventi sismici a partire dal 2008 (stiamo parlando de L’Aquila nel 2009, di Lombardia ed Emilia Romagna nel 2012, ed ovviamente del Centro Italia nel 2016): il Super Sismabonus 110% è stato infatti pienamente prorogato fino al 2025. Un altro risultato importante ottenuto dalla Lega, è stata la rimozione di quel vincolo che precludeva il beneficio del “Superbonus” agli edifici collegati al teleriscaldamento, infatti, i criteri per il calcolo della classe energetica degli edifici, sostanzialmente precludevano a questi edifici di poter beneficiare del 110%».

«Un altro aspetto sul quale si è lavorato, è quello legato al Decreto Antifrode presentato dal Governo, che aveva determinato una circolare dell’Agenzia delle Entrate ove si riconosceva valido il listino “DEI”, fondamentale per le asseverazioni da parte dei tecnici, solo per le opere di efficientamento energetico; questo stava comportando uno stallo, pertanto abbiamo cercato e siamo riusciti a convincere il Governo a introdurre una norma di interpretazione autentica, in modo tale che il prezziario DEI potesse essere riconosciuto per tutti gli interventi».

 

Superbonus e bonus edilizi: le proroghe in Legge di Bilancio

 

I rischi dell'aumento dei prezzi di energia elettrica e gas

Il Superbonus 110% è nato per dare una risposta concreta affinché le abitazioni fossero, tra le altre cose, più efficienti dal punto di vista energetico, assistiamo però, proprio in questi ultimi mesi, a un aspetto preoccupante ovvero l’aumento spropositato dei prezzi medi di energia elettrica e gas che, a cascata, produce effetti devastanti sulle bollette di tutti noi e sul costo dei beni di consumo, mettendo in pericolo inoltre interi comparti produttivi..

«Sì, il Superbonus è nato con diversi obiettivi: rilanciare il settore edilizio che è in crisi dal 2008, migliorare la riqualificazione energetica oltre che l’adeguamento antisismico del patrimonio immobiliare italiano, permettere di acquisire un maggior comfort ambientale per i beneficiari e anche l’aumento di valore del proprio patrimonio immobiliare, per non parlare della diminuzione dell’importo delle bollette di luce e gas connessi agli interventi di efficientamento energetico. Tuttavia il nostro Paese, così come l’Europa, da diversi mesi a questa parte è in sofferenza: sta vivendo un’altra emergenza dopo quella Covid, ossia l’emergenza del caro bollette e del caro energia. Tale situazione purtroppo non ha caratteristiche congiunturali, non è temporanea, anzi rischia di assumere caratteristiche strutturali. Il Governo Draghi è già intervenuto nel secondo semestre dello scorso anno con un’iniezione di 8.5 miliardi, al fine di contenere l’aumento delle bollette (in particolare delle utenze domestiche e delle micro imprese), ma questo intervento, ancorché importante, è decisamente insufficiente considerando che il caro bollette è pari a 5 volte tanto il costo della luce e del gas». 

 

Guarda l'intervista al Senatore Arrigoni

 

Materie prime e caro prezzi: le difficoltà delle imprese

«Inoltre di questi interventi (l’ultimo dei quali è lo stanziamento in Legge di Bilancio 3.8 miliardi) non hanno potuto beneficiarne le piccole, le medie e soprattutto le grandi imprese, quelle del settore energivoro e di quello manifatturiero, inoltre non ne hanno beneficiato nemmeno le Pubbliche Amministrazioni, pertanto abbiamo chiesto al Ministro Cingolani, che nelle ultime ore si è pronunciato in tal senso, di attuare una misura che preveda una liquidità significativa (circa 10 miliardi) al fine di contenere il “caro bolletta”. Finora le imprese hanno cercato di tenere duro, ma dopo le vacanze natalizie alcune non hanno ripreso l’attività, altre hanno dipendenti in cassa integrazione, con conseguenti problemi sociali, alcuni hanno rallentato la produzione, mentre altri, che non riescono più a reggere l’aumento dei costi di produzione, stanno scaricando l’onere sul prezzo del prodotto finale. Nel Paese si sta avvertendo un rincaro delle materie prime, dei prodotti e dei beni di consumo e quindi si sta innescando una spirale inflazionistica. Certamente le risorse stanziate sono importanti, ma non sufficienti, è necessario agire con misure di sistema, perché il nostro Paese ha sempre avuto, più di altri, un sistema energetico vulnerabile. A esempio dipendiamo troppo dall’estero per quanto riguarda l’energia, pertanto bisogna intervenire su vari fronti: in primis riconoscendo un ruolo strategico del gas, fondamentale per l’accompagnamento alla transizione ecologica, estraendone in maggiori quantità dai nostri giacimenti; inoltre a livello europeo è necessario diversificare gli approvvigionamenti, insistendo per l’operatività del “Nord Stream”, il gasdotto che porta il gas dalla Russia all’Europa attraverso la Germania, raddoppiando l’estrazione del gasdotto “Tap” che ci porta il gas dall’Azerbaigian, eliminando le barriere tariffarie e rendendo veramente unitario il mercato europeo del gas. Inoltre bisogna pensare a lungo termine, riaprendo un dibattito sul nucleare pur nella consapevolezza del fatto che gli italiani si sono già pronunciati dopo Chernobyl e Fukushima. Se vogliamo come Paese, condividere l’obiettivo di decarbonizzazione al 2050, se abbiamo intenzione di contrastare i cambiamenti climatici ed allo stesso tempo continuare a rispondere alla domanda sempre crescente di energia elettrica da parte delle utenze, famiglie e imprese, attraverso un sistema energetico sicuro, se consideriamo che le Fer (Fonti da energia rinnovabile), quali ad esempio fotovoltaico ed eolico, non sono programmabili perché dipendono da luce e gas, dovremmo sicuramente tener conto dell’indispensabilità del nucleare a lungo termine».

 

Transizione ecologica: su quali fonti di energia rinnovabile puntare?

Eppure per molti la transizione ecologica era ed è basata su un futuro di sole rinnovabili (auto elettriche incluse)…

«I limiti delle energie rinnovabili sono evidenti, ritengo sbagliato investire solo su fotovoltaico ed eolico, così come vuol fare l’Europa, credo bisognerebbe investire anche sull’idroelettrico, sulla geotermia e sulle biomasse, in quanto anch’esse possono fornire un contributo importante, peraltro questi ultimi impianti sono programmabili. Fotovoltaico ed eolico purtroppo funzionano solo in base ai cicli climatici, il primo solo quando c’è il sole, il secondo solo quando c’è vento, senza considerare che il sole in inverno ha un indice di irraggiamento molto basso, motivo per cui questi impianti necessitano di un affiancamento di sistemi d’accumulo o di back-up per sopperire ai limiti di produzione. Per quanto riguarda i bacini idroelettrici, invece purtroppo non è possibile svilupparne molti di più rispetto a quelli già esistenti. Riguardo ai sistemi di accumulo e agli elettrolizzatori siamo lontani dal realizzarne uno sviluppo significativo. Dopodiché, si sta mettendo in campo anche il cosiddetto “capacity market”, ossia una tipologia di impianti a gas a ciclo aperto, che vengono pagati per la loro disponibilità a produrre energia (quindi hanno un costo anche quando non sono in funzione), in quanto pronti ad accendersi nel momento in cui si interrompe la produzione di energia elettrica da parte di impianti fotovoltaici ed eolici (per assenza di sole o vento)».

 

Transizione ecologica, l'importanza dell'idroelettrico

 

La vera mobilità sostenibile non punta solo all'elettrico

«Per quanto riguarda la mobilità elettrica, la Lega è totalmente contraria alla posizione europea che vuole mettere al bando le auto a combustione interna, riteniamo sbagliato continuare a misurare le emissioni al tubo di scarico di un mezzo, bisogna cambiare il metodo di misurazione, basandosi piuttosto sul ciclo di vita di automobile, misurando l’impronta carbonica di un mezzo da quando nasce, poi nel corso del suo esercizio, ed infine quando viene demolita. Bisogna inoltre tenere conto che l’energia elettrica necessaria per caricare la batteria di un’auto elettrica viene oggi prodotta per il 60% da fonti fossili, fonti che saranno presenti anche fra 20-30 anni. L’auto elettrica ha delle forti limitazioni, oltre al rischio di introdurre uno spostamento della geopolitica mondiale, considerando che la produzione prevalente di tali mezzi avviene in Cina e, ancorché non siano prodotte in Cina, utilizzano grandi quantità di minerali critici e di Terre rare, di cui le concessioni minerarie sono praticamente monopolio della Cina. Riteniamo quindi sia necessario puntare sulla mobilità sostenibile, anche continuando a tenere in considerazione i motori diesel di ultima generazione, dal momento che una parte dell’industria della raffinazione si sta ad esempio riconvertendo investendo sui biocarburanti, sui carburanti sintetici, oltre al biometano, che sarà sviluppato in un prossimo futuro, insomma, siamo per la neutralità tecnologica, per sostenere qualsiasi tecnologia che consenta di ridurre l’impatto sull’ambiente, in quanto l’elettrico non rappresenta un sistema privo di effetti inquinanti».

 

Le risorse del PNRR per gli investimenti in edilizia e il Superbonus

Capitolo Pnrr, riprendo in parte una sua nota su tale argomento: su 222 miliardi del Pnrr, ben 108 coinvolgono il settore edilizio ma per garantire la ripartenza del paese occorre:

  • maggiore efficienza nella PA per tagliare i tempi autorizzativi e di gara;
  • spendere le tante risorse aprendo cantieri;
  • non caricare le imprese di nuovi oneri.

Si supereranno queste problematiche in fretta? Quando secondo Lei i professionisti e le imprese inizieranno a vedere gli effetti benefici di tali bandi/incarichi?

«Oltre al PNRR, ci sono altre riforme in corso, a partire dalla riduzione dei tempi delle autorizzazioni per i progetti. Altro aspetto importante è quello legato alla realtà drammatica del caro-energia che, così come il caro-materie prime, rischia di entrare “a gamba tesa” sulla realizzazione di questi progetti. L’aumento del costo delle materie prime, può infatti compromettere un progetto che è stato creato ed autorizzato all’interno di un quadro economico, che all’improvviso non è più sufficiente, a causa dell’aumento spropositato dei costi delle materie prime: questo è veramente un problema, perciò bisogna intervenire per fronteggiare il caro bollette. Sul fronte edilizio, per toccare ancora il tema del “Superbonus”, ricordo che proprio nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e nel Fondo complementare, sono stati stanziati 18.5 miliardi in un biennio, per appunto finanziare il “Superbonus”, ovvero interventi di riqualificazione energetica, dal momento che il patrimonio immobiliare italiano è molto vetusto».

«Gran parte dei nostri immobili sono classificati in classe energetica “G”, ossia tra le più basse, bisogna quindi intervenire non solo per capire come produrre al meglio l’energia, ma anche e soprattutto per cercare di contenerne i consumi. Un’ulteriore criticità del “Superbonus” è stata messa in risalto proprio dall’introduzione della Cila che, se da un lato ha messo il vento in poppa a questa misura importante, dall’altro ha determinato, con la fine del 2021, il raggiungimento di ben 96.000 asseverazioni (secondo quanto riportato dai dati di Enea), ossia quasi 100mila interventi, per un ammontare di spesa per le casse dello Stato di 17.8 miliardi, a fronte dei 18.5 miliardi stanziati su due anni nel PNRR: ciò significa che in un solo anno sono state utilizzate le risorse che erano state stanziate su due anni. La misura è effettivamente onerosa per le casse dello Stato, pertanto è necessario tener conto di tale aspetto al fine di apportare gli opportuni correttivi nel momento in cui scadranno i vari termini ottenuti, prevedendo operazioni più selettive e sicuramente introducendo un contrasto di interessi, ossia non riconoscendo più il 110%, bensì una percentuale inferiore, anche il 90%, che comporti una partecipazione alla spesa da parte dei beneficiari».

 

L'importanza della formazione professionale 

La saluto ricordando che ha partecipato (recentemente) a un importante evento svolto da Geo Network dedicato ai Bonus fiscali, appuntamento che Geo Network ha svolto per diversi mesi dedicando a ogni regione d’Italia un focus specifico su tale tema, con la partecipazione dei rispettivi Ordini professionali regionali, delle associazioni d’Impresa e dell’ANCI: Lei è anche un tecnico Ingegnere e vorrei chiederle quanto reputa importante, per un professionista, la formazione professionale?

«La formazione professionale è assolutamente indispensabile, d’altronde la società è in continua evoluzione, gli strumenti continuano a cambiare, basti pensare al “Superbonus”: a quasi due anni dall’inserimento (maggio del 2020) è già stato oggetto di 7-8 modifiche, senza contare i decreti ministeriali, i decreti attuativi, le circolari dell’Agenzia delle Entrate e le interpretazioni, che sono migliaia. La formazione è assolutamente importante, pertanto faccio un plauso a tutti i liberi professionisti, ai tecnici e alle imprese che la realizzano di propria iniziativa, al fine di garantire al cliente la maggiore qualità del servizio. Soprattutto in questo periodo di transizioni, digitale ed ecologica, è importante che venga svolta una formazione anche all’interno della Pubblica Amministrazione, a partire dai Comuni per passare alle Province e anche alle Regioni, perché veramente gli strumenti sono nuovi e innovativi. Penso ad esempio alle “comunità energetiche rinnovabili”, uno strumento assolutamente importante introdotto dall’Europa e recepito dall’Italia per implementare maggiori impianti a fonti rinnovabili, consentire a chi partecipa alla “comunità energetica” di conseguire benefici economici, ambientali e sociali che potranno consentire alle comunità, agli stessi Comuni, che possono anch’essi aderirvi, di essere protagonisti e quindi di riqualificare un proprio territorio, un proprio quartiere, fare marketing territoriale. Insomma le novità sono tante, senza ora toccare ed approfondire il tema delle economie circolari, è quindi indubbiamente importante la formazione, sia nel privato, sia soprattutto nel pubblico, che deve offrire servizi e risposte congrue in tempi rapidi al mondo del privato».